B@belonline: una rivista online di filosofia

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B@belonline. Rivista online di filosofia è la rivista curata dal Dipartimento di Filosofia dell’Università di Roma III,  diretta e voluta fortemente dalla professoressa Francesca Brezzi, docente di Filosofia morale.

Nata una decina di anni fa, la rivista si richiama al mito della torre di Babele declinandolo però in termini positivi: “babele” non come confusione dei linguaggi, ma come apertura, dialogo, incontro – scontro della filosofia con le altre discipline. Un’attenzione particolare è dedicata al tema delle differenze, con la rubrica Il ventaglio delle donne. Grande spazio è dedicato anche ai contributi dei giovani ricercatori.

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Pólemos. Materiali di filosofia e critica sociale: una rivista online di filosofia

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Pólemos. Materiali di filosofia e critica sociale è la rivista online che nasce nel 2006 su ispirazione del prof. Paolo Vinci del Dipartimento di Filosofia della Sapienza di Roma. La rivista raccoglie contributi sia di studiosi noti sia di giovani ricercatori. Un’attenzione particolare è dedicata all’idealismo tedesco e alla sua crisi, e alle questioni contemporanee ripensate nel solco di quell’eredità (Scuola di Francoforte, post-strutturalismo ed ermeneutica).

Dal 2015, con l’occasione di un adeguamento ai parametri internazionali di valutazione, la rivista inaugura un nuovo corso: si propone con scadenza semestrale e si avvale di un sito in inglese e in italiano con un rinnovato comitato scientifico.

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eBook di filosofia: M. Fiorucci e G. Lopez (a cura di), John Dewey e la pedagogia democratica del ‘900

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Massimiliano Fiorucci e Gennaro Lopez (a cura di), John Dewey e la pedagogia democratica del ‘900

“John Dewey teorizzò un’educazione democratica per una democrazia che non si risolvesse semplicemente nel diritto di voto, ma si realizzasse ponendo tutti in condizioni eguali nella lotta contro le difficoltà della vita; per lui, non può esserci scuola democratica se non in una società democratica e non può esserci società democratica se non con una scuola democratica, che educhi i giovani al significato profondo della partecipazione, della socialità e della corresponsabilità. Dewey critica con uguale forza sia lo sfrenato egoismo di un capitalismo individualistico e selvaggio sia un collettivismo che porta all’annullamento dell’individuo e mostra come, a differenza di altri regimi politici, la democrazia non costituisce un punto d’arrivo, bensì un processo o un ideale mai interamente compiuto. Di conseguenza, mutamento e transitorietà sono condizioni intrinseche alle relazioni umane. Di più, la democrazia è anche una cultura capace di trasformare il modo di rappresentare se stessi e gli altri. Proprio per questo egli postula un processo educativo permanente. La società democratica doveva – a suo avviso – ispirare una sua propria filosofia, avere una sua nozione della funzione e del metodo della conoscenza, una sua visione del mondo e della verità. E quanto è condivisibile Dewey quando afferma che è l’autonomia di giudizio piuttosto che l’autonomia economica la qualità della quale una democrazia ha soprattutto bisogno? Essa è una qualità morale, che ha la forza di diventare la più importante virtù civile e politica, tanto è vero che è la manipolazione del consenso che segna e accompagna la sua degenerazione. Dunque la stabilità della democrazia consiste nella stessa possibilità dei cittadini di rapportarsi tra di loro come esseri liberi e diversi, ma uguali nel rispetto e nella considerazione, disponibili perciò al dissenso e al conflitto, non soltanto al consenso.”

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eBook di filosofia: P. A. Rovatti, Il gioco di Wittgenstein

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Pier Aldo Rovatti, Il gioco di Wittgenstein

“Wittgenstein ha legato il suo pensiero, dopo la svolta degli anni Trenta, ai “giochi linguistici”. L’attenzione degli studiosi appare tutta spostata sull’aggettivo “linguistici”, mentre si dà quasi per scontato il sostantivo “giochi”. È davvero irrilevante che si chiamino così? Il fatto che Wittgenstein parli di “giochi” produce una quantità di effetti teorici che possono essere messi in rapporto con le contemporanee indagini sul gioco. La proposta che viene avanzata è proprio quella di un movimento di andata e ritorno, da Wittgenstein ai teorici del gioco e viceversa, per aprire una serie di domande con cui tornare a interrogare il testo di Wittgenstein.”

