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eBook di filosofia: M. Iaquinta, Dal pessimismo al nichilismo: genealogia del problema fondamentale nel pensiero di Friedrich Nietsche

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Massimo Iaquinta, Dal pessimismo al nichilismo: genealogia del problema fondamentale nel pensiero di Friedrich Nietsche

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Trieste (2014)

“La prima parte della tesi pone l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nelle interpretazioni della filosofia di Nietzsche, ossia la centralità nel suo pensiero del tema del pessimismo; egli infatti si confronta con la filosofia pessimistica di Schopenhauer e dei suoi seguaci che occupa la scena filosofico-culturale nella Germania della seconda metà dell’Ottocento. All’interno di questo confronto, Nietzsche conduce una critica serata verso i fondamenti del pessimismo schopenhaueriano e hartmanniano in particolare sotto il profilo eudemonologico e morale. Ho messo in evidenza come pur essendo l’incontro con la filosofia di Schopenhauer fondamentale per Nietzsche, egli tuttavia sin dall’inizio tende a un sempre più marcato distacco dal filosofo di Danzica per cercare di raggiungere una completa autonomia e realizzare una propria originalità di pensiero. Questo distacco avviene attraverso tappe fondamentali che corrispondono alle opere nietzscheane più importanti. Ho mostrato che lo scritto d’esordio Die Geburt der Tragödie è ancora pienamente inserito nell’orizzonte della metafisica schopenhaueriana, intriso del suo pessimismo, nonché del romanticismo wagneriano; analizzando quindi approfonditamente il testo dell’opera ho evidenziato che i temi e il linguaggio presenti non possono che portare a caratterizzarla nel suo complesso come romantica, sebbene essa contenga anche spunti che invece preludono agli sviluppi successivi della speculazione matura di Nietzsche. Solo con l’opera Also sprach Zarathustra Nietzsche realizza il superamento di queste posizioni iniziali, cioè l’impostazione metafisica essenzialmente riconducibile a quella schopenhaueriana e il romanticismo latente, dando quindi corpo a una forma originale di pessimismo denominato “dionisiaco”. Questo mette in essere una serie di risposte alternative a quelle della filosofia schopenhaueriana e dell’estetica wagneriana. Per comprendere meglio la particolarità del pessimismo dionisiaco ho analizzato le influenze che ricorrono nell’interpretazione della grecità di Nietzsche e che risultano essere il terreno fertile sul quale è cresciuto, appunto, il concetto di dionisiaco. Come per altri temi ho mostrato che Nietzsche si confronta con le posizioni del Neoclassicismo di Weimar, principalmente con Goethe e Schiller, con quelle del Romanticismo di Novalis e dei fratelli Schlegel, ma anche con autori non riconducibili a una determinata corrente come Pascal, Hamann, Herder, Hölderlin e Burckhardt. Il tema del limite applicato alla conoscenza porta in primo piano il pessimismo gnoseologico che è solo il punto di partenza per l’analisi nietzscheana che passa per lo smascheramento delle istanze metafisiche contenute nelle forme concettuali e linguistiche che vorrebbero dar ragione del divenire, e arriva alla completa destrutturazione delle stesse; da questa consegue, infine, la teorizzazione strumentale del prospettivismo nietzscheano. Ho altresì cercato di mostrare come il confronto con il pessimismo sia essenziale all’interno dell’economia del pensiero di Nietzsche, in quanto solo in seguito alla sua risoluzione egli arriva alla comprensione del problema fondamentale: il nichilismo. La seconda parte della tesi, quindi, mette in evidenza come Nietzsche, realizzato il pessimismo dionisiaco, inizi a occuparsi direttamente del problema che è alla base di ogni visione pessimistica, cioè quello dell’insensatezza dell’esistenza. Del nichilismo propongo una lettura che rispetta l’impostazione che lo stesso Nietzsche assegna al problema; il nichilismo, infatti, non è riconducibile nell’orizzonte ontoteologico e neppure esistenziale, bensì esso trova la sua ragione come problema assiologico-culturale. Il nichilismo, infatti, è il prodotto di una cultura storicamente determinata che consegue, a sua volta, da una precisa interpretazione morale, quella platonico-cristiana. Anzi, il nichilismo è il risultato ultimo proprio di tale morale storica che trae le sue estreme conseguenze . La morte di Dio rappresenta l’apice di questo nichilismo che è stato presagito da Pascal; il pensatore francese, infatti, intuisce le conseguenze tragiche sul piano esistenziale delle scoperte scientifiche del suo tempo che dissolvono l’ordine cosmologico medievale e conseguentemente anche quello morale. Egli è un “anticipatore” del problema del nichilismo, ma anche vittima del risvolto psicologico dello stesso che lo spinge tra le braccia mortali del cristianesimo. La filosofia tedesca, invece, con in testa Kant e l’Idealismo, mette in atto un lotta estrema per contrastare l’avvento del nichilismo. Questa lotta non poteva, però, che avere come risultato di acuire il problema stesso. Per questo i filosofi tedeschi sono, secondo Nietzsche, solo dei “ritardatori” di quella corsa verso il nulla che è inscritta nel destino storico dell’Europa. Nietzsche, invece, ritiene che la cosa migliore da fare sia favorire un’accelerazione del processo di dissolvimento per arrivare a superare definitivamente l’interpretazione platonico-cristiana e aprire l’orizzonte a nuove possibilità di senso e di pensiero totalmente sconosciute. É necessario comunque mantenersi su quella “giusta via” tracciata da primo Illuminismo che significa rimanere fedeli agli esiti estremi che risultano dall’educazione morale alla verità. Essi sono primariamente: l’antiumanesimo e l’ateismo.”

