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eBook di filosofia: G. R. Cervo, Mondo, libertà, finitezza: Eugen Fink e la questione meontica dell’origine

Husserl e Fink

Giulia Roberta Cervo, Mondo, libertà, finitezza: Eugen Fink e la questione meontica dell’origine

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Trento (a.a. 2015-2016)

“La tesi ricostruisce l’evoluzione del pensiero di Eugen Fink, dalla meditazione fenomenologica degli anni Trenta alla filosofia cosmologica del dopoguerra, inaugurata nel 1946 dallo scritto Nietzsches Metaphysik des Spiels, mostrando come sia improprio parlare di una “svolta” cosmologica nel pensiero finkiano e scorgendo anzi nella Weltfrage, oltre che nel concetto della “meontica”, il filo conduttore che consente di cogliere la continuità della riflessione del filosofo: la questione cosmologica non entra in scena con il dopoguerra, ma è anzi ciò che motiva l’interesse di Fink per la fenomenologia di Husserl, costituendo il banco di prova di fronte al quale si deve provare la validità del metodo fenomenologico. Ulteriore scopo del lavoro è far emergere l’originalità della filosofia finkiana sia rispetto a Husserl, sia e soprattutto rispetto a Heidegger, sulla base dei manoscritti inediti conservati presso l’Universitätsarchiv della Albert-Ludwigs-Universität di Freiburg im Breisgau – di cui si propongono, tradotti, alcuni passi – nonché attraverso confronti più circoscritti con una serie di altri autori (tra i quali Marx, Adorno, Gehlen e, soprattutto, Patočka). Dopo un’introduzione volta a ricostruire lo stato attuale delle ricerche e le principali interpretazioni dell’opera finkiana, il primo capitolo illustra gli elementi di novità che la Sesta meditazione cartesiana introduce rispetto all’impostazione husserliana, individuando in tale scritto la prima effettiva presa di distanza di Fink dal maestro e scorgendo l’originalità del contributo finkiano soprattutto nel ruolo assegnato allo spettatore trascendentale, concepito come mero “esponente funzionale” della riflessione fenomenologica, operante uno sfondamento del piano ontologico della coscienza trascendentale. Dopo avere mostrato il debito di Fink nei confronti di Hegel per la concezione dialettica dell’Assoluto fenomenologico, si illustrano le differenze tra Fink e Husserl nel modo di intendere la “mondanizzazione secondaria”, nonché le ripercussioni della teoria della riduzione come de-umanizzazione (Entmenschung) sui compiti pedagogici della fenomenologia e in relazione alla possibilità di un’etica fenomenologica. Trait d’union tra primo e secondo capitolo è la critica del concetto husserliano di mondo. Il secondo capitolo muove da un confronto tra l’interpretazione heideggeriana di Hegel e quella finkiana, incentrata sul concetto cosmologico della “Vita”, per poi svolgere un confronto tra differenza ontologica e differenza cosmologica, principalmente alla luce del Colloquio sulla Dialettica e dell’Heraklit-Seminar, mostrando come la cosmologia finkiana, lungi dall’essere una mera integrazione dell’ontologia di Heidegger, implichi una diversa concezione dell’essere, realizzando una vera e propria “rivoluzione della comprensione ontologica”, che sfocia in una differente esplicazione della libertà, vista non più come corrispondenza alla chiamata dell’Essere all’interno dell’Ereignis, ma come l’auto-produzione (Selbstherstellung) dell’uomo. Il terzo capitolo mostra infine come la filosofia finkiana del dopoguerra sia di fatto l’articolazione cosmologica di quella “Lehre von der Freiheit” che costituiva il nucleo profondo della stessa fenomenologia husserliana: l’esame del gioco quale essenza positiva della libertà, il confronto con Patočka, e, non da ultimo, una lettura fenomenologica della nietzscheana “trasvalutazione dei valori”, sono i momenti teoretici che consentono di delineare i tratti di una originale e inedita “fenomenologia della libertà”, nella quale si esprime il medesimo ideale finkiano – inaugurato dalla radicalizzazione della riduzione fenomenologica come “riduzione tematica dell’idea di essere” nella Sesta meditazione cartesiana – della filosofia quale liberazione dall’ “irretimento mondano” (“Weltbefangenheit”)”

