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Roger Bacon. The Philosopher’s Workshop: un sito ricco di risorse su Ruggero Bacone

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Roger Bacon. The Philosopher’s Workshop è il sito dell’omonimo gruppo di studiosi che si propone di informare e condividere i risultati della ricerca sull’omonimo filosofo medievale.

“The philosopher’s workshop is a virtual space that aims at becoming a meeting place for scholars and interested people where we all can bring together scholarly reflections, insights, research tools and investigations about the philosopher and polymath Roger Bacon (c.1214-1292), Master of Arts and Franciscan Friar, definitely one of the most controversial, innovative, and surprising intellectual figures of the Middle Ages.”

Nel sito trovate queste interessanti risorse:

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eBook di filosofia: R. Bacone, Lettera a papa Clemente IV

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Ruggero Bacone, Lettera a papa Clemente IV

Incontro con l’opera

(tratto dai Contenuti digitali di M. De Bartolomeo – V. Magni, Storia della filosofia)

” Della vasta opera di Bacone sono da ricordare anzitutto l’Opus maius, l’Opus minus e l’Opus tertium, inviati tra il 1267 e il 1268, forse insieme al Tractatus de multiplicatione specierum, a Clemente IV come anticipazione di un Opus o Scriptum principale, grande enciclopedia delle scienze in 4 parti (che avrebbe forse dovuto avere il titolo di Compendium philosophiae) cui stava lavorando ma che non riuscì mai a portare a termine (ne restano alcune parti, tra le quali il Compendium studii philosophiae, i Communia mathematicae, i Communia naturalia); e inoltre le giovanili quaestiones su scritti di Aristotele, l’Epistola de secretis operibus naturae e il Compendium studii theologiae, la sua ultima opera (1292). Agostiniano, B. accentua il valore dell’illuminazione divina come fondamento di tutto l’umano conoscere (distinguendo in essa sette gradi, dalle illuminationes pure scientiales, fino al rapimento mistico), e della rivelazione concessa ai primi uomini per soddisfare l’innato desiderio di sapere e destinata a essere completata dalla rivelazione concessa al popolo ebreo e conservata nella Bibbia. La rivelazione biblica – manifestazione di quella stessa luce di verità presente nell’intelletto umano (B. vede in Dio l’intelletto agente, come Guglielmo d’Alvernia e Adamo di Marsh – diviene così condizione indispensabile non soltanto per il discorso teologico ma per la stessa verità filosofica; ché anzi propriamente non si dà distinzione formale tra filosofia e teologia, che si intrinsecano con il netto primato della teologia. Di qui la polemica di B. contro i «peccati della teologia» contemporanea, individuati anzitutto nel prevalere della filosofia aristotelica nella teologia e nell’abbandono della Bibbia, sostituita dal testo delle Sentenze, e da una tecnica argomentativa che eliminava la dimensione storica della riflessione teologica legata alla Bibbia (di qui anche la richiesta di un più approfondito studio della Sacra Scrittura attraverso la conoscenza dell’ebraico, e anche la necessità di emendare il testo, corrotto da cattivi copisti: sono temi cari a B.). Ma connessa a questo aspetto – che riprende i temi più caratteristici della tradizione agostiniana e francescana – va tenuta presente un’altra fondamentale caratteristica della personalità di B., l’amore cioè per l’osservazione empirica, per la scientia experimentalis (con significato che non coincide però con quello più moderno) e anzitutto per la matematica che, seguendo Grossatesta, egli intende come essenziale per un’adeguata spiegazione dei fenomeni fisici; e alla matematica si connette l’ottica (e questa alla ‘metafisica della luce’), la quale diviene la scienza di valore metodologico paradigmatico. Animato dal gusto per l’osservazione della natura (pur accettando, uomo del suo tempo, quanto di fantastico conteneva l’idea di natura del 13° sec.), B. seppe intendere – soprattutto per l’influenza di Pietro di Maricourt e per la lettura di libri astrologici e ‘magici’ arabi – il valore delle tecniche nella conoscenza della natura e i fini pratici del sapere (di qui anche le sue intuizioni su future possibilità dell’uomo nel dominio dei fenomeni). Va poi notato che tale interesse scientifico-pratico di B. non resta estraneo o giustapposto ai motivi religiosi e teologici del suo pensiero, ma anzi con questi si connette strettamente in una prospettiva di riforma della Chiesa che comprendeva la conversione di tutto il genere umano (con suggestioni apocalittiche). Per questa ragione egli aveva dedicato le sue opere al papa, al quale a suo avviso spettava, in quanto ‘Dio terreno’, la direzione di tutta l’umanità e quindi anche l’iniziativa e la responsabilità della riforma. ” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: F. Bacon, Novum Organum

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Francis Bacon, Novum Organum

