Archivi tag: fenomenologia

eBook di filosofia: M.C. Rosati, Il recupero dell’evidenza nella considerazione fenomenologica della matematica di Kurt Goedel

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Maria Concetta Rosati, Il recupero dell’evidenza nella considerazione fenomenologica della matematica di Kurt Goedel

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Napoli “Federico II” (2015)

“L’elaborato intende analizzare e valorizzare l’interessamento di Goedel per la filosofia, smentendo quelle intepretazioni che hanno considerato sprovveduto un tale interessamento. Per questo si è cercato di considerare i suoi contributi alla matematica e alla logica alla luce dei suoi interessi filosofici, facendo evincere come il suo interessamento non fosse avventato, ma ben meditato e lungo tutta la sua vita di logico e matematico. Goedel infatti frequenta la filosofia sin da giovane e riconosce il suo debito con Leibniz, suo costante punto di riferimento, di cui tenta una revisione delle suggestioni. Goedel infatti dovrà fare i conti con i limiti di certi suoi concetti, quale quello di ragione che da Leibniz mutua, non solo alla luce dei risvolti filosofici dei suoi teoremi, ma anche dei falliti tentativi di giustificazione di platonismo matematico, contro lo Spirito del tempo di cui, mutua sì argomenti e problemi, ma in direzione diametralmente opposta, smentendo quelle interpretazioni che ce lo restituiscono all’interno del neopositivismo. La critica al contruttivismo, alla concezione sintattica della matematica e, in generale, al nominalismo non gli permettono di fondare la posizione in filosofia della matematica, che da sempre conserva. Goedel ritiene di poter uscire dal queste impasses con il metodo fenomenologico. L’interessamento per la fenomenologia husserliana è, dunque, meditato e lo induce a rivedere alcune sue posizioni su autori come Kant, nonchè a intravvedere la possibilità di una considerazione del soggetto, che fa matematica, e delle sua ragione lontano dal soggettivismo psicologicistico, di cui la fenemenologia husserliana stessa era stata tacciata, ma anche del concetto di ragione, mutuato da Leibniz, quale calculus ratiocinator. L’apprezzamento di essa deriverebbe anche dalla rilettura che tenta della monadologia leibniziana, che anche Goedel considera teoria irrinunciabile per la comprensione del fare matematica, alla luce dei progressi del pensiero fino a Ventesimo secolo.”

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eBook di filosofia: S. Mezzalira, Tempo, soggettività, esperienza. Per un’ermeneutica trascendentale e fenomenologica del rapporto aporetico tra esperienza soggettiva e analisi neuro scientifica della percezione e dell’azione

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Selene Mezzalira, Tempo, soggettivita’, esperienza. Per un’ermeneutica trascendentale e fenomenologica del rapporto aporetico tra esperienza soggettiva e analisi neuro scientifica della percezione e dell’azione. 

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2016)

