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La vita di Bruno: il sito ricco di schede tematiche, biografiche e immagini sulla vita di Giordano Bruno

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La vita di Bruno è il ricco sito curato da Simonetta Bassi, frutto di una collaborazione fra l’Istituto di studi sul Rinascimento di Firenze e Signum della Scuola Normale Superiore di Pisa, che con oltre cinquecento schede tematiche, cinquanta schede biografiche e circa 500 immagini, narra la vita di Giordano Bruno in fuga attraverso l’Europa insanguinata dalle guerre di religione.

“Il sito ha l’intento di ricostruire e presentare, in modo semplice e sintetico, le principali vicende biografiche del filosofo nolano ma, al contempo, offre inevitabilmente anche uno spaccato dell’Europa tardo-cinquecentesca. Numerose schede, infatti, presentano anzitutto i caratteri politici, istituzionali e culturali delle regioni e delle città interessate dalla presenza di Bruno, restituendone un ritratto che contestualizza e illustra le tappe della formazione del filosofo e della costituzione della sua riflessione nel confronto con personaggi ed eventi di centrale importanza.
La varietà dei documenti riprodotti e messi a disposizione in formato digitale permette di familiarizzare con le fonti primarie di cui la ricostruzione storica si avvale: manoscritti e testi a stampa, incisioni eseguite mediante diverse tecniche, foto di monumenti. Per quanto riguarda i contenuti, consente di spaziare fra le questioni attorno alle quali erano sorti importanti dibattiti culturali, come le nuove proposte cosmologiche, filosofiche e politiche. I ricchi apparati iconografici permettono di compiere una sorta di viaggio temporale e di avere così notizia dell’aspetto dei personaggi più noti che dominavano le scene politiche e culturali, delle chiese e dei palazzi che abbellivano le città europee e offrivano imponenti sedi alla professione di quelle fedi e di quelle leggi a cui Bruno oppose costantemente la novità eversiva del proprio pensiero. Si possono vedere, ancora, documenti che riportano la notizia delle nuove invenzioni e descrivono le fogge del vestiario usato nei vari paesi, nonché raffigurazioni di eventi di primo piano sulla scena europea.
Passi tratti dalla documentazione processuale accompagnano puntualmente e vivacizzano il sintetico quadro che le schede offrono, richiamando costantemente la testimonianza diretta di Bruno e le parole con cui egli stesso rese conto della propria vita e della formazione della sua dottrina di fronte ai giudici. “

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Cinema & filosofia: Giordano Bruno

Giordano Bruno è il film del 1973 diretto da Giuliano Montaldo  che racconta gli ultimi anni della vita del filosofo nolano dal 1592 fino all’uccisione nel 1600.

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eBook di filosofia: La biblioteca ideale di Giordano Bruno: tutte le opere online

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La Biblioteca ideale di Giordano Bruno. Le opere e le fonti: è il corpus completo delle opere volgari e latine di Giordano Bruno, con l’individuazione e la trascrizione delle fonti. I testi sono corredati dagli indici dei nomi.

