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eBook di filosofia: R. Kirchmayr, Il circolo interrotto: figure del dono in Mauss, Sartre e Lacan

copertina Dono

Raoul Kirchmayr, Il circolo interrotto: figure del dono in Mauss, Sartre e Lacan

“I capitoli che compongono questo volume hanno un centro comune: una paradossalità che in forme e modi diversi si delinea come necessaria per fare l’esperienza del dono. Tuttavia tale paradossalità non è univoca nel momento in cui accade qualcosa che possiamo chiamare “un’esperienza del dono”. Così, se si ipotizza un concetto di dono che si riferisca a tale esperienza, la paradossalità dà luogo e dispiega le differenze del concetto. Il concetto non si irrigidisce in un’univocità, ma è molteplice. Il che, se ci consente ancora di parlare di un concetto di dono, ci spinge fino al punto in cui dovremmo parlare di un “concetto senza concetto” o, anche, di un concetto il cui nucleo, la cui proprietà più intima, non è più definita. Sarebbe questa, innanzitutto, una forma paradossale per dire che un concetto persiste nel suo dileguare, nel suo infinito moltiplicarsi differenziale fino a fare del dono un “vuoto”, un concetto vuoto o un vuoto di concetto, attorno al quale prolifera la molteplicità delle sue differenze. Di questo centro vuoto e di questo “concetto senza concetto” presento tre varianti, o, come preferisco dire, tre “figure” che rappresentano altrettanti modi in cui il concetto di dono viene declinato. A ogni “figura” corrisponde un nome proprio e una modalità peculiare di declinazione del concetto. La follia è legata al nome di Marcel Mauss, l’aporia a quello di Jean-Paul Sartre, il dono di ciò che non si ha a quello di Jacques Lacan. A esse si è aggiunta, durante il percorso, una quarta “figura”, come potrebbe anche essere essere considerata la contesa, nel capitolo in cui viene articolato un rapporto tra Sartre e Bataille, l’autore che forse maggiormente ha radicalizzato nel discorso filosofico le tesi di Mauss sull’antropologia del dono.” (dall’Introduzione)

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eBook di filosofia: E. Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

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Edmund Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