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eBook di filosofia: J. M. Reynolds,  Merleau-Ponty, World-Creating Blindness, and the Phenomenology of Non-Normate Bodies

Merleau Ponty

Joel Michael Reynolds, Merleau-Ponty, World-Creating Blindness, and the Phenomenology of Non-Normate Bodies

“In increasing number of scholars at the intersection of feminist philosophy and critical disability studies have turned to Merleau-Ponty to develop phenomenologies of disability or of what, following Rosemarie Garland-Thomson, I call “non-normate” embodiment. These studies buck the historical trend of philosophers employing disability as an example of deficiency or harm, a mere litmus test for normative theories, or an umbrella term for aphenotypical bodily variation. While a Merleau-Pontian-inspired phenomenology is a promising starting point for thinking about embodied experiences of all sorts, I here draw a cautionary tale about how ableist assumptions, implicit or explicit, can easily undermine accounts of non-normate experience. I first argue that the problematic treatment or omission of disability within the history of philosophy in general and the phenomenological tradition in particular is due to the inheritance of what I call “the ableist conflation” of disability with pain, suffering, and disadvantage. I then show that Merleau-Ponty’s famous reading of the blind man’s cane is problematic insofar as it omits the social dimensions of disabled experiences, misconstrues the radicality of blindness as a world-creating disability, and operates via an able-bodied simulation that confuses object annexation or extension with incorporation. In closing, I contend that if phenomenology is to overcome the errors of traditional philosophy, as Merleau-Ponty once hoped, it must heed the insights of “crip” or non-normate phenomenology, which takes the lived experience of disability as its point of departure.”

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eBook di filosofia: A. Molaro, “Ja, Gesistigkeit ist (hier) alles!”: dialettica dell’umano ed epistemologia tra Sigmund Freud e Ludwig Binswanger

Ludwig Binswanger

Aurelio Molaro, “Ja, Gesistigkeit ist (hier) alles!”: dialettica dell’umano ed epistemologia tra Sigmund Freud e Ludwig Binswanger

Tesi di dottorato (a.a. 2014/2015). Correlatore: prof. Alfredo Civita

 

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eBook di filosofia: M. Bacaro, Le condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patocka. Una lettura fenomenologica

Patočka

Marco Bacaro, Le condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patocka. Una lettura fenomenologica (Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova)

“Scopo del presente lavoro è riflettere sulle condizioni di accesso al mondo nel pensiero di Jan Patočka. Il tema, strettamente connesso alla riflessione husserliana sul mondo naturale, interroga alla fine il mondo come mondo (als solcher), nella sua struttura. Il mondo naturale è una via pre-teorica allo svelamento di una dimensione più originaria: la concezione fenomenologico-trascendentale di mondo. Partendo da questo punto, Patočka tenta di cogliere l’emergenza originaria del fenomenale.
Il primo capitolo descrive l’evoluzione del problema del mondo e introduce il concetto di totalità: essa rende possibile l’esperienza poiché svela le possibilità di ciò che appare in quanto tale. Questo concetto di mondo ci permette di pensare la continuabilità dell’esperienza perché la garanzia dell’esperienza non è una cosa, e il corso degli abbozzi può non confermare le nostre anticipazioni.
Il secondo capitolo critica alcune figure dell’oggettivazione. Si tratta di modelli che condizionano la nostra esperienza e precludono un accesso originario al mondo. Storicamente, tale problema ha assunto il nome di idealizzazione e di oggettivazione: la cosa non è la sua realtà effettiva, individuale, ma è sempre un fenomeno.
Il focus del terzo capitolo è l’epoché, porta di accesso (Eingangstor) alla fenomenologia. L’epoché fa passare dalla concezione del mondo come pluralità additiva degli enti al mondo come condizione dell’apparire degli enti. Generata dai vissuti negativi e non dal soggetto trascendentale, l’epoché è resa autonoma dalla riduzione e acquisisce una dimensione evenemenziale. Questa torsione dell’epoché influisce sull’intenzionalità, rinuncia all’intuizionismo, non conferisce alcun privilegio ai vissuti di coscienza, libera la priorità dell’apparire, e fa di questo a priori la condizione stessa dell’apparire del soggetto.
Il quarto capitolo riguarda la manifestazione del mondo. Il problema filosofico “che cos’è l’ente?” è implicato in un’altra domanda: “come l’ente si manifesta?”. La risposta alla seconda domanda risponde anche alla prima.
Il quinto capitolo riassume l’indagine attorno a quattro termini: mondo, epoché, manifestazione, soggetto.
Mirando alla desoggettivazione dell’apparire, Patočka giunge a una concezione della fenomenalità nella quale l’apparire è concepibile solo attraverso una struttura a priori. Nonostante ne rivendichi sempre il carattere fenomenale, questa struttura formale può essere solo pensata, non mostrata. L’apparire in questo modo assume un carattere più teorico che fenomenale. Di conseguenza l’ontologia del mondo dev’essere articolata meglio con una teoria fenomenologica della conoscenza basata sull’esperienza del soggetto.”

