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eBook di filosofia: W. Herberg (a cura di), The Writings of Martin Buber

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Will Herberg (a cura di), The Writings of Martin Buber

“Di famiglia ebrea proveniente dalla Galizia (od. Polonia), fu seguace del sionismo dal 1898 e ne diresse la rivista ufficiale, Die Welt, e poi i periodici Der Jude (1916-1924) e Die Kreatur (1926-1930). Insegnò nell’univ. di Francoforte sul Meno (1923-33), e dal 1938 – quando, a causa della persecuzione antisemita, si stabilì in Palestina – nell’univ. ebraica di Gerusalemme. Sin dagli anni giovanili si dedicò allo studio della tradizione ebraica a partire dai tempi biblici fino al movimento sionistico contemporaneo. Nelle sue opere sul giudaismo volle anzitutto rispondere alla sfida lanciata alla fede dal pensiero e dalla cultura occidentali quali si presentavano nella Germania prenazista. Nel complesso della sua opera, tuttavia, sugli aspetti scientifici in senso tecnico e accademico, prevalgono quelli morali e religiosi, grazie ai quali B. si inserisce attivamente nella stessa tradizione che studia, diventando uno dei rappresentanti più eminenti dell’ebraismo novecentesco. Ispirandosi alla tradizione ebraica del hasidismo, che fece conoscere al mondo occidentale (Die chassidischen Bücher, 1927; trad. it. Il cammino dell’uomo secondo l’insegnamento chassidico), B. concepì la fede non come insieme di precetti legali, ma come santificazione della vita quotidiana. La sua filosofia si incentrò sul concetto di relazione e sul principio dialogico: il senso fondamentale dell’esistenza sta nella capacità di entrare in rapporto con la natura, con gli uomini e con le entità spirituali (Ich und Du, 1923; trad. it. L’io e il tu). L’uomo si definisce come persona nella relazione con l’altro (relazione Io-Tu), nella quale prende coscienza di sé stesso come soggettività. L’idea del dialogo, dell’Io-Tu, è allargata fino all’incontro con Dio, il Tu eterno, cui l’uomo arriva attraverso i singoli Tu. L’accento posto da B. su un tale tipo di rapporto ha fatto situare il pensiero del filosofo al di fuori della corrente principale del giudaismo, in cui l’obbedienza alla volontà di Dio è tutto. B. dimostra il suo atteggiamento anticonvenzionale, dal punto di vista ebraico, anche nel preferire l’esperienza di vita al sapere dei libri: «Eccovi una prova infallibile; – scrive – immaginate di essere soli, completamente soli sulla terra, e di vedervi offrire l’alternativa tra la compagnia di un libro o la compagnia di un vostro simile. Spesso ho udito uomini vantare la loro solitudine, ma questo avviene solo perché vi sono ancora degli uomini in qualche luogo sulla terra, anche se lontani. Nulla sapevo di libri quando uscii dal grembo di mia madre, e senza libri morirò, con la mano di un mio simile nella mia. È vero che qualche volta chiudo la porta e mi abbandono alla lettura di un libro, ma solo perché posso riaprirla e vedere un essere umano che mi guarda». Tra le sue opere: Die jüdische Bewegung (1920), Rede über das Erzieherische (1926), Königtum Gottes (1932, 2a ed. 1936; trad. it. La regalità di Dio), Il problema dell’uomo (in ebr. 1942), Mosè (in ebr. 1945), Dialogisches Leben (1947), Der Glaube der Propheten (1950; trad. it. La fede dei profeti), Israel und Palästina (1950), Zwei Glaubensweisen (1950; trad. it. Due tipi di fede), Die chassidische Botschaft (1952), Gottesfinsternis (1953; trad. it. L’eclissi di Dio), Die Legende des Baalschem (1955), Schuld und Schuldgefühle (1958).” (tratto da Treccani.it, Dizionario di Filosofia)

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eBook di filosofia: G. Crocco, M. Van Atten, P. Cantu, E.-M. Engelen, Kurt Gödel Maxims and Philosophical Remarks Volume X

