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Derrida’s Margins. Inside the personal library of Jacques Derrida: il sito con le annotazioni dei libri di Derrida

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Derrida’s Margins. Inside the personal library of Jacques Derrida è l’interessante e originale sito sviluppato dal Center for Digital Humanities dell’Università di Princeton (dove è conservato il fondo Derrida) che pubblica online le annotazioni del filosofo nei libri della sua biblioteca personale. É evidente la finalità: ricostruire i passaggi dell’elaborazione filosofica del pensatore francese.

“For Jacques Derrida (1930-2004), reading was an active process: he read texts by thinkers like Rousseau, Heidegger, Lévi-Strauss, Hegel, and Husserl with a writing utensil in hand. As Derrida affirmed in a late interview, the books in his personal library bear the “traces of the violence of pencil strokes, exclamation points, arrows, and underlining.”

Al momento, per restrizioni dovute al copyright,  sono visibili solo le pagine annotate dell’opera De la grammatologie ma è prevista l’immissione graduale di altre opere.

Queste sono le sezioni del sito:

  • Derrida’s Library, where users may browse or search Derrida’s copies of the books referenced in De la grammatologie;
  • Reference List, where users may browse or search the nearly one thousand references to other texts found in the pages of De la grammatologie;
  • Interventions, where users may browse or search Derrida’s annotations, marginalia, and markings that correspond to the references in De la grammatologie; and
  • Visualization, which provides users with alternative ways of exploring the references in De la grammatologie.  Users may search a particular section or the entire site at any time by using the search field at the top of every page.  
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eBook di filosofia: T. Ertugru, Jacques Derrida et le problème de la technique

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Tacettin Ertugru,  Jacques Derrida et le problème de la technique

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“La tâche de notre travail est de penser la question de la technique dans sa relation profonde et complexe avec celle de l’écriture chez Derrida. Les quasi-concepts du pharmakon et du supplément nous permettent de dire que la technique est pharmaco-supplémentaire. Mais il faut avancer et dire que l’archi-technicité est déjà la techno-graphie pharmaco-supplémentaire. L’œuvre de Derrida nous permet aussi de penser les télétechnologies à partir de l’écriture qui est déjà télé-technique. Les télétechnologies vont bien au delà d’une certaine conception courante de « média » ou de « télécommunication», car le concept de télé-technique atteint le coeur du mouvement de la différance. Il faut penser la télé-technique avec l’extériorisation, l’ex-appropriation, la trace, l’archive etc. Et dans le coeur de la différance, l’itération comme répétition en différence nous pousse à penser d’une nouvelle manière le même ou l’autos. Le même n’est pas stable, toujours en distance à soi-même et ouvert à l’autre. Il faudrait chercher l’archi-technicité dans cette ouverture à l’autre qui est liée à l’itérabilité différancielle. Une technicité comme ouverture à l’incalculable.”

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Cinema & filosofia: Derrida

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Film documentario del 2002 diretto da Kirby Dick e Amy Ziering Kofman sul filosofo Deridda.

“The film uses interviews shot by the filmmakers, footage of Derrida’s lectures and speaking engagements, and personal footage of Derrida at home with his friends and family. In several scenes, Ziering Kofman also reads excerpts from Derrida’s work or otherwise describes aspects of his life.

Derrida also focuses on Derrida’s thesis that scholars tend to ignore important biographical information when discussing philosophers’ lives.[1] In one scene, Derrida comments that he would be most interested in hearing about famous philosophers’ sex lives because this topic is seldom addressed in their writings. The filmmakers respond to many of these criticisms by probing Derrida on various aspects of his own personal life, though he usually refuses to answer directly questions about himself.

The film also follows Derrida during a trip to South Africa where he visits Nelson Mandela’s former prison cell and discusses forgiveness with university students. Derrida states that his own childhood experiences with anti-Semitism have heightened his sensitivity to racial issues.” (tratto da Wikipedia)

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Cinema & Filosofia: D’ailleurs Derrida, il documentario su Derrida

D’ailleurs Derrida è il documentario realizzato nel 1999, interpretato da Derrida stesso e diretto da Safaa Fathy, regista e poetessa araba.

Fathy riprende Derrida nel suo luogo natale, El Biar, in Algeria. È qui, in una inquadratura che isola il filosofo circondato dal deserto algerino, che Derrida parla dell’essere “d’ailleurs” come condizione filosofica, come luogo e momento di partenza (e di impossibile ritorno) di ogni filosofia. Ma anche come operazione cinematografica, condizione attraverso la quale il cinema, messa in mostra di una presenza che è anche, contemporaneamente, assenza, si dispiega alla fruizione. È qui che si gioca l’analogia, il campo di intersezioni continue che permette al cinema e alla filosofia di riconoscersi, di ritrovarsi: “Le cinéma permet ainsi de cultiver ce qu’on pourrait appeler des “greffes” de spectralité, il inscrit des traces de fantômes sur une trame générale, la pellicole projetée, qui est elle-même un fantôme”.

