Archivi del mese: febbraio 2017

Laboratori di filosofia: F. Pecchi, Montaigne, o l’arte della naturalezza

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Francesco Pecchi, Montaigne, o l’arte della naturalezza

“Questi brevi saggi, composti da studenti di questo Ateneo (Università degli Studi di Milano), iscritti alla Laurea Magistrale in Scienze filosofiche, sono il risultato di un Seminario interno al corso di Filosofia Morale LM dell’a. a. 2016-2017, tenutosi dal 9/11/2016 al 30/11/2016. Il seminario ha costituito il momento didattico culminante del corso, che aveva come intitolazione: “L’arte del vivere in Montaigne”.

Esso faceva seguito ad un precedente corso sulla “Filosofia dell’autobiografia”, che si era incentrato nella rilettura degli Scritti autobiografici di Jean Jacques Rousseau. Il corso su Montaigne ha rappresentato un ideale proseguimento di quella indagine, che aveva al centro il rapporto tra scrittura autobiografica e pratica morale della cura di sé, come forma moderna di ricerca di saggezza. La lettura degli Essais ha consentito di meglio considerare i rapporti tra questa pratica e i modelli antichi di cura dell’anima, platonici, stoici ed epicurei.

I saggi offerti alla lettura e alla discussione del Blog della Biblioteca di Filosofia Unimi sono una selezione degli interventi meglio riusciti, appositamente rielaborati in vista della pubblicazione.”

Prof. Amedeo Vigorelli

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Journal of Somaesthetics: una rivista online di somaestetica

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Journal of Somaesthetics è la giovane rivista online accademica dedicata alla somaestetica.

The Journal of Somaesthetics is a peer-reviewed, online, academic research journal devoted to research that advances the interdisciplinary field of somaesthetics, understood as the critical study and meliorative cultivation of the experience and performance of the living body (or soma) as a site of sensory appreciation (aesthesis) and creative self-stylization.

Somaesthetics is an interdisciplinary research product devoted to the critical study and meliorative cultivation of the experience and use of the living body (or soma) as a site of sensory appreciation (aesthesis) and creative self-stylization. An ameliorative discipline of both theory and practice, somaesthetics seeks to enrich not only our discursive knowledge of the body but also our lived somatic experience and performance; it aims to improve the meaning, understanding, efficacy, and beauty of our movements and of the environments to which our actions contribute and from which they also derive their energies and significance. To pursue these aims, somaesthetics is concerned with a wide diversity of knowledge forms, discourses, social practices and institutions, cultural traditions and values, and bodily disciplines that structure (or could improve) such somatic understanding and cultivation, and it is therefore an interdisciplinary project, in which theory and practice are closely connected and reciprocally nourish each other. It is not limited to one theoretical field, academic or professional vocabulary, cultural ideology, or particular set of bodily disciplines. Rather it aims to provide an overarching theoretical structure and a set of basic and versatile conceptual tools to enable a more fruitful interaction and integration of the very diverse forms of somatic knowledge currently being practiced and pursued. There is an impressive, even overwhelming abundance of discourse about the body in many disciplines of contemporary theory and commercial enterprise. But such somatic discourse typically lacks two important features. First, a structuring overview or architectonic that could integrate their very different discourses into a more productively coherent or interrelated field. It would be useful to have a broad framework (which does not mean a unified, highly consistent system) that could connect, for example, the discourse of biopolitics to the therapies of bioenergetics, the neuroscience of hand gestures to their aesthetic meaning in Nõ theater. The second feature lacking in most academic discourse on embodiment is a clear pragmatic orientation — something that the individual can clearly employ or apply to his or her life in terms of disciplines of improved somatic practice. Somaesthetics offers a way to address both these deficiencies.”

