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eBook di filosofia: M. Ricchiari, Spinoza e Cristo: la liberazione come salvezza

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Massimo Ricchiari, Spinoza e Cristo: la liberazione come salvezza

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli (2017)

“Il lavoro di tesi analizza il problema cristologico nella filosofia di Spinoza alla luce delle riletture contemporanee sul tema, attraversando questioni di argomento etico, pedagogico e religioso. Viene condotto dall’autore un meticoloso lavoro di analisi relativo alle occorrenze testuali delle espressioni riferite a Cristo e ai Cristiani nell’intera produzione spinoziana. Sebbene il tema cristologico non sia affrontato quasi mai in modo esplicito dal filosofo olandese, il lavoro di tesi mostra quanto diffusi siano tali riferimenti e come possa essere interessante rileggere Spinoza proprio a partire dalla sua profonda ammirazione nei confronti della figura più affascinante della storia dell’Occidente.”

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eBook di filosofia: F. Brezzi, Il bene, l’individuo, la virtù : la filosofia morale di Iris Murdoch

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Francesca Brezzi, Il bene, l’individuo, la virtù : la filosofia morale di Iris Murdoch

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di RomaTre (2011)

“L’itinerario che ho tracciato nella mia tesi di filosofia morale è quello della riscoperta della virtù nella Oxford degli anni Trenta, dove ho colto la proposta filosofico morale di Iris Murdoch, imperniata su tre nodi teoretici essenziali: il Bene, l’individuo e la virtù.

Nella prima parte della tesi ho considerato come Iris Murdoch fa parte di un cenacolo di donne filosofe come Elizabeth Anscombe, Philippa Foot, Rosalind Hursthouse, Mary Midgley e Mary Warnock, unite dal desiderio di riscoprire la vita interiore e la virtù. Riscoprendo l’etica della virtù di Aristotele e Platone, la sola capace di sviluppare una stretta unione tra filosofia ed etica, queste filosofe partecipano ad una fase di gestazione della rinascita della filosofia pratica. In via preliminare da un lato ho analizzato la nozione di virtù, soffermandomi su: Elizabeth Anscombe e sul suo scritto Moral Modern Philosophy, 1958; Philippa Foot con il saggio Virtù e vizi, 1978; Rosalind Hursthouse con On virtue ethics, 1998. Dall’altro ho approfondito il concetto di vizio nel pensiero di Mary Midgley in Wickedness, 1984, e l’analisi dell’immaginazione compiuta da Mary Warnock in Imagination, 1976.

Nella seconda e nella terza parte della tesi ho analizzato il pensiero morale di Iris Murdoch la quale a differenza delle sue colleghe dialoga con Platone. Ho delineato tre periodi che scandiscono lo sviluppo cronologico e contenutistico delle sue riflessioni: 1) l’incontro/scontro con Sartre nei saggi 1950-1957, 2) un periodo polemico nei confronti della filosofia inglese, il positivismo logico, in cui la filosofa giustifica l’esistenza della vita interiore, nei saggi 1951-1956, 3) un grande periodo neoplatonico negli scritti dal 1962 al 1992  La sovranità del Bene, 1970, Un dialogo sugli dei e la religione, in Acasto, 1986, e Metaphysics as a guide to morals, 1992. Nella seconda parte della tesi, ho approfondito i primi due periodi che scandiscono lo sviluppo del pensiero murdochiano. Il primo periodo è caratterizzato dall’incontro/scontro con Sartre: anche se la Murdoch condivide il suo interesse per la coscienza, tuttavia lo critica per aver fornito una raffigurazione solipsistica dell’individuo, che non ha alcuna relazione con la realtà trascendente. Nei saggi di carattere polemico, nel secondo periodo, la filosofa dimostra l’esistenza della vita interiore criticando la posizione assunta da positivismo logico e non-cognitivismo poiché hanno rigettato la metafisica ed hanno ridotto l’etica ad un’analisi neutrale di azioni osservabili.