L’essere altrove (o d’altra parte) del filosofo come della filosofia, dell’uomo come del discorso, si manifesta al cinema in tutta la sua potenza come spettralità, zona d’indiscernimento del logos che ha sempre a che fare con la filosofia, operazione che Derrida, rileggendo Hegel, designa come il marcare un margine che essa stessa concepisce come suo, di cui si riappropria.

Il movimento del film allora si mostra come gioco a due, tra un soggetto/oggetto (Derrida) e un autore/spettatore (Fathy), consapevoli nei loro ruoli intercambiabili. In una delle sequenze iniziali, Derrida, in primo piano, con alle spalle un acquario chiuso dai bordi (dai limiti) dell’inquadratura, riflette sul suo essere lì, lui che, nel momento della fruizione del film, sarà contemporaneamente presente e non presente, di fronte allo spettatore e altrove. L’uomo e l’acquario, chiusi nell’inquadratura, diventano strumento di una analisi filmico-filosofica, come già lo era la celebre sequenza di The Lady from Shanghai, in cui Orson Welles e Rita Hayworth giocano la loro scena di seduzione sullo sfondo di un acquario, il cui limite corrisponde al bordo dell’inquadratura. Quello straordinario saggio di analisi filmica, forse una delle sequenze della storia del cinema in cui l’inquadratura si mostra con maggiore evidenza come limite, implosione che rimanda sempre ad un suo oltre, ad un necessario oltrepassamento verso quella zona di invisibilità che la costituisce.

Il primo riconoscimento tra cinema e filosofia avviene dunque, in D’ailleurs Derrida, nella consapevolezza di una spettralità che avvolge entrambi. L’ossessione dello spettro, del fantasma che è contemporaneamente presente/assente, che sfida quindi il discorso/film a cercare il suo limite, appartiene all’ultimo Derrida, alla sua riflessione recente: “Uno spettro è allo stesso tempo visibile e invisibile, allo stesso tempo fenomenico e non fenomenico: una traccia che segna anticipatamente il presente della sua assenza. La logica spettrale è de factu una logica decostruttiva. Essa è l’elemento della hantise nel quale la decostruzione trova il suo luogo più ospitale, nel cuore del presente vivente, nella pulsazione più viva del filosofico”.

Il film si svolge quindi sempre con una consapevolezza del luogo come decentramento, come spazio e tempo del discorso che è sempre – per usare un’espressione che Derrida riprende dall’Amleto shakespeariano – “out of joint”, dissestato (désajointé). Fathy compie un detour attraverso i luoghi, l’Algeria, Parigi, gli Stati Uniti, facendoli attraversare dal filosofo. Ma mai il luogo è attraversato pienamente, quasi sempre è lambito, toccato, visto da lontano o in una sua parte (in una sequenza girata a Parigi, Derrida mostra dall’interno della sua autovettura l’Università dove per tanti anni ha fatto lezione; il luogo è intravisto, di sfuggita, attraverso uno scarto della macchina da presa che cerca di cogliere l’edificio – il suo esterno – mentre questo già sfugge via e l’auto prosegue il suo viaggio). È in questo spazio-tempo, che non accoglie, non ordina corpi, parole e fantasmi che allora la parola filosofica ritrova se stessa e si dispiega nel film.

D’ailleurs Derrida è un film filosofico non solo e non tanto perché è un film “su” un filosofo, o perché al suo interno si parla di filosofia; è un film filosofico perché rilancia – nel suo ex-sistere come evento, traccia, immagine e discorso – il problema stesso della filosofia come attività (seguendo Derrida) decostruttiva, come attraversamento della spettralità. Tracce queste che si dispiegano, che non finiscono di inquietare (filosoficamente). Tracce che si prolungano nel testo scritto, nel libro scritto dopo il film, appunto Tourner les mots. Libro che nasce appunto come esigenza, come si diceva all’inizio. Esigenza di una ulteriore indagine filosofica a partire dalla esperienza propria dei due autori (rispettivamente inteprete-attore e regista).” (di Daniele Dottorini)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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eBook di filosofia: J. Derrida, La scrittura e la differenza

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Jacques Derrida, La scrittura e la differenza, Einaudi, 1971