Un simbolo del libero pensiero. Filippo della famiglia dei Bruni assunse il nome di Giordano (che avrebbe poi sempre mantenuto) quando vestì a 17 anni l’abito domenicano nel convento di S. Domenico Maggiore a Napoli. In questo convento trascorse la maggior parte dei suoi anni di chiostro come novizio, professo (1566), sacerdote (1573) e dottore in teologia (1575); spirito irrequieto e ribelle, acquisì uno straordinario sapere leggendo avidamente e meditando poeti, scienziati e filosofi, ortodossi ed eretici, la letteratura ermetica, magica, astrologica e cabalistica; di alcuni autori in partic. subì il fascino: Eraclito, Parmenide, Lucrezio, Plotino, Lullo, Cusano, Ficino, Pico e Copernico. Da queste letture, dopo l’iniziale adesione a metafisica e cosmologia aristoteliche, B. fu spinto all’inquieta ricerca di nuovi orientamenti. Nel 1576, sospettato di eresia, riparò a Roma, di qui, deposto l’abito ecclesiastico, errò di città in città; fu a Ginevra (1579), dove per alcuni mesi abbracciò il calvinismo, a Tolosa e a Parigi, dove, grazie alle sue eccezionali conoscenze mnemotecniche e lulliane, si mise in luce alla corte di Enrico III che gli conferì un lettorato di filosofia alla Sorbona. A Parigi, nel 1582 pubblicò, oltre alla commedia il Candelaio, tre scritti (De umbris idearum, Cantus circaeus e De compendiosa architectura et complemento artis Lullii) nei quali espone le due tanto vantate arti combinatoria e mnemotecnica. La prima, o arte lulliana, intende risolvere un problema logico-metafisico: costruire il sistema delle relazioni fra le idee, nella convinzione, di matrice platonica, che ciò significhi costruire il sistema del reale; a tal fine essa procede per mezzo di tavole e figure: determinando gli elementi primi del pensiero (soggetti e predicati) che rappresenta con lettere (alfabeto della grande arte) in una specie di tavola pitagorica, e poi inscrive in triangoli e circoli, fatti rotare per trarne le varie combinazioni (sillabario e dizionario dell’arte). Il meccanismo dell’arte combinatoria viene applicato da B. anche all’arte della memoria (e più tardi anche all’ars venatoria o inventiva). Nella mnemotecnica si tratta di risolvere il problema della memoria fondandosi sulle leggi dell’associazione; ma B., nel ricorrere per le idee all’unione con immagini sensibili, si basa su un principio filosofico: che le nostre idee, ombre delle idee eterne, sono, come queste, legate tra loro in una lunga catena e si illuminano a vicenda, perché unica è la luce che in tutte risplende. Ospite dell’ambasciatore francese, B. passò quindi in Inghilterra (1583-1585); qui, in un ambiente aperto ai nuovi stimoli culturali, visse anni di fervida attività creativa nei quali iniziò a pubblicare le prime opere strettamente filosofiche: a Londra apparvero, con il finto luogo di Parigi e di Venezia, La cena de le Ceneri, De la causa, principio et uno, De l’infinito universo et mondi, Spaccio de la bestia trionfante (1584); Cabala del cavallo pegaseo. Con l’aggiunta dell’asino cillenico, e De gl’heroici furori (1585). La cena e De l’infinito presentano, contro la cosmologia geocentrica, la visione di un Universo infinito dedotta dalla cosmologia copernicana e dal principio dell’infinità divina; in seguito, nel De la causa, dall’unità del primo principio divino e dell’anima universale, che tutto muove e governa, B. giunge all’unità divina dell’infinita natura; nello Spaccio, infine, applicando all’uomo, specchio dell’Universo, l’immanenza del divino, definisce un percorso di «purgazione» morale, che, esaltando lavoro, giustizia e amore come i principi etici fondamentali dell’umanità, conduce lo spirito all’unità più profonda con l’universalità divina. A questa meta, che si realizza solo nella contemplazione della verità, si arriva (come viene illustrato nella Cabala e nell’Asino) liberando la via dall’ostacolo della «santa asinità» (cioè la pedanteria), nemica dell’investigazione del vero; gli Eroici furori, infine, fanno percorrere la scala ascendente della conoscenza e dell’amore fino alla visione dell’infinita natura, nella cui unità la mente ritrova Dio e in lui s’immedesima. Durante il soggiorno inglese, per alcuni mesi (1583) B. fu a Oxford, ma dopo poche lezioni nelle quali espose il nucleo centrale della sua cosmologia e ontologia (che avrebbe poi presentato nei dialoghi italiani), fu accusato di plagio e sospeso dall’insegnamento. Tornato a Parigi nel 1585, trovò un clima culturale minato da profonde tensioni religiose e dopo poco decise di ripartire. Nell’agosto del 1586 passò in Germania e, dopo continui spostamenti da Magonza a Wittenberg, da Praga a Helmsted e a Zurigo, tra il 1590 e 1591 pubblicò tre poemi latini (De triplici minimo et mensura, De monade, numero et figura, De immenso et innumerabilibus) a Francoforte. In questa città (1591) gli arrivò l’invito di un patrizio veneziano, G. Mocenigo, che intendeva farsi insegnare da lui la mnemotecnica, e forse la magia; si recò pertanto a Venezia, dove però poco dopo fu denunziato come eretico dal suo ospite, probabilmente insoddisfatto di non essere riuscito a carpirgli insegnamenti magici e reso diffidente dagli atteggiamenti ereticali del filosofo. Nel 1592 venne arrestato dall’Inquisizione e processato. Si dichiarò disposto a fare ammenda, ma, trasferito all’Inquisizione di Roma (1593), e sottoposto a un nuovo processo che durò sette anni, rifiutò di ritrattarsi, e fu come eretico condannato al rogo, che affrontò con coraggio a Roma in Campo de’ Fiori.