” Nel primo capitolo viene affrontato uno degli interrogativi piu’ radicali sorti in ambito neuroscientifico intorno all’esperienza percettiva: come si crea la stabilita’ e la continuita’ della nostra esperienza temporale a fronte delle distorsioni, che emergono comparando i tempi neurali registrati sperimentalmente e i riferimenti soggettivi sul tempo vissuto? Viene esaminato criticamente il concetto di distorsione, il quale ha senso solo se viene previamente assolutizzata un’esperienza temporale misurata dagli orologi e un’esperienza spaziale misurata dai regoli.
Nel secondo capitolo vengono esaminati gli esperimenti che, a partire dai lavori di Libet, hanno messo in discussione l’esistenza del libero volere, principalmente sulla base dell’esistenza di eventi neurali che, precedendo gli atti motori volontari, consentono di leggere le nostre decisioni future prima che ne diventiamo consapevoli. Qui, un’ermeneutica d’ispirazione kantiana delle decisioni coscienti consente di ritrovare lo spazio della liberta’ come ambito essenziale dell’umano.
Il terzo capitolo prosegue la valutazione degli studi sul rapporto tra coscienza, percezione e azione, nonche’ sul loro inscindibile intreccio in ogni atto di costituzione dell’esperienza spazio-temporale.
Nel quarto capitolo viene analizzato il problema del binding, ossia del collegamento attivo responsabile dell’unitarieta della nostra esperienza, osservando come esso rimandi ad un processo di sintesi assai affine alla funzione svolta dalle strutture kantiane della soggettivita’ quali condizioni trascendentali di possibilita’ della costituzione dell’esperienza come un tutto coerente e dotato di senso.
Nel quinto capitolo, riprendendo le interpretazioni neuro quantistiche della coscienza, vengono esaminate le teorie che, detemporalizzando i processi mentali fondamentali, si avvicinano in modo sostanziale alla concezione kantiana dell’unita’ trascendentale della coscienza. In particolare, una prospettiva che si richiami allo schematismo trascendentale consente di individuare dei percorsi in grado di riannodare la divaricazione piu’volte emersa nel corso della ricerca tra esperienza soggettiva ed esperienza scientifica.
Nelle conclusioni, viene proposta una visione innovativa dei rapporti tra coscienza, spazio, e, soprattutto, tempo. Prendendo ispirazione non solo dalla prospettiva trascendentale di matrice kantiana, ma anche dalla fenomenologia husserliana e dalla fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty, nonche’ dal pensiero heideggeriano, si perviene alla formulazione di un’interpretazione profonda degli inediti meccanismi con cui la soggettivita’ attua i processi di in-formazione dell’oggettivita’, cosi come emergono oggi in ambito neuroscientifico.
Il tema principale dell’appendice e’ costituito dai neuroni specchio, il cui comportamento fornisce elementi essenziali per la comprensione dell’esperienza nei suoi caratteri squisitamente intersoggettivi.”

 

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In ricordo di Giovanni Piana: Esistenza e storia negli inediti di Husserl (tesi di laurea di Giovanni Piana con introduzione di Enzo Paci)

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Giovanni Piana, Esistenza e storia negli inediti di Husserl

Il volume è la tesi di laurea di Giovanni Piana, compiuta nel 1962 e discussa nel febbraio del 1963. Essa è rimasta immutata nella pubblicazione del 1965, a cui venne aggiunta l’appendice “Significato della fenomenologia”. A questo lavoro Enzo Paci volle premettere un’ampia e generosa introduzione.

In ricordo di Giovanni Piana (Casale Monferrato, 5 aprile 1940 – Praia a Mare, 27 febbraio 2019)

Piana è stato allievo di Enzo Paci con il quale ha conseguito la laurea in Filosofia con una tesi sugli inediti di Husserl dell’ultimo periodo, realizzata tra il 1962 e il 1963 presso gli Archivi Husserl dell’Università di Freiburg im Breisgau, allora diretti da Eugen Fink. Dopo la laurea è stato assistente volontario e borsista del Ministero della Pubblica Istruzione e del Consiglio Nazionale delle Ricerche fino alla nomina ad assistente ordinario avvenuta nel 1968. Ha conseguito la libera docenza nel 1969, confermata nel 1975.
Ha insegnato Filosofia Teoretica, prima in qualità di docente incaricato a partire dal 1970 e poi in qualità di docente straordinario a partire dal 1980 e ordinario a partire dal 1984, presso il Dipartimento di Filosofia (Facoltà di Lettere e Filosofia) dell’Università degli Studi di Milano. Suoi allievi sono stati in particolare: Paola Basso, Alfredo Civita, Vincenzo Costa, Elio Franzini, Paolo Spinicci e Carlo Serra.
Giovanni Piana è stato direttore scientifico del Seminario Permanente di Filosofia della Musica (coordinatore: Carlo Serra) di cui è espressione il giornale on line “De Musica” ; è stato membro del Comitato scientifico della Rivista “Analisi”, Ricordi, Milano diretta da Marco De Natale e della Rivista “Sonus. Materiali per la musica moderna e contemporanea”, diretta da Antonio De Lisa. Ha diretto la collana di libri “Sensibilia” per l’editore Guerini, Milano. È stato coordinatore nazionale di un gruppo ministeriale interuniversitario di ricerca in connessione con l’Università di Trento e di Trieste sul tema “Fenomenologia e teoria degli oggetti”.
Nel dicembre 1999, si è ritirato dall’insegnamento e si è trasferito a Pietrabianca di Sangineto in Calabria. Di qui ha continuato a mantenere rapporti scientifici e culturali con l’Università degli Studi di Milano attraverso i due siti web: “Spazio filosofico” e “Archivio di Giovanni Piana”. Nel 2014 si è trasferito a Roma nel Parco di Veio. Nel 2016 è ritornato in Calabria prendendo la residenza a Praia a Mare, Contrada La Foresta ed in questa occasione ha donato duemila libri della sua biblioteca alla Biblioteca Comunale di Praia.

