eBook di filosofia: M. Zambrano, Filosofía y Poesía

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María Zambrano, Filosofía y Poesía

“Maria Zambrano critica la filosofia contemporanea per il divorzio fra logica ed esistenza ed è convinta che «ogni verità pura, razionale e generale, deve sedurre la vita; deve farla innamorare»: una filosofia sganciata dal mondo è vuota, sterile e asfittica, mentre la vita, senza una parola che la rischiari, la potenzi, la innalzi o dichiari i suoi fallimenti, si disperde nel nonsenso e in ordini simbolici stranieri. Un pensiero così incarnato arriva fino alle viscere e si snoda, senza dualismo, fra passività e attività: mai immunizzato rispetto al mondo, da un lato si lascia ferire e modificare dalle realtà con cui entra in contatto, fossero anche le più piccole, e dall’altro, paradossalmente proprio attraverso quest’aderenza pensante, diviene attivo e crea uno squilibrio che scombina – ma anche polarizza in altro modo – la realtà, offrendo imprevedibilmente aperture e squarci dapprima impossibili. La filosofia di Maria Zambrano vuole dunque essere poetica, pensiero che vive «secondo la carne» e non si stacca né dalle cose né dall’origine, e materna in quanto disponibile a rinunciare alla dialettica e all’astrazione per mantenersi aderente al concreto, accogliente e generante. Sarà questa ratio a condurre Zambrano sui sentieri del sacro, oscura e viscerale matrice della vita. Da un lato, il sacro affascina perché può salvare, ma dall’altro terrorizza, perché può distruggere. Cercando di gestire quest’inquietante ambiguità, la filosofia ha oscillato tra un atteggiamento di rimozione e uno sforzo di nominazione che lo rendesse divino, cioè in qualche modo avvicinabile. Oggi, scrive Zambrano, l’Occidente non fa più questo lavoro di tessitura: gli uomini raccontano la loro storia, esaminano il loro presente e progettano il loro futuro senza tener conto di Dio o di qualunque forma di eccedenza. Tutt’al più, mantengono un pallido ricordo del Dio cristiano, ma solo del suo lato potente e creatore e mai di quello oblativo che l’ha portato a donarsi loro in pasto. Pensando di poter assumere tale potenza, essi hanno rinnegato la propria creaturalità, per rifare il mondo a loro misura. Tuttavia, smettendo di essere figli hanno soffocato la propria umanità e si sono votati ad un destino di distruzione, lasciando un’Europa violenta e agonizzante, che ha realizzato la democrazia solo a parole.
Maria Zambrano, allora, consegna all’Occidente un’eredità impegnativa: realizzare un mondo effettivamente democratico, dove ciascuno e ciascuna possa essere persona, unica realtà che davvero conti, perché solo nella persona «il futuro si fa strada». L’avvenire auspicabile dovrà essere una sinfonia, un’armonizzazione delle differenze che, per essere davvero incontrate e non malamente sopportate, domandano pietà, cioè «sapienza di trattare con il diverso, con ciò che è radicalmente altro da noi».
Quello che Maria Zambrano offre è allora una filosofia della speranza: il sapere delle cose della vita è stato per lei frutto di lunghi patimenti, ma fino alla fine è rimasta certa che tale sapere «può – anzi dovrebbe – sgorgare dall’allegria e dalla felicità».” (tratto da Enciclopedia delle donne)

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Critical Studies in Improvisation: una rivista online sull’improvvisazione

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Critical Studies in Improvisation/ Études critiques en improvisation è una rivista online accademica dell’Università di Guelph sull’improvvisazione e sull’analisi dell’impatto sociale di questa pratica.

“While improvisational music has historically been analyzed within specific musical disciplines, what distinguishes the research profiled in CSI/ECI is its emphasis on improvisation as a site for the analysis of social practice. We contend that improvisation demands shared responsibility for participation in community, an ability to negotiate differences, and a willingness to accept the challenges of risk and contingency. Yet improvisation is a contested term. Its cultural significance is in dispute both in the academy and in the broader public understanding. CSI/ECI seeks to reveal the complex structures of improvisational practices and to develop an enriched understanding of the social, political, and cultural functions those practices play.

