Giornale critico di storia delle idee. Rivista internazionale di filosofia

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Il Giornale critico di storia delle idee. Rivista internazionale di filosofia è la rivista online semestrale diretta da Andra Tagliapietra e da Sebastiano Ghisu.

“Una filosofia che non si limita a contrastare l’immaginaria immediatezza dei concetti che tutti dicono e, forse, solo nel dire pensano. Questa filosofia, soprattutto, non sottrae le idee al mondo che le genera, non le astrae dalla dimensione materiale di cui fanno parte. Smaschera il mondo che si pretende senza idee scovando nelle pieghe del linguaggio quotidiano, tra le righe dei messaggi che sembrano solo comunicare dei fatti, nella presunta innocenza dei discorsi, o in una certa filosofia che rinuncia alla distanza dal mondo, quelle idee che immaginano il mondo senza idee – questo mondo che velocemente si riproduce sempre uguale – come l’unico mondo possibile. Del resto, non si può non concordare con Michel Foucault: l’autentico inizio della storia delle idee si ha quando si ha il coraggio e la forza di storicizzare la stessa idea filosofica di verità. La verità è che la verità cambia. A partire dalla grande concezione nietzscheana la storia, l’esercito mobile di metafore di ciò che è stato detto e di ciò che è stato fatto come vero, si trasforma nel laboratorio permanente di una critica trascendentale che riduce le pretese del sapere, che dice il vero sulle verità, smascherandone le genealogie, i programmi istitutivi e le costruzioni disciplinari.

È questa la storia delle idee, almeno per come noi l’intendiamo. È quella storia che riconduce il mondo e le idee del mondo alla loro possibilità, al loro farsi e disfarsi, al loro esser divenute ciò che sarebbero potute non essere. Le pone nella differenza e pone in esse la differenza. Intravvede infatti, innanzitutto, all’interno dell’idea,la differenza tra la parola, il suo significato e la cosa che il significato stesso significa (ben consapevole che il significato e la parola sono una “cosa” non meno della cosa che essi significano). Si tratta di linee dinamiche estremamente instabili tra le quali regna una forte tensione: l’una insegue l’altra: la parola la cosa, la cosa la parola, mentre il significato, quando non è a sua volta inseguito, corre dietro all’una o all’altra. La cosa si trasforma non meno dell’idea che la recita e la parola che la rappresenta. È sulla base di questa differenza che può essere poi intravista un’altra differenza: quella che attraversa l’idea, la sua parola e il suo significato nelle diverse epoche storiche, in una stessa epoca, in una stessa corrente di pensiero, in una stessa opera… In tal modo la storia delle idee guarda il presente delle idee da una certa distanza. È la distanza dell’inattualità che restituisce alle realtà in cui viviamo il loro cangiante alone di possibilità. Perché la questione non riguarda né il passato né il futuro – ad esso forse, come l’angelus novus di Benjamin, diamo sempre le spalle. L’inattualità non ci racconta certo l’avvenire, ma, autentica profezia lucida del presente pronunciata contro il presunto assolutismo delle sue forze immanenti, ci fa per lo meno capire che quanto accade, quanto è accaduto, è solo possibile. “

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