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eBook di filosofia: S. Davini, Arte e critica nell’estetica di Kierkegaard

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Simonella Davini, Arte e critica nell’estetica di Kierkegaard

 

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eBook di filosofia: D. Zahavi, The end of what? Phenomenology vs. speculative realism

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Dan Zahavi, The end of what? Phenomenology vs. speculative realism

Proponents of speculative realism have recently subjected phenomenology to severe criticism. It has been accused of being a form of Zombie philosophy, of never really having existed, of never having amounted to anything at all. The main thinkers of the (non-existing) tradition have been criticized for their inconsistencies, for never explaining what precisely they are doing, for failing to deliver what they always promised, but never provided: a wholehearted endorsement of metaphysical realism. By contrast, speculative realism has been praised as the only position able to yield real metaphysical realism.

In a recent paper, a version of which can be found here, I have taken a closer look at the phenomenology bashing found in the work of Sparrow, Harman, Meillassoux and others. My conclusion is that the criticism that speculative realism directs at phenomenology is flawed in various ways. It is too superficial, too simplistic, and it lacks novelty. The most interesting objections have already previously been voiced by other phenomenologists, by analytic philosophers, and by empirical scientists. As for its own positive contribution, I consider the realist credentials of speculative realism quite questionable, just as I find its metaphysical claims epistemologically underdetermined.” Dan Zahavi

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eBook di filosofia: S. Kierkegaard, Due epoche

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Søren Kierkegaard; a cura di Dario Borso, Due epoche

“Il testo qui presentato in prima traduzione italiana è il terzo capitolo di Una recensione letteraria, volumetto uscito a Copenhagen il 30 marzo 1846. […]

Due epoche compensa in poche pagine tutta la filosofia politica di Kierkegaard. Ma questa è la minore della sua eccezionalità. Gli è che Due epoche contiene un’analisi del livellamento cosi rigorosa e pregnante da elevare il suo autore, impolitico per eccellenza in uno staterello ai margini della modernità, nell’olimpo del pensiero politico.” (dall’introduzione)

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eBook di filosofia: S. Kierkegaard, Selections from the writings of Kierkegaard

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Søren Kierkegaard, Selections from the writings of Kierkegaard

Comprende: Introduction.– Dispsalmata (from Either-Or, pt. I).– The banquet (from Stages on life’s road, pt. I).– Fear and trembling.– Preparation for a Christian life.– The present moment

L’interpretazione della fede. La riflessione filosofica e la vicenda esistenziale di K. si sviluppano in un seguito di opere ed eventi estremamente serrato, segnando un approfondimento di temi e questioni che fin dai primi scritti sono abbozzati chiaramente. Caratteristiche di fondo del suo pensiero sono per un lato un’esperienza religiosa e cristiana (anche se di un cristianesimo assai peculiare) intensissima, per la quale decisivo è il rapporto con l’esperienza pietistica settecentesca e la specifica modalità sentimentale, mistica e soggettiva che tale corrente aveva impresso al luteranesimo; per l’altro il rapporto con la cultura romantica e idealistica tedesca: con gli Schlegel e Jean Paul, con l’odiato-amato Hegel, con Schelling, che certo lo deluse, ma da cui pure trasse insegnamenti decisivi. Dalla congiunzione di queste due tradizioni nasce la cifra fondamentale della personalità di K., quella che lo caratterizza dalla prima all’ultima opera: una religiosità intensamente sentita come rapporto singolare, assolutamente individuale dell’anima del credente con Dio e l’inquadramento di essa nelle categorie della filosofia romantico-idealistica, in partic. nella coppia concettuale finito-infinito: il pietista K. sente dunque il rapporto del credente con il suo Dio come un rapporto fra finito e infinito, e dunque come un irriducibile paradosso. Questo paradosso, questa offesa alla logica (il fatto che l’uomo finito senta dentro di sé un rapporto insaziabile con l’infinito, che lo deborda e lo spinge alla negazione di sé) è poi il paradosso della stessa incarnazione del Cristo, evento irriducibile a qualunque spiegazione e documentazione storica e rispetto al quale solo il salto, continuamente rinnovato e mai completamente concluso, in cui si sostanzia la fede, può in qualche modo essere all’altezza. Altri temi fondamentali dell’opera di K., che gli conferiscono un’originalità e una modernità straordinarie, sono quelli della maschera e dello pseudonimo, entrambi legati alla sua riflessione sulla comunicazione: la vera comunicazione non può essere diretta, oggettiva; la verità essendo sempre soggettiva, essa non può essere che data attraverso un approccio complesso e poliedrico, fornendo una serie di punti di vista diversi e anche inconciliabili, che costringono così colui a cui essa è rivolta a interpretarla attivamente, a conquistarla, a essere non un passivo ricettore, ma un soggetto responsabile che sceglie, e sa di rischiare di poter fallire nel raggiungimento della verità, di poter scambiare il vero per il falso. Ma lo pseudonimo rappresenta anche un modo per immedesimarsi pienamente nell’altro e per conquistarlo, per così dire dall’interno, per far produrre a lui stesso il suo punto di vista e insieme la sua critica.