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Gabriella Crocco, Mark Van Atten, Paola Cantu, Eva-Maria Engelen,  Kurt Gödel Maxims and Philosophical Remarks Volume X

“This work presents the first complete German transcription of the Max Phil X notebook of Kurt Gödel, offered in an open access version to the scholars of the Gödelian community. The original notebook was written in Gabelsberger from March 1943 to January 1944 and it belongs to a series of fifteen notebooks. Some excerpts of these notebooks were transcribed and published in the third volume of Kurt’s Gödel Collected Works. The Gabelsberger text of the Max-Phil notebooks is now available on the web site of the IAS (https://library.ias.edu/godelpapers). Concerning the content of Max-Phil X, it shows an overall unity that can understood only considering the lapse of time in which it was written: there are three facts that occupies Gödel’s mind at this time. His preparation of the Russell paper, his conversations with Einstein, which were current from 1942, and his intensive study on Leibniz began in 1943. The remarks of Max-Phil X can mostly related to these three events, with some exceptions. The notebook offers therefore a set of philosophical remarks from logic to cosmology, pursued in an intimate dialog, with Gödel’s own published work, with authors from the past and contemporaries. “

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eBook di filosofia: E. Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

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Edmund Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

La fenomenologia husserliana affonda le sue radici nella riflessione filosofica tedesca e mitteleuropea del secondo Ottocento, e in particolare in due movimenti che caratterizzano tale cultura: quello che, con Brentano, ma anche con Dilthey, mette capo alla psicologia descrittiva, e quel realismo o ontologismo logico che, secondo prospettive differenti, si fa strada con Bolzano, Frege e Alexius Meinong. Dal primo movimento Husserl trae, con sostanziali modifiche, il concetto fondamentale della f., l’intenzionalità, e con esso l’esigenza di una fedeltà ai fenomeni, della riscoperta di un’esperienza originale e liberata da tuttte le incrostazioni che l’intellettualismo e i pregiudizi culturali in generale hanno depositato in essa; dal secondo, l’istanza della riconduzione della filosofia a una scienza rigorosa, basata sull’intuizione di essenze che sono al di là del meramente fattuale, dello psicologico in senso meramente empirico. Da questa duplice ispirazione, che congiunge direzioni di pensiero difficilmente conciliabili, Husserl trae, già a partire dalla sua prima opera propriamente fenomenologica, le Ricerche logiche, un edificio teorico di rilevantissima originalità, che, pur con difficoltà interne, in gran parte legate a quella discrasia originaria, ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento della filosofia contemporanea. Pietra basilare della f. è il concetto di intenzionalità (): esso permette di rompere con tutta l’impostazione della filosofia moderna che ha separato dualisticamente soggetto e oggetto, uomo e mondo, aprendo così il baratro dello scetticismo. La f. permette invece di superare tale difficoltà, poiché è in grado di riscoprire quel rapporto di inerenza reciproca di io e mondo che dissolve definitivamente quei falsi problemi. L’intenzionalità è il primo gradino per raggiungere la consapevolezza che ci muoviamo naturalmente all’interno del mondo e non ne siamo tragicamente separati, poiché mette a fuoco quell’aspetto per cui ogni atto conoscitivo soggettivo è costitutivamente rapporto con un oggetto, individua cioè una relazione di apertura originaria del soggetto al mondo. Essa viene così definita da Husserl: «Noi intendemmo per intenzionalità la proprietà dei vissuti di essere ‘coscienza di qualche cosa’. In questa mirabile proprietà, a cui devono essere ricondotti tutti gli enigmi della teoria della ragione e della metafisica, ci imbattemmo dapprima analizzando il cogito esplicito» (Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). La «mirabile proprietà» non vale solo per la percezione, ma si estende a tutti gli aspetti della vita spirituale: il giudizio, i valori, i desideri, che tutti «mirano a» qualcosa: «un percepire è percepire di qualcosa, poniamo di una cosa spaziale; un giudicare è giudicare di uno stato di cose; un valutare è valutare di uno stato di valore; un desiderare è desiderare di uno stato di desiderio, ecc.» (Idee per une fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). L’ulteriore approfondimento della prospettiva fenomenologica, che nel primo Husserl (quello delle Ricerche logiche) pare ancora legata a una prospettiva di ontologismo logico, è la chiarificazione del livello trascendentale a cui essa deve muoversi, che avviene nelle Idee. Husserl non usa il termine trascendentale in senso kantiano, ma per indicare il raggiungimento di un fondamento assolutamente certo della conoscenza che