eBook di filosofia: G. Agamben, Che cos’è un dispositivo? e altri saggi

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Giorgio Agamben, Che cos’è un dispositivo? e altri saggi

In Che cos’è un dispositivo? (2006), il filosofo Giorgio Agamben chiarisce la definizione di dispositivo introdotta da Michel Foucault, scrivendo: «a) È un insieme eterogeneo, che include virtualmente qualsiasi cosa, linguistico e non linguistico allo stesso titolo: discorsi, istituzioni, edifici, leggi, misure di polizia, proposizioni filosofiche ecc. Il dispositivo in sé stesso è la rete che si stabilisce tra questi elementi. b) Il dispositivo ha sempre una funzione strategica concreta e si inscrive sempre in una relazione di potere. c) Come tale, risulta dall’incrocio di relazioni di potere e di relazioni di sapere» (p. 6). L’idea di accostare i due termini esposizione e dispositivo nasce dal tentativo di mettere in rapporto sapere e potere veicolato. L’esplosione del numero delle esposizioni d’arte internazionali si lega così a doppio filo alla crescente attenzione data all’esporre e alla tendenza all’esibire la vita che pervade ogni aspetto della stessa quotidianità.

L’esporre è in ultima analisi la modalità privilegiata, e per certi versi quasi insostituibile, per la divulgazione e la comunicazione dell’opera d’arte, utilizzata sia dai protagonisti istituzionali, come musei e gallerie, sia da strutture temporanee, come le biennali, sia dagli artisti stessi. Lo spettro d’azione delle mostre internazionali mira senza dubbio al coinvolgimento di una sempre maggiore audience, da conquistare attraverso le strategie dell’intrattenimento. Tuttavia, il carattere critico soggettivo della mostra è accentuato dal fatto che la tradizionale funzione di rappresentare il nuovo, che le mostre avevano sin dai salons dell’Ottocento, viene oggi vanificata dall’istantanea circolazione delle idee attraverso i canali dell’informazione.

La mostra può dunque essere paragonata a una rappresentazione, tra le più mutevoli e flessibili, del tempo presente. A partire dalla fine degli anni Ottanta, questa nuova generazione di esposizioni internazionali ha intessuto con la storia un rapporto molto intenso, per non dire imprescindibile, stabilendo un legame fortissimo con i meccanismi di sviluppo e distribuzione economici, oltre che con le trasformazioni sociali, politiche e culturali, grandi o piccole che fossero (per es., la fine della guerra fredda, la caduta del muro di Berlino, la dissoluzione dei regimi totalitari nell’Europa dell’Est, l’abolizione dell’apartheid sudafricana, l’apertura della Cina al mercato e il suo conseguente sviluppo economico, l’apertura degli Emirati Arabi Uniti al turismo internazionale, la crescita esponenziale dell’India). Queste trasformazioni hanno contribuito non solo ad allargare enormemente i confini dell’arte contemporanea (tradizionalmente limitati al mondo occidentale), ma anche a porre, nell’ambito della ricerca sui modelli espositivi, l’interrogativo sulle modalità e sugli obiettivi delle grandi mostre internazionali, sul loro ruolo come piattaforme di discussione, così come sull’ingerenza di un mercato pervasivo, che costruisce la sua fortuna sull’assenza di sistemi alternativi al capitalismo occidentale e sull’emergenza dei mercati finanziari globali.” (tratto da Treccani.it)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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