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eBook di filosofia: The discourses of Epictetus with the Encheiridion and Fragments

Epitteto

The discourses of Epictetus with the Encheiridion and Fragments

“Nelle opere Epitteto si mostra tipico rappresentante dell’ultima stoa, la stoa imperiale, di cui costituisce, insieme a Seneca, il massimo rappresentante. Infatti a Epitteto interessa, più che il fondamento teorico della virtù, la pratica della virtù medesima. In tale prospettiva egli assimila e rielabora, accanto a temi stoici, anche elementi socratici, soprattutto in merito all’intellettualismo etico, che comporta la negazione del male come scelta consapevole (Dissertazioni, I, 18; I, 28; II, 26), esaltando inoltre in Diogene il cinico la figura ideale del saggio. Socrate incarna il καλὸς καὶ ἀγαϑός stoico; il saggio che attribuisce il giusto valore alle cose e che accorda in modo perfetto i suoi atti (pubblici e privati) al giusto. Tuttavia nel richiamo all’ascesi che caratterizza il pensiero di E., vi è un superamento dell’intellettualismo stoico in favore di un atteggiamento religioso. La concezione del fondamento teorico della virtù, ridotta all’essenziale, si attua nella distinzione delle cose in due categorie: quelle che sono in nostro potere (τὰ ἐφ᾿ἡμῖν), la ragione, la volontà, il desiderio, ecc., e quelle che non lo sono (τὰ οὐκ ἐφ᾿ἡμῖν), ricchezze, onori, il nostro corpo, ecc. «Le cose sono di due maniere; alcune in nostro potere, altre no. […] Le cose poste in nostro potere sono di natura libere, non possono essere impedite né ostacolate. Quelle altre sono deboli, schiave, sottoposte a ricevere impedimento, e infine sono cose di altri» (Manuale, I). L’uomo saggio è felice, libero e virtuoso se desidera solo ciò di cui può disporre, rinunciando a occuparsi delle cose materiali. In tale prospettiva è esemplare la figura di Diogene: «Diogene era libero. […] Quanto aveva si poteva sciogliere agevolmente, quanto aveva era semplicemente accostato a lui. Se ti fossi spinto contro i suoi beni, te li avrebbe lasciati piuttosto che venirti dietro per essi: […] se contro tutto il miserabile corpo, tutto il suo miserabile corpo: lo stesso per i familiari, per gli amici, per la patria. Perché sapeva donde li aveva e da chi e a quali condizioni li aveva presi» (Dissertazioni, IV, 1). La compresenza di motivi cinici e motivi stoici, i primi svalutatori del mondo e della società, i secondi affermanti invece la loro razionalità, rende significativamente complessa e tormentata la riflessione di Epitteto.” (tratto da Treccani.it)

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