Archivi categoria: Sociologia

Risorse bibliografiche e inventari dell’archivio Plessner

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Helmuth Plessner Gesellschaft è il sito della fondazione dell’Università di Desda dedicata al noto filosofo e sociologo.

Nel sito trovate una sezione dedicata al pensatore (biografia, introduzione al pensiero, galleria fotografica), un’introduzione sulla filosofia antropologica, la bibliografia di e su Plessner e le segnalazione di novità e convegni.

Sono presenti anche gli inventari dell’Archivio Plessner conservati presso la biblioteca dell’Università di Groningen

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eBook di filosofia: E. Durkheim, Les règles de la méthode sociologique

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Émile Durkheim, Les règles de la méthode sociologique

” Nella sua prima opera, De la division du travail social (1893; trad. it. La divisione del lavoro sociale), Durkheim reagì contro la concezione che la società industriale fosse basata esclusivamente sulla logica individualistica di mercato. Ciò che al contrario contraddistingue la società moderna, al pari di ogni altro modello storico di società, è per D. un particolare stato della «coscienza collettiva» che nelle forme primitive si esprime in termini di «solidarietà meccanica» (cioè istintiva) e nelle forme evolute, caratterizzate dal principio della divisione del lavoro, si esprime in termini di «solidarietà organica» (cioè consensuale). Il pericolo maggiore per la stabilità del sistema sociale è rappresentato, in questa prospettiva, dal fenomeno dell’anomia, ossia dalla condizione di sradicamento sociale dell’individuo per la perdita delle norme di riferimento collettivo. Secondo D. il compito specifico della sociologia è quello di studiare non i fatti individuali, ma i fatti sociali «come cose», in quanto esterni e cogenti rispetto alla condotta degli individui. È questa la lezione fondamentale che si ricava da Les règles de la méthode sociologique (1895; trad. it. Le regole del metodo sociologico), che costituisce il primo vero trattato di metodologia empirica delle scienze sociali, e che orienta anche l’indagine successiva sulle tipologie sociali del suicidio (Le suicide, 1897; trad. it. Il suicidio), dove si analizzano le relazioni di covarianza e di dipendenza causale tra questo «fatto» e le forme della solidarietà sociale. Nella sua ultima opera, Les formes élémentaires de la vie religieuse (1912; trad. it. Le forme elementari della vita religiosa), cercò di dimostrare la natura essenzialmente sociale delle religioni, considerandole come «forme simboliche» degli interessi sociali e morali dell’uomo.” (tratto da Treccani.it)

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eBook: Pierre Bourdieu, Il campo religioso

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Pierre Bourdieu (a cura di Roberto Alciati et Emiliano R. Urciuoli), Il campo religioso
“Possiamo parlare di interessi propriamente religiosi (definiti ancora in termini generici) quando, accanto alle domande magiche che sempre sussistono, almeno in certe classi, fa la sua comparsa anche una domanda propriamente ideologica, vale a dire l’aspettativa di un messaggio sistematico capace di conferire un senso unitario alla vita, proponendo ai propri destinatari privilegiati una visione coerente del mondo e dell’esistenza umana e dando loro i mezzi per realizzare l’integrazione sistematica della loro condotta quotidiana, quindi capace di fornire loro delle giustificazioni del fatto di esistere come esistono, ovvero in una posizione sociale determinata. Se ci sono delle funzioni sociali della religione e se, di conseguenza, la religione è passibile di analisi sociologica, è perché i laici non si aspettano – o non solamente – delle giustificazioni di esistere atte a strapparli dall’angoscia esistenziale della contingenza e dell’abbandono, oppure alla miseria biologica, alla malattia, alla sofferenza o alla morte, ma anche e soprattutto delle giustificazioni sociali di esistere come occupanti di una posizione determinata nella struttura sociale”

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145 testi pubblicati dalla Duke University Press riversati in HathiTrust

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La Duke University Press ha reso disponibili in HathiTrust 145 testi pubblicati dalla stessa casa editrice. Si tratta di opere in formato integrale che coprono diversi ambiti disciplinari, tra i quali letteratura, storia, scienze politiche e sociologia.

Vi ricordiamo che HathiTrust è la ricchissima biblioteca digitale in cui confluiscono i testi digitalizzati presenti nelle biblioteche di ricerca che aderiscono anche al Google Books project e a Internet Archive.

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Nel sito dell’Alfred Schutz Archive risorse bibliografiche interessanti su Schutz

Schutz

Vi segnaliamo il sito dell’Alfred Schutz Archive costituito in memoria di Alfred Schutz, fondatore della sociologia fenomenologica, e di sua moglie Ilse presso il Dipartimento di Sociologica della Waseda University nel 1997.