è interamente dispiegato di fronte a un puro sguardo: si tratta, insomma, di un livello in cui l’esperienza non si dimostra, ma si mostra nella sua purezza e datità assolute. Fondamentale è, in questo senso, il concetto di «intuizione eidetica», di una visione pura e diretta delle «essenze». Per raggiungere il livello trascendentale che permette tale tipo di visione, è necessario effettuare la «riduzione fenomenologica», una sospensione o epoché assoluta di tutto il sapere costituito, che Husserl così delinea nelle Idee: «[con l’epoché] mettiamo tra parentesi l’intero mondo naturale, che è costantemente ‘qui per noi’, ‘alla mano’, e che continuerà a permanere come ‘realtà’ per la coscienza, anche se noi decidiamo di metterlo tra parentesi. Facendo questo, io non assumo il mondo che mi è costantemente già dato in quanto essente, come faccio, direttamente, nella vita pratico-naturale ma anche nelle scienze positive, come un mondo preliminarmente essente e, in definitiva, non lo assumo come il terreno universale d’essere per una conoscenza che procede attraverso l’esperienza e il pensiero. Io non attuo più una esperienza del reale in un senso ingenuo e diretto». Ed è altresì ovvio che questa neutralizzazione per Husserl investe non solo le scienze della natura, ma anche le scienze dello spirito, che costruiscono il loro edificio pur sempre con il presupposto dell’«atteggiamento naturale»: quindi anche lo Stato, il costume, il diritto, la religione vengono messi «in sospeso». Si deve sottolineare come nella riduzione trovi espressione uno dei temi più importanti, e che più ha influito sulla cultura complessiva, di tutta la f.: quello della «conversione dello sguardo», di un passaggio dalla visione quotidiana e ordinaria, che è tutta immersa nelle cose, a una visione «di secondo grado», che è insieme coscienza di sé e coscienza dell’oggetto e che, mettendo tra parentesi tutta l’esperienza costituita, con un apparente introversione soggettiva, permette invece di cogliere l’autentica «realtà» delle cose, il «fenomeno». In questo modo, Husserl reinterpretava, nei suoi termini, il dubbio cartesiano (e ne sono documento principe le lezioni tenute alla Sorbona nel 1929, poi pubblicate come Meditazioni cartesiane). Una volta raggiunto il livello di certezza assoluta garantito dalla riduzione fenomenologica, il programma di Husserl proseguiva verso la costituzione trascendentale della varie ontologie regionali (spirito, corpo, scienze naturali): in sostanza, si trattava di ricondurre agli atti costitutivi dell’Io puro la totalità del sapere, secondo una direzione che, sotto questo aspetto, avvicinava il programma husserliano a quello di Kant e che non fu seguito da tutti i discepoli: in particolare la scuola di Gottinga (fra cui spicca il nome di Koyré) rimase fedele ed anzi accentuò l’ontologismo e il realismo dello Husserl precedente alle Idee. Altro importante sviluppo del pensiero husserliano è quello che si verifica nella V Meditazione cartesiana, con l’approfondimento del problema dell’intersoggettività: alla costruzione apparentemente solipsistica di tutto l’edificio del sapere sulla certezza di un Ego puro, ma singolare, succedeva la consapevolezza che costitutivo dell’Io è il suo rapporto con l’altro, che soggettività e intersoggettività sono indissolubilmente unite. La riflessione dell’ultimo Husserl appare fortemente condizionata, per un lato, dal dissidio con Heidegger, che, già suo allievo, con la pubblicazione di Essere e tempo conferisce alla f. un significato profondamente diverso, dall’altro dall’avvento del nazismo, che portò alla sua esclusione dall’università in quanto ebreo, e dall’imminenza di una nuova guerra mondiale. L’ultima grande opera di Husserl, che uscirà postuma, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, proprio in rapporto a questi drammatici eventi storici ed esistenziali, pone il problema dell’oscurarsi, in gran parte inevitabile, del senso della scienza e del rapporto essenziale che esiste fra senso, storia e scientificità (di importanza grandissima, per tutta la riflessione filosofica successiva, è l’Appendice III dell’opera, dal titolo L’origine della geometria); con una netta svolta antintellettualistica rispetto alle Idee, Husserl pone al centro dell’attenzione il rapporto con il mondo della vita (Lebenswelt), visto come fondamento preintellettuale di ogni costruzione di senso, prospettando l’esigenza che il mondo della cultura sappia sempre «riattivare», cioè mantenere vivo il rapporto con esso, restituendo alle scienze quel fondamento che, da Galileo in poi, è caduto nell’oblio. In questo modo Husserl apriva una riflessione – sul ruolo delle scienze sulla storia, come campo in cui non si dispiega solo la razionalità, ma anche il non senso – che avrebbe alimentato gran parte del dibattito filosofico successivo alla seconda guerra mondiale e che è tuttora viva in varie forme.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: A. Zhok, Introduzione alla Filosofia della psicologia di L. Wittgenstein, 1946-1951