Aut-Aut. In Aut-Aut, opera pubblicata con lo pseud. di Victor Eremita, K., dopo che nella tesi di laurea sul concetto di ironia aveva già delineato, riprendendo un topos della cultura romantica, alcuni aspetti fondamentali della sua riflessione, sviluppa la famosa distinzione fra uno stadio estetico e uno etico della vita, fra i quali (donde il titolo dell’opera) esiste non un semplice passaggio, uno sviluppo, ma un salto, un’alternativa assoluta. Nel primo l’uomo ricerca continuamente il piacere immediato, unendo vita e poesia. La trattazione sul Don Giovanni di Mozart, nota anche come Diario del seduttore, in cui K. sviluppa una fine e originalissima analisi dell’opera, costituisce una parte del testo. Ma l’esistenza estetica mette capo alla noia e quindi alla disperazione. Vivendo questa non passivamente, ma come scelta deliberata, l’uomo può compiere il salto alla vita etica: vita non più di dissipazione e continuo cambiamento, ma di costanza: al seduttore succede il marito, uomo delle scelte responsabili. È qui che di nuovo compare la categoria romantico-idealistica dell’infinito: la soggettività etica è infinita, poiché è rapporto a Dio, e dunque è assoluto e libertà. Ma nemmeno lo stadio etico basta a sé stesso: l’uomo etico non può che giungere alla consapevolezza della colpa, al pentimento e dunque alla necessità di una vita non semplicemente etica, ma di fede e religiosa.

Timore e tremore. Questo ulteriore «salto» è quello che K. svilupperà nell’opera immediatamente successiva, Timore e tremore. L’opera, pubblicata sotto lo pseud. di Johannes de Silentio, è una meditazione su un episodio cruciale e terribile dell’Antico Testamento: il sacrificio di Isacco. K. si ribella contro tutte le interpretazioni che vorrebbero riavvicinare alla razionalità e all’etica il comportamento di Abramo, mancando così di cogliere il sentimento fondamentale che ha dovuto provare Abramo: l’angoscia. Estrema angoscia egli dovette provare, poiché l’ingiunzione di Dio di sacrificargli la vita del figlio violava «l’obbligazione etica», secondo cui «verso il figlio il padre ha il dovere più alto e più sacro». Né bisogna dimenticare l’amore profondo che Abramo provava per Isacco. Solo in base a queste considerazioni si può valutare la vera statura di Abramo e vederlo come «cavaliere della fede»: egli rinuncia al figlio in virtù dell’assurdo, cioè della fede nel fatto che a Dio tutto è possibile e che dunque con un prodigio potrà restituirgli Isacco, pur essendo nello stesso tempo convinto che, nella finitezza, «umanamente parlando», ciò sia impossibile. È questo il paradosso della fede, credenza nel prodigio e nella sua impossibilità che va oltre la rinuncia a noi stessi (la rinuncia è ancora qualcosa che noi possiamo decidere), mentre la fede è l’assurdo per cui la singolarità si apre all’infinito, a Dio, a qualcosa che le è assolutamente superiore. Si tratta insomma, per K., «di vedere quale enorme paradosso è la fede, un paradosso […] di cui nessun pensiero può impadronirsi poiché la fede comincia appunto dove il pensiero finisce». Confrontando poi Abramo, il cavaliere della fede, con l’eroe tragico, con Agamennone che deve sacrificare Ifigenia, K. fa rilevare come quest’ultimo abbia dalla sua tutto il suo popolo, che condivide il principio etico superiore a cui egli deve obbedire: Agamennone non è solo e non deve contraddire il «generale», cioè l’etica. Ben diversa è la posizione di solitudine assoluta di Abramo, che si trova come Singolo di fronte a Dio: «l’eroe tragico è grande per la sua verità morale, Abramo è grande per una sua virtù personale». K. può dunque rivendicare, contro Hegel, il carattere assolutamente paradossale della fede come rapporto di Singolarità e Assoluto, rapporto che non è assolutamente trattabile con la categoria della mediazione: «La fede è appunto questo paradosso, che il Singolo come Singolo è più alto del generale […] Il Singolo come Singolo sta in un rapporto assoluto all’Assoluto. Questo punto di vista non si lascia trattare con la mediazione».