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Mediascapes Journal: una rivista online sulla comunicazione e sui mass media

MediascapeJournal

Mediascapes Journal è una rivista online accademica semestrale sul mondo della comunicazione e dei mass media.

Il periodico è organizzato in due parti: una sezione monografica di saggi, in cui diversi studiosi si confrontano sui temi di maggiore attualità e “percorsi di ricerca” con contributi teorici ed empirici di diversa provenienza, attraverso una call for papers sempre aperta.

“Nata nel 2013, Mediascapes Journal è la prima rivista italiana espressamente dedicata ai media studies, dove studiosi di diverse generazioni e approcci di analisi possono confrontare teorie, metodologie e sguardi critici.”

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eBook di filosofia: R. Jaeggi, Forme di vita e capitalismo

Forme di vita e capitalismo

Rahel Jaeggi, Forme di vita e capitalismo

“Come dovremmo vivere? Le odierne società capitalistiche permettono effettivamente alle nostre forme di vita di fiorire? O invece, esponendole a condizioni di dominazione e sfruttamento, cooperano ad arrestarne e inibirne i processi di sviluppo?
Sono le domande di fondo a cui Rahel Jaeggi cerca di offrire una risposta in questo volume. Di contro alla neutralità etica liberale, viene rilanciato il tema della «vita offesa» e «alienata», caro alla tradizione della Scuola di Francoforte. Proseguendo e radicalizzando l’operazione critica e diagnostica intrapresa da Axel Honneth, di cui è stata allieva, Jaeggi insiste con decisione sul versante negativo: cioè sulle crisi e i problemi da cui si deve partire per sviluppare una critica delle forme di vita che risulti incisiva ed estranea a ogni paternalismo ed essenzialismo.
Una posizione teorica che aggiorna il metodo della critica immanente di matrice hegeliana e, nel contempo, utilizza alcuni strumenti concettuali dell’attuale ontologia sociale per tentare di scardinare l’idea tradizionale dell’economia come qualcosa a sé stante, interpretando così il capitalismo come una forma di vita tra altre.”

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Il pensiero filosofico-religioso italiano del Novecento: un dizionario bio-bibliografico online

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Il pensiero filosofico-religioso italiano del Novecento. Un dizionario bio-bibliografico  è un’enciclopedia online curata da Omar Brino che offre in rete voci biografiche dei pensatori italiani che si sono occupati di filosofia della religione nel secolo scorso.

Tutte le voci presentano un rapido profilo su vita, opere e pensiero filosofico-religioso dell’autore e una biblio-sitografia aggiornata che presenta gli scritti principali e la letteratura secondaria, con particolare riferimento al pensiero religioso.

Il dizionario verrà completato progressivamente, con alcune voci già attive e altre che verranno aggiunte man mano; sono previsti anche aggiornamenti periodici alle biblio-sitografie delle voci già on-line.

 

 

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Flusser Studies: la rivista online dedicata a Vilém Flusser

Flusser studies

Flusser Studies è la rivista oline accademica che pubblica articoli e saggi sul pensiero di Vilém Flusser (1920-1991), ponendo l’accento sull’approccio multidisciplinare e multilingue delle sue opere. La rivista è semestrale, pubblica in lingua inglese, tedesca, francese, ceca, spagnola e italiana e accetta contributi.

 “The journal seeks to promote scholarship on different aspects of specifically interdisciplinary and multilingual approaches Flusser himself developed in the course of his career as a writer and philosopher. These approaches range from Communication Theory to Translation Studies, Cultural Anthropology to the New Media.

Flusser wrote his texts in different languages, translating himself over and over again, moving from English, to Portuguese, German, French and back again. Similarly he worked by juxtaposing and contaminating different discourses: philosophy, anthropology, communication theory, art and design, zoology to mention only a few.

Among his most original contributions in this context are his philosophical fictions – above all Vampyroteuthis infernalis – scientific fables on the borderline of literature, science and philosophy.”

Vi segnaliamo anche la ricca linkografia presente nel sito della rivista, la sezione dedicata alle news (segnalazione di pubblicazioni, traduzioni, convegni…) e quella dedicata alle recensioni e agli interventi fatti in convegni a tema.

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Cambridge Encyclopedia of Anthropology : un’enciclopedia online dedicata all’antropologia

CEA

La Cambridge Encyclopedia of Anthropology (CEA) è l’enciclopedia open access disponbile in rete che si propone di offrire a un pubblico ampio voci curate da ricercatori, dedicate all’antropologia sociale nella convizione che questo strumento possa aiutare a comprendere meglio la contemporaneità.