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Andrea Zhok, Introduzione alla Filosofia della psicologia di L. Wittgenstein, 1946-1951

Il testo è presente nell’account del docente in Academia.edu
 

Gli ultimi anni della riflessione di Ludwig Wittgenstein, dal 1945-6 fino alla morte,sono caratterizzati da una crescente focalizzazione della sua indagine su questioni connesse alla natura dei concetti psicologici rispetto alle analisi dedicate in precedenza prevalentementea tematiche logiche, semantiche ed epistemologiche. Questo spostamento di interesse avvieneperò senza soluzioni di continuità rispetto al lavoro precedente e non è dunque possibilestabilire senza una certa dose di arbitrarietà, un punto testuale o cronologico in cui laconcettualità psicologica diventi realmente il tema dominante nella teorizzazionewittgensteiniana. Ciò che è possibile dire è che nel corso dell’elaborazione delle Ricerche Filosofiche i temi della comprensione del significato e dell’immagine, centrali sin dai lavori preparatori alla redazione del
 Tractatus, vengono analizzati con crescente riferimento a problemi tradizionalmente appartenenti alla sfera delle analisi psicologiche: la natura dellesensazioni, delle emozioni, del pensiero, della volontà, ecc” (tratto dall’Introduzione)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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eBook di filosofia: R. Steiner, Le opere scientifiche di Goethe

Rudolf Steiner

Rudolf Steiner, Le opere scientifiche di Goethe

“Fu il fondatore dell’antroposofia. Segretario generale della sezione tedesca della Società teosofica, ne uscì (1913) per un contrasto con Annie Besant, fondando una società dissidente, detta appunto di antroposofia, che ebbe la sua sede a Dornach in un edificio detto Goetheanum. Propugnava un potenziamento dei mezzi conoscitivi umani mediante pratiche di meditazione e di concentrazione che dovevano portare, attraverso l’ispirazione, fino all’intuizione. La storia era concepita da S. come svolgimento della lotta dualistica tra un Cristo solare e Ahriman. Importante l’influenza sulle sue concezioni del pensiero indiano e della filosofia di Nietzsche, e nel suo primo periodo della filosofia della natura di Goethe. Si fece inoltre attivo propugnatore delle sue idee in campo pedagogico, dando vita a un’istituzione scolastica privata, le Waldorfschulen.” (tratto da Treccani.it)

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The International Journal of Illich Studies: la rivista online dedicata a Illich

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The International Journal of Illich Studies è la rivista online fondata nel 2009 e dedicata al pensiero e all’opera di Ivan Illich. 

