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eBook di filosofia: G. Kemp (a cura di), Censorship Moments. Reading Texts in the History of Censorship and Freedom of Expression

Censorship

Geoff Kemp (a cura di), Censorship Moments. Reading Texts in the History of Censorship and Freedom of Expression

Censorship in varying forms has been part of human experience for 2,500 years and has proved to be a recurring presence for political thought, whether as active repression, a shaping context for expression, or as itself a subject for analysis and argument. From the death of Socrates to the present, attempts to silence thinkers and writers have provoked passionate and often penetrating responses that speak of their historical moment.

Censorship Moments provides short, accessible and stimulating essays on a variety of these responses. Each chapter pairs a textual ‘moment’ of writing on censorship by a past writer with analysis by an expert current scholar. The book’s main focus is the public political dimension of censorship and freedom of expression, in its relation to political authority and political thought, while also reflecting on the porous boundary to literature and other areas such as law and the media.”

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eBook di filosofia: A. de Libera, J.-B. Brenet e I. Rosier-Catach (a cura di ), Dante et l’averroïsme

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Alain de Libera, Jean-Baptiste Brenet e Irène Rosier-Catach (a cura di ), Dante et l’averroïsme

“Dante averroïste ? Le plus grand poète du Moyen Âge fut-il le disciple du plus grand philosophe arabe ? La Divine Comédie place Averroès, l’auteur du « Grand commentaire » d’Aristote, en Enfer, et en Paradis son disciple latin Siger de Brabant qui, dans l’actuelle « rue du Fouarre » à Paris, mettait en syllogismes « des vérités importunes ». Jugement de Salomon ?

Ce volume collectif traite en détail l’un des chapitres les plus controversés de l’histoire comme de l’historiographie de la philosophie et de la théologie médiévales. Revisitant les textes philosophiques et poétiques de Dante, de la Vita nova au Convivio, au De vulgari eloquentia et à la Monarchia, examinant les productions et les thèses de ses contemporains, interlocuteurs, amis et adversaires, médecins, philosophes et poètes, rappelant et discutant les thèses de ses lecteurs anciens et modernes, les meilleurs spécialistes des domaines concernés, philosophes et italianistes, dressent le bilan de deux siècles d’études sur Dante, mais aussi sur Cavalcanti et sur l’averroïsme latin.

Suivant trois grands axes, le langage et la pensée, les émotions, la politique, c’est au coeur de l’histoire et de la culture européennes, à Paris, à Florence, sur les routes de l’exil, que les contributions ici rassemblées plongeront lectrices et lecteurs amoureux de Dante, de l’Italie et de la littérature.”

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eBook di filosofia: D. Brugnaro, Judging. Origini e articolazioni dell’indagine sul giudizio di Hannah Arendt

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Davide Brugnaro, Judging. Origini e articolazioni dell’indagine sul giudizio di Hannah Arendt

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2018)

