Archivi categoria: Filosofia antica

eBook di filosofia: R. Bonanno, La Proairesis in Plotino e Proclo: una proposta interpretativa sulla scelta morale nel Neoplatonismo

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Roberta Bonanno, La Proairesis in Plotino e Proclo: una proposta interpretativa sulla scelta morale nel Neoplatonismo

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Milano; Tutor: M. Bonazzi, G. Mormino, J. Opsomer. – (31. ciclo, Anno Accademico 2018)

Oggetto di questa tesi è l’analisi di alcuni aspetti dell’evoluzione del concetto di proairesis nel Neoplatonismo. Ora, la proairesis, com’è noto, trova la propria prima grande definizione in Aristotele, lì dove essa indica la scelta deliberata tra più mezzi per raggiungere un fine già prestabilito. Poiché però nel Neoplatonismo essa si legherà strettamente con argomenti che riguardano l’autodeterminazione e la responsabilità, ovvero argomenti che nel corso della storia della filosofia si erano sviluppati nell’ambito della scelta morale, la nostra tesi si occuperà necessariamente di entrambi i concetti, ovvero della scelta morale in generale e della proairesis nello specifico, oltre che degli altri concetti connessi al nostro argomento. Quanto alla scelta in sé e per sé, essa è innanzitutto, in generale, argomento vasto e che tocca diversi ambiti, dalla filosofia fisica, alla filosofia della mente alla filosofia morale.

Nel mondo antico, infatti, poiché la scelta si configura anche quale causa di un atto, essa era un argomento che poteva essere studiato anche come parte della filosofia fisica. D’altra parte, nella misura in cui le riflessioni sulla scelta riguardavano i processi mentali e le facoltà dell’anima eventualmente coinvolte, non mancano oggi testi dedicati alla scelta nel mondo antico che adottano un approccio che sconfina nella filosofia della mente. In questo contesto, ci soffermeremo solo su alcuni aspetti etici della scelta ed appunto per questo parleremo di “scelta morale”. Nello specifico, ci occuperemo della riflessione di due Neoplatonici, Plotino e Proclo, sulla scelta morale delle anime individuali nel mondo sensibile (e sarà ad esse che alluderemo quando useremo i termini di “soggetto” e di “uomo”) approfondendo anche il ruolo delle componenti dell’anima e dei condizionamenti esterni ed interni nel processo di scelta, così come la responsabilità morale che ne deriva.

La decisione di soffermarci specificamente su questi due filosofi deriva, oltre che da una necessaria delimitazione di campo, anche dall’idea per cui Plotino e Proclo elaborino due concezioni della scelta morale che, tolti i comuni presupposti metafisici ed etici su cui si basano, per altri aspetti percorrono itinerari quasi opposti.”

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eBook di filosofia: D. Cufalo, Scholia Graeca in Platonem. Scholia ad Clitophontem et Reipublicae libros I-V continens

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Domenico Cufalo, Scholia Graeca in Platonem. Scholia ad Clitophontem et Reipublicae libros I-V continens

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Pisa (a.a. 2010-2011)

“La presente tesi propone una nuova edizione critica degli scolii al Clitofonte ed ai libri I-V della Repubblica di Platone, fondata su una nuova collazione di tutti i principali testimoni manoscritti e su un completo ripensamento della storia tradizione, anche alla luce di nuove acquisizioni circa il rapporto con le fonti erudite utilizzate per confezionare il corpus. “

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eBook di filosofia: M. Galzerano, La fine del mondo nel “De rerum natura” di Lucrezio

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Manuel Galzerano, La fine del mondo nel “De rerum natura” di Lucrezio

“Lucretius’ De rerum natura can be considered as the first Latin “apocalyptic” poem and, at the same time, the most important source on Epicurean cosmic eschatology. This book examines Lucretius’ treatment of the mortality of the world, in order to identify the poet’s sources and polemical targets and to illustrate his eschatological imagery and rhetoric strategies.”