La fenomenologia husserliana affonda le sue radici nella riflessione filosofica tedesca e mitteleuropea del secondo Ottocento, e in particolare in due movimenti che caratterizzano tale cultura: quello che, con Brentano, ma anche con Dilthey, mette capo alla psicologia descrittiva, e quel realismo o ontologismo logico che, secondo prospettive differenti, si fa strada con Bolzano, Frege e Alexius Meinong. Dal primo movimento Husserl trae, con sostanziali modifiche, il concetto fondamentale della f., l’intenzionalità, e con esso l’esigenza di una fedeltà ai fenomeni, della riscoperta di un’esperienza originale e liberata da tuttte le incrostazioni che l’intellettualismo e i pregiudizi culturali in generale hanno depositato in essa; dal secondo, l’istanza della riconduzione della filosofia a una scienza rigorosa, basata sull’intuizione di essenze che sono al di là del meramente fattuale, dello psicologico in senso meramente empirico. Da questa duplice ispirazione, che congiunge direzioni di pensiero difficilmente conciliabili, Husserl trae, già a partire dalla sua prima opera propriamente fenomenologica, le Ricerche logiche, un edificio teorico di rilevantissima originalità, che, pur con difficoltà interne, in gran parte legate a quella discrasia originaria, ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento della filosofia contemporanea. Pietra basilare della f. è il concetto di intenzionalità (): esso permette di rompere con tutta l’impostazione della filosofia moderna che ha separato dualisticamente soggetto e oggetto, uomo e mondo, aprendo così il baratro dello scetticismo. La f. permette invece di superare tale difficoltà, poiché è in grado di riscoprire quel rapporto di inerenza reciproca di io e mondo che dissolve definitivamente quei falsi problemi. L’intenzionalità è il primo gradino per raggiungere la consapevolezza che ci muoviamo naturalmente all’interno del mondo e non ne siamo tragicamente separati, poiché mette a fuoco quell’aspetto per cui ogni atto conoscitivo soggettivo è costitutivamente rapporto con un oggetto, individua cioè una relazione di apertura originaria del soggetto al mondo. Essa viene così definita da Husserl: «Noi intendemmo per intenzionalità la proprietà dei vissuti di essere ‘coscienza di qualche cosa’. In questa mirabile proprietà, a cui devono essere ricondotti tutti gli enigmi della teoria della ragione e della metafisica, ci imbattemmo dapprima analizzando il cogito esplicito» (Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). La «mirabile proprietà» non vale solo per la percezione, ma si estende a tutti gli aspetti della vita spirituale: il giudizio, i valori, i desideri, che tutti «mirano a» qualcosa: «un percepire è percepire di qualcosa, poniamo di una cosa spaziale; un giudicare è giudicare di uno stato di cose; un valutare è valutare di uno stato di valore; un desiderare è desiderare di uno stato di desiderio, ecc.» (Idee per une fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). L’ulteriore approfondimento della prospettiva fenomenologica, che nel primo Husserl (quello delle Ricerche logiche) pare ancora legata a una prospettiva di ontologismo logico, è la chiarificazione del livello trascendentale a cui essa deve muoversi, che avviene nelle Idee. Husserl non usa il termine trascendentale in senso kantiano, ma per indicare il raggiungimento di un fondamento assolutamente certo della conoscenza che è interamente dispiegato di fronte a un puro sguardo: si tratta, insomma, di un livello in cui l’esperienza non si dimostra, ma si mostra nella sua purezza e datità assolute. Fondamentale è, in questo senso, il concetto di «intuizione eidetica», di una visione pura e diretta delle «essenze». Per raggiungere il livello trascendentale che permette tale tipo di visione, è necessario effettuare la «riduzione fenomenologica», una sospensione o epoché assoluta di tutto il sapere costituito, che Husserl così delinea nelle Idee: «[con l’epoché] mettiamo tra parentesi l’intero mondo naturale, che è costantemente ‘qui per noi’, ‘alla mano’, e che continuerà a permanere come ‘realtà’ per la coscienza, anche se noi decidiamo di metterlo tra parentesi. Facendo questo, io non assumo il mondo che mi è costantemente già dato in quanto essente, come faccio, direttamente, nella vita pratico-naturale ma anche nelle scienze positive, come un mondo preliminarmente essente e, in definitiva, non lo assumo come il terreno universale d’essere per una conoscenza che procede attraverso l’esperienza e il pensiero. Io non attuo più una esperienza del reale in un senso ingenuo e diretto». Ed è altresì ovvio che questa neutralizzazione per Husserl investe non solo le scienze della natura, ma anche le scienze dello spirito, che costruiscono il loro edificio pur sempre con il presupposto dell’«atteggiamento naturale»: quindi anche lo Stato, il costume, il diritto, la religione vengono messi «in sospeso». Si deve sottolineare come nella riduzione trovi espressione uno dei temi più importanti, e che più ha influito sulla cultura complessiva, di tutta la f.: quello della «conversione dello sguardo», di un passaggio dalla visione quotidiana e ordinaria, che è tutta immersa nelle cose, a una visione «di secondo grado», che è insieme coscienza di sé e coscienza dell’oggetto e che, mettendo tra parentesi tutta l’esperienza costituita, con un apparente introversione soggettiva, permette invece di cogliere l’autentica «realtà» delle cose, il «fenomeno». In questo modo, Husserl reinterpretava, nei suoi termini, il dubbio cartesiano (e ne sono documento principe le lezioni tenute alla Sorbona nel 1929, poi pubblicate come Meditazioni cartesiane). Una volta raggiunto il livello di certezza assoluta garantito dalla riduzione fenomenologica, il programma di Husserl proseguiva verso la costituzione trascendentale della varie ontologie regionali (spirito, corpo, scienze naturali): in sostanza, si trattava di ricondurre agli atti costitutivi dell’Io puro la totalità del sapere, secondo una direzione che, sotto questo aspetto, avvicinava il programma husserliano a quello di Kant e che non fu seguito da tutti i discepoli: in particolare la scuola di Gottinga (fra cui spicca il nome di Koyré) rimase fedele ed anzi accentuò l’ontologismo e il realismo dello Husserl precedente alle Idee. Altro importante sviluppo del pensiero husserliano è quello che si verifica nella V Meditazione cartesiana, con l’approfondimento del problema dell’intersoggettività: alla costruzione apparentemente solipsistica di tutto l’edificio del sapere sulla certezza di un Ego puro, ma singolare, succedeva la consapevolezza che costitutivo dell’Io è il suo rapporto con l’altro, che soggettività e intersoggettività sono indissolubilmente unite. La riflessione dell’ultimo Husserl appare fortemente condizionata, per un lato, dal dissidio con Heidegger, che, già suo allievo, con la pubblicazione di Essere e tempo conferisce alla f. un significato profondamente diverso, dall’altro dall’avvento del nazismo, che portò alla sua esclusione dall’università in quanto ebreo, e dall’imminenza di una nuova guerra mondiale. L’ultima grande opera di Husserl, che uscirà postuma, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, proprio in rapporto a questi drammatici eventi storici ed esistenziali, pone il problema dell’oscurarsi, in gran parte inevitabile, del senso della scienza e del rapporto essenziale che esiste fra senso, storia e scientificità (di importanza grandissima, per tutta la riflessione filosofica successiva, è l’Appendice III dell’opera, dal titolo L’origine della geometria); con una netta svolta antintellettualistica rispetto alle Idee, Husserl pone al centro dell’attenzione il rapporto con il mondo della vita (Lebenswelt), visto come fondamento preintellettuale di ogni costruzione di senso, prospettando l’esigenza che il mondo della cultura sappia sempre «riattivare», cioè mantenere vivo il rapporto con esso, restituendo alle scienze quel fondamento che, da Galileo in poi, è caduto nell’oblio. In questo modo Husserl apriva una riflessione – sul ruolo delle scienze sulla storia, come campo in cui non si dispiega solo la razionalità, ma anche il non senso – che avrebbe alimentato gran parte del dibattito filosofico successivo alla seconda guerra mondiale e che è tuttora viva in varie forme.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: E. Pagni, Corpo Vivente Mondo. Aristotele e Merleau-Ponty a confronto