We are particularly interested in historically and contextually specific articles that interrogate improvisation as a social and musical practice, and that assess how innovative performance practices play a role in developing new, socially responsive forms of community building across national, cultural, and artistic boundaries.”

 

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eBook di filosofia: R. Shusterman, Etica ed estetica: somaestetica e l’arte di vivere

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Richard Shusterman, Etica ed estetica: somaestetica e l’arte di vivere

“Ethics and aesthetics tend to be sharply distinguished and frequently opposed as rival realms of value. The apparent conflict between them is discomforting for artists and theorists who seek to combine aesthetic values and ethical aims in their work. My article strives to ease this theoretical tension in two ways. First, through a genealogical analysis of the complexity of our concepts of ethics and aesthetics, I argue that, in some of their historical conceptions, they display considerable convergence. Here I appeal both to classical Western and Asian theories of ethics and aesthetics. Second, I show how these notions converge in the pragmatist, somaesthetic notion of an embodied art of living.”

Per approfondire il tema della somaestetica, si segnala una bibliografia tematica

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Film-Philosophy: una rivista online sul rapporto tra film e filosofia

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Film-Philosophy è la rivista online accademica pubblicata dall’Università di Edinburgo che indaga il rapporto fecondo tra film e filosofia.

“The journal is interested in the ways in which films develop and contribute to philosophical discussion. We particularly welcome articles that set up an active engagement between film studies and philosophy, thereby sustaining a thoughtful re-evaluation of key aspects of each discipline.”

 

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eBook di filosofia: E. Severino, Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente

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E. Severino, Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente

“La filosofia è sorta con un atto di divisione che ha separato ciò che sta, immutabile e incontrovertibile, da ciò che da questo essere è retto, ovvero con la divisione, celeberrima, tra essere e apparenza. Il mondo dell’apparenza, interpretato come luogo del divenire, ha assunto i tratti del non essere, imponendo ai filosofi l’esigenza di mettere in relazione il non essere con l’essere, ovvero di trovare una compatibilità tra contraddittori.
La soluzione severiniana, che è qui ripercorsa in 6 dense lezioni, ha il pregio della semplicità e il rigore di un ferreo argomentare logico. Egli nega al divenire l’evidenza fenomenologica che comunemente gli si attribuisce. È certamente vero che i fenomeni entrino ed escano dalla percezione della coscienza mortale, ma senza che questo debba essere attribuito a un loro presunto divenire. Che l’apparenza sia il luogo del divenire è piuttosto un modo filosofico per rendere ragione dell’apparire dell’apparenza.
Su queste basi la proposta di Severino offre un superamento del dualismo essere-apparenza e aiuta a leggere l’apparenza in manifestazione necessaria ed eterna dell’essere.”

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Mnemosyne. Meanderings through Aby Warburg’s Atlas: online dieci pannelli

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Mnemosyne, l’ultimo progetto di Aby Warburg, è un “atlante figurativo composto da una serie di tavole, costituite da montaggi fotografici che assemblano riproduzioni di opere diverse: testimonianze di ambito soprattutto rinascimentale (opere d’arte, pagine di manoscritti, carte da gioco, etc.); ma anche reperti archeologici dell’antichità orientale, greca e romana; e ancora testimonianze della cultura del XX secolo (ritagli di giornale, etichette pubblicitarie, francobolli).”

The actual panels of the “last version” are no longer extant; only black and white photographs (18 x 24 cm) of them remain, held in the archives of the Warburg Institute. However, seventy-one years after Warburg’s death, Martin Warnke with the assistance of Claudia Brink, produced a magnificent edition of the atlas based on the “last version.” [See Der Bilderatlas: Mnemosyne in Warburg’s Gesammelte Schriften, II.1 (Berlin: Akademie Verlag, 2000 [reprinted in 2003, 2008]). The other volumes in the Gesammelte Schriften, from the two volumes of Warburg’s published writings [I.1-2], the Tagebuch der Kulturwissenschaftlich Bibliothek Warburg [VII] to the just published, Austellungen [II.3], offer other avenues for interpreting and supplementing the Mnemosyne Atlas.] In addition to providing Warburg’s draft Introduction to the Mnemosyne Atlas – a key if characteristically knotty fragmentary text – they also reproduce Fritz Saxl’s illuminating letter to a prospective publisher regarding the Atlas, while Warnke’s own Introduction provides important details about the Mnemosyne Atlas, its genesis, scope, and potential meanings.

