Archivi categoria: Cinema & filosofia

Fata Morgana Web. Rivista digitale per un pensiero e una critica delle immagini e delle opere

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Fata Morgana Web è la rivista online che nasce dall’esperienza decennale di Fata Morgana. Quadrimestrale di cinema e visioni, diretta da Roberto De Gaetano.

“Se la rivista cartacea costituisce il luogo di un pensiero teorico sul cinema e le immagini, la versione web vuole essere la sede di una pratica critica animata da una prospettiva capace di entrare in rapporto con la singolarità delle opere.

Fata Morgana Web apre uno spazio di riflessione sul presente dedicato al cinema e alla letteratura, al teatro e alla filosofia, alla fotografia e ai media digitali.

La nostra contemporaneità, segnata dalla riproducibilità e dalla circolazione digitale, dai flussi e dagli ambienti, ha per molti versi eluso le virtù della critica e la potenza dell’opera. È necessario dunque attivare discorsi e pratiche sulle opere e sui testi che ci circondano, per comprendere quale costruzione del sensibile operano, quale immagini del mondo ci riconsegnano.”

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Cinema & filosofia: “ Michel Foucault par lui-meme”

É un documentario realizzato da Philippe Calderon nel 2003 per il canale televisivo francese Arte (con sottotitoli in spagnolo) in cui viene offerta una sintesi del pensiero di Foucault attraverso le parole del filosofo.

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Cinema & filosofia: Derrida

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Derrida

Film documentario del 2002 diretto da Kirby Dick e Amy Ziering Kofman sul filosofo Deridda.

“The film uses interviews shot by the filmmakers, footage of Derrida’s lectures and speaking engagements, and personal footage of Derrida at home with his friends and family. In several scenes, Ziering Kofman also reads excerpts from Derrida’s work or otherwise describes aspects of his life.

Derrida also focuses on Derrida’s thesis that scholars tend to ignore important biographical information when discussing philosophers’ lives.[1] In one scene, Derrida comments that he would be most interested in hearing about famous philosophers’ sex lives because this topic is seldom addressed in their writings. The filmmakers respond to many of these criticisms by probing Derrida on various aspects of his own personal life, though he usually refuses to answer directly questions about himself.

The film also follows Derrida during a trip to South Africa where he visits Nelson Mandela’s former prison cell and discusses forgiveness with university students. Derrida states that his own childhood experiences with anti-Semitism have heightened his sensitivity to racial issues.” (tratto da Wikipedia)

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Cinema & filosofia: Il grande dittatore

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Il grande dittatore è è il film statunitense del 1940 diretto, prodotto e interpretato da Charlie Chaplin

“1918. In un paese chiamato Tomania gli uomini sono inviati al fronte. Tra questi, un soldato che in seguito a un incidente è colpito da amnesia. Gli anni passano e il soldato rimane in ospedale, inconsapevole del fatto che un suo sosia, il dittatore Adenoid Hynkel, ha preso il potere. Mentre il dittatore manifesta nei suoi comizi (e in radiodiffusione) le proprie idee contro la democrazia e contro gli ebrei, l’ex soldato ‒ un barbiere, prima della guerra ‒ scappa dall’ospedale per ritornare al ghetto, dove ha lasciato i suoi amici e la bottega. Reagisce di fronte ai soprusi di una SS e viene in suo aiuto Hannah, una giovane orfana della quale s’innamora. Intanto, a palazzo, Hynkel sbriga le sue faccende amministrative: posa per qualche secondo di fronte ad artisti sempre più frustrati, si consulta con i suoi fidi uomini. Garbitsch, il ministro della propaganda, prospetta a Hynkel la strategia per far fronte alla crisi: è necessario invadere l’Osterlich prima che lo faccia il dittatore di Bacteria, Napaloni. Hynkel invita Napaloni in Tomania con lo scopo di stabilire una superiorità psicologica nei suoi confronti. Nel frattempo, gli abitanti del ghetto tentano di sopravvivere alle angherie. Il barbiere è salvato dall’intervento di Schultz, un vecchio commilitone che ora ha il compito di controllare il ghetto, ma poi entrambi vengono catturati e mandati in un campo di concentramento. Garbitsch suggerisce a Hynkel di avvicinarsi al territorio dell’Osterlich fingendo una battuta di caccia alle anatre. Durante l’operazione Hynkel accidentalmente cade in acqua. Nel frattempo Schultz e il barbiere fuggono dal campo nelle vesti di alti ufficiali e le SS scambiano il barbiere per Hynkel. Il barbiere, scortato da Schultz, conduce le forze di Tomania in Osterlich. Qui il nuovo Hynkel deve tenere un discorso alla nazione. Un attimo di esitazione e poi la sorpresa: le sue parole sono contro la dittatura e in favore della democrazia e della pace.” (tratto da Treccani.it)

Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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Cinema & filosofia: Antonio Gramsci – I giorni del carcere

Antonio Gramsci – I giorni del carcere è il film del 1977 di Lino Del Fra su Antonio Gramsci.

