eBook di filosofia: E. von Hartmann, Philosophy of the Unconscious (1893)

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Eduard von Hartmann, Philosophy of the Unconscious (1893)  vol. I, vol. II

Eduard von Hartmann, Philosophie des Unbewussten: Versuch einer Weltanschauung (1869)

Lontano da ogni rapporto accademico, dedicò tutta la vita al completamento del suo sistema filosofico, esposto nelle linee essenziali nella Philosophie des Unbewussten (1869; trad. it. Filosofia dell’inconscio) e già nettamente disegnato sino dal 1868. Tale sistema vuol essere «il risultato speculativo di un metodo scientifico-induttivo»; in realtà esso, presentandosi come lo sviluppo, in funzione dei concetti del vitalismo biologico, di una concezione metafisica, in cui sono ripresi motivi di Hegel, Schelling e Schopenhauer, ha il significato di una reazione neoromantica contro il realismo materialistico delle scienze naturali e l’idea ottimistica del progresso. L’assoluto «principio della realtà» non può essere concepito che come l’inconscio, in cui si fondono e si oppongono insieme i momenti del volere e dell’intelligenza. Dal primo deriva l’irrazionale esistenza del mondo; il male e il dolore che si annida nella finitezza di ogni essere; dalla seconda gli aspetti di armonia finalistica del reale e il senso stesso unitario del suo sviluppo, che mira a dissolvere l’esistenza degli esseri finiti in uno stato di non esistenza, libero da ogni dolore, che noi possiamo definire solo negativamente. Il mezzo per cui nella realtà stessa si compie tale liberazione è la coscienza e in particolar modo la coscienza umana e la vita culturale che da essa si sviluppa. L’etica, come superamento dei fini individuali, la contemplazione estetica, come certezza dei principi d’ideale armonia della realtà sopra l’irrazionale potenza del volere, la religione, come aspirazione della coscienza a sciogliersi dai vincoli dell’essere finito, la filosofia, come raggiunta universale libertà della coscienza stessa, sciolta dagl’inganni dell’esistenza e conscia del fine della realtà tutta, in essa e per essa stessa operante, sono i gradi del processo di redenzione, in cui, attraverso il dramma delle esistenze individuali, l’Assoluto, Dio stesso, si libera dal principio irrazionale che lo ha trascinato alla creazione del mondo e del dolore, che è il suo stesso dolore, e si pacifica nella riconquistata assoluta unità.” (tratto da Treccani.it)

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