La cosmologia. Il pensiero di B., in continuo fermento, ricco di presentimenti e di novità, è pervaso da una forte tensione e animato da un’eloquenza piena di entusiasmo e spesso lirica. Lo sviluppo di tale pensiero, originale e affascinante, va colto nel contesto dei due grandi eventi che stavano portando alla crisi della cultura europea nel passaggio tra Cinquecento e Seicento: la rivoluzione copernicana e la Riforma. B. accettò infatti entusiasticamente la teoria eliocentrica di Copernico e seguì con interesse le scoperte di Tycho Brahe sulle comete, e, d’altro canto, si interessò costantemente, fin dai tempi napoletani, al pensiero riformato. Dopo l’iniziale ribellione alla cultura aristotelico-scolastica, accusata di pedanteria, B. si era in un primo tempo avvicinato al materialismo atomistico di Democrito e degli epicurei, ma, forte dei suoi studi sul neoplatonismo e insoddisfatto di una visione troppo schematica della realtà naturale, finì per approdare a un naturalismo potentemente rafforzato dalla convinzione che ogni momento di tale realtà è ordinato e sorretto da una forza vivente. B., infatti, prescinde da una speculazione di tipo teologico e incentra la sua indagine sul mondo della natura, nel quale soltanto si può trovare la presenza del divino, che appunto con tale realtà si identifica. Nel dialogo La cena de le Ceneri, in cui si racconta di una disputa il cui protagonista è il Nolano (cioè scopertamente lo stesso B.), questi espone una nuova cosmologia che porta alle estreme conseguenze le scoperte scientifiche di Copernico, innestandole su una concezione dell’Universo di matrice ficiniana e cusaniana: il cielo è pervaso di materia e di vita, è uno spazio sconfinato che ospita la moltitudine degli astri. Il cosmo è infatti «infinito effetto dell’infinita causa, il vero e vivo vestigio de l’infinito vigore», cioè il mondo è infinito per effetto dell’infinita potenza di Dio, e negare l’infinità del primo significa negare l’infinità del secondo. La caduta della concezione geocentrica aristotelica sotto i colpi di Copernico e il conseguente rivolgimento dell’assetto cosmologico a favore della centralità del Sole portano B. a una comprensione fondamentale: se la Terra non è un corpo immobile al centro dell’Universo, ma si muove attorno al Sole determinando un’orbita al pari di altri, allora è un corpo celeste come tanti, e neppure può reggersi la concezione del cielo come luogo finito; l’Universo è dunque uno spazio infinito con un numero infinito di mondi e di astri. Viene a cadere la separazione tra mondo celeste e mondo sublunare, e quindi tra fisica celeste e fisica terrestre: gli stessi principi devono regolare l’Universo infinito, privo di centro e di circonferenza, e il divenire cosmico. Il movimento della vita, continuo e inesauribile, rimanda all’infinità degli spazi: «Ogni cosa partecipa de vita… e quando veggiamo alcuna cosa che se dice morire, non doviamo tanto credere quella morire, quanto che la si muta, e cessa quella accidentale composizione e concordia, rimanendo le cose che quella [la morte] incorreno sempre immortali».

