eBook di filosofia: A Civita, Bibliografia degli scritti di Enzo Paci

paci

Alfredo Civita, Bibliografia degli scritti di Enzo Paci, Firenze, La Nuova Italia, 1983

“All’elaborazione, in ambito torinese, dell’esistenzialismo come fenomenologia della ragione trascendentale e storico-sociale, quale è quella proposta da Chiodi, trova un analogo filosofico – questa volta in ambito milanese – nell’itinerario di Enzo Paci (1911-1976). Tra gli allievi di Antonio Banfi, Paci rappresentava per così dire la posizione maggiormente ‘esistenzialistica’, nutrita di grande ammirazione per l’esistenzialismo positivo di Abbagnano, tanto da non approvare il passaggio di quest’ultimo al neoilluminismo. In Pensiero, esistenza e valore (1940) Paci mostrava una particolare attenzione all’irriducibilità dell’individuo di fronte all’essere, interpretato come ‘valore’, e insieme all’irriducibilità della filosofia rispetto alle scienze, dal momento che nessuna scienza potrà conoscere adeguatamente il rapporto tra esistenza e valore. Al tempo stesso, però, egli sentiva il bisogno di salvaguardare la filosofia dall’utilizzo sbagliato che ne facevano, da una parte, i cattolici (che partivano dal presupposto di un ‘assoluto irrelativo e astorico’), e dall’altra gli storicisti (che partivano dall’assolutizzazione idealistica della storia). Per difendere l’irriducibilità della filosofia, Paci pensava che non fosse sufficiente definire un ambito di oggetti eminentemente filosofici, ma che bisognasse mostrare l’intrinseca filosoficità di tutte le attività umane.

Proprio nel tentativo di mostrare la portata filosofica e ‘problematica’ di ogni rapporto tra l’uomo e l’essere, Paci si sarebbe reso conto dell’insufficienza dell’esistenzialismo, il quale restava pur sempre una ‘teoria del problema’: ma anziché tematizzare il problema, bisognava problematizzare le cose, mostrare la loro strutturale problematicità. Nascerà di qui il passaggio di Paci dall’esistenzialismo al ‘relazionismo’, che mirava dunque a comprendere la ricchezza costitutiva dell’accadere e soprattutto l’apertura di possibilità e di progettualità che esso porta con sé. Il superamento della metafisica classica della ‘sostanza’ diventa così la condizione per prendere sul serio il futuro, in vista della progettazione e [della] attuazione di quelle possibilità che, meglio delle altre, trasformano il bisogno in soddisfazione, la crisi in soluzione della crisi, la situazione problematica in situazione risolta, la perdita dell’equilibrio in un nuovo e più armonico equilibrio (E. Paci, Dall’esistenzialismo al relazionismo, 1957, p. 309).

È qui la molla del progresso sociale e dell’evoluzione civile. La dignità di ogni uomo sta proprio nel suo essere l’occasione del manifestarsi delle relazioni che lo costituiscono e nell’intenzionarsi verso il futuro sapendo che egli costituirà un ruolo nella trama delle relazioni, quindi nel significato del cosmos. Poiché la temporalità è irreversibile, e le relazioni del passato non sono riproducibili in quelle del futuro, l’uomo non può restare nelle relazioni che già lo costituiscono, ma deve progettare sempre nuove relazioni, quindi salvarsi dalla minaccia del suo isolamento, restando sempre proteso all’avvenire, sentendo «la propria responsabilità per l’aprirsi del processo universale al valore» (p. 389).

L’attenzione alla trama delle relazioni e al valore del soggetto come colui che dall’interno vive e costituisce queste relazioni porterà Paci a confrontarsi in maniera serrata con la fenomenologia di Husserl, tanto che nel 1961 Giuseppe Semerari poteva scrivere che «Paci è il più ricco assertore oggi, in Italia, dell’attualità del pensiero husserliano e della esigenza di approfondirlo e metterlo a fondamento dell’orientamento filosofico (e non solo filosofico) contemporaneo». La posta in gioco era ambiziosa: mostrare la «connessione tra fenomenologia e situazione storica contemporanea» (G. Semerari, Appendice a E. Paci, La filosofia contemporanea, 19613, pp. 263-64).

Come annoterà lo stesso Paci, l’esistenzialismo si era rivelato ormai «un episodio minore e superato all’interno della grande corrente fenomenologica» (E. Paci, Diario fenomenologico, 1961, p. 8). Peraltro, proprio tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta la fenomenologia in Italia riacquistava vigore, grazie soprattutto alla pubblicazione di diversi testi inediti di Husserl, quali Ideen II, Ideen III e Krisis (lo stesso Paci lavorò all’Archivio Husserl di Lovanio). Nel concetto husserliano di Lebenswelt Paci ritrovava l’idea che il significato dell’uomo possa essere definito solo dall’interno del mondo che lo costituisce e al quale egli appartiene. In virtù di questa strutturale appartenenza, la fenomenologia – intesa come «scienza della Lebenswelt» – ci consente di pensare l’essenza originariamente comunitaria o intersoggettiva di ogni esistenza individuale. L’intersoggettività come ‘essenza’ relazionale dell’individuo farà dire a Paci, sulla scorta di Husserl, che non c’è socialità autentica se non in una progressiva individuazione e non c’è individuazione se non nel costituirsi progressivo di una vita sociale della comunità secondo un senso razionale, secondo un’idea teleologica infinita della razionalità (Funzione delle scienze e significato dell’uomo, 1963, p. 135).

Attraverso il suo tentativo di mettere in luce il significato dell’uomo, la fenomenologia costituiva così la risorsa per costruire una società razionale, e proprio in questa prospettiva Paci tenta di rileggere lo stesso marxismo con gli occhi di Husserl. La penetrante analisi dell’economia capitalistica compiuta da Marx è intesa da Paci come un’analisi prettamente fenomenologica: essa svela le relazioni reali che si nascondono dietro i fenomeni (o le apparenze), e comprende la disposizione delle relazioni in maniera temporale, quindi come disposizione storica che può essere cambiata razionalmente. Solo in quanto scoperta delle relazioni reali, cioè dei bisogni che legano i singoli tra loro e i singoli alla società, è possibile svelare le contraddizioni della società capitalistica. In poche parole, la fenomenologia diventa il metodo con cui analizzare le relazioni umane e sociali, e quindi la porta d’ingresso della filosofia nei processi storici del lavoro e della cultura. Essa diventa un progetto di prassi civile” (tratto da Costantino Esposito, Esistenzialismo e fenomenologia. La crisi dell’idealismo e l’arrivo dell’esistenzialismo in Italia)

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