Nel sito potete trovare risorse interessanti:

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Social Science Research Network (SSRN): paper e articoli di scienze sociali e di discipline umanistiche

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Social Science Research Network (SSRN) è il sito che si propone di diffondere rapidamente nel web i risultati della ricerca svolta nell’ambito delle scienze sociali e delle discipline umanistiche basandosi su network di istituti accademici specializzati nelle singole discipline. Il sito offre l’Abstract Database che riporta l’abstract di più di 594,400 working papers (pubblicati e in attesa di pubblicazione) e l’Electronic Paper Collection che rende disponibile in rete più di 494,400 testi in formato PDF.

Nel sito trovate quindi working paper negli ambiti classici delle scienze sociali (economia, finanza, diritto) ma anche di scienze cognitive, filosofia e retorica.

 

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African Journals OnLine (AJOL): il portale di riviste free africane (anche di filosofia)

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African Journals OnLine (AJOL) è il portale che fa accedere a una vasta collezione di riviste online peer-reviewed pubblicate in Africa con la finalità di diffondere il più possibile i risultati della ricerca africana.

Questi sono i settori disciplinari delle riviste presenti (vi segnaliamo quelli di filosofia, di sociologia, di antropologia e di scienze politiche):

African Studies (56)
Agriculture & Food Sciences (50)
Aquatic Sciences (10)
Art & Architecture (16)
Biology & Life Sciences (68)
Chemistry, Mathematics & Physics (35)
Earth Sciences (8)
Economics & Development (42)
Education (31)
Environmental Sciences (23)
Finance & Management (14)
Fish & Fisheries (4)
General Science (broad subject range) (80)
Health (161)
History (3)
Humanities (broad subject range) (52)
Information, Communication & Library Sciences (16)
Language & Literature (20)
Philosophy (7)
Political Science & Law (17)
Psychology & Psychiatry (16)
Religion (6)
Sociology & Anthropology (40)
Technology, Computer Science & Engineering (27)
Veterinary Science (14)
 

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5o Klassiker der Sociologie: l’enciclopedia bio-bibliografica dedicata a 50 sociologi

Classici sociologia

5o Klassiker der Sociologie è l’enciclopedia online curata dall’Archiv für die Geschichte der Soziologie che offre una galleria di 50 figure di sociologi, rilevanti per la storia del pensiero. Di ogni pensatore viene fornita una cronologia, una bibliografia, una linkografia e il rimando all’archivio in cui sono conservate le carte personali.

Dal momento che l’enciclopedia  è un work in progress, tutti gli utenti sono invitati a partecipare inviando segnalazioni o modifiche.

 

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eBook di filosofia: M. Halbwachs, On Collective Memory

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Maurice Halbwachs, On Collective Memory 