La radicale unità del tutto: il monismo bruniano. L’Universo, infinito e animato, discende da un principio unico, eterno e immutabile. Così, riprendendo la dottrina neoplatonica, B. accentua già nel De umbris l’affermazione dell’unità del principio che tutto eternamente anima, nella molteplicità e mutevolezza delle cose singole; e viene delineando quella filosofia monistica, grazie alla quale (dice nella dedica del Candelaio) «l’animo mi s’aggrandisse e me si magnifica l’intelletto». La dottrina dell’infinità dell’Universo, che B. presenta nella Cena, nel De l’infinito e nel De immenso è da lui esaltata al massimo: nella sua ardimentosa visione si dissolvono le sfere cristalline, il centro e la periferia assoluti, i luoghi naturali dei vari elementi, l’opposizione fra cielo e Terra, il motore estrinseco. Come il nostro pensiero procede di spazio in spazio senza fine, così nella realtà si distende uno spazio infinito, in cui centro, circonferenza e ogni altra determinazione sono relativi; e un’infinita materia riempie tutto, mossa dalla stessa infinita causa intrinseca (anima universale), che forma e imprime un moto rotatorio a innumerevoli mondi. Questo cosmo, in cui tutto è vita e le parti si corrispondono l’una all’altra, è retto da un principio vitale, l’intelletto universale (prima e principale facoltà dell’anima del mondo), definito «motore de l’Universo», «artefice interno», «fabro del mondo», che agisce come forma seminale interna. In tale concezione del mondo retto da un’unica forza, che si moltiplica e si rifrange stabilendo connessioni e rimandi da una cosa all’altra, e quindi corrispondenze e consonanze segrete, trova fondamento la magia: il mago è colui che conosce i modi di operare della natura, e pertanto sa dominarne le forze.

Religione: l’universale presenza di Dio. Il rapporto tra Dio e il mondo non è quindi il rapporto tra un essere trascendente e un mondo finito, ma è un rapporto che esprime la tensione tra l’infinito assoluto, in cui si identificano atto e potenza e in cui gli opposti coincidono, e l’infinito che si espande e si manifesta nel tempo e nello spazio. B. arriva così a una chiara intuizione della infinità della natura e dei mondi di sapore panteistico: l’uno-Dio, infinito in un solo atto, si riverbera e moltiplica in infinite esistenze attraverso un processo di discesa necessario e immanente alla stessa natura divina. Sicché ovunque Dio è visibile e sensibile; onde religione è il riconoscere Dio ovunque, risalire dalle forme mutevoli alla divinità. Questa religione sottostà – e insieme sovrasta – le religioni storiche, che sono modi diversi di riconoscere Dio, ma anche creazioni ‘politiche’ atte a educare le masse incolte. Il compito della religione per B. è soprattutto morale; di qui la sua preferenza per il cattolicesimo, che riconosce il valore delle opere e il libero arbitrio. La rivelazione divina nelle Scritture non vuol essere insegnamento teorico «come se fusse filosofia», ma fondamento e indirizzo alla norma morale per tutti quelli (e sono i più) che hanno bisogno di un comando e di una sanzione per seguire e operare il bene. Ciò implica che la religione deve essere intesa come principio d’unione e d’amore, e che i saggi devono pragmaticamente aderire alla Chiesa del paese in cui vivono, consapevoli del danno di scismi e di discordie, senza peraltro che la loro libertà debba essere limitata dal giudizio dei teologi. È indispensabile dunque il libero esercizio e la libera espressione del pensiero; ed ecco il nemico più fiero: l’intolleranza e lo spirito di setta, di cui massima rappresentante è per B. la Riforma (Spaccio).

