Etica e letteratura: un sito dedicato ai rapporti tra le due discipline

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Etica e letteratura è il sito dedicato ai rapporti tra le due discipline, tradizionalmente marginale in Italia. Il sito vuole proporre una vetrina in cui si  possa venire a conoscenza di questo tema molto studiato in ambito internazionale e allo stesso modo vuole essere uno spazio in cui avanzare una proposta teorica. Vi segnaliamo all’interno del sito un’interessante bibliografia di testi sulle relazioni  fra etica e letteratura.

“A prima vista, è difficile negare che questo scarso interesse per i rapporti fra etica e letteratura abbia i suoi buoni motivi, soprattutto se si pensa a come la questione etico-letteraria è stata sempre tradizionalmente affrontata. L’approccio standard è infatti di tipo direttamente educativo, e consiste nel cercare nell’opera valori morali espliciti, messaggi immediati, modelli di comportamento positivi (o, se negativi, presentati chiaramente come tali, in modo da dissuadere il lettore dall’imitarli). […]

Questo approccio sostanzialmente contenutistico corrisponde infatti a una tradizione molto antica, che risale a Platone e Aristotele e che ha improntato la cultura europea sino al XIX secolo, epoca in cui ha iniziato ad affermarsi una concezione opposta e tipicamente moderna, quella dell’autonomia della letteratura. Come è noto, questo è accaduto, in sede filosofica, tra la Critica del Giudizio di Kant e l’Estetica di Hegel; e in sede letteraria, quando gli scrittori hanno iniziato a rivendicare la propria libertà dalla morale sociale dominante. L’autonomia della letteratura si è infatti affermata soprattutto come autonomia dall’etica; se si vuole individuare una data cruciale in questo senso, si può indicare il 1857, anno dei grandi processi contro Madame Bovary e I Fiori del Male. In secondo luogo, un altro motivo che rende difficile congedarsi dalla concezione etico-letteraria tradizionale è che essa è, di fatto, l’orizzonte attraverso cui si viene a contatto con la letteratura in sede scolastica. Sin dai primi anni, infatti, i bambini sono invitati a leggere i testi per trarne insegnamenti espliciti e diretti; e in seguito, quando si passa a studiare la storia della letteratura, si parte appunto dagli inizi, cioè dalla concezione etico-contenutistica tradizionale, e solo molto avanti si giunge all’autonomia moderna.

Non stupisce quindi che la concezione tradizionale, seppur in forma mediata, rimanga come sfondo storico di molte riflessioni odierne sui rapporti fra etica e letteratura, e che rimanga come orizzonte di fatto di molte letture “ingenue” dei testi letterari. In particolare negli Stati Uniti, contesto non immediatamente sovrapponibile a quello europeo, questa prospettiva tradizionale costituisce l’ossatura del cosiddetto ethical criticism, un indirizzo abbastanza consolidato che, tuttavia, rischia di portare all’eccesso i problemi insiti nell’approccio convenzionale. Esso infatti si risolve spesso in un esame polemico-contenutistico dei luoghi in cui le opere letterarie, sovente di epoche a noi lontane, appaiono difformi dall’etica oggi condivisa. In tal senso, ad esempio, i romanzi di Jane Austen sono criticati per il ruolo socialmente subordinato riconosciuto alle donne, Cuore di tenebra di Conrad è letto come testimonianza biasimevole dell’orientalismo europeo e dei suoi pregiudizi sull’Africa, e la Recherche proustiana è respinta come testimonianza di egocentrismo e di solipsismo affettivo. Tale moralismo contenutistico, con il suo approccio attualizzante, rischia di perdere per via ciò che è davvero significativo nel rapporto con un testo letterario, senza peraltro ottenere grandi vantaggi in cambio.

Si ha quindi l’impressione che un’etica della letteratura davvero praticabile vada, oggi, pensata nel rispetto del principio dell’autonomia. In altri termini, essa dovrà guardare al modo di operare del testo, e non ai suoi contenuti diretti; ovvero, per usare una distinzione presente già in Platone, dovrà riferirsi a “come” l’opera letteraria si dispone e si esprime, e non a “cosa” dice. In questo senso, si possono suggerire tre nuclei centrali di una possibile etica letteraria. Il primo è rappresentato dalla conoscenza, ossia dal fatto che la letteratura è una forma di conoscenza e interpretazione del mondo connotata affettivamente, cioè caratterizzata da una specifica partecipazione e identificazione del lettore con ciò che viene descritto. Il secondo nucleo centrale è costituito dalla pietas, cioè dall’attenzione compassionevole con cui il testo letterario conserva nella memoria del lettore ciò che altrimenti andrebbe perduto, attraverso una logica opposta a quella dell’economia di consumo. Il terzo nucleo centrale è costituito dall’orientamento, che agisce in due sensi. Innanzitutto, l’opera orienta il lettore grazie alle conoscenze che trasmette, in una cartografia che individua significati balenanti e puntiformi, mai sistematizzabili in uno schema di pensiero. In secondo luogo, l’opera orienta il lettore tardo-moderno proponendo come modello se stessa, cioè il proprio essere una forma di conoscenza improntata a pietas, e dunque caratterizzata dall’attenzione, dal rispetto e dalla cura preservante.”

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