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eBook di filosofia: B. Waldenfels, Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsiva

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Bernhard Waldenfels, Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsiva

“Al centro dell’attenzione di Waldenfels è il tema dell’estraneità, considerato, in controtendenza con le teorie più diffuse, elemento originario dell’esperienza. La sua fenomenologia mette a fuoco tutti i passaggi in cui l’ordinario e lo straordinario, il soggetto e l’altro si intrecciano.
Ne viene un’analisi minuziosa e appassionante della vita quotidiana, ma anche dell’arte e dei modi della rappresentazione fino a un ripensamento delle forme della politica e a un abbozzo di etica fondata sul primato dell’attenzione. In tal modo la filosofia di Waldenfels fa vedere al lettore come nei diversi fenomeni dell’esperienza sia sempre presente come motivo originario una stra-ordinarietà a cui è opportuno prestare attenzione perché un ordine possa costituirsi, nella vita ma pure nella politica e nell’arte.
Il volume si colloca al centro dei dibattiti filosofici contemporanei e dialoga criticamente con i maggiori autori degli ultimi decenni: Foucault, Derrida, Levinas, Marion in Francia; Henrich e Habermas in Germania, ma attinge anche ampiamente alla letteratura, all’arte e alla musica, così da offrire anche al lettore non specialista copia di osservazioni acute e illuminanti.”

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eBook di filosofia: M. Zambrano, Filosofía y Poesía

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María Zambrano, Filosofía y Poesía

“Maria Zambrano critica la filosofia contemporanea per il divorzio fra logica ed esistenza ed è convinta che «ogni verità pura, razionale e generale, deve sedurre la vita; deve farla innamorare»: una filosofia sganciata dal mondo è vuota, sterile e asfittica, mentre la vita, senza una parola che la rischiari, la potenzi, la innalzi o dichiari i suoi fallimenti, si disperde nel nonsenso e in ordini simbolici stranieri. Un pensiero così incarnato arriva fino alle viscere e si snoda, senza dualismo, fra passività e attività: mai immunizzato rispetto al mondo, da un lato si lascia ferire e modificare dalle realtà con cui entra in contatto, fossero anche le più piccole, e dall’altro, paradossalmente proprio attraverso quest’aderenza pensante, diviene attivo e crea uno squilibrio che scombina – ma anche polarizza in altro modo – la realtà, offrendo imprevedibilmente aperture e squarci dapprima impossibili. La filosofia di Maria Zambrano vuole dunque essere poetica, pensiero che vive «secondo la carne» e non si stacca né dalle cose né dall’origine, e materna in quanto disponibile a rinunciare alla dialettica e all’astrazione per mantenersi aderente al concreto, accogliente e generante. Sarà questa ratio a condurre Zambrano sui sentieri del sacro, oscura e viscerale matrice della vita. Da un lato, il sacro affascina perché può salvare, ma dall’altro terrorizza, perché può distruggere. Cercando di gestire quest’inquietante ambiguità, la filosofia ha oscillato tra un atteggiamento di rimozione e uno sforzo di nominazione che lo rendesse divino, cioè in qualche modo avvicinabile. Oggi, scrive Zambrano, l’Occidente non fa più questo lavoro di tessitura: gli uomini raccontano la loro storia, esaminano il loro presente e progettano il loro futuro senza tener conto di Dio o di qualunque forma di eccedenza. Tutt’al più, mantengono un pallido ricordo del Dio cristiano, ma solo del suo lato potente e creatore e mai di quello oblativo che l’ha portato a donarsi loro in pasto. Pensando di poter assumere tale potenza, essi hanno rinnegato la propria creaturalità, per rifare il mondo a loro misura. Tuttavia, smettendo di essere figli hanno soffocato la propria umanità e si sono votati ad un destino di distruzione, lasciando un’Europa violenta e agonizzante, che ha realizzato la democrazia solo a parole.
Maria Zambrano, allora, consegna all’Occidente un’eredità impegnativa: realizzare un mondo effettivamente democratico, dove ciascuno e ciascuna possa essere persona, unica realtà che davvero conti, perché solo nella persona «il futuro si fa strada». L’avvenire auspicabile dovrà essere una sinfonia, un’armonizzazione delle differenze che, per essere davvero incontrate e non malamente sopportate, domandano pietà, cioè «sapienza di trattare con il diverso, con ciò che è radicalmente altro da noi».
Quello che Maria Zambrano offre è allora una filosofia della speranza: il sapere delle cose della vita è stato per lei frutto di lunghi patimenti, ma fino alla fine è rimasta certa che tale sapere «può – anzi dovrebbe – sgorgare dall’allegria e dalla felicità».” (tratto da Enciclopedia delle donne)