“La sua posizione filosofica è [stata] caratterizzata da una concezione della fenomenologia (“strutturalismo fenomenologico”) in cui sono presenti influenze di Husserl, Wittgenstein e Bachelard. Indicazioni su questa linea di tendenza si possono trovare nel saggio Die Idee eines phänomenologischen Strukturalismus, contenuto in Phänomenologie in Italien, hrsg. von Renato Cristin, Verlag Königshausen & Neumann, Würzburg 1996. I suoi interessi sono [stati] orientati in direzione della teoria della conoscenza, della filosofia della musica e della tematica della percezione e dell’immaginazione”. (tratto dal sito “Archivio di Giovanni Piana”)

L’ Archivio di Giovanni Piana è il sito in cui sono riuniti tutti gli scritti del filosofo pubblicati a stampa in volumi o in riviste

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Phainomenon. Journal of Phenomenological Philosophy: una rivista online dedicata alla fenomenologia

Phainomenon

Phainomenon. Journal of Phenomenological Philosophy è la rivista online, internazionale e specializzata in fenomenologia. Nasce nel 2000 ed è pubblicata con il supporto del Centro di Filosofia dell’Università di Lisbona.

 “Phainomenon seeks to contribute to the development of the phenomenological studies worldwide, stimulating original work in all fields of phenomenological research, as well crossing links with other philosophical traditions and scientific research.”

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Aoristo. International Journal of Phenomenology, Hermeneutics and Metaphysics: una rivista online di fenomenologia, ermeneutica e metafisica

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Aoristo. International Journal of Phenomenology, Hermeneutics and Metaphysics è la rivista online semestrale edita dal “Grupo de pesquisa de História da Filosofia” dell’ Universidade Estadual do Oeste do Paraná.

La rivista pubblica articoli e saggi di fenomenologia, ermeneutica filosofica e metafisica.

 

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eBook di filosofia: S. Aurora, Filosofia e scienze nel primo Husserl. Per una interpretazione strutturalista delle Ricerche logiche

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Simone Aurora, Filosofia e scienze nel primo Husserl. Per una interpretazione strutturalista delle Ricerche logiche

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2015)

“La dissertazione si prefigge un duplice scopo. Dal punto di vista storico-filosofico, essa intende ricostruire, nella prima parte, la genesi della fenomenologia husserliana, dagli anni della formazione scientifica e filosofica del giovane Husserl sino alla pubblicazione delle Ricerche logiche, dando particolare rilievo alle trasformazioni che coinvolgono la matematica e la psicologia negli ultimi tre decenni del XIX secolo. Da un punto di vista teoretico, invece, essa intende dimostrare come la filosofia del primo Husserl – di cui le Ricerche logiche, testo al quale è dedicata tutta la seconda parte, costituiscono senza dubbio l’esito più importante – risulti pienamente solidale a quella rottura epistemologica che avviene a cavallo tra Otto e Novecento e che consiste nell’emergenza, in vari ambiti disciplinari, di un paradigma scientifico di tipo strutturale.”

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eBook di filosofia: G. R. Cervo, Mondo, libertà, finitezza: Eugen Fink e la questione meontica dell’origine

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Giulia Roberta Cervo, Mondo, libertà, finitezza: Eugen Fink e la questione meontica dell’origine

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Trento (a.a. 2015-2016)

