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eBook di filosofia: E. Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

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Edmund Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

La fenomenologia husserliana affonda le sue radici nella riflessione filosofica tedesca e mitteleuropea del secondo Ottocento, e in particolare in due movimenti che caratterizzano tale cultura: quello che, con Brentano, ma anche con Dilthey, mette capo alla psicologia descrittiva, e quel realismo o ontologismo logico che, secondo prospettive differenti, si fa strada con Bolzano, Frege e Alexius Meinong. Dal primo movimento Husserl trae, con sostanziali modifiche, il concetto fondamentale della f., l’intenzionalità, e con esso l’esigenza di una fedeltà ai fenomeni, della riscoperta di un’esperienza originale e liberata da tuttte le incrostazioni che l’intellettualismo e i pregiudizi culturali in generale hanno depositato in essa; dal secondo, l’istanza della riconduzione della filosofia a una scienza rigorosa, basata sull’intuizione di essenze che sono al di là del meramente fattuale, dello psicologico in senso meramente empirico. Da questa duplice ispirazione, che congiunge direzioni di pensiero difficilmente conciliabili, Husserl trae, già a partire dalla sua prima opera propriamente fenomenologica, le Ricerche logiche, un edificio teorico di rilevantissima originalità, che, pur con difficoltà interne, in gran parte legate a quella discrasia originaria, ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento della filosofia contemporanea. Pietra basilare della f. è il concetto di intenzionalità (): esso permette di rompere con tutta l’impostazione della filosofia moderna che ha separato dualisticamente soggetto e oggetto, uomo e mondo, aprendo così il baratro dello scetticismo. La f. permette invece di superare tale difficoltà, poiché è in grado di riscoprire quel rapporto di inerenza reciproca di io e mondo che dissolve definitivamente quei falsi problemi. L’intenzionalità è il primo gradino per raggiungere la consapevolezza che ci muoviamo naturalmente all’interno del mondo e non ne siamo tragicamente separati, poiché mette a fuoco quell’aspetto per cui ogni atto conoscitivo soggettivo è costitutivamente rapporto con un oggetto, individua cioè una relazione di apertura originaria del soggetto al mondo. Essa viene così definita da Husserl: «Noi intendemmo per intenzionalità la proprietà dei vissuti di essere ‘coscienza di qualche cosa’. In questa mirabile proprietà, a cui devono essere ricondotti tutti gli enigmi della teoria della ragione e della metafisica, ci imbattemmo dapprima analizzando il cogito esplicito» (Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). La «mirabile proprietà» non vale solo per la percezione, ma si estende a tutti gli aspetti della vita spirituale: il giudizio, i valori, i desideri, che tutti «mirano a» qualcosa: «un percepire è percepire di qualcosa, poniamo di una cosa spaziale; un giudicare è giudicare di uno stato di cose; un valutare è valutare di uno stato di valore; un desiderare è desiderare di uno stato di desiderio, ecc.» (Idee per une fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). L’ulteriore approfondimento della prospettiva fenomenologica, che nel primo Husserl (quello delle Ricerche logiche) pare ancora legata a una prospettiva di ontologismo logico, è la chiarificazione del livello trascendentale a cui essa deve muoversi, che avviene nelle Idee. Husserl non usa il termine trascendentale in senso kantiano, ma per indicare il raggiungimento di un fondamento assolutamente certo della conoscenza che è interamente dispiegato di fronte a un puro sguardo: si tratta, insomma, di un livello in cui l’esperienza non si dimostra, ma si mostra nella sua purezza e datità assolute. Fondamentale è, in questo senso, il concetto di «intuizione eidetica», di una visione pura e diretta delle «essenze». Per raggiungere il livello trascendentale che permette tale tipo di visione, è necessario effettuare la «riduzione fenomenologica», una sospensione o epoché assoluta di tutto il sapere costituito, che Husserl così delinea nelle Idee: «[con l’epoché] mettiamo tra parentesi l’intero mondo naturale, che è costantemente ‘qui per noi’, ‘alla mano’, e che continuerà a permanere come ‘realtà’ per la coscienza, anche se noi decidiamo di metterlo tra parentesi. Facendo questo, io non assumo il mondo che mi è costantemente già dato in quanto essente, come faccio, direttamente, nella vita pratico-naturale ma anche nelle scienze positive, come un mondo preliminarmente essente e, in definitiva, non lo assumo come il terreno universale d’essere per una conoscenza che procede attraverso l’esperienza e il pensiero. Io non attuo più una esperienza del reale in un senso ingenuo e diretto». Ed è altresì ovvio che questa neutralizzazione per Husserl investe non solo le scienze della natura, ma anche le scienze dello spirito, che costruiscono il loro edificio pur sempre con il presupposto dell’«atteggiamento naturale»: quindi anche lo Stato, il costume, il diritto, la religione vengono messi «in sospeso». Si deve sottolineare come nella riduzione trovi espressione uno dei temi più importanti, e che più ha influito sulla cultura complessiva, di tutta la f.: quello della «conversione dello sguardo», di un passaggio dalla visione quotidiana e ordinaria, che è tutta immersa nelle cose, a una visione «di secondo grado», che è insieme coscienza di sé e coscienza dell’oggetto e che, mettendo tra parentesi tutta l’esperienza costituita, con un apparente introversione soggettiva, permette invece di cogliere l’autentica «realtà» delle cose, il «fenomeno». In questo modo, Husserl reinterpretava, nei suoi termini, il dubbio cartesiano (e ne sono documento principe le lezioni tenute alla Sorbona nel 1929, poi pubblicate come Meditazioni cartesiane). Una volta raggiunto il livello di certezza assoluta garantito dalla riduzione fenomenologica, il programma di Husserl proseguiva verso la costituzione trascendentale della varie ontologie regionali (spirito, corpo, scienze naturali): in sostanza, si trattava di ricondurre agli atti costitutivi dell’Io puro la totalità del sapere, secondo una direzione che, sotto questo aspetto, avvicinava il programma husserliano a quello di Kant e che non fu seguito da tutti i discepoli: in particolare la scuola di Gottinga (fra cui spicca il nome di Koyré) rimase fedele ed anzi accentuò l’ontologismo e il realismo dello Husserl precedente alle Idee. Altro importante sviluppo del pensiero husserliano è quello che si verifica nella V Meditazione cartesiana, con l’approfondimento del problema dell’intersoggettività: alla costruzione apparentemente solipsistica di tutto l’edificio del sapere sulla certezza di un Ego puro, ma singolare, succedeva la consapevolezza che costitutivo dell’Io è il suo rapporto con l’altro, che soggettività e intersoggettività sono indissolubilmente unite. La riflessione dell’ultimo Husserl appare fortemente condizionata, per un lato, dal dissidio con Heidegger, che, già suo allievo, con la pubblicazione di Essere e tempo conferisce alla f. un significato profondamente diverso, dall’altro dall’avvento del nazismo, che portò alla sua esclusione dall’università in quanto ebreo, e dall’imminenza di una nuova guerra mondiale. L’ultima grande opera di Husserl, che uscirà postuma, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, proprio in rapporto a questi drammatici eventi storici ed esistenziali, pone il problema dell’oscurarsi, in gran parte inevitabile, del senso della scienza e del rapporto essenziale che esiste fra senso, storia e scientificità (di importanza grandissima, per tutta la riflessione filosofica successiva, è l’Appendice III dell’opera, dal titolo L’origine della geometria); con una netta svolta antintellettualistica rispetto alle Idee, Husserl pone al centro dell’attenzione il rapporto con il mondo della vita (Lebenswelt), visto come fondamento preintellettuale di ogni costruzione di senso, prospettando l’esigenza che il mondo della cultura sappia sempre «riattivare», cioè mantenere vivo il rapporto con esso, restituendo alle scienze quel fondamento che, da Galileo in poi, è caduto nell’oblio. In questo modo Husserl apriva una riflessione – sul ruolo delle scienze sulla storia, come campo in cui non si dispiega solo la razionalità, ma anche il non senso – che avrebbe alimentato gran parte del dibattito filosofico successivo alla seconda guerra mondiale e che è tuttora viva in varie forme.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: D. Melegari, La verità di questo mondo. Rileggendo Tran-Duc-Thao