La logica. Al senso dell’unità del tutto si riallaccia anche la logica, fortemente legata alla tradizione lulliana. L’Universo va colto nella sua radicale unità, per questo occorre risalire dalle ombre alla luce, cioè dalle ombre delle idee alle idee. Le ombre sono espresse dai segni, i quali si rapportano tra loro secondo l’arte combinatoria che permette di costruire catene e legami tra i segni che rinviano alla struttura del cosmo e la rendono conoscibile. L’arte combinatoria, insieme all’arte della memoria, è contrapposta all’astrattezza della logica scolastica in quanto permette di conoscere e trova l’unità risalendo dalla molteplicità all’uno, ripercorrendo quindi a ritroso i gradi attraverso i quali dall’uno è disceso il molteplice.

L’etica. Alla metafisica bruniana si salda la sua morale che rompe il determinismo insito nella circolarità di uno e molteplice: il ritorno all’uno è iniziativa e conquista, rottura delle leggi del fato, «impeto razionale», «eroico furore», in cui l’atto conoscitivo è anche atto di libertà. L’etica inizia con la liberazione dai vizi e dai pregiudizi, secondo il programma di riforma esposto nello Spaccio, e celebra poi il trionfo dell’uomo in una prospettiva del tutto mondana, contro ogni etica ascetica e contro la dottrina della predestinazione dei riformati. Il percorso morale dell’uomo culmina nell’eroico furore, quando, libero dalle passioni, egli si converte tutto in Dio: «Doviene un Dio dal contatto intellettuale di quel nume oggetto; e d’altro non ha pensiero che delle cose divine». L’uomo raggiunge così la sua più vera libertà rientrando nell’armonia del tutto.

Il valore letterario delle opere. Anche nel campo letterario B. è tra coloro che preannunciano, nell’ultimo Cinquecento e nel primo Seicento, la letteratura moderna. Risolutamente, in nome della libertà del poeta e dell’uomo, B. si pone contro le regole letterarie dell’epoca ricavate dalla Poetica di Aristotele, e contro le imitazioni di modelli illustri, in partic. di Petrarca: violenta è la sua satira contro il pedante, cioè contro l’erudizione fine a sé stessa e la letteratura che si appaga di una funzione ornamentale. In un linguaggio rozzo, dialettale, sovente contorto e torrenziale, B. esprime tuttavia, spesso con rara potenza nella satira o nella esaltazione intellettuale, la sua ansia di dignità e di verità.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: F. Papi, Antropologia e civiltà nel pensiero di Giordano Bruno

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Fulvio Papi, Antropologia e civiltà nel pensiero di Giordano Bruno, Firenze, La Nuova Italia, 1968

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Bibliotheca Bruniana Electronica: edizioni ottocentesche di Bruno online

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La Bibliotheca Bruniana Electronica, dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici del Warburg Institute (Università di Londra), offre la digitalizzazione delle edizioni ottocentesche delle opere di Bruno (italiane e latine) e degli studi e opuscoli pubblicati fino al 1929 sul pensatore.

Si tratta della collezione di circa 350 titoli raccolti da Virgilio Salvestrini (1873-1954), studioso e librario pisano, acquistata da Wahrung con la mediazione di Leonardo Olschki. La raccolta testimonia la riscoperta del pensatore nella filosofia tedesca del tardo Settecento e in Italia culminata con la costruzione del monumento dedicato a Bruno e posto in Campo dei Fiori a Roma.

“The collection follows the rediscovery of Bruno’s thought in late eighteenth century Germany prompted by figures such as Goethe, Jacobi, Fichte, Schelling and Hegel. which led to the first modern reeditions.

Friedrich Schelling’s early dialogue, entitled Bruno (1802), is presented here in the Italian translation of Marianna Florenzi with Terenzio Mamiani’s 165 page introduction. The text marks one of the first moments of the return of the philosopher to Risorgimento Italy. In the space of a few decades his figure underwent a process of heroization peaking in the controversial monument of the Campo de’ Fiori planned since 1876 and erected on 9 June 1889. It consecrated the posthumous image of the philosopher as a rallying banner for liberals, free-thinkers, anti-clericals and freemasons. Not many philosophers are honoured by monuments. Salvestrini documented this powerful afterlife by collecting some of the pamphlets and occasional papers written and delivered in the wake of this event which was perceived at the time as an act of provocation of the left towards the Roman Catholic Church.”