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eBook di filosofia: A. Altobrando, Il problema dell’infinito nell’orizzonte fenomenologico husserliano

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Andrea Altobrando, Il problema dell’infinito nell’orizzonte fenomenologico husserliano. Tesi di dottorato (Università di Padova, 2012)

“Scopo del presente lavoro è la chiarificazione del significato di ‘infinito’ all’interno di una prospettiva fenomenologica, in particolare nel quadro della teoria della conoscenza e della percezione di Husserl.
Nel primo capitolo descrivo sommariamente i tratti fondamentali della fenomenologia husserliana della conoscenza. Dopo di che approfondisco le questioni concernenti la riduzione al ‘reellen Bestand’, il quale nelle “Ricerche logiche” è considerato il terreno di verificazione delle intenzioni. Quindi propongo un’interpretazione dell’intuizione categoriale come diretta alle leggi seguite da un’’Auffassung’ nell’organizzazione dei dati sensoriali relativi a un oggetto.
Nel secondo capitolo espongo brevemente la fenomenologia della percezione di Husserl e mostro in che modo la percezione si possa considerare un’esperienza intenzionale. Dopo di che mi concentro sulla costituzione dello spazio e della cosa (Ding). Mostro in che senso le strutture di entrambe le costituzioni dipendono dalle sensazioni e dalle cinestesi che un soggetto esperisce.
Nel terzo capitolo giungo infine ad affrontare il problema dell’infinito. Mi confronto dapprima con alcune recenti interpretazioni della teoria della percezione di Husserl secondo le quali l’infinito è in qualche modo connesso con – e persino intuito attraverso – la percezione di cosa (Dingwahrnehmung). Sostengo che la percezione di cosa non può essere considerata un accesso all’infinito, vale a dire che nessuna percezione di cosa è percezione di qualcosa in quanto infinito. Sulla base di alcuni manoscritti di Husserl e attraverso un confronto con l’Analitica del sublime di Kant, giungo a sostenere che l’infinito può essere intuito a livello sensibile nei sensi di illimitato e di informe. Quindi mostro che l’intuizione categoriale è necessaria al fine di costituire il significato dell’infinito matematico, vale a dire un intero senza fine di parti discrete. Infatti, l’idea di una tale “entità” dipende dalla capacità di cogliere la legge di una produzione seriale.
Nelle conclusioni rilevo che l’infinito matematico è l’unico tipo di infinito che non può trovare un correlato sensibile. Questo dipende dal fatto che esso è un significato composto da due prescrizioni contraddittorie tra loro: ‘raggiungi l’illimitato’ e ‘vai avanti senza fine’. Conseguentemente affermo che l’idea di infinito è fondata sull’esperienza sensibile e che non necessita di alcuna origine sovrannaturale.”

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Ludwig Binswanger German-French-English Bibliography: una bibliografia di Binswanger

Ludwig Binswanger

Vi segnaliamo all’interno del blog Progressive Geographies una bibliografia dedicata a Binswanger: Ludwig Binswanger German-French-English Bibliography.

Si tratta di una bibliografia cronologica dei principali scritti dello psichiatra svizzero scritti in lingua tedesca e delle loro traduzioni in francese e in inglese (sono esclusi dall’elenco i primi saggi non tradotti).

