eBook di filosofia: J. Derrida, La scrittura e la differenza

derrida

Jacques Derrida, La scrittura e la differenza, Einaudi, 1971

Jacques Derrida, L’écriture et la différence, Seuil, 1967

J. Derrida, Writing and difference, Routledge, 2001

In 1967 (at the age of thirty-seven), Derrida has his “annus mirabilis,” publishing three books at once: Writing and Difference, Speech and Phenomena, and Of Grammatology. In all three, Derrida uses the word “deconstruction” (to which we shall return below) in passing to describe his project. The word catches on immediately and comes to define Derrida’s thought. From then on up to the present, the word is bandied about, especially in the Anglophone world. It comes to be associated with a form of writing and thinking that is illogical and imprecise. It must be noted that Derrida’s style of writing contributed not only to his great popularity but also to the great animosity some felt towards him. His style is frequently more literary than philosophical and therefore more evocative than argumentative” (tratto da SEP)

Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento ha insegnato a lungo nelle università statunitensi (Johns Hopkins e Yale University), influenzando i critici impegnati nel dibattito sul postmoderno e sul decostruzionismo. La sua riflessione, sviluppando il problema heideggeriano della “differenza ontologica”, ha proposto una critica radicale della metafisica e del postulato di una gerarchia fondante di significati (pensiero e verità, ragione e logos). Alla “de-costruzione” del logocentrismo metafisico si accompagna la revisione del “fonocentrismo”, in particolare del tentativo dello strutturalismo di concepire il linguaggio sul modello della voce, riducendo la scrittura a sua funzione derivata. La scrittura è oggetto della “grammatologia”, che non è scienza positiva, ma prosecuzione di quel più ampio progetto di “decostruzione”, che si pone ora il compito di accedere all’essere come differenza. Con i suoi caratteri di “traccia” e costitutiva differenzialità, con il suo prestarsi a interpretazioni che estendono all’infinito il gioco della significazione, la scrittura esibisce esemplarmente la “differenza” dell’essere e l’impossibilità di qualsiasi progetto di totalizzazione del sapere. L’essere appare così non come una “presenza” da cogliere nella sua pienezza, o come quell’orizzonte che avvolge i singoli enti, restando loro irriducibile (Heidegger), ma come un qualcosa di inafferrabile nella sua totalità, privo di qualsiasi forma di identità, perché già in sé stesso differente da sé. ” (tratto da Treccani.it)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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