“La tesi ricostruisce l’evoluzione del pensiero di Eugen Fink, dalla meditazione fenomenologica degli anni Trenta alla filosofia cosmologica del dopoguerra, inaugurata nel 1946 dallo scritto Nietzsches Metaphysik des Spiels, mostrando come sia improprio parlare di una “svolta” cosmologica nel pensiero finkiano e scorgendo anzi nella Weltfrage, oltre che nel concetto della “meontica”, il filo conduttore che consente di cogliere la continuità della riflessione del filosofo: la questione cosmologica non entra in scena con il dopoguerra, ma è anzi ciò che motiva l’interesse di Fink per la fenomenologia di Husserl, costituendo il banco di prova di fronte al quale si deve provare la validità del metodo fenomenologico. Ulteriore scopo del lavoro è far emergere l’originalità della filosofia finkiana sia rispetto a Husserl, sia e soprattutto rispetto a Heidegger, sulla base dei manoscritti inediti conservati presso l’Universitätsarchiv della Albert-Ludwigs-Universität di Freiburg im Breisgau – di cui si propongono, tradotti, alcuni passi – nonché attraverso confronti più circoscritti con una serie di altri autori (tra i quali Marx, Adorno, Gehlen e, soprattutto, Patočka). Dopo un’introduzione volta a ricostruire lo stato attuale delle ricerche e le principali interpretazioni dell’opera finkiana, il primo capitolo illustra gli elementi di novità che la Sesta meditazione cartesiana introduce rispetto all’impostazione husserliana, individuando in tale scritto la prima effettiva presa di distanza di Fink dal maestro e scorgendo l’originalità del contributo finkiano soprattutto nel ruolo assegnato allo spettatore trascendentale, concepito come mero “esponente funzionale” della riflessione fenomenologica, operante uno sfondamento del piano ontologico della coscienza trascendentale. Dopo avere mostrato il debito di Fink nei confronti di Hegel per la concezione dialettica dell’Assoluto fenomenologico, si illustrano le differenze tra Fink e Husserl nel modo di intendere la “mondanizzazione secondaria”, nonché le ripercussioni della teoria della riduzione come de-umanizzazione (Entmenschung) sui compiti pedagogici della fenomenologia e in relazione alla possibilità di un’etica fenomenologica. Trait d’union tra primo e secondo capitolo è la critica del concetto husserliano di mondo. Il secondo capitolo muove da un confronto tra l’interpretazione heideggeriana di Hegel e quella finkiana, incentrata sul concetto cosmologico della “Vita”, per poi svolgere un confronto tra differenza ontologica e differenza cosmologica, principalmente alla luce del Colloquio sulla Dialettica e dell’Heraklit-Seminar, mostrando come la cosmologia finkiana, lungi dall’essere una mera integrazione dell’ontologia di Heidegger, implichi una diversa concezione dell’essere, realizzando una vera e propria “rivoluzione della comprensione ontologica”, che sfocia in una differente esplicazione della libertà, vista non più come corrispondenza alla chiamata dell’Essere all’interno dell’Ereignis, ma come l’auto-produzione (Selbstherstellung) dell’uomo. Il terzo capitolo mostra infine come la filosofia finkiana del dopoguerra sia di fatto l’articolazione cosmologica di quella “Lehre von der Freiheit” che costituiva il nucleo profondo della stessa fenomenologia husserliana: l’esame del gioco quale essenza positiva della libertà, il confronto con Patočka, e, non da ultimo, una lettura fenomenologica della nietzscheana “trasvalutazione dei valori”, sono i momenti teoretici che consentono di delineare i tratti di una originale e inedita “fenomenologia della libertà”, nella quale si esprime il medesimo ideale finkiano – inaugurato dalla radicalizzazione della riduzione fenomenologica come “riduzione tematica dell’idea di essere” nella Sesta meditazione cartesiana – della filosofia quale liberazione dall’ “irretimento mondano” (“Weltbefangenheit”)”

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eBook di filosofia: J. M. Reynolds,  Merleau-Ponty, World-Creating Blindness, and the Phenomenology of Non-Normate Bodies

Merleau Ponty

Joel Michael Reynolds, Merleau-Ponty, World-Creating Blindness, and the Phenomenology of Non-Normate Bodies

