eBook di filosofia: R. Guénon, Il re del mondo

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René Guénon, Il re del mondo

Nel 1924 apparve a Parigi un singolare libro di Ferdinand Ossendowski, dal titolo Bestie, uomini e dèi. Vi si raccontava un avventuroso viaggio nell’Asia centrale, nel corso del quale l’autore affermava di essere venuto in contatto con un centro iniziatico misterioso, situato in un mondo sotterraneo le cui ramificazioni si estendono ovunque: il capo supremo di questo centro era detto Re del Mondo.
René Guénon prese spunto da tale pubblicazione per mostrare, in questo breve e splendido libro, come, dietro alle confuse narrazioni di Ossendowski e di altri scrittori, si profilassero dottrine e miti immemoriali, di cui si ritrovavano tracce dal Tibet (con la sua nozione dell’Agarttha, la terra ‘inviolabile’) alla tradizione ebraica (con la figura di Melchisedec e della città di Salem), e così anche nei più antichi testi sanscriti, nel simbolismo del Graal, nelle leggende sull’Atlantide e in tanti altri miti e immagini. A mano a mano che si svelano questi rapporti, siamo còlti come da una vertigine: con pochi e sobri gesti Guénon riesce a mettere in contatto tali e così diverse cose che alla fine ci troviamo dinanzi a una sterminata prospettiva, che traversa tutta la storia fino a oggi, dalle origini inattingibili della Tule iperborea fino all’occultamento del centro iniziatico nella nostra ‘età nera’, il Kali-Yuga. In poche pagine, e tutto per immagini, Guénon disegna dunque la linea della trasmissione della Tradizione primordiale, sicché questo libro potrà valere per molti come introduzione al pensiero di un maestro solitario e indispensabile del nostro tempo.
Il Re del Mondo è stato pubblicato per la prima volta nel 1927.”
(tratto da Einaudi.it)

La griglia che egli prescelse fu la metafisica vedānta quale teoria gerarchica dell’essere, secondo la quale ogni esistenza, procedendo da un principio metafisico che è la fonte della sua realtà, manifesta il principio, appunto, secondo una modalità specifica sicché, da un ordine di realtà all’altro, tutte le cose sono concatenate e si corrispondono, creando cosi l’armonia, la gerarchia del tutto, la quale, nella molteplicità della manifestazione, è come un riflesso della stessa unità principiale. In tali termini Guénon enunciò, in limine alla sua analisi simbologica della Croce, i sommi criteri ermeneutici della simbologia. I simboli sono polivalenti perché possono indicare, piano dopo piano, tutto ciò che li connette al Principio supremo, cioè tutta la trafila delle cause seconde che li collegano alla Causa prima. La funzione del simbolo è di far sentire e di far consentire alle realtà superiori, che sono inesprimibili nel linguaggio discorsivo, e simboli per eccellenza – si insegna in Aperçus sur l’initiation – sono quelli ‟trasmessici di epoca in epoca senza che si possa assegnare a essi un’origine storica” e che formano la Tradizione primordiale. Una vita conforme a questa ‛tradizione’ è un tessuto di atti simbolici e ogni mestiere tradizionale simboleggia la cosmogenesi.” (tratto da Treccani.it)

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