eBook di filosofia: Platone, Cratilo

Platone-busto

Platone, Cratilo

Il dialogo viene solitamente inserito – per quanto valga questa cronologia in un mondo senza stampa  – fra le opere della maturità di Platone. Tuttavia, il fatto che proceda “mimeticamente” lo fa supporre anteriore alla critica alla poesia contenuta nella Repubblica. Socrate è invitato a partecipare a una conversazione in corso fra gli altri due attori del dialogo, Ermogene e Cratilo.

  • Di Cratilo Aristotele riferisce che interpretava la dottrina eraclitea del divenire come flusso in modo talmente radicale da non chiamare più le cose, ma indicarle soltanto (Metafisica, IV 1010a), perché era convinto che il nome, una volta pronunciato, fosse già superato dal mutamento del mondo. Lo stesso Aristotele attribuisce a una amicizia giovanile di Platone con Cratilo (Metafisica, I 987e) la convinzione che degli oggetti sensibili, trascinati nel flusso, non fosse possibile avere scienza. Il Cratilo del dialogo platonico, tuttavia, non coincide – o, a causa della sua età, non coincide ancora – con questa descrizione. Ermogene – menzionato anche nel Fedone fra gli amici che assistono all’esecuzione di Socrate – chiede a Cratilo di far partecipare Socrate alla conversazione perché si trova in difficoltà. Il suo interlocutore, infatti, sostiene che:
        ogni cosa ha per natura un proprio nome corretto, che è il medesimo per i greci e i barbari, non grecofoni;
        il nome corretto non dipende dalle convenzioni che gli uomini stipulano dispiegando una parte della loro voce (383a).

Se gli si chiede se Cratilo si chiama veramente Cratilo e Socrate veramente Socrate, Cratilo risponde di sì.  Ma se gli si chiede se Ermogene è veramente Ermogene, Cratilo risponde di no, anche se tutti lo chiamano così (383b). Perché? Cratilo si rifiuta di dirglielo e eironeuetai (dissimula) con l’aria di avere una conoscenza speciale che, se fosse condivisa, lo farebbe necessariamente convenire. Come si interpreta questa pronuncia di stile oracolare? E ci possono essere davvero dei nomi corretti (384a)?
Socrate gli risponde parafrasando un proverbio: le cose belle – quali la questione della correttezza dei nomi – sono difficili da imparare. Egli, tuttavia, non avendo ascoltato la lezione da cinquanta dracme di Prodico, ma solo quella da una dracma, non ha un’istruzione completa (384b). Può solo mettere in comune le forze con Ermogene e Cratilo per capire chi dei due ha ragione (384c).
Prodico di Ceo era un sofista, maestro della sinonimica. Socrate si dice costretto a mettere in comune le forze con i suoi interlocutori per proseguire nell’indagine perché, avendo seguito solo un corso a basso costo, non conosce la verità sulla correttezza dei nomi. In questo modo egli contrappone ironicamente la comunità di conoscenza – un ripiego da poveri – al sapere sofistico, che è una collezione ipomnematica di nozioni parcellizzate e vendute a peso. Ma se è impossibile estendere le nozioni del corso da una dracma se non sborsandone altre quarantanove, evidentemente la teoria di Prodico non può essere oggetto di anamnesis – cioè, platonicamente, è asistematica e non scientifica”

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