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eBook di filosofia: F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita

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Friedrich Nietzsche (traduzione a cura di Monica Rimoldi), Sull’utilità e il danno della storia per la vita

Guida alla lettura e all’analisi

(tratto dai Contenuti digitali di M. De Bartolomeo – V. Magni, Storia della filosofia)

“il contributo della riflessione di Nietzsche, altro grande momento della concettualizzazione filosofica della storia nell’Ottocento, apporta, più che una novità assoluta, una radicalizzazione e una sistematizzazione in forma estremamente conseguente ed efficace: la seconda delle Unzeitgemässe Betrachtungen (Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben, 1874; trad. it. Sull’utilità e il danno della storia per la vita), primo grande contributo nietzschiano alla questione, più che una negazione della storia tout court, è una critica del cattivo utilizzo di essa e della riduzione al passato, nonché della negazione della vita, che conseguiva dal modo in cui Hegel aveva delineato il concetto. Al cattivo storicismo Nietzsche contrappone un uso critico della storia che è a sua volta un aspetto fondamentale della vita stessa e del suo rinnovamento. Per quanto riguarda l’idea nietzschiana di «eterno ritorno», le letture ormai prevalenti tendono a interpretarla non già come una riaffermazione della concezione classica antica, ma come una solidarietà fra un momento della novità e un momento della ripetizione, fra innovazione e ripresa della tradizione e della memoria nel solco della concezione romantica di cui si è detto.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: P. Abelardo, Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano

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Pietro Abelardo, Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano

(tratto dai Contenuti digitali di M. De Bartolomeo – V. Magni, Storia della filosofia)

“Opera ultima e incompiuta di Abelardo, il Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano rappresenta il punto finale della sua ricerca e può essere considerata una summa del suo pensiero. L’opera, scritta tra il 1141 e il 1142, ha una struttura molto semplice. Nel Prologo Abelardo narra di aver visto in sogno un giudeo, un cristiano e un filosofo (che da alcuni particolari si rivela essere musulmano) chiedergli di giudicare quale religione, tra cristianesimo e giudaismo, abbia un solido fondamento di verità. Mentre il giudeo e il cristiano basano la loro fede sulle Scritture, il filosofo pur credendo in Dio, segue la ragione. A prendere parola per primo è il giudeo, che espone i tratti salienti della sua religione. Essa ruota attorno all’obbedienza alla legge che Dio ha donato al popolo per istruirlo e frenare le sue inclinazioni al male. Per questa ragione la legge ebraica è venuta prima di tutte le altre, e quindi è la più autorevole e credibile. Gli ebrei non sono dunque biasimevoli, perché dimostrano l’amore per Dio praticando opere ignote ai cristiani, che se non giovano, neppure fanno danno. Non solo. Quello ebraico è l’unico popolo in grado di sopportare tante prove in nome di Dio. Gli ebrei, afferma il giudeo, sopportano anche il disprezzo altrui («tutti pensano che sia giusto disprezzarci e odiarci»), nella convinzione che tali disgrazie siano dovute all’odio di Dio e a una sua giusta vendetta. ll filosofo obietta che tale legge (la cui durezza è ammessa dallo stesso giudeo) è fondata solo sulla fede nel patto tra Dio e Israele e non sulla ragione (lo stesso giudeo sostiene che solo in età matura è possibile raggiungere una consapevolezza razionale dell’obbedienza alla legge). Il filosofo passa quindi a interrogare il cristiano riconoscendo quanti consensi abbia ricevuto la predicazione cristiana in quanto fondata su argomenti razionali e non solo su segni visibili. Da parte sua il cristiano afferma che la legge naturale è stata donata dalla “sapienza di Dio” e chi la segue può essere chiamato filosofo (Abelardo stabilisce così un asse di continuità tra la ragione degli antichi e la rivelazione cristiana). In questa prospettiva il vero fine dell’uomo consiste nell’obbedire alle leggi divine e nel trascendersi per conseguire, al di là dell’orizzonte terreno, la piena realizzazione di sé nella beatitudine della vita eterna. Quest’ultima sembra coincidere con la perfezione morale che si attua quando l’uomo, unendosi a Dio, supera la condizione di corruzione abbandonando il peccato. Secondo il cristiano il vero fine è l’allontanamento dal peccato come ristabilimento del rapporto con Dio da ricercarsi nell’interiorità dell’anima. L’opera si chiude con la chiarificazione dei temi del bene e del male («penso che si possa dire che è semplicemente un bene, cioè una cosa buona, quella che porta vantaggio a uno, senza andare necessariamente contro l’utile o la dignità di un altro. Al contrario penso che si possa chiamare male, cioè cosa malvagia, ciò che si oppone necessariamente al vantaggio o al decoro di un altro») e dell’ordine provvidenziale del mondo per cui è bene che anche il male sia.” (tratto da Philosophica)

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Laboratori di filosofia: E. Margutti, La trama del sogno: verità e menzogna in Montaigne. Decartes e Pascal sullo sfondo del retrobottega di Michel

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Elisa Margutti, La trama del sogno: verità e menzogna in Montaigne. Decartes e Pascal sullo sfondo del retrobottega di Michel

“Questi brevi saggi, composti da studenti di questo Ateneo (Università degli Studi di Milano), iscritti alla Laurea Magistrale in Scienze filosofiche, sono il risultato di un Seminario interno al corso di Filosofia Morale LM dell’a. a. 2016-2017, tenutosi dal 9/11/2016 al 30/11/2016. Il seminario ha costituito il momento didattico culminante del corso, che aveva come intitolazione: “L’arte del vivere in Montaigne”.