Il concetto dell’angoscia. In Il concetto dell’angoscia (pubblicato sotto lo pseud. di Vigilius Haufniensis), K. continua questa sua linea di riflessione prendendo a oggetto il tema del peccato originale. Nella situazione anteriore all’angoscia (cap. 1°), l’uomo possiede l’innocenza solo nel senso che ignora la conoscenza della differenza fra bene e male, ossia è questo un momento in cui lo spirito, ancora «sognante», è immerso nel corpo e a lui unito immediatamente. Ora, proprio questa innocenza che è solo ignoranza, questo stato di pace e di quiete in cui «non c’è niente contro cui lottare», è essa stessa angoscia, che si presenta come un nulla esterno all’innocenza e che essa proietta continuamente contro di sé, così come i bambini, ancora ignari della loro libertà, vanno sempre in cerca di essa sotto forma di avventure e misteri: l’angoscia è insomma legata alla libertà che caratterizza l’uomo anche nell’innocenza. E quando Dio pone il divieto, tale divieto «angoscia Adamo poiché […] sveglia in lui la possibilità della libertà». L’angoscia non è dunque solo paura, ma smarrimento, oscuro e inconsapevole, di fronte alla libertà, al fatto cioè che la nostra esistenza è una mera possibilità, che si sporge sul baratro dell’infinito, sospesa, senza aver di essi alcuna chiara idea, fra il bene e il male. Dopo il peccato, che K. vede come passaggio dalla possibilità alla realtà (cap. 2°), questo processo assume più consapevolezza, senza che sia messo in discussione il valore dell’angoscia. Attraverso una serie di complessi e sottili passaggi, questa si svela come vera e propria formatrice dell’uomo come essere libero; essa lo educa alla possibilità, gli apre la dimensione del futuro e quindi lo porta alla vera e propria infinità: «Colui che è formato dall’angoscia è formato mediante possibilità. E soltanto chi è formato dalla possibilità è formato secondo la sua infinità». Ma tale apertura assoluta al possibile data dall’angoscia si realizza solo in quanto in essa il possibile è esperito nel suo aspetto più terribile: nella consapevolezza che in ogni momento siamo esposti all’annientamento e alla morte. Questa costante consapevolezza della morte ci stacca da ogni finitezza e ci rende veramente infiniti, aprendoci alla fede, che è, dice K. riferendosi esplicitamente a Hegel, «la certezza interiore che anticipa l’infinito». L’opera ha avuto una vastissima eco nel 20° sec., diventando in partic. uno dei punti di riferimento fondamentali della filosofia esistenzialistica (Jaspers, Heidegger, Marcel, Sartre, Ricoeur) (➔ angoscia).

La Postilla. La Postilla conclusiva non scientifica alle ‘Briciole di filosofia’ è, dal punto di vista strettamente filosofico, il testo più importante di K., anche se, con la sua consueta ironia, egli lo presenta come «postilla» alle Briciole di filosofia che aveva pubblicato in precedenza. Come già in quest’opera, il pretesto polemico per la Postilla è offerto a K. da alcune posizioni apologetiche di esponenti della Chiesa luterana danese, che, di fronte alle difficoltà incontrate dalla critica storica nel dimostrare l’autenticità del libri canonici, avevano cercato di sostituire all’autorità della Bibbia quella della Chiesa. Per K. è l’occasione per portare alla massima chiarezza alcuni capisaldi della sua concezione. Nessun accertamento filologico, storico-empirico, così come nessuna dimostrazione speculativa potrà mai metter capo alla fede, poiché prove empiriche e dimostrazioni razionali si muovono nel campo dell’oggettività ed escludono il soggetto. Ora, la verità con cui ha a che fare la religione è il massimamente soggettivo: se mi interrogo su Dio e sulla fede in lui, questo non è un dubbio razionale su qualcosa di esterno a me, ma un dubbio su qualcosa che mi coinvolge in massimo grado. Nella religione la ricerca è caratterizzata da questo paradosso: che colui che cerca è coinvolto pienamente in ciò che cerca. Queste affermazioni che, anacronisticamente, si possono definire epistemologiche, e in cui certo si sentiva l’eco dell’ermeneutica di Schleiermacher, ma con una decisiva radicalizzazione e drammatizzazione, sarebbero state decisive per gran parte della riflessione filosofica novecentesca, ben al di là dei confini religiosi e anche della filosofia esistenzialistica. Ciò risulta ancora più evidente se si considera che la contrapposizione fede-conoscenza si declina per K. anche come contrapposizione fra passione e razionalità. La fede, come presenza di Dio infinito nell’uomo finito, presenza che non può che manifestarsi come negazione, assenza, è più affine all’amore o all’odio che alla conoscenza: il rapporto diretto e di insaziabile desiderio che spinge l’uomo verso Dio eccede ogni logica e anche per questo non può, nella comunicazione, che presentarsi come paradosso assoluto. Nel seguito, K. torna anche sulla distinzione in stadi (estetico, etico) delle opere precedenti, articolandola ulteriormente e distinguendo due stadi anche all’interno della religiosità. Il punto di approdo cui egli giunge, con l’esasperazione del paradosso, lo pone su un singolarissimo crinale fra fede e ateismo: l’estrema soggettivizzazione della religione e l’esasperazione del momento fideistico, visto come un salto o come una pascaliana scommessa da ripetere infinite volte, non mettono capo a nessuna certezza stabile, ma a una infinita, disperata situazione di ansiosa ricerca, in cui fede e non-fede sono in fondo l’una il presupposto dell’altra. Non è un caso dunque che l’irraggiamento del pensiero di K., avvenuto soprattutto nel 20° sec., a partire dalla traduzione tedesca delle sue opere, a cavallo della Prima guerra mondiale, si sia esteso ben al di là di quel cristianesimo, che è certo stato il centro della sua tormentosa ricerca intellettuale e di vita, ma di cui ha finito per mettere in discussione alcuni presupposti fondamentali.” (tratto da Treccani.it)