We know, then, that Warburg’s plan had been to complete at least 79 and perhaps as many as 200 panels. Typically, though, Warburg’s vision was not fully realized. As we have it, the Atlas is frozen in a provisional state: panels appear without titles; individual images – there are 971 in all – were for the most part displayed without titles or other identifying information; and while some photographs are matted, most are not. Fortunately, though, in a notebook titled Überschriften: Synopsis of Plates [WIA, III.104.1], Warburg’s colleague Gertrud Bing, following her mentor’s lead, offers brief headings for each panel, furnishing thereby a kind of conceptual shorthand signposting main subjects and themes. For instance, the headings summarizing the astrological symbolism of panel 22 read: “Spanish-Arabic practice. (Alfonso). Manipulation. The cosmic system as dice table. Sorcery. Lithomancy.” Such abbreviated, aphoristic indications of what and how we are to interpret resemble the headings of an encyclopedic entry – albeit an encyclopedia consisting entirely of pictures. Or, if you will, the photographs of the panels serve as a set of post-modern grisailles, a belated memory palace, which invites us to contemplate Warburg’s syncretic vision of the afterlife of pagan symbolism and cosmography in medieval, Renaissance, and post-Renaissance art and thought.”

Nel sito Mnemosyne. Meanderings thorugh Aby Warburg’s Atlas trovate le fotografie di questi dieci pannelli accompagnati da una spiegazione e da suggerimenti bibliografici:

Panel B traces correspondences between the human being and the cosmos that underlie all other analogical associations in Warburg’s atlas. Spyros Papapetros offers this guided pathway.
Panel C addresses the epistemology and the practice of the creation of symbols. Claudia Wedepohl guides this pathway.
Panel 8 is given over to antique cults that centered on solar deities. Elizabeth Sears lights the way.
Panel 45 depicts excessive and alarming occurrences, the dangers of intense and unmediated passions. Hans Christian Hönes is our guide.
Panel 46 presents variations on the gesture of “bearing something/someone to something/someone else.” Andrea Pinotti elucidates.
 

Panel 47 is concerned with Florentine art of the later fifteenth century, exploring themes of protection and slaughter through the figure of the nymph. Ben Anderson provides this guided pathway.
Panel 48 is concerned with the shifting uses of the pagan goddess Fortuna in medieval and Renaissance imagery. Florian Fuchs provides this guided pathway.
Panel 61-64  is concerned with the storms of ambivalence, transformation, and conflict that characterize the of transmission Antiquity, despite the putative stability of the heritage. Lisa Robertson navigates.
Panel 70 is devoted to “Baroque Pathos.” This guided pathway traces the status of the Baroque in Warburg’s Atlas, which tends to privilege the Renaissance and its reception of antiquity. Jane O. Newman is our guide, with Laura Hatch.
Panel 79 has as its principal theme the Eucharist. Christopher D. Johnson provides this guided pathway.

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eBook di filosofia: E. Minkowski, Devant une feuille de papier blanche

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Eugène Minkowski, Devant une feuille de papier blanche. Avant-dernières pensées in “Revue Philosophique de Louvain“, 61(1963), n.70, pp. 241-281

Biografia e bibliografia di Eugène Minkowski nel sito dell’Association Françoise et Eugène Minkowski

 

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Un philosophe. Revue électronique de philosophie, de littérature et d’art

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Un philosophe. Revue électronique de philosophie, de littérature et d’art è lo spazio web dedicato alla filosofia, alla letteratura e alle arti che presenta articoli e saggi didattici e “specialistici”. È presente anche una sezione di lingua inglese e italiana.