” It is based on Germaine Snessens, “Bibliographie de Ludwig Binswanger“, Revue philosophique de Louvain, 3rd series, Vol 64 No 84, 1966, pp. 594-602; the bibliography found in Analyse existentielle, psychiatrie clinique et psychanalyse: Discours, parcours, et Freud, translated by Roger Lewinter, Paris: Gallimard, 1970; supplemented by the contents of that volume; other collections in French and English; and the references in Caroline Gros, Ludwig Binswanger: Entre Phénoménologie et experience psychiatrique, Chatou: Les Éditions de la Transparence, 2009, pp. 8-9. Snessens’s bibliography is still valuable for early pieces, but is naturally very out-of-date for translations.”

 

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eBook di filosofia: G. Miniago, Soggetto trascendentale, mondo della vita, naturalizzazione. Uno sguardo attraverso la fenomenologia di Edmund Husserl

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Gabriele Miniago, Soggetto trascendentale, mondo della vita, naturalizzazione. Uno sguardo attraverso la fenomenologia di Edmund Husserl

“L’obiettivo del presente lavoro è una critica teorica della naturalizzazione, condotta in nome non dell’idealismo trascendentale, ma di una nuova fenomenologia della complessità, di cui, con Husserl e oltre Husserl, si ricercano i concetti essenziali. La crisi delle scienze, la tendenza all’oblio dell’esperienza soggettiva e del mondo umano in senso lato, viene perciò ricondotta non all’incapacità di oltrepassare in direzione di un fondamento trascendentale il piano del sapere naturale-obiettivo, ma all’incapacità di permanervi criticamente e di esplorare i molteplici livelli organizzativi di ciò che in esso è dato. Ciò che si intraprende è quindi un affrancamento delle categorie fenomenologiche da un’apprensione idealistica e innaturalistica che le renda efficaci in chiave antiriduzionistica. La critica teorica della naturalizzazione è compiuta nel quadro di un’analisi genealogica e la fa emergere come dispositivo di biopotere, come pratica discorsiva a carattere performativo, il cui risultato, perfettamente funzionale al tardo capitalismo cognitivo, è la produzione quella stessa soggettività naturalizzata che essa enuncia teoricamente. “

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eBook di filosofia: F. Bandi, Mikel Dufrenne e l’esperienza estetica

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[Dino Formaggio con Mikel Dufrenne]

Fabrizia Bandi, Mikel Dufrenne e l’esperienza estetica

Tesi di dottorato conseguita nel 2016 presso l’Università degli Studi di Palermo

“Il pensiero di Mikel Dufrenne si inserisce in modo originale negli esisti dell’estetica fenomenologica, che già si era sviluppata in ambito tedesco a partire dagli studi delle Ricerche Logiche, e della quale Dufrenne deve essere considerato l’unico prosecutore nel panorama francese.

La sua non è chiaramente una fenomenologia rigorosa, come egli stesso ammette più di una volta, ma si inserisce nell’ambito di quella fenomenologia francese che esalta la percezione del corpo, a discapito degli aspetti trascendentali della soggettività. Pur con queste sfumature, il nucleo imprescindibile dal quale Dufrenne dà avvio ad ogni riflessione è sempre il rapporto intenzionale tra soggetto e oggetto. La fenomenologia, nonostante gli esiti della sua filosofia, alimenta sempre il suo pensiero. Riflette, amplia e distorce, se vogliamo, i concetti della fenomenologia husserliana, non per abbandonarli però, ma per ricomprenderli, al punto, come già aveva fatto Merleau-Ponty, da voler vedere perfino oltre le pagine husserliane.” (dall’Introduzione)

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eBook di filosofia: E. Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

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Edmund Husserl, Phenomenology (article for the “Encyclopedia Britannica”, 1927)