“The CEA will not aspire to constitute a new canon of conclusive anthropological knowledge. Instead, it is meant as a continuously growing introductory resource for all those who would like to familiarize themselves with particular subjects of interest and with the discipline of Social Anthropology more broadly.[…]

The CEA is part of a growing movement for open access Anthropology. It is based on the firm conviction that anthropological knowledge must be shared between academics and with the general public in order to deal with the fundamental challenges of our time.”

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eBook di filosofia: W. Herberg (a cura di), The Writings of Martin Buber

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Will Herberg (a cura di), The Writings of Martin Buber

“Di famiglia ebrea proveniente dalla Galizia (od. Polonia), fu seguace del sionismo dal 1898 e ne diresse la rivista ufficiale, Die Welt, e poi i periodici Der Jude (1916-1924) e Die Kreatur (1926-1930). Insegnò nell’univ. di Francoforte sul Meno (1923-33), e dal 1938 – quando, a causa della persecuzione antisemita, si stabilì in Palestina – nell’univ. ebraica di Gerusalemme. Sin dagli anni giovanili si dedicò allo studio della tradizione ebraica a partire dai tempi biblici fino al movimento sionistico contemporaneo. Nelle sue opere sul giudaismo volle anzitutto rispondere alla sfida lanciata alla fede dal pensiero e dalla cultura occidentali quali si presentavano nella Germania prenazista. Nel complesso della sua opera, tuttavia, sugli aspetti scientifici in senso tecnico e accademico, prevalgono quelli morali e religiosi, grazie ai quali B. si inserisce attivamente nella stessa tradizione che studia, diventando uno dei rappresentanti più eminenti dell’ebraismo novecentesco. Ispirandosi alla tradizione ebraica del hasidismo, che fece conoscere al mondo occidentale (Die chassidischen Bücher, 1927; trad. it. Il cammino dell’uomo secondo l’insegnamento chassidico), B. concepì la fede non come insieme di precetti legali, ma come santificazione della vita quotidiana. La sua filosofia si incentrò sul concetto di relazione e sul principio dialogico: il senso fondamentale dell’esistenza sta nella capacità di entrare in rapporto con la natura, con gli uomini e con le entità spirituali (Ich und Du, 1923; trad. it. L’io e il tu). L’uomo si definisce come persona nella relazione con l’altro (relazione Io-Tu), nella quale prende coscienza di sé stesso come soggettività. L’idea del dialogo, dell’Io-Tu, è allargata fino all’incontro con Dio, il Tu eterno, cui l’uomo arriva attraverso i singoli Tu. L’accento posto da B. su un tale tipo di rapporto ha fatto situare il pensiero del filosofo al di fuori della corrente principale del giudaismo, in cui l’obbedienza alla volontà di Dio è tutto. B. dimostra il suo atteggiamento anticonvenzionale, dal punto di vista ebraico, anche nel preferire l’esperienza di vita al sapere dei libri: «Eccovi una prova infallibile; – scrive – immaginate di essere soli, completamente soli sulla terra, e di vedervi offrire l’alternativa tra la compagnia di un libro o la compagnia di un vostro simile. Spesso ho udito uomini vantare la loro solitudine, ma questo avviene solo perché vi sono ancora degli uomini in qualche luogo sulla terra, anche se lontani. Nulla sapevo di libri quando uscii dal grembo di mia madre, e senza libri morirò, con la mano di un mio simile nella mia. È vero che qualche volta chiudo la porta e mi abbandono alla lettura di un libro, ma solo perché posso riaprirla e vedere un essere umano che mi guarda». Tra le sue opere: Die jüdische Bewegung (1920), Rede über das Erzieherische (1926), Königtum Gottes (1932, 2a ed. 1936; trad. it. La regalità di Dio), Il problema dell’uomo (in ebr. 1942), Mosè (in ebr. 1945), Dialogisches Leben (1947), Der Glaube der Propheten (1950; trad. it. La fede dei profeti), Israel und Palästina (1950), Zwei Glaubensweisen (1950; trad. it. Due tipi di fede), Die chassidische Botschaft (1952), Gottesfinsternis (1953; trad. it. L’eclissi di Dio), Die Legende des Baalschem (1955), Schuld und Schuldgefühle (1958).” (tratto da Treccani.it, Dizionario di Filosofia)

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