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Elena Pagni,  Corpo Vivente Mondo. Aristotele e Merleau-Ponty a confronto

“L’indagine sull’essere vivente e sulla sensazione condotte da Aristotele nel De Anima e nelle opere biologiche pongono in luce molteplici corrispondenze teoriche con la nozione merleau-pontyana di percezione e l’ontologia del sensibile emergenti dalla Fenomenologia della percezione e dai Corsi sulla Natura. In Aristotele e in Merleau-Ponty la riabilitazione epistemologica dell’esperienza sensibile conduce, sul piano ontologico, alla teorizzazione di una nuova idea di soggetto vivente e di Natura: il sinolo biologico in Aristotele e la nozione di Leib nei termini di chiasma in Merleau-Ponty. Inoltre la nozione aristotelica di sinolo presenta delle forti analogie con la concezione merleau-pontyana di corpo vivo (Leib). Da un lato i risultati speculativi conseguiti da Aristotele nelle ricerche biologiche (dove emerge che la maggior parte delle funzioni vitali si realizzano mediante una totale compenetrazione di anima e corpo), e dall’altro la teoria del sinolo da egli elaborata nel De Anima (secondo cui la sostanza vivente costituisce un’unità indissolubile di materia e forma), presentano molti punti di contatto con l’idea di embodiment che attraversa l’intera opera merleau-pontyana a partire dalla Fenomenologia della percezione.”

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Contemporary Studies in Kantian Philosophy: saggi brevi sulla filosofia kantiana

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Contemporary Studies in Kantian Philosophy è il progetto del Contemporary Kantian Philosophy (CKP), in collaborazione con la North American Kant Society (NAKS), che si propone di pubblicare online brevi saggi originali e inediti sulla filosofia kantiana.

“CSKP) is a publication of the Contemporary Kantian Philosophy (CKP) project, whose basic aim is to develop and disseminate first-rate, original—and especially challenging, creative, and unorthodox—research in Kantian philosophy, broadly construed”.