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Diego Melegari,  La verità di questo mondo. Rileggendo Tran-Duc-Thao

“The paper aims to provide an analysis regarding the importance of the Philosopher Tran-Duc-Thao in the French philosophical scene between the Forties and Fifties. In particular the reading of Thao’s main work, “Phenomenology and dialectical materialism” (1951), is taken into consideration. The paper tackles different issues in Thao’s work, through the analysis of his critique to existentialism, his attempt to apply the phenomenological method to the colonial situation of Vietnam, his original reformulation of the marxist critique of ideology within the notion of “lifeworld” and his relationship with Philosophers like Cavaillès and Merleau-Ponty. In particular, the paper focuses on Thao’s proposal to take the
achievements and limitations of the husserlian “genetic constitution” for a radical refoundation of the “dialectical materialism”. In Thao’s thought, highly problematic but still charming, comes to light a “new naturalism”, in which subjectivity and materiality don’t cease to communicate at different levels of the “sense” and in which any reductionism could be avoided,
allowing a continuous and dynamic articulation between “real world” and “true world.”

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eBook di filosofia: Celebrating the Life and Work of J. H. van den Berg

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Celebrating the Life and Work of J. H. van den Berg (numero speciale della rivista Janus Head)

“Jan Hendrik van den Berg has been especially conscious of the historical and cultural embeddedness of phenomenological psychology. In fact, he was far ahead of the later postmodern critique of the dangers of foundationalism, essentialism, and historical and cultural universalism. He argues that the very project of all phenomenology is contextualized by limits of language, culture, time, and place. According to van den Berg, phenomenological psychology does not claim to have found a universally valid approach to human phenomena; rather, it is always self-conscious of its anthropological starting point. Van den Berg became especially known for the development and application of a historical phenomenological approach that he termed the metabletical method. Metabletica is a word derived from the Greek meaning “to change.” His book Metabletica: Principles of a Historical Psychology (published in English in 1961 as The Changing Nature of Man) describes the changing relation between adults and children many years before a similar work by the French historian Philipe Ariès. For example, Van den Berg describes the process of the infantilization of adulthood and the appearance of puberty as a historial and cultural phenomenon. The special feature of the metabletical method is that it approaches its object of study not diachronically, as development through time, but synchronically, from within a meaningful constitution of relations among different events during the same shared period. For example, in Leven en Meervoud (1963) (published in English in 1974 as Divided Existence), he provides a concrete portrayal and a surprisingly early postmodern interpretation of the development of the human psyche by connecting it with a variety of simultaneous developments in the surrounding culture, showing how the sense of self-identity is increasingly fragmented, divided, and determined by externals.” (tratto da Phenomenology Online)

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eBook di filosofia: E. De Caro, Note sulla fenomenologia dell’estetico

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Eugenio De Caro, Note sulla fenomenologia dell’estetico

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eBook di filosofia: M. Barcaro, Le condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patočka. Una lettura fenomenologica

Patočka

Marco Barcaro, Le condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patočka. Una lettura fenomenologica

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova

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eBook di filosofia: A. Firenze, Il primato ontologico della percezione in Merleau-Ponty. Prospettiva storico-filosofica e problemi aperti

Merleau Ponty

Antonino Firenze, Il primato ontologico della percezione in Merleau-Ponty. Prospettiva storico-filosofica e problemi aperti

“The aim of this article is to circumscribe, from an historical point of view, the theoretical contribution of the Merleau-Ponty’s perception’s philosophy to the philosophical relation between knowledge and perception. Therefore, to highlight the most original facet of his perception’s philosophy compared with the traditional theories about this problem, our reflection is divided in two parts. In the first part, we rough out the difference existing between the ancient and modern idea of knowledge and perception. To be more precise, we describe the transition of the ancient idea of perception as natural and objective knowledge’s instrument, to the modern idea of perception as subject’s mental operation. In the second part, we attempt to follow the footsteps of Merleau-Ponty’s perception’s philosophy to clarify the philosophical meaning of perception on the base of the perceptive experience as such.”