“Antonio Gramsci, condannato a vent’anni di carcere dai tribunali fascisti, rivive le tappe della sua carriera politica e della vita privata: in particolare la fondazione del partito comunista, l’inutile resistenza all’offensiva della destra, il matrimonio, l’arresto, il conflitto con Togliatti. In prigione l’uomo politico è prima considerato un eroe, poi evitato per via delle sue opinioni anticonformiste su Stalin e sull’involuzione autoritaria dell’Urss. Dimesso dal carcere per motivi di salute, muore nel 1937 in una clinica di Roma. Ritratto spesso didascalico, ma quasi sempre convincente, di uno dei padri del socialismo moderno.”  (tratto da Mymovies)

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Cinema & filosofia: Solaris (1972)

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Solaris è il film del 1972 diretto da Andrej Tarkovskij, tratto dall’omonimo romanzo del 1961 dell’autore polacco Stanisław Lem.

Prima parte

Seconda parte

 

In “Soljaris, dal romanzo di S. Lem, Tarkovskij avanzò dubbi etici sulle conseguenze del progresso tecnologico. Nel film l’equipaggio di una stazione spaziale orbitante attorno al pianeta Solaris vede materializzarsi le proprie ossessioni e fantasticherie in una nebulosa di radiazioni prodotta dall’oceano del pianeta, sorta di magma pensante di cui la stessa Terra potrebbe essere un’emanazione.” (tratto da Treccani.it)

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Cinema & filosofia: La società dello spettacolo

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La società dello spettacolo è il film del 1973 che si basa sull’omonima opera di G. Debord.

“It was Debord’s first feature-length film. It uses found footage and detournement in a radical criticism of mass marketing and its role in the alienation of modern society.

The 88 minute film took a year to make and incorporates footage from feature films, industrial films, news footage, advertisements, and still photographs.[1] The films include The Battleship Potemkin, October, Chapaev, The New Babylon, The Shanghai Gesture, For Whom the Bell Tolls, Rio Grande, They Died with Their Boots On, Johnny Guitar, and Mr. Arkadin, as well as other Soviet films.

Events such as the murder of Lee Harvey Oswald (who assassinated U.S. President John F. Kennedy in 1963), the Spanish Civil War of 1936-1939, the 1956 Hungarian Revolution and the Paris riots in May 1968 are represented, and people such as Mao Zedong, Richard Nixon and the Spanish anarchist Durruti.

Throughout the movie, there is both a voiceover (of Debord) and inter-titles from The Society of the Spectacle but also texts from the 1968 Occupation Committee of the Sorbonne, Machiavelli, Marx, Tocqueville, Émile Pouget, and Soloviev. Without citations, these quotes are hard to decipher, especially with the subtitles (which exist even in the French version) but that is part of Debord’s goal “to problematize reception” (Greil and Sanborn) and force the viewer to be active. In addition, the words of some of the authors are detourned through deliberate misquoting.

 

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Cinema & filosofia: The Ister

The Ister è il film del 2004 diretto da David Barison and Daniel Ross che si ispira al corso tenuto da Heidegger nel 1942, pubblicato successivamente nel 1984 con il titolo di  Hölderlins Hymne “Der Ister”, che  verteva sull’omonimo poema di Friedrich Hölderlin sul Danubio.

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Cinema & Filosofia: D’ailleurs Derrida, il documentario su Derrida

D’ailleurs Derrida è il documentario realizzato nel 1999, interpretato da Derrida stesso e diretto da Safaa Fathy, regista e poetessa araba.

Fathy riprende Derrida nel suo luogo natale, El Biar, in Algeria. È qui, in una inquadratura che isola il filosofo circondato dal deserto algerino, che Derrida parla dell’essere “d’ailleurs” come condizione filosofica, come luogo e momento di partenza (e di impossibile ritorno) di ogni filosofia. Ma anche come operazione cinematografica, condizione attraverso la quale il cinema, messa in mostra di una presenza che è anche, contemporaneamente, assenza, si dispiega alla fruizione. È qui che si gioca l’analogia, il campo di intersezioni continue che permette al cinema e alla filosofia di riconoscersi, di ritrovarsi: “Le cinéma permet ainsi de cultiver ce qu’on pourrait appeler des “greffes” de spectralité, il inscrit des traces de fantômes sur une trame générale, la pellicole projetée, qui est elle-même un fantôme”.