Jacques Derrida, L’écriture et la différence, Seuil, 1967

J. Derrida, Writing and difference, Routledge, 2001

In 1967 (at the age of thirty-seven), Derrida has his “annus mirabilis,” publishing three books at once: Writing and Difference, Speech and Phenomena, and Of Grammatology. In all three, Derrida uses the word “deconstruction” (to which we shall return below) in passing to describe his project. The word catches on immediately and comes to define Derrida’s thought. From then on up to the present, the word is bandied about, especially in the Anglophone world. It comes to be associated with a form of writing and thinking that is illogical and imprecise. It must be noted that Derrida’s style of writing contributed not only to his great popularity but also to the great animosity some felt towards him. His style is frequently more literary than philosophical and therefore more evocative than argumentative” (tratto da SEP)

Negli anni Settanta e Ottanta del Novecento ha insegnato a lungo nelle università statunitensi (Johns Hopkins e Yale University), influenzando i critici impegnati nel dibattito sul postmoderno e sul decostruzionismo. La sua riflessione, sviluppando il problema heideggeriano della “differenza ontologica”, ha proposto una critica radicale della metafisica e del postulato di una gerarchia fondante di significati (pensiero e verità, ragione e logos). Alla “de-costruzione” del logocentrismo metafisico si accompagna la revisione del “fonocentrismo”, in particolare del tentativo dello strutturalismo di concepire il linguaggio sul modello della voce, riducendo la scrittura a sua funzione derivata. La scrittura è oggetto della “grammatologia”, che non è scienza positiva, ma prosecuzione di quel più ampio progetto di “decostruzione”, che si pone ora il compito di accedere all’essere come differenza. Con i suoi caratteri di “traccia” e costitutiva differenzialità, con il suo prestarsi a interpretazioni che estendono all’infinito il gioco della significazione, la scrittura esibisce esemplarmente la “differenza” dell’essere e l’impossibilità di qualsiasi progetto di totalizzazione del sapere. L’essere appare così non come una “presenza” da cogliere nella sua pienezza, o come quell’orizzonte che avvolge i singoli enti, restando loro irriducibile (Heidegger), ma come un qualcosa di inafferrabile nella sua totalità, privo di qualsiasi forma di identità, perché già in sé stesso differente da sé. ” (tratto da Treccani.it)

*Il copyright delle opere linkate appartiene ai rispettivi autori. Citandola in questa pagina ci si avvale del principio del fair dealing in quanto la diffusione che ne viene fatta è a fini di critica, recensione, informazione e insegnamento e non ha scopi economici. Gli autori possono comunque e in qualunque momento richiederne la rimozione.

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eBook di filosofia: Su Jacques Derrida. Scrittura filosofica e pratica di decostruzione

 

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Paolo D’Alessandro e Andrea Potestio (a cura di), Su Jacques Derrida. Scrittura filosofica e pratica di decostruzione

Nota introduttiva

Prima Parte
DECOSTRUZIONE E METAFISICA

1.
Oltre Derrida. Per un’etica della lettura

di Paolo D’Alessandro
1.1. Struttura testuale e decostruzione – 1.2. Filosofia della lettura – 1.3. Lo scarto di senso insignificante – 1.4. Interazione tra testo e lettore nel processo di lettura – 1.5. L’innesto testuale nella logica del supplemento – 1.6. Il gioco ermeneutico

2.
Pensiero dell’evento ed esercizio della decostruzione

di Silvano Petrosino

3.
Escatologia à la cantonade. Althusser oltre Derrida
di Vittorio Morfino
3.1. La disgiunzione della temporalità nell’Amleto di Derrida – 3.2. La struttura disimmetrica della temporalità in El nost Milan di Bertolazzi – 3.3. Temporalità plurale

4.
La scrittura e la differenza. Una recensione inattuale

di Maurizio Ferraris
4.1. Il proprio tempo appreso con il concetto – 4.2. Senno di poi – 4.3. Materialismo dell’incorporeo – 4.4. Una psicoanalisi della filosofia – 4.5. La scena della scrittura – 4.6. Dalla fenomenologia alla grammatologia – 4.7. Decostruzione e differenza – 4.8. Mal d’archivio

5.
Il segreto della decostruzione

di Caterina Resta
5.1. Le reliquie di Derrida – 5.2. «Tutto accade in segreto» – 5.3. Il segreto della singolarità – 5.4. Il segreto della responsabilità – 5.5. Testimoniare in segreto

6.
Miseria e splendore della decostruzione. La traduzione, lo scambio, la moneta falsa

di Gaetano Chiurazzi
6.1. Premessa – 6.2. L’affinità tra le lingue: la lingua pura – 6.3. Des tours de Babel – 6.4. La diseconomia della decostruzione – 6.5. La filosofia, ovvero il paradosso dell’elemosina – 6.6. Conclusione (forse)