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eBook di filosofia: R. Shusterman, Etica ed estetica: somaestetica e l’arte di vivere

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Richard Shusterman, Etica ed estetica: somaestetica e l’arte di vivere

“Ethics and aesthetics tend to be sharply distinguished and frequently opposed as rival realms of value. The apparent conflict between them is discomforting for artists and theorists who seek to combine aesthetic values and ethical aims in their work. My article strives to ease this theoretical tension in two ways. First, through a genealogical analysis of the complexity of our concepts of ethics and aesthetics, I argue that, in some of their historical conceptions, they display considerable convergence. Here I appeal both to classical Western and Asian theories of ethics and aesthetics. Second, I show how these notions converge in the pragmatist, somaesthetic notion of an embodied art of living.”

Per approfondire il tema della somaestetica, si segnala una bibliografia tematica

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eBook di filosofia: E. Severino, Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente

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E. Severino, Volontà, destino, linguaggio. Filosofia e storia dell’Occidente

“La filosofia è sorta con un atto di divisione che ha separato ciò che sta, immutabile e incontrovertibile, da ciò che da questo essere è retto, ovvero con la divisione, celeberrima, tra essere e apparenza. Il mondo dell’apparenza, interpretato come luogo del divenire, ha assunto i tratti del non essere, imponendo ai filosofi l’esigenza di mettere in relazione il non essere con l’essere, ovvero di trovare una compatibilità tra contraddittori.
La soluzione severiniana, che è qui ripercorsa in 6 dense lezioni, ha il pregio della semplicità e il rigore di un ferreo argomentare logico. Egli nega al divenire l’evidenza fenomenologica che comunemente gli si attribuisce. È certamente vero che i fenomeni entrino ed escano dalla percezione della coscienza mortale, ma senza che questo debba essere attribuito a un loro presunto divenire. Che l’apparenza sia il luogo del divenire è piuttosto un modo filosofico per rendere ragione dell’apparire dell’apparenza.
Su queste basi la proposta di Severino offre un superamento del dualismo essere-apparenza e aiuta a leggere l’apparenza in manifestazione necessaria ed eterna dell’essere.”

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eBook di filosofia: E. Minkowski, Devant une feuille de papier blanche

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Eugène Minkowski, Devant une feuille de papier blanche. Avant-dernières pensées in “Revue Philosophique de Louvain“, 61(1963), n.70, pp. 241-281

Biografia e bibliografia di Eugène Minkowski nel sito dell’Association Françoise et Eugène Minkowski

 

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eBook di filosofia: E.Lévinas, Discorso ed Etica

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Emmanuel Lévinas, Discorso ed Etica

Saggio tratto da E. Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità, Jaca Book, Milano 1982, pp. 70-73