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eBook di filosofia: T. Adorno (…), The Authoritarian Personality

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Theodor Adorno,  Else Frenkel-Brunswik, Daniel J. Levinson e R. Nevitt Sanford, The Authoritarian Personality

“Hegel, Marx, Husserl e Freud sono i pensatori che più hanno influenzato la complessa opera di Adorno. Fin dalla giovinezza Adorno si proclamava marxista: si trattava, però, di un marxismo prevalentemente filosofico, recepito attraverso le opere del primo Lukács e di Korsch, e mai approfondito sul piano dell’analisi economica. Del marxismo ad A. interessava soprattutto il metodo dialettico. Pur esprimendo un’adesione di fondo al materialismo storico, Adorno (come Horkheimer) si impegnò al tempo stesso in campi di indagine e applicò metodi molto lontani dal marxismo ortodosso. Basti pensare all’influsso che Freud e la psicoanalisi esercitarono su di lui, influsso percepibile in molti suoi lavori sociologici, soprattutto in The authoritarian personality, dove l’autoritarismo, il razzismo e il fascismo sono esaminati e spiegati attraverso un metodo psicologico e sociale. Profondo studioso di Husserl, A. ne condivise l’atteggiamento critico verso la scienza moderna, verso il naturalismo e lo psicologismo, nonché verso il formalismo della logica contemporanea, sostenendo poi che Husserl non era riuscito a soddisfare le esigenze da lui sollevate. Nonostante i suoi meriti, infatti, Husserl era caduto per Adorno in una forma di descrittivismo fenomenologico, che diventava spesso una mera accettazione dell’esistente e dunque, di nuovo, una forma di positivismo. La concezione filosofica di A. è in realtà profondamente influenzata da Hegel, secondo tre aspetti principali: egli ritiene che il reale abbia un significato e possa essere compreso mediante gli strumenti della ragione; che il reale consista nella sua processualità storico-dialettica; che soggetto e oggetto non costituiscano due sfere eterogenee e autonome (a questo proposito A. sottoscrive tutta la critica di Hegel a Kant). Tale ispirazione hegeliana del pensiero di Adorno costituisce l’immediato presupposto della sua polemica contro vari aspetti della riflessione filosofica contemporanea, in primo luogo contro l’esistenzialismo heideggeriano, contro la teorizzazione dell’assurdità, dell’opacità e dell’insensatezza dell’esistente, contro l’irrazionalismo, ecc. La filosofia di Hegel (in partic. la sua critica dell’intelletto) influì non poco anche sulla critica di Adorno all’Illuminismo e alla scienza: tanto l’uno che l’altra si basano sul principio della razionalità analitica, accettano positivisticamente il reale così com’è e mirano soltanto a inserirlo o a riprodurlo all’interno di operazioni tecnico-pratiche, le quali però mostrano sempre che il dominio dell’uomo sulla natura implica il dominio dell’uomo sull’uomo, che la razionalità della scienza è astratta e oppressiva, perché tratta gli uomini come oggetti, esprimendo in ciò le tendenze più profonde della società borghese. La stessa ispirazione negativa e antipositivistica caratterizza gli studi musicologici di Adorno, per il quale la musica, in quanto esprime le contraddizioni della società, nega la situazione esistente, prospetta la necessità di un suo superamento e indica il passaggio a una condizione interamente nuova.” (tratto da Treccani.it)

 

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eBook di filosofia: M. Heidegger, Ponderings II-VI. Black notebooks 1931-1938

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Martin Heidegger, Ponderings II-VI. Black notebooks 1931-1938

“Ponderings II–VI begins the much-anticipated English translation of Martin Heidegger’s “Black Notebooks.” In a series of small notebooks with black covers, Heidegger confided sundry personal observations and ideas over the course of 40 years. The five notebooks in this volume were written between 1931 and 1938 and thus chronicle Heidegger’s year as Rector of the University of Freiburg during the Nazi era. Published in German as volume 94 of the Complete Works, these challenging and fascinating journal entries shed light on Heidegger’s philosophical development regarding his central question of what it means to be, but also on his relation to National Socialism and the revolutionary atmosphere of the 1930s in Germany. Readers previously familiar only with excerpts taken out of context may now determine for themselves whether the controversy and censure the “Black Notebooks” have received are deserved or not. This faithful translation by Richard Rojcewicz opens the texts in a way that captures their philosophical and political content while disentangling Heidegger’s notoriously difficult language.”