Articles/Reviews/Reflections are invited on any subject that intersects with the wide range of IIlich’s ideas, or that represent a version of the social critique for which he became famous on matters such as modern socio-economic development, industrialized “progress,” institutional bureaucratization & professionalism, the privatization of the commons, et al.

 

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eBook di filosofia: F. A. Hayek, The Use of Knowledge in Society

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Friedrich A. Hayek, The Use of Knowledge in Society

Critica del razionalismo costruttivistico. Nell’opera di H. la riflessione economica è strettamente connessa con l’indagine sulla genesi delle istituzioni sociali e politiche e sullo statuto epistemologico delle scienze sociali. Il punto di partenza è dato dalla critica alle economie pianificate: il piano non può produrre gli effetti desiderati perché presuppone la conoscenza simultanea di una immensa quantità di informazioni particolari che sono disperse tra milioni di individui e che è impossibile concentrare in una sola autorità. La ‘presunzione’ implicita nell’idea di piano deriva, per H., dallo scientismo, ossia dal tentativo di estendere e applicare in modo acritico i metodi delle scienze naturali alle scienze sociali. E tale tentativo discende a sua volta dal ‘razionalismo costruttivistico’, ossia da quell’abuso della ragione consistente nel pensare che le istituzioni sociali, essendo create dagli uomini, possano essere modificate da questi ultimi secondo i loro desideri e i loro ‘disegni’. In realtà – afferma H. rifacendosi alla tradizione scozzese che da Mandeville giunge a Hume, Smith e Ferguson – le istituzioni umane nascono dalle azioni umane, ma non sono il frutto dell’umano progettare: il linguaggio, il mercato e il diritto sono il frutto di un lungo processo evolutivo nel corso del quale le azioni intenzionali provocano continuamente effetti inintenzionali, dando vita a un ordine spontaneo (in genere superiore agli ordini costruiti, come dimostrano l’economia e la biologia). In tutti i settori della vita associata, dalla sfera economica a quella intellettuale e morale, le migliori soluzioni non derivano quindi dal sapere di un soggetto (sia esso un individuo, una classe, un partito, un’élite), ma da un processo di sperimentazione collettiva fondato sulla libertà individuale e sulla consapevolezza dei limiti della ragione: «Solo là dove sia possibile sperimentare un gran numero di modi diversi di fare le cose – scrive H. – si otterrà una varietà di esperienze, di conoscenze e di capacità individuali tali da consentire, attraverso la selezione ininterrotta delle più efficaci tra queste, un miglioramento costante».

Liberalismo, statalismo e democrazia. In questa prospettiva, per H. è impensabile scindere, in ambito politico, la libertà economica dalla libertà politica: «Il controllo economico non è il semplice controllo di un settore della vita umana che possa essere separato dal resto; è il controllo dei mezzi per tutti i nostri fini»; di conseguenza, se vi è un possessore unico (o prevalente) dei mezzi di produzione, come avviene nei regimi socialisti o in certe forme di Stato assistenziale, vi sarà anche un controllore unico (o prevalente) dei fini considerati leciti. In altre parole, la libertà scomparirà o sarà gravemente compromessa. È questo un assunto-cardine della tradizione liberale che H. vede, dagli anni Trenta agli anni Sessanta, sempre più dimenticato: di qui la sua battaglia, a lungo isolata, a favore del mercato e contro ogni forma di statalismo (non va tuttavia dimenticato che H. riconosce allo Stato alcune importanti funzioni e ritiene che le società avanzate debbano garantire a tutti un ‘reddito minimo’). Nel quadro del suo classical liberalism H. rivolge una serrata critica alla ‘degenerazione’ della legge nelle democrazie contemporanee. Per la tradizione britannica, la legge è l’insieme delle norme di condotta lecita, che hanno un carattere universale e astratto: esse sono la libertà di contratto, l’inviolabilità della proprietà (che include lockianamente vita e libertà), il dovere di compensare i terzi per danni dovuti alla nostra colpa. È a questo tipo di legge che si riferivano i liberali anglosassoni quando collegavano la libertà al principio del rule of law: la libertà è possibile soltanto sotto la legge, perché quest’ultima, lungi dall’essere l’espressione della volontà particolare di uno o di molti, è una norma di condotta generale valida per tutti. Ma nelle democrazie contemporanee la legge viene confusa con la legislazione, ossia con quei comandi che le maggioranze parlamentari adottano per realizzare i loro programmi e avvantaggiare gruppi sociali particolari. In tal modo è ‘saltata’, secondo H., quella separazione dei poteri alla quale Montesquieu e i padri della costituzione americana si affidarono per sconfiggere il dispotismo e garantire la libertà individuale. Per tale ragione H. propone un piano di riforma istituzionale delle democrazie (che dovrebbero prendere il nome di demarchie), consistente nel separare nettamente l’assemblea legislativa (chiamata a occuparsi delle norme di condotta lecita e composta con criteri e durata particolari) dall’assemblea governativa, incaricata di dare espressione alla volontà e agli interessi della maggioranza attraverso l’ordinaria legislazione.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: E. Mach, Papers, 1865-1918

