eBook di filosofia: Atti dei Convegni internazionali dedicati a Francesco d’Appignano

Atti dei Convegni internazionali dedicati a Francesco d’Appignano

” Lettore delle Sentenze a Parigi (131920), nella controversia sulla povertà si schierò dalla parte di Guglielmo di Occam e di Michele da Cesena; condannato nei due capitoli generali di Parigi (1328) e di Perpignano (1331), ed espulso dall’ordine, si rifugiò (1328) alla corte di Lodovico di Bavaro, ma si riconciliò più tardi con Clemente VI. Sostanzialmente scotista, polemizzando contro il tentativo concordistico di s. Tommaso, non riteneva dimostrabili con la ragione (cioè attraverso la filosofia d’Aristotele) l’unicità di Dio e l’immortalità dell’anima, che sono verità di fede. F. sembra sia stato tra i primi sostenitori della teoria fisica dell'”impeto”. Scrisse, oltre a commentarî alle Sentenze e ad Aristotele, Quaestiones super Mathaeum e (contro Giovanni XXII) Quaestiones de paupertate Christi et apostolorum.” (tratto da Treccani.it)

Schneider, nel 1991, ha proposto la suddivisione degli scritti di Francesco d’Appignano in scientifici e polemici. Fra i primi, rilievo particolare ha il Commento alle Sentenzedi Pietro Lombardo, opera principale di F., giunta in diverse redazioni e in numerosi manoscritti e frutto del corso tenuto a Parigi tra il 1319 e il 1320. Commenti aristotelici sono invece la Sententia et compilatio super libros Physicorum; le Quaestiones super I et II librum Metaphysicorum e il Commento alla Metafisica, attribuito in precedenza ad altri autori e solo in tempi recenti assegnato dallo Zimmermann (1972) a Francesco.

Per quanto riguarda gli scritti polemici va notato che gli stretti legami tra i membri del circolo michelista rendono difficile l’attribuzione personale di diversi scritti prodotti dal gruppo. A F. va senz’altro attribuita l’Improbatio, del 1330, contro la bolla Quia vir reprobus e – come si è detto – un altro scritto risalente al 1332, testimoniato nel catalogo della biblioteca di Benedetto XIII del 1415, sul problema della “visio beatifica”. L’Improbatio del 1330, edita nel 1993 da N. Mariani, appare di notevole rilevanza e meritevole di un interesse più puntuale e fu utilizzata da Occam nell’Opus nonaginta dierum. A questi scritti va aggiunto, sulla base della testimonianza di Giovanni dalle Celle, anche un trattato – per ora non ritrovato – teso a dimostrare la concordanza delle posizioni di Nicolò III, il papa della Exiit qui seminat (1279), la dichiarazione sulla Regula riferimento costante per le varie tendenze francescane, con quelle di Giovanni XXII.

Noto nel XV secolo come “doctor succinctus” e “doctor praefulgidus”, F. fu studiato e commentato – soprattutto per alcune tesi del Commento alle Sentenze – sino all’inizio del XVI secolo, e non solo in ambito francescano.

Gli studi di K. Michalski e di A. Maier, a partire dagli anni Venti del nostro secolo, hanno restituito a F. l’attenzione degli studiosi che riconoscono nell’originalità delle sue vedute, in particolare nella filosofia della natura (a proposito della teoria dell'”impetus”) un momento importante nell’evoluzione del pensiero basso-medievale.”

Tratto da Francesco della Marca, Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 49 (1997)

 

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