“Filosofo lituano naturalizzato francese (Kaũnas 1905 – Parigi 1995). Si trasferisce con la famiglia in Francia nel 1923. Fu prof. all’École normale israélite orientale (1946-63), alle univ. di Poitiers e di Paris-Nanterre e infine alla Sorbona (1973-75). Muovendo da studi husserliani (Théorie de l’intuition dans la phénoménologie de Husserl, 1930; trad. it. La teoria dell’intuizione nella fenomenologia di Husserl), ha tratto dalla fenomenologia gli strumenti metodici per un pensiero che considera l’etica come filosofia prima, inglobante in sé ogni ontologia. Il pensiero predicativo non è rispettoso dell’«altro» (autrui), perché tende a identificarlo e ad appropriarsene, riportando la sua esteriorità infinita all’interno dello «stesso» (même). Al principio della totalità, che ha dominato l’ontologia occidentale, L. oppone il principio dell’alterità, che si manifesta anzitutto nell’esteriorità, costitutiva del rapporto etico (Totalité et infini. Essai sur l’exteriorité, 1961; trad. it. Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità). Solo all’interno del rapporto autenticamente etico con l’altro sarà possibile infrangere la continuità dell’essere aprendo all’infinità e alla trascendenza; e sempre all’interno di tale rapporto sarà possibile riconferire senso alla soggettività, intesa come responsabilità per l’altro. Altre opere: Difficile liberté. Essais sur le judaïsme (1963; trad. it. Difficile libertà. Saggi sul giudaismo); L’humanisme de l’autre homme (1972; trad. it. Umanesimo dell’altro uomo); Autrement qu’être, ou audelà de l’essence (1974; trad. it. Altrimenti che essere, o al di là dell’essenza); Transcendance et intelligibilité (1984; trad. it. Trascendenza e intelligibilità); Dieu, la mort et le temps (1992; trad. it. Dio, la morte e il tempo); Altérité et transcendance (1995; trad. it. Alterità e trascendenza).” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: J. Searle, Coscienza, linguaggio, società

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John Searle, Coscienza, linguaggio, società

“Negli ultimi anni Searle ha prodotto una teoria che delinea le caratteristiche fondamentali della realtà sociale in cui viviamo e degli oggetti che ne fanno parte. Questo libro espone con chiarezza straordinaria le posizioni di Searle e permette di seguirne gli approfondimenti e le evoluzioni. Anche chi ha meno familiarità con gli sfondi culturali a cui Searle si richiama – specie i risultati della neurobiologia e l’analisi linguistica – non potrà non stupire per la ricchezza e per la capacità di rispettare la complessità dei problemi di cui il testo dà prova. Searle inscrive la coscienza e la libertà entro un “naturalismo biologico” che però per non essere riduzionistico contempla la possibilità che vi siiano livelli diversi di descrizione dello stesso ambito di realtà. Il linguaggio è il luogo privilegiato per mostrare la relazione tra ciò che sta entro la mia mente e oggetti circostanti. Tra gli atti linguistici, che mostrano ricchezza e varietà di modi di adattarsi alla realtà, quello che più interessa oggi Searle è quello che sta all’origine della società. Infatti oltre alla capacità di rappresentare il mondo o di modificarlo, il linguaggio possiede la singolare possibilità performativa di creare un adattamento attraverso la semplice rappresentazione dell’adattamento stesso come già avvenuto. Dichiarando che “la seduta è tolta” non si “causa” la chiusura della seduta stessa, ma la si rappresenta come già conclusa. Attraverso il linguaggio si possono così imporre a cose e persone funzioni che prima non avevano, si generano cioè funzioni di status, come quando si dichiara che qualcuno è presidente degli Stati Uniti e, da allora in poi, gli si riconosce una serie di poteri reali.”

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eBook di filosofia: Á. Heller, Per un’antropologia della modernità

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Ágnes Heller, Per un’antropologia della modernità