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eBook di filosofia: D. Thouard (a cura di), Aristote au XIXe siècle

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Denis Thouard (a cura di), Aristote au XIXe siècle

“Aristote, oublié depuis deux siècles, devient au xixe siècle un contemporain. Soutenue par un remarquable travail éditorial évoqué par les noms de Brandis, Bekker ou Bonitz, cette réévaluation engage les différents champs de la philosophie. On se tourne vers Aristote pour réhabiliter la question métaphysique, mais aussi pour interroger les instruments de la pensée, les concepts et les catégories, ou penser le rapport de la philosophie aux sciences positives. Le style d’Aristote, recherchant un mode de connaissance adapté à chaque objet, avec son exigence de sobriété, trouve un écho chez tous ceux qui désirent faire de la philosophie une science rigoureuse. Selon les contextes, la lecture de ses écrits a nourri des traditions philosophiques bien différenciées, de la phénoménologie à la logique, de la métaphysique au regain de la philosophie pratique.
Ce livre dresse un état des lieux de la surprenante actualité d’Aristote au xixe siècle en suivant les interprétations contrastées de ses principales oeuvres. A travers ses trois sections : 1. La critique de l’idéalisme ; 2. Le retour de la métaphysique ; 3. La logique de la science, il souligne le rôle essentiel de Trendelenburg, Ravaisson et Brentano tout en présentant plusieurs acteurs de cette passion péripatéticienne (de Feuerbach, Droysen, Dilthey à Comte, Peirce ou Łukasiewicz). Avec des textes inédits de Brentano, une bibliographie des éditions d’Aristote et des études au xixe siècle, il constitue un ouvrage de référence.”

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eBook di filosofia: G. Ranocchia, C. Helmig, C. Horn (a cura di), Space in Hellenistic Philosophy

Space in Hellenistic Philosophy

Graziano Ranocchia, Christoph Helmig, Christoph Horn (a cura di), Space in Hellenistic Philosophy. Critical Studies in Ancient Physics

“The volume discusses the notion of space by focusing on the most representative exponents of the Hellenistic schools and explores the role played by spatial concepts in both coeval and later authors who, without specifically thematising these concepts, made use of them in a theoretically original way. Renowned scholars investigate the philosophical significance and bring to light the problematical character of the ancient conceptions of space.”

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eBook di filosofia: I.-F. Viltanioti, L’harmonie des Sirènes du pythagorisme ancien à Platon

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Irini-Fotini Viltanioti, L’harmonie des Sirènes du pythagorisme ancien à Platon

The Pythagorean theory of the “Harmony of the Spheres” has been influential in the history of philosophy and science. While much ink has been spilt over its scientific implications, its mythological formulation has not yet received serious scholarly attention. This groundbreaking book fills that gap by offering a sustained study of the theory`s mythological rendition in Plato`s Republic and in Iamblichus` On the Pythagorean Way of Life.”

 

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eBook di filosofia: Aristotele, La Metafisica

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Aristotele, La Metafisica

” In Aristotele, è la dottrina, da lui chiamata «filosofia prima» (πρώτη ϕιλοσοϕία) e definita come teoria dell’«ente in quanto ente» (ὂν ὄν, ens qua ens), che studia la realtà considerata in quei soli caratteri universalissimi che la fanno esser tale, ed esclusi quei caratteri specifici che le conferiscono la natura di realtà determinata, oggetto di una scienza particolare; è intrinseco, nel concetto di questa distinzione, che la conoscenza teoretica della realtà ha carattere di conoscenza assoluta, rispetto alla relatività di tutte le altre. Successivamente, nella storia del pensiero, la metafisica si presenta a volte (nei sistemi filosofici realistici o oggettivistici) come ontologia, o teoria dell’essere, a volte invece (nei sistemi idealistici o soggettivistici) viene a identificarsi con la psicologia o con la gnoseologia o con la logica o con la dialettica, o anche, talora, con l’etica. Per ciò che riguarda il nome di metafisica, esso non è stato coniato da Aristotele, ma è dovuto a un fatto estrinseco: nella edizione degli scritti aristotelici curata nel 1° sec. d. C. da Andronico di Rodi le trattazioni concernenti i problemi più universali della filosofia furono collocate dopo quelle relative agli aspetti e alle leggi della natura; e poiché queste ultime furono raccolte sotto il titolo complessivo di τὰ ϕυσικά («le trattazioni concernenti la natura»), quelle furono dette τὰ μετὰ τὰ ϕυσικά (cioè «le trattazioni che seguono a quelle circa la natura»); il μετά, che inizialmente voleva indicare soltanto la successione di un gruppo di scritti a un altro, ricevette poi, in base al carattere intrinseco dell’opera aristotelica, una interpretazione diversa, come se volesse esprimere un giudizio di superiorità e di trascendenza delle realtà studiate nella metafisica rispetto a quelle trattate nella fisica, e il termine divenne, da titolo di un’opera, nome comune di una parte della filosofia, mutando anche il genere, da neutro plur. (con cui il lat. metaphysica appare in Boezio) a femm. sing., come s’incontra nella versione di Averroè e rimane poi nella terminologia scolastica medievale.”