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eBook di filosofia: L. Michielon (a cura di), Die Klage des Ideellen (Il lamento dell’ideale). Beethoven e la filosofia hegeliana

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Letizia Michielon (a cura di), Die Klage des Ideellen (Il lamento dell’ideale). Beethoven e la filosofia hegeliana

“Un mistero avvolge il mancato incontro umano e intellettuale tra Beethoven ed Hegel, personalità che sintetizzano compiutamente un intero Zeitgeist. Li accomuna la riflessione sul suono, definito nell’Enciclopedia «il lamento dell’ideale», e la fiducia in un percorso in grado di restituire l’eco di quella formazione alla felicità e alla libertà in cui consiste il cuore stesso della Bildung. Ritornando alle fonti del pensiero hegeliano, ai cui principi si ispira la morfologia musicale, il volume contribuisce a portare in luce la complessità dell’orizzonte culturale beethoveniano e la tensione alla verità racchiusa nel suo linguaggio compositivo ove, grazie alla sospensione del sensibile nella trascendenza verso la forma, splende come una stella la rappresentazione della speranza.”

 

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eBook di filosofia: F. Campana, La filosofia hegeliana della letteratura

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Francesco Campana, La filosofia hegeliana della letteratura

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova (2016)

“’L’oggetto del presente lavoro è la filosofia hegeliana della letteratura e l’obiettivo che ci si prefigge è quello di interpretare la concreta produzione letteraria contemporanea, attraverso i concetti della ‘filosofia della letteratura’ del pensatore tedesco.
Si intendono dimostrare due tesi:
1. La letteratura non va incontro alla ‘fine dell’arte’ nello stesso modo in cui accade per le altre arti. La forma d’arte letteraria sembra infatti avere, in sé, gli elementi capaci di resistere a un mutamento irreversibile del proprio status. La letteratura, tra le arti, sembra l’arte che più resiste agli stravolgimenti, perché ha in sé, forse da sempre, i germi della sua ‘fine’.
2. Nella produzione letteraria contemporanea, è possibile vedere realizzate alcune delle tendenze che rispondono ai caratteri dell’opera d’arte letteraria, così come veniva teorizzata da Hegel, nell’interpretazione che verrà qui proposta della sua ‘filosofia della letteratura’.
La prima parte dell’elaborato è dedicata alla discussione della letteratura critica sulla filosofia hegeliana dell’arte e sulla filosofia hegeliana della letteratura. Viene affrontato il problema dell’’attualizzazione’ nella contemporaneità di una filosofia del come quella di Hegel. Si cercano di individuare le modalità, i limiti e le potenzialità di una interpretazione del presente attraverso il pensiero hegeliano. La questione dell’attualità è strettamente legata a quella della modernità e della contemporaneità. Si approfondisce quindi il concetto di modernità, come è stato inteso da Hegel. Hegel, infatti, ha fornito gran parte della cornice concettuale all’interno della quale noi pensiamo il moderno.
La seconda parte dell’elaborato è dedicata all’analisi della ‘filosofia della letteratura’ di Hegel. Si analizzano, in primo luogo, le caratteristiche che il pensiero sulla letteratura ha in Hegel. La ‘filosofia della letteratura’ hegeliana è una filosofia costituita da una dimensione teorica, critica e storica. Si passa poi a individuare il ruolo dell’arte nel sistema hegeliano in generale e della letteratura in quello hegeliano delle arti. L’arte è la prima forma del sapere assoluto e occupa una posizione intermedia tra sensazione e pensiero. La letteratura, la ‘poesia’, in termini hegeliani è l’arte che più esprime, rispetto alle altre arti, il concetto di arte (aspetto normativo della letteratura) e, allo stesso