Archivi del giorno: marzo 3, 2017

eBook di filosofia: R. Bacone, Lettera a papa Clemente IV

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Ruggero Bacone, Lettera a papa Clemente IV

Incontro con l’opera

(tratto dai Contenuti digitali di M. De Bartolomeo – V. Magni, Storia della filosofia)

” Della vasta opera di Bacone sono da ricordare anzitutto l’Opus maius, l’Opus minus e l’Opus tertium, inviati tra il 1267 e il 1268, forse insieme al Tractatus de multiplicatione specierum, a Clemente IV come anticipazione di un Opus o Scriptum principale, grande enciclopedia delle scienze in 4 parti (che avrebbe forse dovuto avere il titolo di Compendium philosophiae) cui stava lavorando ma che non riuscì mai a portare a termine (ne restano alcune parti, tra le quali il Compendium studii philosophiae, i Communia mathematicae, i Communia naturalia); e inoltre le giovanili quaestiones su scritti di Aristotele, l’Epistola de secretis operibus naturae e il Compendium studii theologiae, la sua ultima opera (1292). Agostiniano, B. accentua il valore dell’illuminazione divina come fondamento di tutto l’umano conoscere (distinguendo in essa sette gradi, dalle illuminationes pure scientiales, fino al rapimento mistico), e della rivelazione concessa ai primi uomini per soddisfare l’innato desiderio di sapere e destinata a essere completata dalla rivelazione concessa al popolo ebreo e conservata nella Bibbia. La rivelazione biblica – manifestazione di quella stessa luce di verità presente nell’intelletto umano (B. vede in Dio l’intelletto agente, come Guglielmo d’Alvernia e Adamo di Marsh – diviene così condizione indispensabile non soltanto per il discorso teologico ma per la stessa verità filosofica; ché anzi propriamente non si dà distinzione formale tra filosofia e teologia, che si intrinsecano con il netto primato della teologia. Di qui la polemica di B. contro i «peccati della teologia» contemporanea, individuati anzitutto nel prevalere della filosofia aristotelica nella teologia e nell’abbandono della Bibbia, sostituita dal testo delle Sentenze, e da una tecnica argomentativa che eliminava la dimensione storica della riflessione teologica legata alla Bibbia (di qui anche la richiesta di un più approfondito studio della Sacra Scrittura attraverso la conoscenza dell’ebraico, e anche la necessità di emendare il testo, corrotto da cattivi copisti: sono temi cari a B.). Ma connessa a questo aspetto – che riprende i temi più caratteristici della tradizione agostiniana e francescana – va tenuta presente un’altra fondamentale caratteristica della personalità di B., l’amore cioè per l’osservazione empirica, per la scientia experimentalis (con significato che non coincide però con quello più moderno) e anzitutto per la matematica che, seguendo Grossatesta, egli intende come essenziale per un’adeguata spiegazione dei fenomeni fisici; e alla matematica si connette l’ottica (e questa alla ‘metafisica della luce’), la quale diviene la scienza di valore metodologico paradigmatico. Animato dal gusto per l’osservazione della natura (pur accettando, uomo del suo tempo, quanto di fantastico conteneva l’idea di natura del 13° sec.), B. seppe intendere – soprattutto per l’influenza di Pietro di Maricourt e per la lettura di libri astrologici e ‘magici’ arabi – il valore delle tecniche nella conoscenza della natura e i fini pratici del sapere (di qui anche le sue intuizioni su future possibilità dell’uomo nel dominio dei fenomeni). Va poi notato che tale interesse scientifico-pratico di B. non resta estraneo o giustapposto ai motivi religiosi e teologici del suo pensiero, ma anzi con questi si connette strettamente in una prospettiva di riforma della Chiesa che comprendeva la conversione di tutto il genere umano (con suggestioni apocalittiche). Per questa ragione egli aveva dedicato le sue opere al papa, al quale a suo avviso spettava, in quanto ‘Dio terreno’, la direzione di tutta l’umanità e quindi anche l’iniziativa e la responsabilità della riforma. ” (tratto da Treccani.it)

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