Nella terza parte della tesi ho approfondito il terzo periodo, quello neoplatonico, negli scritti dal 1962 al 1992 dove la filosofa, criticando la tesi della filosofia della linguaggio secondo cui dentro «è tutto buio e silenzio», sottolinea come la colpa di questi filosofi è stata quella di delegare alla scienza la conoscenza della natura dell’uomo: in realtà i concetti morali che riguardano l’individuo non si muovono all’interno di un mondo concreto di fatti analizzabili attraverso la scienza, ma abitano in mondo differente, oggetto esclusivo della morale. Dato che esiste una stretta correlazione tra conoscenza e bontà, la filosofa delinea un processo di apprendimento e progresso dove la conoscenza dell’altro e della realtà sono il frutto di continui atti di attenzione  termine che la filosofa riprende da Simone Weil che vanno «coltivati» con sforzo e pazienza. Iris Murdoch delinea inoltre il pellegrinaggio morale come suggestiva rilettura del mito della caverna che implica il progresso morale. Attraverso l’esercizio sia della virtù nella vita quotidiana che dell’unselfing («uscire da noi stessi»), l’agente morale riesce a cogliere il bene ad un grado inferiore: così in seguito può ascendere al Bene, e discendere nel mondo vedendo i concetti attraverso i quali è asceso nella loro vera essenza e cogliendo l’unità delle virtù. L’amore è il sentimento che spinge l’agente a muoversi istintivamente verso il Bene: è la tensione fra l’anima imperfetta e la perfezione magnetica. Ho poi analizzato tre importanti nodi teoretici presenti nell’ultima opera della filosofa, Metaphysics as a guide to morals, 1992: la prova ontologica, la relazione tra moralità e religione e la teoria dell’obbligazione imperniata sui concetti di dovere, volontà e assioma. In primo luogo, Iris Murdoch utilizza la prova ontologica di Anselmo per dimostrare l’esistenza del Bene: attraverso l’argomento logico dimostra l’esistenza necessaria dell’idea del Bene correlata della coscienza pensante. In secondo luogo, Murdoch considera che il Bene è il «ponte» che unisce la morale e la religione. La religione, nel pensiero murdochiano, è un lavoro perpetuo composto da continui atti di attenzione nei confronti delle cose e degli altri. Terzo, anche se nel suo pensiero morale l’idea del bene «rimane il magnete», esso mostra un’ulteriore articolazione dato che prevede anche una teoria dell’obbligazione, composta da volontà, dovere e assioma.

Infine ho considerato alcune interpretazioni del pensiero morale di Iris Murdoch: Martha Nussbaum delinea la concezione murdochiana dell’amore; Maria Antonaccio mette in evidenza come la tensione presente nei suoi romanzi tra il santo e l’artista, in realtà è presente, anche se in modo diverso, nel suo pensiero morale.

La ricezione critica di Murdoch in area italiana è composta da alcuni saggi composti da importanti filosofi: Luisa Muraro, che ha colto la relazione esistente tra scritti filosofici e letterari; Piergiorgio Donatelli ha poi considerato come Iris Murdoch concepisca “l’etica come lavoro concettuale”; infine Carla Bagnoli considera l’importanza che la “mente morale” ha nel pensiero murdochiano. In un’epoca caratterizzata dalla crisi delle ideologie, anche l’universo dei valori appare in continua trasformazione in cerca di fondamenti altri. In tale contesto ho trovato nella proposta morale di Iris Murdoch, coerenza di pensiero e ricchezza nel provvedere degli schemi concettuali e delle figure esplicative in relazione con il Bene.”

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eBook di filosofia: A. Bragantini Valeria Moro (a cura di), polis, eros, parrhesia. Tragedia greca, questioni contemporanee: letture etico-politiche

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“La tragedia greca rappresenta una drammaturgia di condotte, dilemmi morali, problemi politici che segnano l’esistenza individuale e la convivenza sociale. Il combinarsi di storie, che investono la parola e i corpi dei personaggi, con la riflessione sulla vita umana, offre concetti e indica piste di pensiero.
Questo spiega l’intensa rilettura di Eschilo, Sofocle e Euripide da parte di pensatrici e pensatori nel secondo Novecento e nei primi anni Duemila, anche al di là di un interesse prettamente storico-letterario e storico-filosofico. Che siano recuperate le sue figure, le vicende in essa agite, il carattere stesso di performance pubblica che la connota, la tragedia greca ha fornito molteplici strumenti per una riflessione di carattere etico-politico su diverse questioni urgenti del presente.
Questa raccolta (che trae origine dall’esperienza della giornata di studi tenutasi il 9 novembre 2016 presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università degli Studi di Padova) propone alcune delle diverse vie per le quali oggi la ricerca si lascia volentieri stimolare dagli interrogativi della tragedia.
Ne risulta una lettura critica, ma anche appassionata: consapevole della distanza dal testo e dal suo autore, ma anche della possibilità, che la tragedia greca reca con sé, di mettere il presente in discussione.”