 

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eBook di filosofia: H.Høffding, The philosophy of religion

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Harald Høffding, The philosophy of religion 

“Sotto l’influsso dell’empirismo e dello psicologismo inglese e francese, ma non senza esperienza del pensiero tedesco, cercò di risolvere i massimi problemi della filosofia morale e religiosa, insistendo sulla volontà soggettiva e sullo sviluppo culturale inteso come processo di liberazione.” (tratto da Treccani.it)

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Circulation of Knowledge and Learned Practices in the 17th-century Dutch Republic: la corrispondenza scientifica nell’Olanda del ‘600

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Circulation of Knowledge and Learned Practices in the 17th-century Dutch Republic (CKCC) è l’interessantissimo progetto che rende disponibile e ricercabile  la corrispondenza (scritta e inviata) di pensatori, filosofi e scienziati attivi in Olanda nel XVII secolo, per un totale di più di 20.000 lettere.

“The scientific revolution of the 17th century was driven by countless discoveries in the observatory, at sea, in the workshop, in society at large and in the library. There was a dramatic increase in the amount of information, giving rise to new knowledge, theories and world views. But how did the 17th-century scientific information system actually work? How were new elements of knowledge picked up, processed, disseminated and – ultimately – accepted in broad circles of the educated community? In short: how did knowledge circulate? […]
The 17th-century Republic offers an ideal case for exploring the answers to the above-mentioned question, and correspondence between scholars is the ideal research subject. Until the publication of the first scientific journals in the 1660s, scholarly letters were by far the most direct and important means of communication between intellectuals abroad and at home”.

Il progetto non si limita a presentare digitalizzazioni ma mette a disposizione ePistolarium, il sofisticato web-based tool che permette di analizzare e visualizzare questo network scientifico/culturale.

Questa è la tabella riassuntiva dei pensatori e delle lettere digitalizzate

Scholar Gross # items Net # items Provider
Caspar van Baarle (Barlaeus) 505 505 UvA
Isaac Beeckman 28 21 Huygens ING
René Descartes 727 727 Utrecht University
Hugo de Groot (Grotius) 8034 8034 Huygens ING
Christiaan Huygens 3090 3080 Huygens ING
Constantijn Huygens 7297 7119 Huygens ING
Antoni van Leeuwenhoek 282 282 Utrecht University / Huygens ING
Dirck Rembrantsz van Nierop 80 80 Huygens ING
Jan Swammerdam 172 172 Huygens ING
Total 20215 20020

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eBook di filosofia: S. Kierkegaard, The Sickness unto Death

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Sören Kierkegaard, The Sickness unto Death

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eBook di filosofia: N. Bohr, Atomic Physics & Human Knowledge (1958)

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Niels Bohr,  Atomic Physics & Human Knowledge, Chapman & Hall, 1958

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Per il bicentenario della nascita di Kierkegaard: Kierkegaard Articles degli Oxford Journals

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Per ricordare il bicentenario della nascita di Kierkegaard (5 maggio 1813- 11 novembre 1855) vi segnaliamo che è disponibile Kierkegaard Articles: una selezione di articoli pubblicati nei periodici della Oxford University Press dedicati al filosofo e al suo pensiero.

Non dimenticate di dare un’occhiata alla piccola esposizione bibliografica in biblioteca dedicata ai testi di e sul filosofo presenti nei fondi librari Mario Dal Pra e Guido Davide Neri.

 

 

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