tempo, per la sua posizione di confine e di vicinanza alle altre forme dello spirito assoluto, la migliore candidata a sperimentare la fine (aspetto eccedente). La poesia, infatti, utilizza la parola come suo mezzo espressivo. Questo la colloca in una posizione di stretta vicinanza con il quotidiano, la vita di tutti i giorni, da una parte, e le altre forme dello spirito assoluto, la religione e, soprattutto, la filosofia. La ‘poesia’ si trova così stretta tra la ‘prosa del mondo’ o ‘prosa del quotidiano’ e la ‘prosa della scienza’ o ‘prosa del pensiero’. Questi tre elementi, costituiranno la traccia per il modello di interpretazione della produzione letteraria contemporanea, presente nella terza parte. Ci si chiede quindi se la filosofia della letteratura hegeliana sia una teoria antiessenzialista e si indaga la possibilità di rinvenire, in Hegel, una teoria del romanzo. Si analizzano, infine, alcuni elementi e caratteri che caratterizzano l’arte nella modernità, per Hegel, in stretta relazione con la letteratura (umano; comico, ironico, umoristico; quotidiano).
Nella terza parte viene proposta un’interpretazione ‘hegeliana’ della produzione letteraria contemporanea. Ci si sofferma sul dibattito riguardante la ‘fine’ della
letteratura. Sulla base del modello tratto dalla ‘filosofia hegeliana della letteratura’, si individuano tre poli: la ‘poesia’, che è la letteratura in quanto arte; la ‘prosa del pensiero’, che è la tendenza della poesia a superare se stessa, attuando processi riflessivi e cerebrali; la ‘prosa del quotidiano’, che è invece la tendenza a far entrare il mondo reale nella ‘poesia’. A partire dalle analisi di critica letteraria degli ultimi anni, si individua quindi la ‘prosa del pensiero’ nella cosiddetta letteratura postmoderna ‘massimalista’ (Pynchon, Wallace, Bolaño); la ‘prosa del quotidiano’ nella cosidetta letteratura di ‘non-fiction’ (Capote, Carrére, Saviano). Poiché i poli delle due ‘prose’ non sono categorie rigide, ma campi di tensione entro cui vive la molteplicità concreta e complessa della letteratura, si individuano casi a metà strada che condividono elementi tratti dalle due tendenze (Franzen, Smith).
In conclusione si evidenzia come questa struttura ‘prosa del quotidiano’- ‘poesia’-’prosa del pensiero’ costituisca, da una parte, il fatto che la poesia abbia in se stessa, come costitutivi, gli elementi della ‘fine’, dall’altra, il fatto che, proprio perché questa presenza è costitutiva, essa funge da resistenza contro una sua ‘fine’ irreversibile (inteso come mutamento strutturale del suo status).”

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Philosophy and Public Issues. Filosofia e questioni pubbliche: una rivista online di filosofia politica

fqp.luiss.it

Philosophy and Public Issues. Filosofia e questioni pubbliche è la rivista online edita dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Luiss di Roma. La rivista si propone di affrontare le problematiche morali, politiche e sociali delle società contemporanee da un punto di vista filosofico.

Al momento sono presenti i numeri pubblicati dal 2010 a oggi ma presto saranno disponibili anche quelli pubblicati prima di questa data.

 

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eBook di filosofia: Y. Z. Liebersohn, The Dispute Concerning Rhetoric in Hellenistic Thought

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Yosef Z. Liebersohn, The Dispute Concerning Rhetoric in Hellenistic Thought

This study tries to reconstruct the dispute over rhetoric in Hellenistic thought, by using two main interrelated axes. Firstly, it delineates the exact milieu in which this dispute took place, including locations, dates and persons. Secondly, five main arguments used against rhetoric have been reconstructed, all of which concentrate on rhetoric’s claim to be considered an art.”