 

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eBook di filosofia: G. Gaimari C. Keen (a cura di), Ethics, Politics and Justice in Dante

Ethics in Dante

Giulia Gaimari and Catherine Keen (a cura di), Ethics, Politics and Justice in Dante

“Ethics, Politics and Justice in Dante presents new research by international scholars on the themes of ethics, politics and justice in the works of Dante Alighieri, including chapters on Dante’s modern ‘afterlife’.

Together the chapters explore how Dante’s writings engage with the contemporary culture of medieval Florence and Italy, and how and why his political and moral thought still speaks compellingly to modern readers. The collection’s contributors range across different disciplines and scholarly traditions – history, philology, classical reception, philosophy, theology – to scrutinise Dante’s Divine Comedy and his other works in Italian and Latin, offering a multi-faceted approach to the evolution of Dante’s political, ethical and legal thought throughout his writing career.

Certain chapters focus on his early philosophical Convivio and on the accomplished Latin Eclogues of his final years, while others tackle knotty themes relating to judgement, justice, rhetoric and literary ethics in his Divine Comedy, from hell to paradise. The closing chapters discuss different modalities of the public reception and use of Dante’s work in both Italy and Britain, bringing the volume’s emphasis on morality, political philosophy, and social justice into the modern age of the nineteenth, twentieth, and twenty-first centuries.”

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Death: un corso online di filosofia morale

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Death è il titolo del corso online del prof. Shelly Kagan, docente di Filosofia presso la Yale University.

Il corso online si articola in  26 sessioni video e comprende anche una bibliografia di riferimento. I video sono registrazioni di lezioni tenute dal prof. Kagan nella primavera del 2007.

“There is one thing I can be sure of: I am going to die. But what am I to make of that fact? This course will examine a number of issues that arise once we begin to reflect on our mortality. The possibility that death may not actually be the end is considered. Are we, in some sense, immortal? Would immortality be desirable? Also a clearer notion of what it is to die is examined. What does it mean to say that a person has died? What kind of fact is that? And, finally, different attitudes to death are evaluated. Is death an evil? How? Why? Is suicide morally permissible? Is it rational? How should the knowledge that I am going to die affect the way I live my life?”

 

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eBook di filosofia: A. Manchisi, L’idea di bene in Hegel. Una teoria della normatività pratica

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Armando Manchisi, L’idea di bene in Hegel. Una teoria della normatività pratica.

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2017)

“Oggetto del presente lavoro è il capitolo sull’idea del bene nella Logica di Hegel. Alla sua base si collocano tre ipotesi interpretative, fra sé legate:

a) che l’idea del bene riguardi il rapporto fra normatività pratica e realtà;
b) che sia possibile leggerla come una metaetica, ovvero come una riflessione di carattere ontologico, epistemologico e metodologico intorno alla sfera dell’agire libero;
c) che sia in grado di dialogare in modo proficuo con la riflessione metaetica contemporanea.