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Ernst Mach, Papers, 1865-1918

“Most of the letters in this volume were written by Mach to Eduard Kulke. Other correspondents include Josef Popper-Lynkeus and Paul Tausig.
Additional material includes Czechoslovakian and German seminar announcements.

The identity of the original owner of the scrapbook and collector of the materials is unknown. A note in the Dibner Library’s provenance file speculates that the scrapbook was put together in 1938, but the source of that information is not given.[…]

Tipped-in printed booklets include: Gomperz, H. “Ernst Mach.” (Separatabdruck aus dem ‘Archiv für Geschichte der Philosophie;’ Bd. 29, 4; pages [321]-328). Einstein, A. “Ernst Mach.” (Sonderdruck aus der Physikalischen Zeitschrift, Verlag von S. Hirzel in Leipzig, 17. Jahrgang, 1916; 4 pages). An issue of Die Naturwissenschaften (5. Jahrgang, Heft 5, 2 Februar 1917). Haas, K. “Hofrat Dr. Ernst Mach.” (Separatabdruck aus ‘Vierteljahrsberichte des Wiener Vereines zur Förderung des physikalischen und chemischen Unterrichtes, Jahrgang 1916, Heft 1; 14 pages). Helm, G. “Ernst Mach, dem naturwissenschaftlichen Denker, zum Gedächtnis.” (Abhandlungen der naturwissenschaftlichen Gesellschaft ISIS in Dresden, 1916; pages [45]-54). Höfler, A. “Ernst Mach.” (Sonderabdruck aus der Zeitschrift für den physikalischen und chemischen Unterricht. 29. Jahrgang, 2. Heft; März 1916; pages [57]-63 plus portrait). Petzoldt, Joseph. “Ernst Mach.” (Sonderabdruck au Kunstwart 29, 12; [2] pages). Lampa, Anton. “Ernst Mach.” (Sonderdruck aus der Monatschrift ‘Deutsche Arbeit’, Jahrgang 15, Heft 11, pages [608]-619). Baege, M.H. Die Naturphilosophie von Ernst Mach. Berlin: Psychologisch-Soziologischer Verlag, 1916 (31 pages). Lampa, Anton. Ernst Mach. Prag: Verlag Deutsche Arbeit, 1918 (64 pages)

An unidentified item, probably a printed booklet (based on the size of the frame cut into the preceding leaves that would have surrounded the document) has been removed from one of the endleaves

Scrapbook containing a mixture of mounted or tipped-in materials, including: 99 letters (typescript and holograph, dating from between 1865-1915; some of the typescript letters were mechanically reproduced; some include hand-drawn diagrams); 40 postcards (typed and holograph); 7 calling cards; portraits and photographs; 1 telegram; 2 holograph manuscripts; 8 newspaper excerpts (obituaries); 2 memorial booklets (1916, 1918); and 13 journal articles by Einstein, Gomperz, Popper, and others”