 

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eBook di filosofia: P. Spinicci, Percezioni ingannevoli

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Paolo Spinicci, Percezioni ingannevoli

Dispensa Corso a.a. 2004/2005

“Queste lezioni vogliono cercare di far luce su alcuni aspetti della grammatica della percezione, muovendo da un’esperienza particolare: l’esperienza degli inganni percettivi. Così, nella prima parte del testo, si cerca di elaborare una critica complessiva del rappresentazionalismo che appare da un lato come una falsa risposta al problema delle illusioni percettive, dall’altro come il frutto di una confusione tra l’analisi della dimensione cognitiva dell’esperienza e la spiegazione delle dinamiche reali che sono alla base degli eventi percettivi. Nella seconda parte del testo, anche grazie ad una lettura approfondita delle prime pagine di Empirismo e filosofia della mente di Sellars, viene discussa e rifiutata una concezione dell’esperienza che dimentica la differenza tra sensazione e conoscenza. Infine, nella terza parte, il rifiuto dell’analogia che interpreta la percezione come se constasse di immagini offre lo spunto per una ampia discussione di quelle raffigurazioni che si prefiggono di ingannare lo spettatore: i trompe l’oeil. “

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eBook di filosofia: L. Impett F. Moretti, Totentanz. Operationalizing Aby Warburg’s Pathosformeln

Warburg

Leonardo Impett Franco Moretti, Totentanz. Operationalizing Aby Warburg’s Pathosformeln

“The object of this study is one of the most ambitious projects of twentieth-century art history: Aby Warburg’s Atlas Mnemosyne, conceived in the summer of 1926 – when the first mention of a Bilderatlas, or “atlas of images”, occurs in his journal—and truncated three years later, unfinished, by his sudden death in October 1929.”

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eBook di filosofia: G. De Michele, Gilles Deleuze: “Sur Foucault — 1985-1986”

Foucault

Girolamo De Michele, Gilles Deleuze: “Sur Foucault –€“ 1985-1986”

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2016)

“Alla morte di Michel Foucault nel 1984, Gilles Deleuze intraprese un’attività di lettura dell’intero corpus dei suoi scritti, allo scopo di scrivere un libro. Il corso che Deleuze tenne nel 1985-1986 all’Università di Paris-VIII rappresenta una sorta di laboratorio nel quale Deleuze ha messo alla prova i propri concetti in via di sviluppo. Il libro che Deleuze scrisse al termine del corso, tuttavia, compresse in poche pagine le riflessioni sviluppate durante il corso, e risultò di difficile comprensione, o talmente personale da essere definito “una fiction metafisica”.
La pubblicazione delle registrazioni del corso (2011) permise una maggiore comprensione dell’interpretazione deleuzeana del pensiero di Foucault: è sorprendente vedere come Deleuze, che non poteva conoscere i corsi al Collège de France, avesse maturato un’intepretazione molto accurata del pensiero di Foucault.
L’ipotesi di lavoro di questa edizione critica del testo del corso di Deleuze del 1985-1985, pubblicato on line fra la primavera del 2013 e l’estate 2015, era che l’accurata interpretazione di Deleuze fosse motivata dalla conoscenza di alcuni testi in seguito raccolti nei Dits et écrits, e che i discorsi e le conferenze di Foucault avessero un’intima coerenza con i contenuti dei corsi al Collège, e costituissero una sorta di cannocchiale attraverso il quale leggere gli stessi Corsi. La conclusione del lavoro di tesi ha confermato questa ipotesi.
Deleuze, nel corso delle sue lezioni, interpreta l’intero sistema di pensiero di Foucault suddividendolo in tre assi: quello del sapere, quello del potere, e quello della soggettivazione. I primi due assi sviluppano e approfondiscono interpretazioni già note, che lo stesso Foucault conosceva. Il terzo asse è quello più rilevante, perché nel corso delle lezioni Deleuze rinuncia ad interpretarlo in base alla centrale nozione di desiderio, e coglie con esattezza le dinamiche dei processi di soggettivazione che Foucault aveva studiato attraverso la confessione cristiana, e poi attraverso il “coraggio della verità” e la nozione di parrhesia negli stoici e nei cinici.
Accanto al concetto di soggettivazione, altri concetti meritano di essere segnalati.
Mostrando la stretta relazione fra Foucault e Blanchot, e fra Foucault e Bichat, Deleuze mostra un’opposizione fra Foucault ed Heidegger che è confermata da alcuni appunti dell’ultimo corso di Foucault. In secondo luogo, per interpretare il concetto di soggettivazione Deleuze produce un nuovo concetto, quello di “piega”, che utilizzerà in seguito per il libro su Leibnitz. Infine, il concetto di “società del controllo”, che sembrava un’interpretazione arbitraria di Deleuze, appare dalle lezioni il prodotto di un pensiero originale, ma coerente con la teoria foucaultiana della biopolitica.
In definitiva, l’intero seminario di Deleuze appare essere un’originale, ma fedele, interpretazione del pensiero dell’amico.”