“Com’è possibile riconoscere l’unità di qualcosa che è complesso? Com’è possibile una dualità che non sia dualismo? E ancora com’è possibile, dal fatto empirico che esistono uomini buoni, trarre buone regole di condotta, come tenta di fare la morale, e dal fatto che esistono buoni cittadini desumere giuste regole di comportamento politico? Più in generale: immersi come siamo nella modernità, come rappresentarcela, al tempo stesso descrivendola e cercando di comprenderla? La possibilità del conflitto, morale, etico, politico, torna a riaffacciarsi. Solo nell’individualità della vita umana quotidiana si potrà tracciare quella linea di separazione che, consentendoci di appartenere alla condizionatezza dell’umano, non sopprime però l’emergere creativo della coscienza; una linea che, in certo modo, separa e congiunge ovvero, come mostra un’accurata fenomenologia, coniuga la fisicità della vergogna e la spiritualità della coscienza. All’individuo il compito di scegliere concretamente il modo di questa coniugazione, ma sapendo che ogni risposta solleva, ancora e ancora, come Heller annota, la domanda. La filosofia non fornisce le risposte, ma può costruire il quadro di riferimento di un’umanità immersa nella modernità, non appiattita però in essa: di qui le linee di un’antropologia della modernità.
Una cosa per certo la filosofia può dire, dopo aver ripercorso i troppo rigidi tentativi di risolvere la dualità corpo/spirito: la risoluzione dei dualismi immanenti alla condizione umana non è mai stata raggiunta. Fortunatamente, potremmo aggiungere, perché la perfetta omogeneità e la completa autonomia «potrebbero trasformare gli esseri umani in mostri».”

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eBook di filosofia: C. Motta, L’evoluzione delle capacità mentali e del senso morale nell’uomo e negli altri animali

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Costanza Motta, L’evoluzione delle capacità mentali e del senso morale nell’uomo e negli altri animali. Un percorso di continuità tra David Hume e Charles Darwin 

Tesi di laurea triennale. Relatore: prof. Giulio Giorello

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eBook di filosofia: C. Larmore, Dare ragioni. Il soggetto, l’etica, la politica

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Charles Larmore, Dare ragioni. Il soggetto, l’etica, la politica

“Un volume edito solo in italiano, in cui il noto filosofo americano condensa il suo percorso che si misura con le grandi questioni dell’etica, della verità, del soggetto, della politica. Senza essere scettico, il suo approccio soppesa le ragioni di una scelta filosofica riconoscendo che altre scelte hanno anc’hesse buone ragioni per essere fatte valere: è ciò che egli chiama la “legge della conservazione dell’imbarazzo”. Proprio per il fatto che la filosofia affronta problemi reali, e dunque complessi, tali cioè da lasciarsi attraversare secondo diverse prospettive, il dubbio resta legittimo. Contro il dubbio scettico vale solo ridiscutere e approfondire le ragioni delle scelte. Si tratta di far valere le buone ragioni (ossia buoni argomenti), nella consapevolezza però che esse rispondono a ragioni obiettive, ossia a principi che ci obbligano senza che per questo siano stati posti dalla ragione. Dare ragioni non significa insomma istituire norme, ma rispondere, sul piano etico, nella vita quotidiana, in politica, a principi che riconosciamo buoni e di cui siamo in grado di dar conto argomentando. La verità, dice Larmore, è qualcosa che appare capace di catturare al meglio il modo in cui sono fatte realmente le cose. Questo “realismo”, questo convincimento che esistano ragioni obiettive, si svolge, sul piano morale e su quello della teoria della verità, in una direzione che Larmore stesso chiama platonica. In politica esso conduce a una radicalizzazione della posizione liberal nel senso della grande tradizione del liberalismo classico, come visione del mondo prima che come concezione politica. Curato da Ugo Perone, il volume prosegue la serie in collaborazione con la Scuola di Alta Formazione Filosofica, che ogni sei mesi invita a Torino un grande filosofo contemporaneo per un seminario avanzato.”

“Charles Larmore (1950), è stato Chairman alla Columbia University e professore di Filosofia e Scienze Politiche all’Università di Chicago. Attualmente insegna alla Brown University. Larmore appartiene alla schiera di filosofi morali e politici post-rawlsiani che hanno caratterizzato la filosofia politica e morale americana dell’ultimo trentennio. Difensore di una posizione realista in morale, ha mosso una radicale critica a Rawls e appartiene senz’altro a quel gruppo di filosofi che ha avanzato le questioni relative alla legittimità, ai fondamenti, alla relazione fra etica e politica, fra conoscenza e etica. Formatosi, oltre che a Harvard e Yale, in Germania (Università di Münster) e in Francia (Ecole Normale Superieure), è presente nel dibattito filosofico europeo con contributi in francese e in tedesco.” (tratto da http://sdaff.it/vips/charles.larmore)

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