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eBook di filosofia: G. Bruno, Spaccio della bestia trionfante

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Giordano Bruno, Spaccio della bestia trionfante

Il testo, come tutti i dialoghi in volgare italiano pubblicati da Bruno a Londra tra il 1584 e il 1585, è stampato nell’officina tipografica di John Charlewood, pur recando sul frontespizio la falsa indicazione di Parigi come luogo di stampa. Muovendosi in una linea decisamente antiaccademica, Bruno sceglie la forma letteraria del dialogo e della lingua volgare, dando alle stampe nel breve volgere di due anni ben sei dialoghi; nel 1584: La cena de le Ceneri, De la causa, principio et uno, De l’infinito, universo et mondi, e lo S.; nel 1585: Cabala del cavallo pegaseo. Con l’aggiunta dell’asino collerico e De gl’heroici furori. In termini molto generali si può sostenere che nel primo gruppo di tre Bruno definisce la sua concezione dell’Universo alla luce di una radicale revisione delle dottrine cosmologiche tradizionali, negando la finitezza dell’Universo e la centralità della Terra della cosmologia aristotelico-tolemaica e costruendo sulla nozione di sostanza una e infinita la sua dottrina dell’Universo infinito, senza centro né periferia. Nel secondo gruppo di dialoghi, invece, diviene centrale l’aspetto etico della nuova onto-cosmologia e Bruno propone con urgenza la necessità di una «riformazione» dell’animo umano, dei valori e delle leggi che governano la «civile conversazione». Dedicato a sir Philip Sidney, uno dei principali esponenti della corte elisabettiana, lo S. si compone di una Epistola esplicatoria e di tre dialoghi, suddivisi ciascuno in tre parti, in cui gli interlocutori, Sofia (elemento di mediazione tra uomini e dei), Saulino (alter ego di Bruno) e Mercurio (messaggero degli dei), discutono della riforma voluta da Giove durante un concilio con gli dei per mettere fine alla decadenza che opprime il mondo celeste. Il cielo in cui si svolge l’azione è un firmamento fisicamente illusorio, popolato dalle 48 costellazioni descritte nell’Almagesto di Tolomeo; nella finzione dialogica esso è la metafora di un discorso morale. Lo «spaccio» (l’espulsione) dal cielo delle figure mitologiche che sin dall’antichità erano divenute simboli di specifici tratti caratteriali svela come la conquista di una rinnovata umanità comporti lo «spaccio» dei vizi/bestie che devastano l’animo umano. Al posto delle costellazioni vanno collocate le personificazioni delle virtù, che Bruno indica come portatrici di valori positivi (Verità, Bontà, Prudenza, Fortezza, Filantropia, Magnanimità: «Nessuna legge che non è ordinata alla prattica del convitto umano deve essere accettata») nel cielo allegorico e nell’orizzonte etico dell’umanità. In questo contesto si inserisce una dura condanna per la perdita della dimensione sapienziale originaria, in cui l’uomo aveva un contatto diretto con la sfera del divino attraverso la Natura; tale perdita è causata dall’affermarsi della religione giudaico-cristiana, la cui forma deteriore è rappresentata dagli esiti recenti della Riforma (in partic. la dottrina della salvezza sola fide). Nella linea di filiazione giudaico-paolino-luterana, Bruno individua la ragione del rovesciamento delle leggi di natura, la dolenda secessio che ha portato alla frattura tra uomo e divinità; così nello S. Bruno rimpiange attraverso una traduzione rivisitata del celebre Lamento ermetico dell’Asclepius quel rapporto tra umano e divino che passa attraverso il riconoscimento della Natura come «diva madre», umiliata e vilipesa dalla posizione secondaria in cui la relegano le religioni rivelate. Il compito della «nova filosofia» è quindi il recupero delle radici della storia dell’umanità, il capovolgimento del rapporto tra cristianesimo e sapienza antica, riaffermando finalmente la perduta unità fra uomo, Natura e Dio. La complessa struttura del dialogo e l’oscurità del titolo hanno fatto sì che lo S. fosse oggetto di numerose interpretazioni fin dai primi anni seguiti alla stampa: K. Schoppe – giovane luterano convertito, testimone oculare del rogo di Bruno in Campo dei fiori il 17 febbraio del 1600 – identificò nella «Bestia» il Pontefice romano, mentre il cosiddetto Postillatore napoletano (tra i primi e più sottili lettori del dialogo bruniano, che sulla sua copia del testo appose numerose note), ne indicò la fondamentale polemica contro la religione riformata. A partire dalla metà degli anni Sessanta del Novecento si è affermata la lettura integralmente ‘ermetica’ di F.A. Yates, ormai definitivamente sostituita da una tendenza a collocare il dialogo nel contesto in cui fu scritto e nel serrato e fecondo confronto di Bruno con le fonti più disparate.” (tratto da Treccani.it)