7.
Pensiero rappresentativo e configurazione d’identità

di Flavio Cassinari
7.1. Soggetto e oggetto, ontico e ontologico, derivato e originario: l’effetto duplicativo della rappresentazione – 7.2. La rappresentazione duplicativa come paradigma soggettivista della metafi sica – 7.3. L’istituzione del tempo: storicità, soggettività, volontà politica – 7.4. Per una pratica non duplicativa – 7.5. Pluralità delle pratiche e loro orientamento identitario: appartenenza e presa di distanza nel dispositivo duplicativo

8.
La decostruzione come operazione testuale
di Domenico Cosenza
8.1. La decostruzione e il metodo – 8.2. Il ruolo della scrittura

9.
Scrittura e decostruzione
di Carlo Sini

_____
Seconda Parte
SCRITTURA E ALTERITÀ

1.
La scrittura di Derrida
di Pier Aldo Rovatti

2.
«Il segreto segreto». Derrida lettore del giovane Hegel
di Silvano Facioni
3.
La vita la morte. Il soggetto della filosofia
di Federico Leoni
3.1. Il sintagma «la vita la morte» – 3.2. La dialettica della dialettica e della non dialettica – 3.3. Il materialismo e la proposizione speculativa – 3.4. «Io sono morto» – 3.5. L’ipnosi, il terzo – 3.6. L’hypokeimenon – 3.7. Il testimone

4.
Nudo im/proprio. Derrida e l’animale
di Gianfranco Dalmasso
4.1. Nudo come mancante – 4.2. Assenza di parola – 4.3. L’animale che risponde – 4.4. Il sacrifi cio degli animali – 4.5. Heidegger e l’animale povero di mondo – 4.6. Il sacrifi cio dell’io

5.
Jacques Derrida. Il messianico e l’altra politica
di Carmine Di Martino
5.1. La decostruzione, esercizio di ospitalità – 5.2. La soglia minimaleuniversale. Il messianico come struttura del vivente – 5.3. Messianico e messianismi. Rivelabilità e rivelazione – 5.4. Le due vie della universalizzazione – 5.5. Il messianico e la tolleranza

6.
Il segno, la traccia, il sintomo.
Jacques Derrida da Hegel a Joyce
di Matteo Bonazzi
6.1. Il segno – 6.2. La traccia – 6.3. Il sintomo

7.
I gesti del pensiero. Genealogia, ermeneutica, decostruzione:
a partire da J. Derrida
di Igino Domanin

8.
Derrida e Lacan: un incontro mancato?
di Domenico Cosenza
8.1. Derrida/Lacan: un «eccesso di vicinanza» – 8.2. Lacan nella metafisica e oblio del reale: intenzionalità e punto cieco in «Le facteur de la verité» – 8.3. Lacan su Derrida: scrittura del nodo e scrittura della precipitazione signifi cante – 8.4. Tra amore e morte: ritorno di Derrida su Lacan in «Pour l’amour de Lacan» – 8.5. Due pratiche dell’impossibile: psicoanalisi e decostruzione

9.
Tra Derrida e Lacan: un chiasmo
di Daniele Tonazzo
9.1. Tra Derrida e Lacan: la lettera – 9.2. Antitesi di posizioni – 9.3. Un chiasmo

10.
Postfazione. L’evento della verità tra fenomenologia ed ermeneutica. Il dibattito italiano sull’opera di Derrida
di Andrea Potestio
10.1. Fenomenologia e decostruzione – 10.2. Il problema del segno e l’ermeneutica

La ricezione italiana dei testi di Jacques Derrida

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Cinema & filosofia: Darwin (1993)

Darwin è il film di Peter Greenaway del 1993.

Darwin is structured around 18 separate tableaux, each focusing on another chapter in the naturalist’s life, and each consisting of just one long uninterrupted shot. Other than the narrator’s voiceover, there is no dialogue”. (tratto da Open Culture)

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Derrida Today: una rivista online dedicata a Derrida

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Derrida Today è la rivista online con comitato di redazione, pubblicata dall’Università di Edinburgo che vuole esplicitare il contributo del pensiero di Deridda al dibattito contemporaneo sulle tematiche politiche, sociali.

“Controversies about power, violence, identity, globalisation, the resurgence of religion, economics and the role of critique all agitate public policy, media dialogue and academic debate. Derrida Today explores how Derridean thought and deconstruction make significant contributions to this debate, and reconsider the terms on which it takes place.

Derrida Today is now inviting papers that deal with the ongoing relevance of Derrida’s work and deconstruction in general to contemporary issues; the way it reconfigures the academic and social protocols and languages by which such issues are defined and discussed, and innovative artistic practices that adopt a ‘deconstructive’ approach to how our contemporary situation can be represented”.

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