eBook di filosofia: F. Brezzi, Il bene, l’individuo, la virtù : la filosofia morale di Iris Murdoch

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Francesca Brezzi, Il bene, l’individuo, la virtù : la filosofia morale di Iris Murdoch

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di RomaTre (2011)

“L’itinerario che ho tracciato nella mia tesi di filosofia morale è quello della riscoperta della virtù nella Oxford degli anni Trenta, dove ho colto la proposta filosofico morale di Iris Murdoch, imperniata su tre nodi teoretici essenziali: il Bene, l’individuo e la virtù.

Nella prima parte della tesi ho considerato come Iris Murdoch fa parte di un cenacolo di donne filosofe come Elizabeth Anscombe, Philippa Foot, Rosalind Hursthouse, Mary Midgley e Mary Warnock, unite dal desiderio di riscoprire la vita interiore e la virtù. Riscoprendo l’etica della virtù di Aristotele e Platone, la sola capace di sviluppare una stretta unione tra filosofia ed etica, queste filosofe partecipano ad una fase di gestazione della rinascita della filosofia pratica. In via preliminare da un lato ho analizzato la nozione di virtù, soffermandomi su: Elizabeth Anscombe e sul suo scritto Moral Modern Philosophy, 1958; Philippa Foot con il saggio Virtù e vizi, 1978; Rosalind Hursthouse con On virtue ethics, 1998. Dall’altro ho approfondito il concetto di vizio nel pensiero di Mary Midgley in Wickedness, 1984, e l’analisi dell’immaginazione compiuta da Mary Warnock in Imagination, 1976.

Nella seconda e nella terza parte della tesi ho analizzato il pensiero morale di Iris Murdoch la quale a differenza delle sue colleghe dialoga con Platone. Ho delineato tre periodi che scandiscono lo sviluppo cronologico e contenutistico delle sue riflessioni: 1) l’incontro/scontro con Sartre nei saggi 1950-1957, 2) un periodo polemico nei confronti della filosofia inglese, il positivismo logico, in cui la filosofa giustifica l’esistenza della vita interiore, nei saggi 1951-1956, 3) un grande periodo neoplatonico negli scritti dal 1962 al 1992  La sovranità del Bene, 1970, Un dialogo sugli dei e la religione, in Acasto, 1986, e Metaphysics as a guide to morals, 1992. Nella seconda parte della tesi, ho approfondito i primi due periodi che scandiscono lo sviluppo del pensiero murdochiano. Il primo periodo è caratterizzato dall’incontro/scontro con Sartre: anche se la Murdoch condivide il suo interesse per la coscienza, tuttavia lo critica per aver fornito una raffigurazione solipsistica dell’individuo, che non ha alcuna relazione con la realtà trascendente. Nei saggi di carattere polemico, nel secondo periodo, la filosofa dimostra l’esistenza della vita interiore criticando la posizione assunta da positivismo logico e non-cognitivismo poiché hanno rigettato la metafisica ed hanno ridotto l’etica ad un’analisi neutrale di azioni osservabili.

Nella terza parte della tesi ho approfondito il terzo periodo, quello neoplatonico, negli scritti dal 1962 al 1992 dove la filosofa, criticando la tesi della filosofia della linguaggio secondo cui dentro «è tutto buio e silenzio», sottolinea come la colpa di questi filosofi è stata quella di delegare alla scienza la conoscenza della natura dell’uomo: in realtà i concetti morali che riguardano l’individuo non si muovono all’interno di un mondo concreto di fatti analizzabili attraverso la scienza, ma abitano in mondo differente, oggetto esclusivo della morale. Dato che esiste una stretta correlazione tra conoscenza e bontà, la filosofa delinea un processo di apprendimento e progresso dove la conoscenza dell’altro e della realtà sono il frutto di continui atti di attenzione  termine che la filosofa riprende da Simone Weil che vanno «coltivati» con sforzo e pazienza. Iris Murdoch delinea inoltre il pellegrinaggio morale come suggestiva rilettura del mito della caverna che implica il progresso morale. Attraverso l’esercizio sia della virtù nella vita quotidiana che dell’unselfing («uscire da noi stessi»), l’agente morale riesce a cogliere il bene ad un grado inferiore: così in seguito può ascendere al Bene, e discendere nel mondo vedendo i concetti attraverso i quali è asceso nella loro vera essenza e cogliendo l’unità delle virtù. L’amore è il sentimento che spinge l’agente a muoversi istintivamente verso il Bene: è la tensione fra l’anima imperfetta e la perfezione magnetica. Ho poi analizzato tre importanti nodi teoretici presenti nell’ultima opera della filosofa, Metaphysics as a guide to morals, 1992: la prova ontologica, la relazione tra moralità e religione e la teoria dell’obbligazione imperniata sui concetti di dovere, volontà e assioma. In primo luogo, Iris Murdoch utilizza la prova ontologica di Anselmo per dimostrare l’esistenza del Bene: attraverso l’argomento logico dimostra l’esistenza necessaria dell’idea del Bene correlata della coscienza pensante. In secondo luogo, Murdoch considera che il Bene è il «ponte» che unisce la morale e la religione. La religione, nel pensiero murdochiano, è un lavoro perpetuo composto da continui atti di attenzione nei confronti delle cose e degli altri. Terzo, anche se nel suo pensiero morale l’idea del bene «rimane il magnete», esso mostra un’ulteriore articolazione dato che prevede anche una teoria dell’obbligazione, composta da volontà, dovere e assioma.

Infine ho considerato alcune interpretazioni del pensiero morale di Iris Murdoch: Martha Nussbaum delinea la concezione murdochiana dell’amore; Maria Antonaccio mette in evidenza come la tensione presente nei suoi romanzi tra il santo e l’artista, in realtà è presente, anche se in modo diverso, nel suo pensiero morale.

La ricezione critica di Murdoch in area italiana è composta da alcuni saggi composti da importanti filosofi: Luisa Muraro, che ha colto la relazione esistente tra scritti filosofici e letterari; Piergiorgio Donatelli ha poi considerato come Iris Murdoch concepisca “l’etica come lavoro concettuale”; infine Carla Bagnoli considera l’importanza che la “mente morale” ha nel pensiero murdochiano. In un’epoca caratterizzata dalla crisi delle ideologie, anche l’universo dei valori appare in continua trasformazione in cerca di fondamenti altri. In tale contesto ho trovato nella proposta morale di Iris Murdoch, coerenza di pensiero e ricchezza nel provvedere degli schemi concettuali e delle figure esplicative in relazione con il Bene.”

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