La fenomenologia husserliana affonda le sue radici nella riflessione filosofica tedesca e mitteleuropea del secondo Ottocento, e in particolare in due movimenti che caratterizzano tale cultura: quello che, con Brentano, ma anche con Dilthey, mette capo alla psicologia descrittiva, e quel realismo o ontologismo logico che, secondo prospettive differenti, si fa strada con Bolzano, Frege e Alexius Meinong. Dal primo movimento Husserl trae, con sostanziali modifiche, il concetto fondamentale della f., l’intenzionalità, e con esso l’esigenza di una fedeltà ai fenomeni, della riscoperta di un’esperienza originale e liberata da tuttte le incrostazioni che l’intellettualismo e i pregiudizi culturali in generale hanno depositato in essa; dal secondo, l’istanza della riconduzione della filosofia a una scienza rigorosa, basata sull’intuizione di essenze che sono al di là del meramente fattuale, dello psicologico in senso meramente empirico. Da questa duplice ispirazione, che congiunge direzioni di pensiero difficilmente conciliabili, Husserl trae, già a partire dalla sua prima opera propriamente fenomenologica, le Ricerche logiche, un edificio teorico di rilevantissima originalità, che, pur con difficoltà interne, in gran parte legate a quella discrasia originaria, ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento della filosofia contemporanea. Pietra basilare della f. è il concetto di intenzionalità (): esso permette di rompere con tutta l’impostazione della filosofia moderna che ha separato dualisticamente soggetto e oggetto, uomo e mondo, aprendo così il baratro dello scetticismo. La f. permette invece di superare tale difficoltà, poiché è in grado di riscoprire quel rapporto di inerenza reciproca di io e mondo che dissolve definitivamente quei falsi problemi. L’intenzionalità è il primo gradino per raggiungere la consapevolezza che ci muoviamo naturalmente all’interno del mondo e non ne siamo tragicamente separati, poiché mette a fuoco quell’aspetto per cui ogni atto conoscitivo soggettivo è costitutivamente rapporto con un oggetto, individua cioè una relazione di apertura originaria del soggetto al mondo. Essa viene così definita da Husserl: «Noi intendemmo per intenzionalità la proprietà dei vissuti di essere ‘coscienza di qualche cosa’. In questa mirabile proprietà, a cui devono essere ricondotti tutti gli enigmi della teoria della ragione e della metafisica, ci imbattemmo dapprima analizzando il cogito esplicito» (Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). La «mirabile proprietà» non vale solo per la percezione, ma si estende a tutti gli aspetti della vita spirituale: il giudizio, i valori, i desideri, che tutti «mirano a» qualcosa: «un percepire è percepire di qualcosa, poniamo di una cosa spaziale; un giudicare è giudicare di uno stato di cose; un valutare è valutare di uno stato di valore; un desiderare è desiderare di uno stato di desiderio, ecc.» (Idee per une fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica). L’ulteriore approfondimento della prospettiva fenomenologica, che nel primo Husserl (quello delle Ricerche logiche) pare ancora legata a una prospettiva di ontologismo logico, è la chiarificazione del livello trascendentale a cui essa deve muoversi, che avviene nelle Idee. Husserl non usa il termine trascendentale in senso kantiano, ma per indicare il raggiungimento di un fondamento assolutamente certo della conoscenza che è interamente dispiegato di fronte a un puro sguardo: si tratta, insomma, di un livello in cui l’esperienza non si dimostra, ma si mostra nella sua purezza e datità assolute. Fondamentale è, in questo senso, il concetto di «intuizione eidetica», di una visione pura e diretta delle «essenze». Per raggiungere il livello trascendentale che permette tale tipo di visione, è necessario effettuare la «riduzione fenomenologica», una sospensione o epoché assoluta di tutto il sapere costituito, che Husserl così delinea nelle Idee: «[con l’epoché] mettiamo tra parentesi l’intero mondo naturale, che è costantemente ‘qui per noi’, ‘alla mano’, e che continuerà a permanere come ‘realtà’ per la coscienza, anche se noi decidiamo di metterlo tra parentesi. Facendo questo, io non assumo il mondo che mi è costantemente già dato in quanto essente, come faccio, direttamente, nella vita pratico-naturale ma anche nelle scienze positive, come un mondo preliminarmente essente e, in definitiva, non lo assumo come il terreno universale d’essere per una conoscenza che procede attraverso l’esperienza e il pensiero. Io non attuo più una esperienza del reale in un senso ingenuo e diretto». Ed è altresì ovvio che questa neutralizzazione per Husserl investe non solo le scienze della natura, ma anche le scienze dello spirito, che costruiscono il loro edificio pur sempre con il presupposto dell’«atteggiamento naturale»: quindi anche lo Stato, il costume, il diritto, la