eBook di filosofia: T. Ishizuand e Semir Zeki, A neurobiological enquiry into the origins of our experience of the sublime and beautiful

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T. Ishizuand e Semir Zeki, A neurobiological enquiry into the origins of our experience of the sublime and beautiful in “Frontiers in Human Neuroscience”

“i neuroscienziati Tomohiro Ishizu e Semir Zeki dell’University College of London hanno cercato un riscontro a livello neurobiologico della distinzione tra le due esperienze [del bello e del sublime]. Nella loro ricerca gli autori hanno chiesto ad alcuni volontari (di entrambi i sessi e di diversi gruppi etnici) di osservare e classificare l’esperienza del sublime evocata da 175 immagini tratte dal «National Geographic Magazine». Queste immagini ritraevano ciò che nella letteratura è comunemente associato al senso del sublime, ovvero monti, cascate, foreste, vulcani, tornado, onde oceaniche, ghiacciai, nuvole e deserti. Con la risonanza magnetica funzionale, che ha permesso di localizzare con precisione l’attività del cervello durante la percezione di ogni immagine, i due ricercatori hanno determinato l’attività cerebrale associata all’esperienza soggettiva del sublime. Inoltre, un altro obiettivo dello studio era di confrontare l’attività associata all’esperienza del sublime con quella del bello. Ovvero, capire se il sublime e il bello tracciano nel nostro cervello un’impronta unica, non presente durante altre esperienze.

Certamente, comprendere il sublime da un punto di vista scientifico sembra un’impresa assai difficile: è un complesso di esperienze emozionali e conoscitive di difficile definizione che coinvolge eventi anche opposti, come il piacere e l’orrore. Nel loro lavoro, Ishizu e Zeki (tra i fondatori della neuroestetica, http://www.neuroestetica.org) hanno dimostrato che l’esperienza del sublime attiva aree cerebrali quali i gangli della base, l’ippocampo e il cervelletto, la cui attività è associata a funzioni anche opposte, come il piacere e l’odio, la memoria, l’amore romantico, la percezione di stimoli potenzialmente dannosi e persino l’esperienza della bellezza in matematica. Invece, è interessante notare che il sublime non coinvolge quelle aree tradizionalmente associate alla percezione di stimoli emotivi, come l’amigdala e l’insula. Ciò rivela che il sentimento del sublime è caratterizzato non soltanto da componenti emotive, ma anche da quelle conoscitive, funzionalmente a un livello più alto. Se questo dato è abbastanza sorprendente, l’analisi di Ishizu e Zeki offre invece una conferma delle intuizioni di Burke: le esperienze del bello e del sublime sono costruite su meccanismi neurali radicalmente differenti. Infatti, strutture nervose come la corteccia orbitofrontale, che numerosi studi hanno associato alla bellezza, non sono attivate dal senso del sublime e viceversa.
Quali insegnamenti possiamo trarre da questo studio? Intanto che, grazie alle moderne tecniche di neuroimmagine, oggi possiamo ampliare le conoscenze sul funzionamento del cervello e sulla sua «cartografia» ed estenderle alle esperienze soggettive. Inoltre, la comprensione dei meccanismi neurali alla base del nostro comportamento e delle nostre percezioni può contribuire al dibattito filosofico, supportandone le teorie con dati scientifici.” (P. Panza, L. Ticini, Il sublime svelato dalle scienze)

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