“La ricerca riguarda la questione del giudizio in Hannah Arendt, la parte incompiuta e uno degli aspetti più controversi della sua opera. L’intento è quindi duplice, ricostruttivo e interpretativo. Il lavoro si compone di tre sezioni. La prima si rivolge soprattutto agli anni Cinquanta della produzione arendtiana. In quel periodo, infatti, Arendt appronta la cornice concettuale del suo successivo itinerario intellettuale, al punto che la riflessione sul giudizio può essere considerata come l’ultima espressione del tentativo di pensare la relazione fra l’uomo posto al singolare e l’uomo posto al plurale. All’interpretazione fortemente critica di Platone, Arendt contrappone la positività della figura di Socrate, al fine delineare un diverso modo di concepire e praticare la filosofia rispetto a quello divenuto egemone nella tradizione della filosofia occidentale e, di conseguenza, una possibile conciliazione fra modo di vita filosofico e politico. Il secondo capitolo si propone di mostrare la legittimità della distinzione fra giudizio politico, storico e morale, al fine di comprendere la complessità di significati e funzioni che Arendt andava attribuendo alla facoltà del giudizio. Il capitolo prende in esame la dimensione prettamente politica del giudicare. La chiave utilizzata per approcciare la multiforme facoltà giudicativa è quella della figura dello spettatore, la quale rappresenta l’uomo colto nell’esercizio della sua facoltà di giudicare. Se si danno diverse modalità di giudizio, a seconda degli ambiti dell’umana esperienza coinvolti, vi saranno anche diverse tipologie di spettatorialità. Questa parte del lavoro si confronta con l’interpretazione politica che Arendt offre della terza Critica kantiana. Uno degli intenti perseguiti è quello di mostrare l’insostenibilità della lettura che ha visto in Arendt la presenza di due diverse teorie del giudizio (una che lo considera facoltà relativa alla vita politica e un’altra come componente della vita mentale). Pur riconoscendo differenze e oscillazioni, si è cercato di evidenziare la fondamentale e simbiotica relazione esistente fra l’attore e lo spettatore, nonché una certa unità di fondo nel percorso arendtiano, che non si è mai tradotto in una depoliticizzazione della facoltà di giudicare. L’ultima parte del lavoro prende in considerazione l’aspetto morale del pensiero arendtiano, cercando di evidenziare che cosa significhi giudicare moralmente. Si sono esaminate le questioni relative al male, alla dualità insita nel pensiero e ai suoi effetti etico-politici, all’insegnamento morale socratico e allo spettatore interiore, nonché ai complessi e problematici rapporti che Arendt tratteggia fra il dominio dell’etica e quello della politica. Considerato l’accento che Arendt pone, nella sua interpretazione del giudizio morale, sul giudicare a partire da sé, ossia sull’autonomia in esso implicata, ci si chiede, in sede di conclusione, in che termini sia legittimo parlare di un momento singolare, oltre che plurale, nell’attività giudicativa, avanzando infine la proposta di riconsiderare, nella questione del giudizio, accanto alla categoria della pluralità, anche la dimensione della singolarità.”

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eBook di filosofia: L. Marchettoni, Breve storia della democrazia. Da Atene al populismo

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Leonardo Marchettoni, Breve storia della democrazia. Da Atene al populismo

“Scopo del presente volume è ripercorrere la storia delle istituzioni democratiche, dall’esordio classico, nell’Atene del V secolo a.C., alle rivoluzioni borghesi; dal successo della democrazia rappresentativa all’affermazione, nel XX secolo, delle democrazie costituzionali e, infine, dalla crisi contemporanea fino all’ascesa dei partiti populisti. Il libro intende offrire un quadro complessivo che, nella sintesi di una visione d’insieme, abbini la storia delle istituzioni con la storia del pensiero politico, nella convinzione che una simile ottica permetta una migliore comprensione delle dinamiche sottese alla successione degli eventi.”

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eBook di filosofia: M. Reale, Le ragioni della politica. J. J. Rousseau dal “Discorso sull’ineguaglianza” al “Contratto”

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Mario Reale, Le ragioni della politica. J. J. Rousseau dal “Discorso sull’ineguaglianza” al “Contratto”

“Il saggio riprende la difficile discussione su tema, ineliminabile per la comprensione dell’intero Rousseau politico, che è il suo giusnaturalismo; l’analisi è accompagnata da una disamina critico-filologica della celebre e singolare posizione di Ulpiano, e quindi, tra molti altri testi, degli autori più o meno vicini all’analisi di Rousseau: Montaigne, Pascal, Spinoza, Montesquieu, Diderot. La conclusione accerta insieme l’ardua problematicità e l’originalità della riflessione roussoiana sulla legge di natura. “

Grazie ai progetti di Alternanza Scuola Lavoro e “Esercitare il pensiero”, a cura di Antonio Coratti, è possibile fruire dell’opera digitalizzata Le ragioni della politica di Mario Reale nel portale “Filosofia in movimento“.

