Open Philosophy: un convegno e un edidathon sulla filosofia in rete

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La Biblioteca e il Dipartimento di Filosofia organizzano l’evento “Open Philosophy“, un’iniziativa articolata in due momenti: il convegno “Open Philosophy. Le ragioni dell’Open e la filosofia in rete” e  in biblioteca “Open Philosophy. Editathon Wikipedia in biblioteca“, un workshop aperto a tutti gli studenti per imparare a usare Wikipedia in maniera critica e attiva. 

“Il termine Open è presente nel linguaggio comune da alcuni anni e viene genericamente inteso come un libero accesso a risorse e contenuti digitali.
Di solito il pensiero va ai prodotti targati Open Source e Open Access. Invece sempre più prodotti culturali vengono offerti in una forma di accesso libero, ma in grado di tutelare i loro creatori. Lo sviluppo dei vari modelli collaborativi e dei sistemi legali che tutelano gli appartenenti alle comunità (le licenze: GPL, Creative Common, ecc.) ha permesso un’espansione tale che oggi alcuni studiosi parlano di una vera e propria Open Culture.
Anche lo studio della filosofia si è affacciato sul mondo Open. Dalla nascita delle prime riviste in Open Access alla pubblicazione on line di veri e propri archivi digitali completi e liberi, le risorse disponibili con tema filosofico sono ormai tantissime.
Quello che manca ancora, però, è una “visione” dello sforzo collettivo in atto, una “visione” che possa portare a un vero sapere filosofico in rete e che non si riduca a una pur enorme raccolta di Repository di contenuti. Qualcosa che possa in futuro assomigliare a un ecosistema digitale per la produzione di contenuti e idee. Forse il modello dell’enciclopedia filosofica è quello che potrebbe permetterci di individuare meglio questa “visione”.
Questo convegno vuole essere un momento di riflessione sulle concezioni che stanno alla base dell’Open Culture, e insieme offrire una, anche se parziale, fotografia dello stato dell’arte dell’accesso alle risorse filosofiche on line, nonché affrontare l’uso critico di Wikipedia quale progetto mondiale di accesso libero alla conoscenza.

Il Convegno si svolgerà il 27 gennaio 2017 in Aula Crociera Alta di Filosofia (via Festa del Perdono 7) e sarà diviso in due parti: una serie di relazioni a cui seguirà, a conclusione, nel tardo pomeriggio una Tavola rotonda.

Ecco il programma:
9:30. Massimo Parodi (Università degli Studi di Milano – Doctor Virtualis): Presentazione del convegno
9:45. Alessandro Zucchi (Direttore del Dipartimento di Filosofia): Saluti istituzionali
10:00. Elio Franzini (Università degli Studi di Milano): La filosofia è open?
10:30. Maria Chiara Pievatolo (Università degli Studi di Pisa): Un promettente avvenire dietro le spalle: l’esperienza del “Bollettino telematico di filosofia politica”
11:00. Coffee Break
11:30. Roberto Caso (Università degli Studi di Trento): L’impero della valutazione e la repubblica della scienza aperta
12:00. Lorenzo Losa (Presidente di Wikimedia Italia): Wikipedia. Collaborare per costruire e diffondere la conoscenza
12:30. Caterina Fortarezza (Università degli Studi di Milano – Biblioteca di Filosofia): L’esperienza di bibliofilosofiamilano, il blog della biblioteca sulle risorse digitali Open di filosofia
13:00-14:00. Pausa pranzo

14:00. Francesco Tava (Francesco Tava (Institute of Philosophy, KU Leuven) e Patrick Flack, (Charles University Prague & Institute of Slavic Studies, Humboldt University Berlin): Open Commons of Phenomenology: idea e prospettive;
14.30. Nicola Cavalli (Università degli Studi di Milano Bicocca – Ledizioni): Editori e ricercatori di fronte alle sfide dell’Open Science
15:00. Coffee Break
15:30-17:30. Tavola rotonda con:
prof. Matteo Ciastellardi (Politecnico di Milano),
prof. Rossella Fabbrichesi (Università degli Studi di Milano),
dott. Paola Galimberti (Università degli Studi di Milano),
dott. Lorenzo Losa (Presidente di Wikimedia Italia),
prof. Paolo Spinicci (Università degli Studi di Milano).
modera: prof. Massimo Parodi (Università degli Studi di Milano)