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eBook di filosofia: F. Voltaire, Dialogue entre un brahmane et un jésuite sur la nécessité et l’enchaînement des choses (trascrizione e traduzione in lingua inglese)

Voltaire

Voltaire, Dialogue entre un brahmane et un jésuite sur la nécessité et l’enchaînement des choses

Edizione digitale con introduzione, note editoriali, trascrizione a cura di Ruggero Sciuto e traduzione a cura Kelsey Rubin-Detlev

Strictly linked as it is to the problem of evil as well as to the notions of causation and moral freedom, the idea of determinism (or ‘fatalisme’, in eighteenth-century French parlance) was crucial to Voltaire’s philosophy and surfaces regularly in his works. From well-known contes philosophiques such as Candide or Zadig to understudied texts such as the Lettres de Memmius à Cicéron and the Traité de métaphysique, from the great historiographical works to the letters that he exchanged with Frederick II of Prussia and others, Voltaire constantly engaged with the problem of determinism and human freedom, offering various and often contrasting solutions to it.

Although short and apparently light in tone, the Dialogue entre un brahmane et un jésuite sur la nécessité et l’enchaînement des choses, presented here in a digital edition, is a key text in the evolution of Voltaire’s philosophical views. The two interlocutors – a Brahmin and a Jesuit – discuss precisely the question of whether human actions are free or not, with preference being clearly given to the latter position, which is expounded by the Brahmin and which solidly rests on the notion of the causal chain (or ‘chaîne des événements’). To be sure, anticipating what is today termed ‘the butterfly effect’, the Brahmin emphasises the extraordinary consequences that apparently minor causes can trigger. This is quite a common trope in eighteenth-century French texts, which has at its root Pascal’s famous statement in the Pensées that, had Cleopatra’s nose been slightly shorter than it was, the whole world would have been completely different.

The Dialogue entre un brahmane et un jésuite, of which, regrettably, no manuscript survives, was probably written in 1751 and was first published anonymously in the periodical Abeille du Parnasse of 5 February 1752. It then underwent several reprints during Voltaire’s lifetime, which, however, display only a limited number of variants. Our digital edition of this text, which is not meant to be definitive but is rather conceived as a prototype for future digital projects, is based on a 1756 edition, with variants collated from only one other witness of 1768. For a full scholarly edition, we refer the reader to the Œuvres Complètes de Voltaire, Oxford: Voltaire Foundation, 1968-, vol.32A, p.97-117.”

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eBook di filosofia: N. Tosel, La giurisprudenza come avvenire della filosofia. Il ruolo del diritto nel pensiero di Gilles Deleuze

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Natascia Tosel, La giurisprudenza come avvenire della filosofia. Il ruolo del diritto nel pensiero di Gilles Deleuze

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2017)

“La tesi si propone di analizzare il concetto di giurisprudenza all’interno del pensiero di Gilles Deleuze. Nonostante quest’ultimo non abbia dedicato molto spazio alla nozione sopracitata, le riflessioni che ci ha lasciato al riguardo fanno emergere tutta una costellazione di concetti (quali quello di legge, di istituzione, di caso, di singolarità) che ruotano intorno alla giurisprudenza e che permettono di ricostruirne il ruolo eminentemente politico che Deleuze le assegnava. Secondo l’autore di Differenza e ripetizione, infatti, la giurisprudenza va intesa come una pratica di invenzione del diritto, capace di rispettare i casi concreti e di far emergere la singolarità di una vita (secondo l’espressione che Deleuze utilizza nel suo ultimo testo, ossia Immanenza: una vita..). Il diritto viene qui concepito come la creazione di nuove relazioni, di nuovi rapporti di forza e di nuove istituzioni, che, però, provengono dalla potenza inventiva ed eccedente della vita, piuttosto che dalle mani dei governi. Creare diritto significa, dunque, per Deleuze, lottare per la vita e opporsi tanto al potere quanto alle differenti immagini della legge che quest’ultimo ci impone: la giurisprudenza si occupa di inventare un nuovo popolo e una nuova Terra, nel tentativo di dare avvio a nuovi processi di soggettivazione che sfuggano alle strategie di controllo messe in atto dal capitalismo. Alla luce di tale compito politico, la giurisprudenza potrebbe porsi, dunque, come l’avvenire della filosofia: con ciò non si intende dire che quest’ultima verrà soppiantata dalla pratica del diritto, ma piuttosto che la capacità di creare concetti propria della filosofia può cooperare con la potenza inventiva della giurisprudenza, al fine di rendere il diritto una macchina da guerra efficace per una vita e in grado di aprire nuove possibili forme di fare-comune.”

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