tratto da http://www.treccani.it

 

 

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eBook di filosofia: E. Cucinotta, Produzione poetica e storia nella prassi e nella teoria greca di età classica

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Emilia Cucinotta, Produzione poetica e storia nella prassi e nella teoria greca di età classica

“Nella Poetica, Aristotele ammette la storia tra i temi possibili per la poesia a condizione che il poeta raggiunga il piano dell’universale narrando eventi che rispettino le norme dell’eikos e dell’anankaion. Con l’alterazione della storia di Atene nel Menesseno e il poema di Solone su Atlantide nel Crizia Platone precorre la riflessione di Aristotele e riserva al racconto storico un ruolo centrale per la paideia dei cittadini. Nel V secolo, la poesia greca d’argomento storico, dai Persiani di Eschilo ai Persiani di Timoteo, anticipa nella prassi i temi che Platone e Aristotele svilupperanno sul piano teorico: l’intreccio tra il particolare della storia e l’universale della poesia, i modelli per la mimesis, l’adesione del destinatario tra eleos, phobos e geloion.”

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eBook di filosofia: M. Pigliucci, Cicero and Stoicism

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Massimo Pigliucci, Cicero and Stoicism. Brief Introductions to De Finibus, Stoic Paradoxes, and Tusculan Disputations

 

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eBook di filosofia: Aristotele, Metafisica

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Aristotele, Metafisica. Introduzione, traduzioni e note di Giovanni Reale con testo greco a fronte, Milano, Rusconi, 1993

Nell’edizione degli scritti aristotelici, che nel sec. I a. C. fu curata da Andronico di Rodi, le trattazioni concernenti i problemi più universali della filosofia furono posposte a quelle riferentisi agli aspetti e alle leggi della natura fisica: e come queste furono raccolte sotto il titolo complessivo di τὰ ϕυσικά (le trattazioni concernenti la natura”), così quelle ebbero il nome di μετὰ τὰ ϕυσικά (“le trattazioni posteriori a quelle circa la natura”). Il μετὰ non esprimeva quindi che il materiale susseguirsi di un gruppo di scritti all’altro, senza alcuna allusione al reciproco rapporto di valore del loro contenuto: né avrebbe potuto essere altrimenti, perché da tale punto di vista il μετὰ avrebbe piuttosto significato la “posteriorità” e quindi l’inferiorità ideale della “metafisica” rispetto alla “fisica”, mentre per rendere l’idea di un’ “ultrafisica” si sarebbe invece dovuto parlare di τὰ ὑπερ τὰ ϕυσικά, “iperfisica”. Solo dal carattere intrinseco che, a parte il loro postumo titolo, possedevano gli aristotelici μετὰ τὰ ϕυσικά derivò dunque la nuova interpretazione linguistica, che nel μετὰ sentì espresso il carattere di superiorità e trascendenza proprio delle realtà studiate dalla metafisica nei confronti di quelle studiate dalla fisica. Già presente nella tarda antichità, questa interpretazione, che trasforma il titolo del libro aristotelico nel nome comune della scienza in esso trattata, si afferma soprattutto nel Medioevo: così, se il plurale metaphysica appare già in Boezio, come singolare esso s’incontra nella versione di Averroè, e il nuovo valore etimologico che gli vien dato risulta evidente dal termine di transphysica, che la filosofia scolastica pone come equivalente di quello di metaphysica. Ed è da questo mutato senso linguistico che deriva, infine, anche l’uso moderno del prefisso meta-, adoperato per designare scienze, e in genere forme, di considerazione teorica, concernenti zone di realtà analoghe a quelle che formano oggetto delle scienze al cui nome quel prefisso si aggiunge, ma giacenti comunque al di là dei loro confini: così si parla di “metapsichica” come di teoria indagante una realtà psichica più profonda di quella studiata dalla psicologia, di “metastorica” come di dottrina delle leggi trascendenti che dominano i fatti descritti dalla storia, e via dicendo.