“In increasing number of scholars at the intersection of feminist philosophy and critical disability studies have turned to Merleau-Ponty to develop phenomenologies of disability or of what, following Rosemarie Garland-Thomson, I call “non-normate” embodiment. These studies buck the historical trend of philosophers employing disability as an example of deficiency or harm, a mere litmus test for normative theories, or an umbrella term for aphenotypical bodily variation. While a Merleau-Pontian-inspired phenomenology is a promising starting point for thinking about embodied experiences of all sorts, I here draw a cautionary tale about how ableist assumptions, implicit or explicit, can easily undermine accounts of non-normate experience. I first argue that the problematic treatment or omission of disability within the history of philosophy in general and the phenomenological tradition in particular is due to the inheritance of what I call “the ableist conflation” of disability with pain, suffering, and disadvantage. I then show that Merleau-Ponty’s famous reading of the blind man’s cane is problematic insofar as it omits the social dimensions of disabled experiences, misconstrues the radicality of blindness as a world-creating disability, and operates via an able-bodied simulation that confuses object annexation or extension with incorporation. In closing, I contend that if phenomenology is to overcome the errors of traditional philosophy, as Merleau-Ponty once hoped, it must heed the insights of “crip” or non-normate phenomenology, which takes the lived experience of disability as its point of departure.”

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eBook di filosofia: A. Molaro, “Ja, Gesistigkeit ist (hier) alles!”: dialettica dell’umano ed epistemologia tra Sigmund Freud e Ludwig Binswanger

Ludwig Binswanger

Aurelio Molaro, “Ja, Gesistigkeit ist (hier) alles!”: dialettica dell’umano ed epistemologia tra Sigmund Freud e Ludwig Binswanger

Tesi di dottorato (a.a. 2014/2015). Correlatore: prof. Alfredo Civita

 

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eBook di filosofia: M. Bacaro, Le condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patocka. Una lettura fenomenologica

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Marco Bacaro, Le condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patocka. Una lettura fenomenologica (Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova)

“Scopo del presente lavoro è riflettere sulle condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patočka. Il tema, strettamente connesso alla riflessione husserliana sul mondo naturale, interroga alla fine il mondo come mondo (als solcher), nella sua struttura. Il mondo naturale è una via pre-teorica allo svelamento di una dimensione più originaria: la concezione fenomenologico-trascendentale di mondo. Partendo da questo punto, Patočka tenta di cogliere l’emergenza originaria del fenomenale.
Il primo capitolo descrive l’evoluzione del problema del mondo e introduce il concetto di totalità: essa rende possibile l’esperienza poiché svela le possibilità di ciò che appare in quanto tale. Questo concetto di mondo ci permette di pensare la continuabilità dell’esperienza perché la garanzia dell’esperienza non è una cosa, e il corso degli abbozzi può non confermare le nostre anticipazioni.
Il secondo capitolo critica alcune figure dell’oggettivazione. Si tratta di modelli che condizionano la nostra esperienza e precludono un accesso originario al mondo. Storicamente, tale problema ha assunto il nome di idealizzazione e di oggettivazione: la cosa non è la sua realtà effettiva, individuale, ma è sempre un fenomeno.
Il focus del terzo capitolo è l’epoché, porta di accesso (Eingangstor) alla fenomenologia. L’epoché fa passare dalla concezione del mondo come pluralità additiva degli enti al mondo come condizione dell’apparire degli enti. Generata dai vissuti negativi e non dal soggetto trascendentale, l’epoché è resa autonoma dalla riduzione e acquisisce una dimensione evenemenziale. Questa torsione dell’epoché influisce sull’intenzionalità, rinuncia all’intuizionismo, non conferisce alcun privilegio ai vissuti di coscienza, libera la priorità dell’apparire, e fa di questo a priori la condizione stessa dell’apparire del soggetto.
Il quarto capitolo riguarda la manifestazione del mondo. Il problema filosofico “che cos’è l’ente?” è implicato in un’altra domanda: “come l’ente si manifesta?”. La risposta alla seconda domanda risponde anche alla prima.
Il quinto capitolo riassume l’indagine attorno a quattro termini: mondo, epoché, manifestazione, soggetto.
Mirando alla desoggettivazione dell’apparire, Patočka giunge a una concezione della fenomenalità nella quale l’apparire è concepibile solo attraverso una struttura a priori. Nonostante ne rivendichi sempre il carattere fenomenale, questa struttura formale può essere solo pensata, non mostrata. L’apparire in questo modo assume un carattere più teorico che fenomenale. Di conseguenza l’ontologia del mondo dev’essere articolata meglio con una teoria fenomenologica della conoscenza basata sull’esperienza del soggetto.”

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