L’essere altrove (o d’altra parte) del filosofo come della filosofia, dell’uomo come del discorso, si manifesta al cinema in tutta la sua potenza come spettralità, zona d’indiscernimento del logos che ha sempre a che fare con la filosofia, operazione che Derrida, rileggendo Hegel, designa come il marcare un margine che essa stessa concepisce come suo, di cui si riappropria.

Il movimento del film allora si mostra come gioco a due, tra un soggetto/oggetto (Derrida) e un autore/spettatore (Fathy), consapevoli nei loro ruoli intercambiabili. In una delle sequenze iniziali, Derrida, in primo piano, con alle spalle un acquario chiuso dai bordi (dai limiti) dell’inquadratura, riflette sul suo essere lì, lui che, nel momento della fruizione del film, sarà contemporaneamente presente e non presente, di fronte allo spettatore e altrove. L’uomo e l’acquario, chiusi nell’inquadratura, diventano strumento di una analisi filmico-filosofica, come già lo era la celebre sequenza di The Lady from Shanghai, in cui Orson Welles e Rita Hayworth giocano la loro scena di seduzione sullo sfondo di un acquario, il cui limite corrisponde al bordo dell’inquadratura. Quello straordinario saggio di analisi filmica, forse una delle sequenze della storia del cinema in cui l’inquadratura si mostra con maggiore evidenza come limite, implosione che rimanda sempre ad un suo oltre, ad un necessario oltrepassamento verso quella zona di invisibilità che la costituisce.

Il primo riconoscimento tra cinema e filosofia avviene dunque, in D’ailleurs Derrida, nella consapevolezza di una spettralità che avvolge entrambi. L’ossessione dello spettro, del fantasma che è contemporaneamente presente/assente, che sfida quindi il discorso/film a cercare il suo limite, appartiene all’ultimo Derrida, alla sua riflessione recente: “Uno spettro è allo stesso tempo visibile e invisibile, allo stesso tempo fenomenico e non fenomenico: una traccia che segna anticipatamente il presente della sua assenza. La logica spettrale è de factu una logica decostruttiva. Essa è l’elemento della hantise nel quale la decostruzione trova il suo luogo più ospitale, nel cuore del presente vivente, nella pulsazione più viva del filosofico”.

Il film si svolge quindi sempre con una consapevolezza del luogo come decentramento, come spazio e tempo del discorso che è sempre – per usare un’espressione che Derrida riprende dall’Amleto shakespeariano – “out of joint”, dissestato (désajointé). Fathy compie un detour attraverso i luoghi, l’Algeria, Parigi, gli Stati Uniti, facendoli attraversare dal filosofo. Ma mai il luogo è attraversato pienamente, quasi sempre è lambito, toccato, visto da lontano o in una sua parte (in una sequenza girata a Parigi, Derrida mostra dall’interno della sua autovettura l’Università dove per tanti anni ha fatto lezione; il luogo è intravisto, di sfuggita, attraverso uno scarto della macchina da presa che cerca di cogliere l’edificio – il suo esterno – mentre questo già sfugge via e l’auto prosegue il suo viaggio). È in questo spazio-tempo, che non accoglie, non ordina corpi, parole e fantasmi che allora la parola filosofica ritrova se stessa e si dispiega nel film.

D’ailleurs Derrida è un film filosofico non solo e non tanto perché è un film “su” un filosofo, o perché al suo interno si parla di filosofia; è un film filosofico perché rilancia – nel suo ex-sistere come evento, traccia, immagine e discorso – il problema stesso della filosofia come attività (seguendo Derrida) decostruttiva, come attraversamento della spettralità. Tracce queste che si dispiegano, che non finiscono di inquietare (filosoficamente). Tracce che si prolungano nel testo scritto, nel libro scritto dopo il film, appunto Tourner les mots. Libro che nasce appunto come esigenza, come si diceva all’inizio. Esigenza di una ulteriore indagine filosofica a partire dalla esperienza propria dei due autori (rispettivamente inteprete-attore e regista).” (di Daniele Dottorini)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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Cinema & filosofia: Il sangue di un poeta

Il sangue di un poeta è il film del 1930 diretto Jean Cocteau.

“Ispirato ai sogni e alle ossessioni del regista, un poeta (Enrique Rivero) cerca di sbarazzarsi di una bocca che gli è rimasta impressa sul palmo di una mano, dopo che aveva cercato di cancellarla dalla tela di un suo quadro, essendosi animata. Ispirato da una statua (Elizabeth Lee Miller) inizia un viaggio disseminato di simbologie inconsce oltre uno specchio, fino ad arrivare alle reminiscenze dell’infanzia e alla conoscenza della tremenda noia dell’immortalità della gloria.

É in altre parole una riflessione artistica;  il film ha per oggetto i rapporti del poeta con l’ispirazione, l’autonomia e l’immortalità dell’opera. “

*Il copyright dei film linkati appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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