 

Ecco alcuni abstract degli interventi:

Maria Chiara Pievatolo (Università degli Studi di Pisa), Un promettente avvenire dietro le spalle: l’esperienza del “Bollettino telematico di filosofia politica”

“Sia nei circoli esoterici dei pitagorici, sai per le strade di Atene, la filosofia è nata e vissuta nella conversazione. Gli strumenti di questa conversazione e il loro grado di accessibilità condizionano la qualità del dialogo filosofico. Per quanto diventino più spesso oggetto di attenzione diretta durante le rivoluzioni mediatiche, essi non possono mai ridursi a oggetto di questioni meramente tecniche, da trattare con indifferenza o con ostilità.
Quando i filosofi stanno attenti a come parlano, i loro media non sono “il messaggio”, bensì espedienti per proporre discorsi che li eccedono e invitano a considerarne le possibilità, i limiti, e anche i valori inconsapevolmente incorporati nel loro dispositivo. Così Platone, per esempio, ha a un tempo scelto di scrivere dialoghi e criticato la scrittura, mentre Kant ha costruito il suo ideale di uso pubblico della ragione sul modello della stampa ma ha trattato la mediazione editoriale come un problema da affrontare.
La storia del “Bollettino telematico di filosofia politica”, nato come una rivista cartacea meccanicamente trasferita in rete, segue la scia di queste assai più importanti esperienze: è, cioè, un’iniziativa editoriale che ha tentato di farsi critica editoriale. La sua storia, neppure particolarmente rilevante, può tuttavia indurre a chiedersi che cosa succederebbe se la critica al dispositivo oligarchico dell’editoria scientifica diventasse qualcosa di più di una teoria e, soprattutto, di una prassi non più minoritaria.”

Roberto Caso (Università degli Studi di Trento): L’impero della valutazione e la repubblica della scienza aperta

“In Italia i processi valutativi della ricerca riguardanti strutture e singole persone costruiti nonché messi in atto dal MIUR e dell’ANVUR – “valutazione di stato” – si basano sull’idea di un controllo autoritario e verticistico della scienza. Un’alleanza tra potere statale, scientifico-accademico ed economico concentra nelle mani di pochi attori istituzionali il controllo della scienza. La valutazione di stato è una scelta politica che non si fonda su solide basi scientifiche idonee a dimostrare la capacità dei processi valutativi di migliorare i risultati della scienza e dell’università. Una normativa statale ipertrofica, astrusa, contradittoria e mutevole, procedure opache, criteri di valutazione imposti ex post sono solo alcuni esempi delle distorsioni mediante le quali i processi valutativi è stato concepito e messo in pratica, generando un mostruoso e infinito contenzioso davanti ai giudici amministrativi. Un caso emblematico è rappresentato dall’imposizione, nei settori c.d. non bibliometrici, di un rating di riviste scientifiche ordinato per fasce di qualità. In definitiva, i processi valutativi italiani delineano un sistema di incentivi che orienta la scienza nella direzione opposta a quella dell’apertura. Per scienza aperta, infatti, si intende un sistema che garantisce attraverso l’uso pubblico della ragione (o, se si preferisce, la norma mertoniana del “comunismo”) l’autonomia, il decentramento del giudizio, il pluralismo delle idee, la trasparenza e la democraticità dei processi di creazione di nuova conoscenza. Senza una totale rinuncia alla valutazione di stato o, almeno, un cambiamento profondo dei processi valutativi è impossibile immaginare che la scienza aperta possa affermarsi in futuro.”

Caterina Fortarezza (Università degli Studi di Milano – Biblioteca di Filosofia): L’esperienza di bibliofilosofiamilano, il blog della biblioteca sulle risorse digitali Open di filosofia

“bibliofilosofiamilano è il blog nato nel 2012 e curato dalla Biblioteca di Filosofia che segnala risorse web open per la filosofia. Il blog è il perno su cui fa leva tutta la piattaforma di comunicazione della biblioteca che, attraverso strumenti diversi che interagiscono fra loro, ha l’obiettivo di creare una community di utenti (e non utenti) interessati alla filosofia.”

 

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