“Il primo studioso ad aver fornito un’analisi approfondita della memoria come fenomeno sociale è senza dubbio Maurice Halbwachs, un sociologo francese di scuola durkheimiana. Nel suo primo lavoro importante sull’argomento (Les cadres sociaux de la mémoire, del 1924) egli parte da una critica all’analisi filosofica che Bergson aveva condotto dei fenomeni della memoria. Per Bergson, accanto alla memoria che condividiamo coi nostri simili e con i membri dei gruppi ai quali apparteniamo, vi è una memoria squisitamente individuale, non riducibile e non riconducibile alla nostra esperienza sociale. Coerente con la propria impostazione durkheimiana, Halbwachs sostiene invece che anche i ricordi più individuali sono mediati dall’appartenenza di gruppo e possono essere rievocati solo attraverso le interazioni sociali con coloro che condividono gli stessi ricordi. Il passaggio dalla memoria individuale alla memoria collettiva avviene infatti attraverso la mediazione dei quadri sociali, cioè delle categorie a priori (il linguaggio, le rappresentazioni sociali dello spazio e del tempo, le classificazioni delle cose del mondo) che consentono sia la fissazione, sia la rievocazione dei ricordi. Nell’argomentare la sua tesi, Halbwachs si serve essenzialmente di un procedimento introspettivo che scava nei sottili meccanismi psichici della introiezione e della rievocazione per dimostrare che anche i processi psichici apparentemente più individuali sono socialmente prodotti. Almeno in questa sua prima formulazione, più che una sociologia della memoria, quella di Halbwachs appare quindi come una psicologia sociale del ricordo o, meglio, del ricordarsi.Nell’opera postuma, e incompiuta, sulla Mémoire collective del 1949 (Halbwachs morì a Buchenwald nel 1945) egli adotta un’impostazione più marcatamente sociologica. Accanto ai ‘quadri sociali della memoria’ appaiono in primo piano le forme oggettivate della memoria nelle quali si esprimono le identità di gruppo. In ogni società alla pluralità dei gruppi (classi, ceti, istituzioni, comunità di credenti, associazioni, famiglie, ecc.) corrispondono altrettante memorie collettive (versioni e ricostruzioni del passato proprio e dell’intera società) e si generano processi di gerarchizzazione dinamica dei quadri della memoria collettiva riconducibili ai conflitti, alle tensioni e ai compromessi all’interno di ogni singolo gruppo e tra i diversi gruppi. Halbwachs quindi indica come campo specifico di una sociologia della memoria lo studio delle pratiche sociali che conducono alla costruzione di queste memorie collettive, alla loro combinazione e influenza reciproca e al loro mutamento. Egli analizza una serie di ambiti dove queste pratiche danno luogo alla formazione di memorie collettive: la famiglia (il culto degli antenati, la ricostruzione dell’albero genealogico, la conservazione dell’albo delle fotografie di famiglia, la trasmissione di oggetti simbolici di generazione in generazione), il gruppo religioso (dove il corpo sacerdotale custodisce le sacre scritture, ne fornisce l’interpretazione ufficiale e gestisce l’apparato rituale che rinnova costantemente la memoria dei fedeli), il gruppo professionale (dove la memoria si conserva attraverso la trasmissione di un patrimonio di competenze e di simboli, come, ad esempio, il sistema della notazione musicale nel caso dei musicisti), la classe sociale (l’esempio è quello della classe operaia la cui memoria è subalterna e colonizzata in quanto riflette una condizione sociale di subordinazione).
Da questa sommaria ricostruzione di un pensiero in realtà assai articolato e complesso possiamo riassumere in tre punti il contributo di Halbwachs allo studio della memoria: 1) gli individui ricordano perché sono in grado di organizzare la memoria in base a criteri (i quadri sociali) che condividono con i loro simili; 2) la memoria non consente di rivivere il passato, ma di ricostruirlo in base alle esigenze del presente e alle aspettative/intenzioni del futuro; 3) la memoria è una componente essenziale dell’identità di gruppo. Quest’ultimo punto è evidentemente cruciale per un approccio sociologico allo studio della memoria.Che l’identità (quale che sia l’unità alla quale ci si riferisce) sia una costruzione temporale nella quale si combinano le dimensioni del passato, del presente e del futuro e che quindi la memoria, come pure le aspettative e il progetto, ne sia una componente essenziale, è un punto di partenza che non richiede in questa sede ulteriore approfondimento.” (tratto da Treccani.it)

Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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eBook di filosofia: K. Polanyi, The Great Transformation

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K. Polanyi, The Great Transformation

“In un libro del 1944 (The great transformation) Polanyi prende in esame i cento anni di relativa pace (dal 1815 al 1914), determinata, persino involontariamente, dallo sviluppo della grande finanza internazionale, e la successiva crisi del liberalismo politico: gli sbocchi autoritari degli anni Venti e Trenta in vari paesi europei rappresentano per P. l’esito storico del liberalismo economico, che, nel perseguire, col principio del laissezfaire, l’obiettivo di un mercato autoregolantesi, ha aperto di fatto la strada allo sfaldamento del sistema politico liberale, con cui era originariamente connesso. Sempre più acuto si fa quindi in Polanyi l’interesse per le società antiche (soprattutto Mesopotamia e Grecia) o per quelle a livello etnologico (in particolare Dahomey). Qui l’economico si presenta con i tratti della substantive economy, incentrata nel rapporto tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e i suoi simili, e così denominata in antitesi all’economia “formale”, quella cioè volta a definire il rapporto tra i mezzi e i fini e a fornire una risposta razionale al problema della scarsità dei mezzi. In queste società l’economia appare completamente inclusa nei rapporti sociali ed è caratterizzata da fenomeni di reciprocità nelle manifestazioni della ricchezza e da processi di redistribuzione; l’esistenza del commercio non comporta necessariamente l’esistenza di mercati; ad assicurare gli scambi fra società e culture con istituzioni economiche diverse provvedono i ports of trade, insediamenti specificamente destinati a funzioni commerciali, sedi talora di un commercio politicamente amministrato. Importante metodologicamente, la ricerca di P. (che risente fra l’altro dell’influenza di B. Malinowski e di R. C. Thurnwald, di K. Bücher e di F. Tönnies, di M. Weber e di W. Sombart) richiede un’attenta verifica quanto ad ampiezza, qualità e ruolo dei processi economici nelle singole situazioni”. (tratto dal Treccani.it)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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