 Un Philosophe est cet être qui se dessine sous une multiplicité de visages, acteur et spectateur du monde comme il va.

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eBook di filosofia: E.Lévinas, Discorso ed Etica

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Emmanuel Lévinas, Discorso ed Etica

Saggio tratto da E. Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità, Jaca Book, Milano 1982, pp. 70-73

“Filosofo lituano naturalizzato francese (Kaũnas 1905 – Parigi 1995). Si trasferisce con la famiglia in Francia nel 1923. Fu prof. all’École normale israélite orientale (1946-63), alle univ. di Poitiers e di Paris-Nanterre e infine alla Sorbona (1973-75). Muovendo da studi husserliani (Théorie de l’intuition dans la phénoménologie de Husserl, 1930; trad. it. La teoria dell’intuizione nella fenomenologia di Husserl), ha tratto dalla fenomenologia gli strumenti metodici per un pensiero che considera l’etica come filosofia prima, inglobante in sé ogni ontologia. Il pensiero predicativo non è rispettoso dell’«altro» (autrui), perché tende a identificarlo e ad appropriarsene, riportando la sua esteriorità infinita all’interno dello «stesso» (même). Al principio della totalità, che ha dominato l’ontologia occidentale, L. oppone il principio dell’alterità, che si manifesta anzitutto nell’esteriorità, costitutiva del rapporto etico (Totalité et infini. Essai sur l’exteriorité, 1961; trad. it. Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità). Solo all’interno del rapporto autenticamente etico con l’altro sarà possibile infrangere la continuità dell’essere aprendo all’infinità e alla trascendenza; e sempre all’interno di tale rapporto sarà possibile riconferire senso alla soggettività, intesa come responsabilità per l’altro. Altre opere: Difficile liberté. Essais sur le judaïsme (1963; trad. it. Difficile libertà. Saggi sul giudaismo); L’humanisme de l’autre homme (1972; trad. it. Umanesimo dell’altro uomo); Autrement qu’être, ou audelà de l’essence (1974; trad. it. Altrimenti che essere, o al di là dell’essenza); Transcendance et intelligibilité (1984; trad. it. Trascendenza e intelligibilità); Dieu, la mort et le temps (1992; trad. it. Dio, la morte e il tempo); Altérité et transcendance (1995; trad. it. Alterità e trascendenza).” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: J. Searle, Coscienza, linguaggio, società

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John Searle, Coscienza, linguaggio, società

“Negli ultimi anni Searle ha prodotto una teoria che delinea le caratteristiche fondamentali della realtà sociale in cui viviamo e degli oggetti che ne fanno parte. Questo libro espone con chiarezza straordinaria le posizioni di Searle e permette di seguirne gli approfondimenti e le evoluzioni. Anche chi ha meno familiarità con gli sfondi culturali a cui Searle si richiama – specie i risultati della neurobiologia e l’analisi linguistica – non potrà non stupire per la ricchezza e per la capacità di rispettare la complessità dei problemi di cui il testo dà prova. Searle inscrive la coscienza e la libertà entro un “naturalismo biologico” che però per non essere riduzionistico contempla la possibilità che vi siiano livelli diversi di descrizione dello stesso ambito di realtà. Il linguaggio è il luogo privilegiato per mostrare la relazione tra ciò che sta entro la mia mente e oggetti circostanti. Tra gli atti linguistici, che mostrano ricchezza e varietà di modi di adattarsi alla realtà, quello che più interessa oggi Searle è quello che sta all’origine della società. Infatti oltre alla capacità di rappresentare il mondo o di modificarlo, il linguaggio possiede la singolare possibilità performativa di creare un adattamento attraverso la semplice rappresentazione dell’adattamento stesso come già avvenuto. Dichiarando che “la seduta è tolta” non si “causa” la chiusura della seduta stessa, ma la si rappresenta come già conclusa. Attraverso il linguaggio si possono così imporre a cose e persone funzioni che prima non avevano, si generano cioè funzioni di status, come quando si dichiara che qualcuno è presidente degli Stati Uniti e, da allora in poi, gli si riconosce una serie di poteri reali.”

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