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Modern Philosophy Source: eBook di filosofia moderna

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Modern Philosophy Source, una delle piattaforme implementate dallILIESI, contiene un’ampia raccolta di fonti primarie nelle loro edizioni di riferimento, nonché contributi critici per lo studio del pensiero filosofico e scientifico della prima età moderna.

Nel catologo sono rappresentati alcuni dei principali autori dal XVI al XVIII secolo; al momento sono presenti testi in latino, italiano, francese e tedesco. Per ogni autore viene indicata l’edizione di cui è fornita la digitalizzazione. Nei testi presenti potete anche fare annotazioni o selezionare parti che vi interessano.

Questi sono gli autori inseriti:

  • Baumgarten. Opere incluse: Meditationes philosophicae (1735)
  • Bruno. Opere incluse: La cena de le Ceneri (1584) – De la causa, principio e uno (1594) – De l’infinito, universo e mondi (1594) – Spaccio de la bestia trionfante (1594) – Cabala del cavallo pegaseo (1585) – De gli eroici furori (1595) – Camoeracensjs acrotismus (1588) – Summa terminorum metaphysicorum (1609)
  • Descartes. Opere incluse: Les méditations métaphysiques (1641) – Meditationes de prima philosophia (1641-1642) – Principia philosophiae (1644) – Les passions de l’âme (1649) – Regulae ad directionem ingenii ([1627-1628] 1701)
  • Kant. Opere incluse: Principiorum primorum cognitionis metaphysicae nova dilucidatio (1755) – Meditationum quarundam de igne succincta delineatio (1755) – Metaphysicae cum geometria iunctae usus in philosophia naturali (1756) – De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis. Dissertatio (1770)
  • Leibniz. Opere incluse (si veda elenco sulla colonna di sinistra). Nova methodus (1684)- Meditationes de cognitione… (1684) -De geometria recondita et analysi indivisibilium atque infinitorum (1686) -Brevis demonstratio (1686)- Tentamen de motuum coelestium causis (1689) – De causa gravitatis (1690) – De legibus naturae (1691) – De primae philosophiae emendatione (1694) – Sisteme nouveau de la nature et de la communication (1695) – Specimen dynamicum (1695) – De ipsa natura (1698) – Causa Dei (1710) – Principia Philosophiae (Monadologie) (1721) – Principes de la nature et de la grâce fondés en raison (1718) – Lehr-Sätze von denen Monaden (1720) – Monadologie (1714) – Nouveaux essais – ed. Raspe – Leibniz, Oeuvres philosophiques – ed. Raspe – Brevis demonstratio – Beilage (1860) – De legibus naturae (1885)
  • Spinoza. Opere incluse: Tractatus de intellectus emendatione – Tractatus politicus – Ethica ordine geometrico demonstrata (1677)
  • Vico. Opere incluse (si veda elenco sulla colonna di sinistra. Vi segnaliamo Principj di Scienza Nuova-Ed. Nicolini)

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