Gli scritti aristotelici compresi sotto il nome di metafisica sono costituiti, di fatto, da diverse trattazioni, alcune delle quali nate in un periodo in cui Aristotele si sente ancora legato alla scuola platonica e pur criticando la dottrina delle idee vede in essa il problema centrale della filosofia, e altre rispondenti a una fase di sviluppo spirituale in cui il suo pensiero ha raggiunto un’autonomia più decisa. Ma, pur nella varietà dei loro atteggiamenti, tanto le une quanto le altre vertono sugli stessi problemi fondamentali dell’interpretazione della realtà. Quel che in esse si propone Aristotele è la determinazione dei principî ultimi, da cui si debba far dipendere l’esistenza di tutte le cose. Per ciò egli critica l’idealismo platonico e accademico enucleando le difficoltà implicite nel concetto di un’esistenza indipendente delle idee o dei numeri, da cui debba dipendere ogni realtà particolare; per ciò elabora il suo concetto della sostanza individua, a cui il principio ideale è immanente in quanto ne costituisce la forma che vi si determina nella materia, e interpreta il binomio di materia e forma nel senso dinamico di quello di potenza e atto; per ciò, infine, considera la gerarchia delle sostanze come perenne processo della potenza verso l’atto e pone al suo vertice la divinità, che come forma e atto puro di materia e di potenza rappresenta l’ideale a cui tende tutto il divenire cosmico, e ne è così l’immobile motore. A questa scienza che studia la realtà assoluta Aristotele dà il nome di “filosofia prima” (πρώτη ϕιλοσοϕία); e la definisce come teoria dell'”ente in quanto ente” (ὄν ᾗ ὄν, ens qua ens), cioè della realtà considerata in quei soli caratteri universalissimi che la fanno esser tale, ed esclusi tutti quei caratteri specifici che le conferiscono la natura di realtà determinata, oggetto di una scienza particolare. Tale definizione corrisponde invero, nell’evoluzione del pensiero di Aristotele, a una fase ulteriore a quella per cui oggetto della suprema scienza filosofica non è ancora l’ente nella sua universalità, ma solo l’ente divino: ma tale distinzione, chiarita soltanto dalla più recente critica storica (W. Jaeger), non ha importanza, dal punto di vista dell’influsso esercitato dal pensiero aristotelico su tutta la storia della filosofia fin quasi all’età presente, appunto in quanto la sua metafisica influì sulla metafisica posteriore nella forma complessiva in cui essa si presentava nell’opera che le aveva dato il nome.

Si vede dunque come dal contenuto della “filosofia prima” di Aristotele, sia derivato il senso che nella tradizione è rimasto legato al nome di “metafisica”, da quello dell’opera in cui essa appariva esposta. Intrinseco alla metafisica è il concetto di una fondamentale distinzione, onde una realtà assoluta e universale si contrapponga a una realtà relativa e particolare, costituendone la base ultima, e conferendo così alla conoscenza teoretica di quella realtà il carattere di conoscenza assoluta, rispetto alla relatività di tutte le altre. Si parla quindi in generale di metafisica in occasione di qualsiasi dottrina che ponendosi come scienza della realtà assoluta si presenti come fondamentale rispetto alle scienze delle realtà che da quella dipendono: per quanto, s’intende, estremamente vario possa essere il modo in cui vien concepito tanto quell’assoluto quanto la sua relazione al relativo, e di conseguenza la natura e il rapporto reciproco delle scienze che vi si riferiscono. Così, p. es., nei sistemi filosofici realistici o oggettivistici, scorgenti comunque il fondamento ultimo delle cose in una realtà esistente in sé antecedentemente al pensiero, la metafisica appare come ontologia, o teoria dell’essere, nel più alto senso della parola; mentre nei sistemi idealistici o soggettivistici, che la realtà ultima vedono invece nel principio conoscitivo e intellettivo, la metafisica viene a identificarsi con la psicologia o con la gnoseologia o con la logica o con la dialettica, o anche con l’etica, quando il regno dell’assoluto sia scorto soltanto nella sfera dei valori morali. Né la superiorità della metafisica sulle altre scienze si presenta sempre sotto l’aspetto del rapporto onde la suprema forma speculativa sovrasta alle particolari discipline filosofiche: perché non sempre sussiste la distinzione tra scienze speculative e scienze empiriche, e la metafisica domina sulle altre discipline o come unica scienza generale (e perciò filosofica) della natura sulle sue scienze particolari, o come “prima” fra tutte le scienze filosofiche, ma in un sistema in cui queste esauriscano pienamente il mondo dello scibile e non abbiano quindi al disotto di sé ulteriori discipline empiriche. E quest’ultima, di fatto, è la posizione che nel sistema aristotelico ha quella “prima filosofia”, dalla cui tradizione editoriale derivò il nome della “metafisica”.”

Tratto da Enciclopedia Treccani

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