 

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eBook di filosofia: B. Waldenfels, Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsiva

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Bernhard Waldenfels, Estraneo, straniero, straordinario. Saggi di fenomenologia responsiva

“Al centro dell’attenzione di Waldenfels è il tema dell’estraneità, considerato, in controtendenza con le teorie più diffuse, elemento originario dell’esperienza. La sua fenomenologia mette a fuoco tutti i passaggi in cui l’ordinario e lo straordinario, il soggetto e l’altro si intrecciano.
Ne viene un’analisi minuziosa e appassionante della vita quotidiana, ma anche dell’arte e dei modi della rappresentazione fino a un ripensamento delle forme della politica e a un abbozzo di etica fondata sul primato dell’attenzione. In tal modo la filosofia di Waldenfels fa vedere al lettore come nei diversi fenomeni dell’esperienza sia sempre presente come motivo originario una stra-ordinarietà a cui è opportuno prestare attenzione perché un ordine possa costituirsi, nella vita ma pure nella politica e nell’arte.
Il volume si colloca al centro dei dibattiti filosofici contemporanei e dialoga criticamente con i maggiori autori degli ultimi decenni: Foucault, Derrida, Levinas, Marion in Francia; Henrich e Habermas in Germania, ma attinge anche ampiamente alla letteratura, all’arte e alla musica, così da offrire anche al lettore non specialista copia di osservazioni acute e illuminanti.”

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eBook di filosofia: M. Geiger, Introducción a la estética

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Moritz Geiger, Introducción a la estética

“Allievo di H. Lipps e di H. Wundt in psicologia e di Husserl in filosofia, collaborò con quest’ultimo allo Jahrbuch für Philosophie und phänomenologische Forschung. Prof. a Gottinga (1923-33), all’avvento del nazismo fu costretto a trasferirsi negli Stati Uniti, dove insegnò nel Vassar College di Poughkeepsie (N. Y.). Esponente del circolo fenome­nologico di Monaco, espresse nelle sue opere (tra cui Die philosophische Bedeutung der Relativitätst theorie, 1921; Systematische Axiomatik der Euklidischen Geometrie, 1924; Die Wirklichkeit der Wissenschaften und die Metaphysik, 1930) una posizione di empiri­smo radicale e l’esigenza di consi­derare l’analisi fenomenologica come una rigorosa riduzione dei fenomeni alla loro struttura essenziale. G. applicò questa interpretazione della fenome­nologia ai fonda­menti della matematica e ai problemi dell’inconscio, ma soprattutto importante è l’analisi della ‘espe­rienza estetica’ nei suoi Zugänge zur Aesthetik (1928; trad. it. Vie all’estetica: studi fenome­nologici), con cui pone le basi di una estetica fenome­nologica.” (tratto da Treccani.it)

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Gli inventari degli archivi di pensatori di scuola fenomenologica del circolo di Monaco

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Nel sito della Biblioteca digitale della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco trovate la digitalizzazione degli inventari degli archivi presenti nella biblioteca stessa di alcuni pensatori di scuola fenomenologica:

Alexander Pfänder (Pfänderiana), Johannes Daubert (Daubertiana), Moritz Geiger (Ana 347), Theodor Conrad (Ana 378), Adolf Reinach (Ana 379), Maximilian Beck (Ana 354), Hedwig Conrad-Martius (Conrad-Martiusiana)

Ogni inventario è preceduto da una accurata nota biografica e da una bibliografia sintetica.

Qui trovate il link al testo completo:

Eberhard Avé-Lallemant, Die Nachlässe der Münchener Phänomenologen in der Bayerischen Staatsbibliothek, Wiesbaden, 1975

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Investigationes fenomenologicas: la rivista dedicata alla fenomenologia

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Investigationes fenomenologicas è la rivista edita dal Dipartimento di “Filosofía y Filosofía Moral y Política”della Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED) e della  Sociedad Española de Fenomenología (SEFE) che pubblica articoli e saggi dedicati alla fenomenologia in lingua spagnola e inglese.

Alla rivista si affianca anche una serie monografica sulla stessa tematica.

“La Revista publica trabajos de carácter científico sobre la fenomenología en toda la amplitud del término que estén realizados con rigor metodológico y que supongan una contribución a su conocimiento.”

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