Esso faceva seguito ad un precedente corso sulla “Filosofia dell’autobiografia”, che si era incentrato nella rilettura degli Scritti autobiografici di Jean Jacques Rousseau. Il corso su Montaigne ha rappresentato un ideale proseguimento di quella indagine, che aveva al centro il rapporto tra scrittura autobiografica e pratica morale della cura di sé, come forma moderna di ricerca di saggezza. La lettura degli Essais ha consentito di meglio considerare i rapporti tra questa pratica e i modelli antichi di cura dell’anima, platonici, stoici ed epicurei.

I saggi offerti alla lettura e alla discussione del Blog della Biblioteca di Filosofia Unimi sono una selezione degli interventi meglio riusciti, appositamente rielaborati in vista della pubblicazione.”

Prof. Amedeo Vigorelli

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Trivium. Revue franco-allemande de sciences humaines et sociales

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Trivium. Revue franco-allemande de sciences humaines et sociales è una rivista online fondata nel 2008 e pubblicata dalle Éditions de la Fondation Maison des sciences de l’homme in partenariato con il Deutsches Historisches Institut de Paris (DHI-Paris) che si propone di essere uno spazio di scambio e di collaborazione tra la cultura scientifica e accademica francofona e germanofona nel campo delle scienze umane e sociali.

Tutti gli articoli pubblicati sono infatti tradotti in lingua francese e tedesca e presentano sempre punti di vista originali e diversi.

 

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eBook di filosofia: B. Waldenfels, Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsiva

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Bernhard Waldenfels, Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsiva

“Al centro dell’attenzione di Waldenfels è il tema dell’estraneità, considerato, in controtendenza con le teorie più diffuse, elemento originario dell’esperienza. La sua fenomenologia mette a fuoco tutti i passaggi in cui l’ordinario e lo straordinario, il soggetto e l’altro si intrecciano.
Ne viene un’analisi minuziosa e appassionante della vita quotidiana, ma anche dell’arte e dei modi della rappresentazione fino a un ripensamento delle forme della politica e a un abbozzo di etica fondata sul primato dell’attenzione. In tal modo la filosofia di Waldenfels fa vedere al lettore come nei diversi fenomeni dell’esperienza sia sempre presente come motivo originario una stra-ordinarietà a cui è opportuno prestare attenzione perché un ordine possa costituirsi, nella vita ma pure nella politica e nell’arte.
Il volume si colloca al centro dei dibattiti filosofici contemporanei e dialoga criticamente con i maggiori autori degli ultimi decenni: Foucault, Derrida, Levinas, Marion in Francia; Henrich e Habermas in Germania, ma attinge anche ampiamente alla letteratura, all’arte e alla musica, così da offrire anche al lettore non specialista copia di osservazioni acute e illuminanti.”

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Laboratori di Filosofia: M. Davo, Je est un autre. Montaigne e Pessoa attorno all’Io

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Michela Davo, Je est un autre. Montaigne e Pessoa attorno all’io con bibliografia

“Questi brevi saggi, composti da studenti di questo Ateneo (Università degli Studi di Milano), iscritti alla Laurea Magistrale in Scienze filosofiche, sono il risultato di un Seminario interno al corso di Filosofia Morale LM dell’a. a. 2016-2017, tenutosi dal 9/11/2016 al 30/11/2016. Il seminario ha costituito il momento didattico culminante del corso, che aveva come intitolazione: “L’arte del vivere in Montaigne”.

Esso faceva seguito ad un precedente corso sulla “Filosofia dell’autobiografia”, che si era incentrato nella rilettura degli Scritti autobiografici di Jean Jacques Rousseau. Il corso su Montaigne ha rappresentato un ideale proseguimento di quella indagine, che aveva al centro il rapporto tra scrittura autobiografica e pratica morale della cura di sé, come forma moderna di ricerca di saggezza. La lettura degli Essais ha consentito di meglio considerare i rapporti tra questa pratica e i modelli antichi di cura dell’anima, platonici, stoici ed epicurei.