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eBook di filosofia: F. Blaise, Une étape singulière dans l’histoire de l’interprétation du Protagoras de Platon : la lecture du dialogue par Natorp

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Fabienne Blaise Une étape singulière dans l’histoire de l’interprétation du Protagoras de Platon : la lecture du dialogue par Natorp

“Au XIXème siècle, en Allemagne, l’étude de Platon – comme celle d’Homère – a permis à la philologie de se constituer en une discipline qui s’est définie par les questions qu’elle posait aux textes à l’exclusion d’autres problématiques possibles. Dès lors, les philologues ont occupé le terrain des études platoniciennes en affirmant la spécificité de leur démarche et en prenant leurs distances par rapport à la philosophie. Du côté des philosophes, Paul Natorp témoigne lui aussi de cette rupture. Même si sa position s’inscrit dans une tradition fortement marquée par la philologie, son projet, en avouant son caractère philosophique, se distingue nettement de celui des philologues, et sera d’ailleurs à ce titre écarté par la philologie de son temps. À y regarder de plus près, il apparaîtra pourtant que la démarcation, pour réelle qu’elle soit, ne se trouve pas forcément là où les uns et les autres la posent, et que l’antagonisme entre philologie et philosophie réside moins, en fin de compte, dans le rejet ou la revendication d’un point de vue théorique que dans la manière de mettre en oeuvre une position qui est au départ, dans tous les cas, philosophique. “

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Philosophical Readings: una rivista online di filosofia

logo Philosophical Reading

Philosophical Readings è la rivista online open access con comitato editoriale che pubblica articoli, dibattiti, traduzioni, recensioni e bibliografie nel campo della filosofia. Non è legata a una “scuola” nè ad un ente in particolare ma è interessata a suscitare e animare il dibattito filosofico.

“Philosophical Readings is a Open Access journal devoted to the promotion of competent and definitive contributions to philosophical knowledge. Not associated with any school or group, not the organ of any association or institution, it is interested in persistent and resolute inquiries into root questions, regardless of the writer’s affiliation. The journal welcomes also works that fall into various disciplines: religion, history, literature, law, political science, computer scnfoience, economics, and empirical sciences that deal with philosophical problems.”

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eBook di filosofia: L. Andreas-Salomé, Friedrich Nietzsche in seinen Werken