La tesi si divide in quattro capitoli. Il primo fornisce le coordinate generali per leggere e comprendere l’idea del bene. Obiettivo di queste pagine è soprattutto mostrare la rilevanza dell’analisi hegeliana per una teoria della normatività pratica.
A partire da ciò, il lavoro si confronta con quelle che possono essere considerate le tre coordinate fondamentali della normatività, ossia: oggettività (nel capitolo 2), realtà (nel capitolo 3), e verità (nel capitolo 4).
Il secondo capitolo si concentra sulla definizione hegeliana dell’idea del bene come autodeterminazione. Al centro di queste pagine si colloca il confronto fra il testo di Hegel e il modello metaetico costruttivista di matrice kantiana (Korsgaard).
Il terzo capitolo analizza la definizione dell’idea del bene come realizzazione, sviluppando un confronto con la posizione etica del proiettivismo (Mackie).
Il punto di arrivo di entrambe queste analisi è la critica all’antirealismo etico, ossia alla concezione che intende la realtà come priva di portata morale e che relega quindi la sfera dei valori e dei doveri entro i confini della soggettività.
Il quarto capitolo, infine, prende in considerazione l’idea del bene sotto una duplice prospettiva: da una parte, in rapporto all’idea del vero, dall’altra, nel suo passaggio all’idea assoluta. Questa analisi fa riferimento soprattutto al dibattito etico sul non-cognitivismo. L’affermazione di Hegel secondo la quale l’idea pratica può compiersi solo se integra quella teoretica consente di leggere in modo originale il rapporto fra conoscenza e volontà e, più in generale, fra normatività e realtà.”

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File audio delle lezioni del prof. Gianfranco Mormino (storia della filosofia morale)

Mormino

Nel portale ARMIDA (Archivio sperimentale dei materiali didattici delle facoltà e dei corsi di laurea dell’Università degli Studi di Milano) potete accedere direttamente ai file audio delle lezioni del prof. Gianfranco Mormino.

Sono presenti le registrazioni dei corsi tenuti negli anni accademici 2016/2017 (Storia della filosofia morale) e 2017/2018 (Human-Animal Studies).

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eBook di filosofia: L. Manfrini, Il peccato originale come figura del conoscere. Studio a partire dal Manuskript der Philosophie der Religion di Hegel

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Leonardo Manfrini, Il peccato originale come figura del conoscere. Studio a partire dal Manuskript der Philosophie der Religion di Hegel

Tesi di dottorato (28. ciclo, Università degli Studi di Milano. Anno Accademico 2015). Tutor: prof. R. Pettoello, prof. L. Hühn ; coordinatore: prof. M. Massimini

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eBook di filosofia: T. Siebers, The Ethics of Criticism

Ethics of Criticism

Tobin Siebers, The Ethics of Criticism

“Tobin Siebers asserts that literary criticism is essentially a form of ethics. The Ethics of Criticism investigates the moral character of contemporary literary theory, assessing a wide range of theoretical approaches in terms of both the ethical presuppositions underlying the critical claims and the attitudes fostered by the approaches. Building on analyses of the moral legacies of Plato, Kant, Nietzsche, and Freud, Siebers identifies the various fronts on which the concerns of critical theory impinge on those of ethics.”

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eBook di filosofia: J. M. Reynolds,  Merleau-Ponty, World-Creating Blindness, and the Phenomenology of Non-Normate Bodies

Merleau Ponty

Joel Michael Reynolds, Merleau-Ponty, World-Creating Blindness, and the Phenomenology of Non-Normate Bodies

“In increasing number of scholars at the intersection of feminist philosophy and critical disability studies have turned to Merleau-Ponty to develop phenomenologies of disability or of what, following Rosemarie Garland-Thomson, I call “non-normate” embodiment. These studies buck the historical trend of philosophers employing disability as an example of deficiency or harm, a mere litmus test for normative theories, or an umbrella term for aphenotypical bodily variation. While a Merleau-Pontian-inspired phenomenology is a promising starting point for thinking about embodied experiences of all sorts, I here draw a cautionary tale about how ableist assumptions, implicit or explicit, can easily undermine accounts of non-normate experience. I first argue that the problematic treatment or omission of disability within the history of philosophy in general and the phenomenological tradition in particular is due to the inheritance of what I call “the ableist conflation” of disability with pain, suffering, and disadvantage. I then show that Merleau-Ponty’s famous reading of the blind man’s cane is problematic insofar as it omits the social dimensions of disabled experiences, misconstrues the radicality of blindness as a world-creating disability, and operates via an able-bodied simulation that confuses object annexation or extension with incorporation. In closing, I contend that if phenomenology is to overcome the errors of traditional philosophy, as Merleau-Ponty once hoped, it must heed the insights of “crip” or non-normate phenomenology, which takes the lived experience of disability as its point of departure.”

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