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Prof. Amedeo Vigorelli

Il testo è pubblicato con la licenza: Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 3.0

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nostos. Laboratorio di ricerca storica e antropologica: una rivista online di antropologia

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nostos. Laboratorio di ricerca storica e antropologica è la giovane rivista online di antropologia edita dall’Associazione internazionale Ernesto de Martino.

“Sulla rivista potranno trovare spazio testi volti ad approfondire temi legati alle ricerche di de Martino e ai suoi molteplici interessi, contributi di ricerca su tematiche antropologiche, filosofiche e storico-religiose, riflessioni su questioni culturali contemporanee. La rivista ospiterà anche recensioni di volumi e la riproduzione, opportunamente introdotta e commentata, di testi scelti all’interno del corpus demartiniano.”

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eBook di filosofia: M. Zambrano, Filosofía y Poesía

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María Zambrano, Filosofía y Poesía

“Maria Zambrano critica la filosofia contemporanea per il divorzio fra logica ed esistenza ed è convinta che «ogni verità pura, razionale e generale, deve sedurre la vita; deve farla innamorare»: una filosofia sganciata dal mondo è vuota, sterile e asfittica, mentre la vita, senza una parola che la rischiari, la potenzi, la innalzi o dichiari i suoi fallimenti, si disperde nel nonsenso e in ordini simbolici stranieri. Un pensiero così incarnato arriva fino alle viscere e si snoda, senza dualismo, fra passività e attività: mai immunizzato rispetto al mondo, da un lato si lascia ferire e modificare dalle realtà con cui entra in contatto, fossero anche le più piccole, e dall’altro, paradossalmente proprio attraverso quest’aderenza pensante, diviene attivo e crea uno squilibrio che scombina – ma anche polarizza in altro modo – la realtà, offrendo imprevedibilmente aperture e squarci dapprima impossibili. La filosofia di Maria Zambrano vuole dunque essere poetica, pensiero che vive «secondo la carne» e non si stacca né dalle cose né dall’origine, e materna in quanto disponibile a rinunciare alla dialettica e all’astrazione per mantenersi aderente al concreto, accogliente e generante. Sarà questa ratio a condurre Zambrano sui sentieri del sacro, oscura e viscerale matrice della vita. Da un lato, il sacro affascina perché può salvare, ma dall’altro terrorizza, perché può distruggere. Cercando di gestire quest’inquietante ambiguità, la filosofia ha oscillato tra un atteggiamento di rimozione e uno sforzo di nominazione che lo rendesse divino, cioè in qualche modo avvicinabile. Oggi, scrive Zambrano, l’Occidente non fa più questo lavoro di tessitura: gli uomini raccontano la loro storia, esaminano il loro presente e progettano il loro futuro senza tener conto di Dio o di qualunque forma di eccedenza. Tutt’al più, mantengono un pallido ricordo del Dio cristiano, ma solo del suo lato potente e creatore e mai di quello oblativo che l’ha portato a donarsi loro in pasto. Pensando di poter assumere tale potenza, essi hanno rinnegato la propria creaturalità, per rifare il mondo a loro misura. Tuttavia, smettendo di essere figli hanno soffocato la propria umanità e si sono votati ad un destino di distruzione, lasciando un’Europa violenta e agonizzante, che ha realizzato la democrazia solo a parole.
Maria Zambrano, allora, consegna all’Occidente un’eredità impegnativa: realizzare un mondo effettivamente democratico, dove ciascuno e ciascuna possa essere persona, unica realtà che davvero conti, perché solo nella persona «il futuro si fa strada». L’avvenire auspicabile dovrà essere una sinfonia, un’armonizzazione delle differenze che, per essere davvero incontrate e non malamente sopportate, domandano pietà, cioè «sapienza di trattare con il diverso, con ciò che è radicalmente altro da noi».
Quello che Maria Zambrano offre è allora una filosofia della speranza: il sapere delle cose della vita è stato per lei frutto di lunghi patimenti, ma fino alla fine è rimasta certa che tale sapere «può – anzi dovrebbe – sgorgare dall’allegria e dalla felicità».” (tratto da Enciclopedia delle donne)

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