religione vengono messi «in sospeso». Si deve sottolineare come nella riduzione trovi espressione uno dei temi più importanti, e che più ha influito sulla cultura complessiva, di tutta la f.: quello della «conversione dello sguardo», di un passaggio dalla visione quotidiana e ordinaria, che è tutta immersa nelle cose, a una visione «di secondo grado», che è insieme coscienza di sé e coscienza dell’oggetto e che, mettendo tra parentesi tutta l’esperienza costituita, con un apparente introversione soggettiva, permette invece di cogliere l’autentica «realtà» delle cose, il «fenomeno». In questo modo, Husserl reinterpretava, nei suoi termini, il dubbio cartesiano (e ne sono documento principe le lezioni tenute alla Sorbona nel 1929, poi pubblicate come Meditazioni cartesiane). Una volta raggiunto il livello di certezza assoluta garantito dalla riduzione fenomenologica, il programma di Husserl proseguiva verso la costituzione trascendentale della varie ontologie regionali (spirito, corpo, scienze naturali): in sostanza, si trattava di ricondurre agli atti costitutivi dell’Io puro la totalità del sapere, secondo una direzione che, sotto questo aspetto, avvicinava il programma husserliano a quello di Kant e che non fu seguito da tutti i discepoli: in particolare la scuola di Gottinga (fra cui spicca il nome di Koyré) rimase fedele ed anzi accentuò l’ontologismo e il realismo dello Husserl precedente alle Idee. Altro importante sviluppo del pensiero husserliano è quello che si verifica nella V Meditazione cartesiana, con l’approfondimento del problema dell’intersoggettività: alla costruzione apparentemente solipsistica di tutto l’edificio del sapere sulla certezza di un Ego puro, ma singolare, succedeva la consapevolezza che costitutivo dell’Io è il suo rapporto con l’altro, che soggettività e intersoggettività sono indissolubilmente unite. La riflessione dell’ultimo Husserl appare fortemente condizionata, per un lato, dal dissidio con Heidegger, che, già suo allievo, con la pubblicazione di Essere e tempo conferisce alla f. un significato profondamente diverso, dall’altro dall’avvento del nazismo, che portò alla sua esclusione dall’università in quanto ebreo, e dall’imminenza di una nuova guerra mondiale. L’ultima grande opera di Husserl, che uscirà postuma, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, proprio in rapporto a questi drammatici eventi storici ed esistenziali, pone il problema dell’oscurarsi, in gran parte inevitabile, del senso della scienza e del rapporto essenziale che esiste fra senso, storia e scientificità (di importanza grandissima, per tutta la riflessione filosofica successiva, è l’Appendice III dell’opera, dal titolo L’origine della geometria); con una netta svolta antintellettualistica rispetto alle Idee, Husserl pone al centro dell’attenzione il rapporto con il mondo della vita (Lebenswelt), visto come fondamento preintellettuale di ogni costruzione di senso, prospettando l’esigenza che il mondo della cultura sappia sempre «riattivare», cioè mantenere vivo il rapporto con esso, restituendo alle scienze quel fondamento che, da Galileo in poi, è caduto nell’oblio. In questo modo Husserl apriva una riflessione – sul ruolo delle scienze sulla storia, come campo in cui non si dispiega solo la razionalità, ma anche il non senso – che avrebbe alimentato gran parte del dibattito filosofico successivo alla seconda guerra mondiale e che è tuttora viva in varie forme.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: D. Melegari, La verità di questo mondo. Rileggendo Tran-Duc-Thao

Tran Duc Thao

Diego Melegari,  La verità di questo mondo. Rileggendo Tran-Duc-Thao

“The paper aims to provide an analysis regarding the importance of the Philosopher Tran-Duc-Thao in the French philosophical scene between the Forties and Fifties. In particular the reading of Thao’s main work, “Phenomenology and dialectical materialism” (1951), is taken into consideration. The paper tackles different issues in Thao’s work, through the analysis of his critique to existentialism, his attempt to apply the phenomenological method to the colonial situation of Vietnam, his original reformulation of the marxist critique of ideology within the notion of “lifeworld” and his relationship with Philosophers like Cavaillès and Merleau-Ponty. In particular, the paper focuses on Thao’s proposal to take the
achievements and limitations of the husserlian “genetic constitution” for a radical refoundation of the “dialectical materialism”. In Thao’s thought, highly problematic but still charming, comes to light a “new naturalism”, in which subjectivity and materiality don’t cease to communicate at different levels of the “sense” and in which any reductionism could be avoided,
allowing a continuous and dynamic articulation between “real world” and “true world.”

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