“Il Novum Organum costituisce la nuova logica della scienza della natura. A differenza della logica «volgare» o dialettica, quella nuova deve insegnare a trovare non ragionamenti probabili, ma res et opera (cioè invenzioni, applicazioni pratiche), perciò non adopera il sillogismo, che serve soltanto nelle discussioni per ottenere il consenso, ma l’induzione. La parte positiva del Novum Organum (pars construens), cioè la vera e propria teoria metodologica, è preceduta da quella negativa o polemica (pars destruens), la critica degli «idoli» (ossia delle cause di errore), sia innati sia provenienti dall’esterno, da cui bisogna purificare la mente. Sono innati gli idola tribus («idoli della tribù», i pregiudizi della specie umana), fondati sulla natura stessa dell’uomo, che nascono dal fatto che l’uomo pretende di porsi come misura di tutte le cose, mentre nelle sue percezioni, sensibili o intellettuali, ha delle cose rappresentazioni non oggettive, ma soggettive. Poi vengono gli idola specus («idoli della spelonca», con riferimento al mito platonico della caverna, ossia quelli propri dell’individuo singolo), dei quali fa parte l’eccessivo ossequio per l’antichità; per B. veritas temporis filia dicitur e i veri antichi sono i moderni perché posseggono maggiore ricchezza di esperienza e più matura riflessione: «La scienza si deve derivare dalla luce della natura, non dall’oscurità dell’antichità». Vi sono poi gli errori che vengono dall’esterno: gli idola fori («idoli del mercato»), provenienti dalle relazioni sociali, e gli idola theatri («idoli del teatro»), prodotti dalle dottrine filosofiche e dai processi dimostrativi difettosi; le filosofie finora elaborate sono tante rappresentazioni teatrali che hanno creato mondi fantastici. Alla parte polemica del nuovo metodo segue quella positiva, l’arte d’interpretare la natura, divisa in due sezioni: la contemplativa o teorica, che insegna a salire dall’esperienza a proposizioni generali (o assiomi), e l’operativa o pratica, che insegna a discendere da esse a nuove applicazioni. La prima comprende la trattazione degli aiuti (ministrationes) che si debbono dare al senso, alla memoria e all’intelletto. Punto di partenza è l’osservazione della natura, che deve essere accurata e circospetta («non di ali ha bisogno il nostro spirito, ma di suole di piombo»); vengono poi gli ausili della memoria, che risiedono nella scrittura, ma soprattutto nelle tavole di scoperta in cui il materiale empirico deve essere organizzato, e cioè la tabula presentiae (in cui sono raccolti i casi in cui il fenomeno studiato si presenta), la tabula absentiae (che include i casi in cui, pur in presenza di condizioni simili, è assente) e la tabula graduum (che registra l’aumento o diminuzione di intensità del fenomeno). Si procede quindi al-la vendemmia: raccolti i dati, si formula un’ipotesi interpretativa. Per giungere a conclusioni necessarie il procedimento induttivo non può limitarsi a considerare solo i casi positivi (come si fa di solito), ma deve avvalersi anche dei negativi per scartare le possibili soluzioni errate. Spesso, a questo proposito, B. insiste sulla necessità di fare uso di un procedimento sperimentale attivo con cui lo scienziato, per verificare un’ipotesi, modifica il corso abituale della realtà: i sensi si limitano a constatare i fatti, mentre l’esperimento predeterminato dall’intelletto, ossia l’intelletto stesso che lo ha concepito per raggiungere i suoi fini scientifici, dà un giudizio sulla natura e sulle cause dei fatti stessi.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: F. Bacone, La Nuova Atlantide

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Francesco Bacone, La Nuova Atlantide

Nella piena consapevolezza di vivere in un’epoca di svolta e di riforma del sapere, B. non solo attacca la cultura antica (la filosofia di Aristotele è sofistica e quella di Platone è mista a teologia e poesia), ma soprattutto si richiama alle arti meccaniche: i grandi cambiamenti in questo campo dimostrano che il sapere è suscettibile di crescita. Per B. il progresso del sapere ha come immediata conseguenza l’aumento del potere dell’uomo sulla natura al fine di realizzare migliori condizioni di vita. Egli è quindi portatore di una visione ottimistica della crescita delle conoscenze positive e dell’avvento di un nuovo mondo, caratterizzato dallo studio della natura e dalla collaborazione tra gli scienziati. Questi temi trovano una loro esposizione programmatica nella New Atlantis (composta forse nel 1621, edita post. nel 1627; trad. it. Nuova Atlantide), utopia pansofica in cui la descrizione dell’ideale «Casa di Salomone» si presenta come raffigurazione di quella nuova organizzazione dei saperi e del mondo della cultura che B. andava proponendo ai suoi contemporanei. (tratto da Treccani.it)

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