Salomé

Lou Andreas-Salomé, Friedrich Nietzsche in seinen Werken

“Lou, diminutivo di Louise, nacque il 12 febbraio del 1861 a San Pietroburgo, in Russia, quando la famiglia, originaria della Francia meridionale, in fuga dopo la cacciata degli Ugonotti, vi si stabilì nel 1810.
Il padre abbracciò la carriera militare e lo Zar Nicola I, per premiare il suo valoroso comportamento, lo elevò all’aristocrazia ereditaria.
Lou Andreas crebbe in un ambiente maschile con cinque fratelli più grandi di lei e sviluppò un gran desiderio di libertà. Fu autodidatta, ma per qualche tempo subì l’influsso del pastore Hendrik Gillot dell’ambasciata olandese a San Pietroburgo. Anche grazie a lui acquistò un notevole livello culturale. Nel 1880 si trasferì a Zurigo e poi a Roma, nel 1882. Qui Malwida von Meysemburg la accolse tra le sue amicizie e la presentò ai filosofi Paul Rée e Nietzsche. In una lettera che indirizzò a Nietzsche così disse di lei: «Una fanciulla molto singolare,la cui conoscenza, come in altri casi, io devo al mio libro, mi sembra sia giunta nel pensiero filosofico all’incirca agli stessi risultati cui è giunto Lei.»
Quando Nietzsche la conobbe ne rimase affascinato e se ne innamorò. Così pure Paul Rée. Ma Lou oppose un rifiuto ad entrambi, accettando invece di restare loro amica per discutere di filosofia. Ne seguì un intenso scambio epistolare e il filosofo Nietzsche la definì «acuta come un’aquila e coraggiosa come un leone».
Successivamente seguì un burrascoso addio. Lou andò a vivere per cinque anni con Paul. Furono gli anni in cui Nietzsche scriveva Così parlò Zarathustra.
Più tardi Lou sposò Friedrich Carl Andreas, ma non rinunciò alla sua vita in continuo movimento: Berlino, Monaco, Parigi, Vienna. Il marito la presentò, dopo la scomparsa, nel suo saggio My sister, my spose con queste parole: «Fu un Faust in gonnella, poco interessata a gingillarsi con parole vuote. Quello che voleva era scoprire la forza nascosta che regge il mondo e ne guida la corsa: conoscerla, farla propria, amarla. »
Nel 1897 Lou ebbe una relazione sentimentale con Rainer Maria Rilke. La relazione durò quattro anni. Con lui fece due viaggi: in Russia nel 1899 e nel 1900. Quando l’amore finì, lei gli scrisse: «Vai incontro al tuo dio oscuro. Egli potrà per te quello che io non posso più: egli ti può consacrare al sole ed alla maturità»
Rilke morì di leucemia, a 51 anni. Il poeta l’aveva cantata con accenti sublimi: «Fosti la più materna delle donne. Fosti un amico come lo sono gli uomini. Una donna, sotto il mio sguardo. E ancora più spesso una bambina. Fosti la più grande tenerezza che ho potuto incontrare. L’elemento più duro contro il quale ho lottato. Fosti il sublime che mi ha benedetto. E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito».(1910)
Nel 1911 Lou prese parte al Congresso della Società psicanalitica di Vienna dove conobbe Freud.
Al termine degli studi divenne lei stessa psicoterapeuta. Fu in questa città che incontrò Anna Freud. Quando le due donne si conobbero per la prima volta Anna aveva solo ventisei anni e Lou sessanta. Ciò che le legava era la passione per la psicanalisi e la presenza nella loro vita del grande Sigmund.
Da poco, curato da Francesca Molfino, è uscito per le edizioni La Tartaruga un epistolario: Legami e libertà, lettere di Lou Andreas Salomé a Anna Freud che rivela la loro grande amicizia e il forte legame di entrambe con il padre della psicanalisi. Anna era la sua quinta figlia: abbastanza introversa,legatissima al genitore e da lui in analisi: sei volte alla settimana, alle 10 di sera.
Il padre disse di lei: «La più dotata e colta dei figli, con un bel carattere pieno di interessi, teso ad imparare, a vedere, a capire il mondo.»
Lou invece così descrisse Anna: «Anna ha un comprensibile desiderio di amicizie femminili(..) Per inciso con mia grande gioia è fiorente ed allegra (…).Vorrei solo che trovasse ben presto l’occasione di sostituire l’attaccamento al vecchio padre con uno più duraturo (…) Riesce in tutti i campi,tranne che non ha avuto la fortuna d’incontrare l’uomo adatto per lei.»
Lou, abile scrittrice, compose, nel 1894, un’acuta biografia di Nietzsche nella quale con intuizione profonda rese bene l’essenza del grande filosofo. Altri suoi saggi importanti sono: Erotismo e L’umano come donna: nel primo afferma che l’amore sessuale, il fervore religioso e la creazione artistica sono un’unica espressione della forza vitale che ci governa, nel secondo difende l’autonomia femminile, convinta che essa sia superiore a quella maschile. Infatti, lei dice, spetta alla donna scegliere il compagno della vita ed aiutarlo. La sua produzione è vasta e complessa come il suo carattere. Ricordiamo tra le sue opere: Il mito d’una donna, Biografie dell’inconscio, L’azzurro del cielo, Saggi sull’amore, Devota ed infedele. Nonostante la sua fama di intellettuale libera e combattiva, passionale, irrequieta e anticonformista, restò accanto al marito Andreas fino alla morte che la colse all’età di 76 anni, nel sonno.
La sua produzione saggistica fu ricchissima e sarebbe impossibile riproporla qui. Ricordiamo qui la costante attenzione di scrittori, filosofi e psicanalisti sulla sua figura e sulle sue opere. Anche il mondo dello spettacolo ha tratto ispirazione dalla sua vicenda: Liliana Cavani ha realizzato un film ispirato alla sua biografia: Al di là del bene e del male (1977), Giuseppe Sinopoli un’opera teatrale: Lou Salomé (1981), libretto di Karl Dietrich Gräwe.” (tratto da Enciclopedia delle donne)

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Encyclopédie Philosophique: una nuova enciclopedia filosofica online in lingua francese

Encyclo-philo

L’Encyclopédie Philosophique  è la nuova enciclopedia online in lingua francese che offre in rete articoli “Académiques (A)” dedicati a studenti e ricercatori di filosofia e articoli “Grand Public (GP)” di divulgazione, rivolti a un pubblico più ampio, sottoposti preventivamente al comitato di lettura. La rivista è guidata da un editore principale che coordina il comitato editoriale, quello di lettura e quello scientifico.

Sono presenti voci dedicate ai singoli pensatori e ai vari concetti filosofici, corredate da  note bibliografiche. Per ogni lemma viene anche indicato l’autore.

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