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eBook di filosofia: E. Mach, Contributions to the analysis of the sensations

Mach

Ernst Mach, Contributions to the analysis of the sensations

“Altra caratteristica saliente della sua mentalità è la concezione economicistica della scienza: le leggi scientifiche hanno la precisa caratteristica di costituire una descrizione compendiata dell’esperienza, in modo da favorire la predizione; lo scopo della scienza non è la ricerca delle cause, ma la connessione dei fenomeni mediante relazioni matematiche. Anche il concetto, lungi dall’essere una copia del fenomeno, è visto come una determinazione di esso, una definizione mediante misura. Le leggi della natura sono pertanto regole che riassumono economicamente il succedersi delle nostre sensazioni. Mach è considerato uno dei più autorevoli esponenti dell’empiriocriticismo, che assume il fatto elementare della sensazione come contenuto immediato di coscienza. Secondo questa posizione i corpi diventano aggregati di sensazioni spazio-temporali; la categoria di causa viene eliminata e sostituita con il concetto matematico di funzione: la stessa nozione tradizionale dell’Io viene dissolta. Conseguentemente, l’unica differenza tra fisica e psicologia è ridotta alle differenti modalità con le quali esse esaminano un materiale comune, cioè le sensazioni.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: S. Freud, Totem and Taboo

Freud

Sigmund Freud, Totem and Taboo

“Più ambizioso è Totem e tabù, pubblicato in un primo momento sotto forma di tre saggi tra il 1912 e il 1913 nella rivista “Imago”, l’organo di informazione culturale fondato pochi anni prima dagli psicanalisti. Questo breve testo infatti offre niente di meno che una storia congetturale della fondazione della società umana. Al pari di molti altri scritti, anche quest’opera attesta la propensione di Freud a collegare ambiti diversi dell’esperienza, e rivela altresì la vena speculativa di uno scienziato che si dichiara peraltro – e spesso è di fatto – rigorosamente ancorato all’evidenza empirica. Le letture nel campo dell’antropologia culturale e le esperienze con i pazienti nevrotici, le riflessioni sulle analogie tra le credenze dei bambini e le pratiche magiche dei ‘selvaggi’ indussero Freud a sostenere che in un certo momento nel remoto passato, quando i gruppi umani erano organizzati in bande, i figli ribelli si rivoltarono contro il padre, lo uccisero e se ne cibarono; poi, soverchiati dai sensi di colpa, istituirono una serie di divieti, in particolare il tabù dell’incesto, su cui si sarebbero fondate le strutture della civiltà. Una volta morto, scrive Freud, il padre si rivelò più potente di quanto non fosse stato in vita. È interessante notare che tra gli ispiratori di questa audace opera speculativa figurino sia Charles Darwin che James Frazer. Nel primo dei tre saggi, L’orrore dell’incesto, Freud si rifece all’antropologia culturale per le informazioni sui Bantu e sui Polinesiani; nel terzo, intitolato Animismo, magia e onnipotenza delle idee, egli cercò di connettere ciò che aveva appreso sulle credenze infantili con la cosiddetta ‘religione primitiva’. Al pari degli antropologi, Freud considerava fondamentalmente unica l’esperienza umana, per quanto varia. Sebbene persino gli psicanalisti si ribellassero alla ricostruzione speculativa di un presunto evento storico (o preistorico) tentata da Freud, egli non cessò di avventurarsi su questo terreno infido. Le tesi sconcertanti formulate in Totem e tabù potrebbero rivendicare una certa credibilità, a patto però di essere considerate come una rappresentazione simbolica di un problema ricorrente nella fase puberale – l’ostilità che i figli adolescenti mostrano nei confronti dell’autorità paterna – e non già come la descrizione di un evento specifico verificatosi effettivamente in un dato luogo e in un dato momento del passato. Tuttavia, a tutto detrimento del suo costrutto teorico, Freud rifiutò di intraprendere questa strada: nonostante la sua spiccata avversione per i dogmi, a volte peccava anch’egli di dogmatismo”(tratto da Treccani.it)

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