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Phenomenology and Mind: una rivista online di filosofia

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Phenomenology and Mind è la rivista online internazionale e interdisciplinare che si propone di animare confronti e dibattiti su diversi approcci metodologici in filosofia. Il periodico nato nel 2011 come  rivista online di PERSONA dell’Unviersità San Raffaele, si rinnova nel 2014 con l’apporto di altri centri di ricerca dello stesso Ateneo: CRESA (Research Centre in Experimental and Applied Epistemology), CeSEP (Center for Studies in Ethics and Politics), CRISI (Interdisciplinary Research Centre in the History of Ideas) e l’Interfaculty Centre for gender studies.

promotes discussion and interchange among various methodological approaches, thereby overcoming barriers no longer justified in the present age of international, interdisciplinary research communities. Without renouncing its standards of analytical rigour and disciplined experience, in close cooperation with experimental research and historical scholarship, our journal will periodically host monographic issues edited by the various Research Centres”

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eBook di filosofia: M. Geuna, Francisco de Vitoria e la questione della guerra giusta

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Marco Geuna, Francisco de Vitoria e la questione della guerra giusta

“Domenicano, è considerato il restauratore della teologia tomistica spagnola e uno dei fondatori del diritto internazionale. […] Quale primo teorico del diritto internazionale espresse la profondità della sua dottrina nei corsi del 153839 all’università di Salamanca: in quello dal titolo De Indis ricerca i titoli giuridici (diritto naturale delle nazioni a comunicare fra loro, diritto della religione di Cristo a estendersi in tutto il mondo, ecc.) che giustificano la conquista delle terre d’America contro gli “Indî”, considerati da lui legittimi possessori di esse; nel secondo corso, dal titolo De iure belli, afferma esser lecito ai cristiani muovere guerra, sostiene il diritto di respingere la forza con la forza, definisce giusta la guerra dichiarata “por la República” o da chi la rappresenta, e unica causa di guerra giusta è per lui quella di aver ricevuto un’offesa; infine tratta ampiamente delle azioni che è lecito compiere contro il nemico in caso di guerra giusta.”

tratto da Enciclopedia online, Treccani.it

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eBook di filosofia: A. Senaldi e X. Chiaramonte (a cura di), Violenza politica. Una ridefinizione del concetto oltre la depoliticizzazione

Violenza politica

Alessandro Senaldi e Xenia Chiaramonte (a cura di), Violenza politica. Una ridefinizione del concetto oltre la depoliticizzazione

“La violenza è l’impensato della politica e al medesimo tempo ciò che ne scuote l’ordine presunto. Numerosi pensatori hanno proposto delle teorie per dare un ruolo alla violenza nelle faccende della politica. Eppure a noi giunge chiara una duplicità: la violenza o è minimizzata per proporre un’immagine edulcorata e bonaria di coloro che la adoperano, oppure viene presa per sinonimo di criminalità. Abbiamo provato, con queste ricerche empiriche e teoriche, a smontare i meccanismi che la filosofia e le scienze sociali ci hanno consegnato, per ripensare il nesso fra politica e violenza nelle società contemporanee.”

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eBook di filosofia: G. Simmel, Il conflitto della civiltà moderna

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George Simmel, Il conflitto della civiltà moderna. Traduzione e prefazione di Giuseppe Rensi (1871-1941), Torino, F.lli Bocca, 1925

“La presenza di conflitto è una condizione normale, anche se problematica, della vita sociale. Secondo G. Simmel, il conflitto è una forma fondamentale di interazione sociale, che coinvolge necessariamente almeno due parti. Il conflitto ha origine nella stessa relazione originaria Ego-Alter. Di fronte a un altro essere umano ci troviamo infatti dinanzi al seguente dilemma: l’altro è risorsa o problema? Amico o nemico? Il conflitto non proviene da esperienze esterne alla dinamica in cui si muove la vita sociale, ma si origina dal suo stesso interno.

Il conflitto nasce nel momento in cui una parte tende a considerare le intenzioni o le azioni della parte opposta come un impedimento o una minaccia al conseguimento dei propri obiettivi. Si può dire che il conflitto ha per scopo la soluzione di tensioni divergenti nei vari ambiti della vita sociale. Tali tensioni possono avere una pluralità di cause, sono assai frequenti e si riproducono continuamente. È la loro assenza, e non la loro presenza, che va considerata come una condizione straordinaria: la pluralità degli attori, la contrapposizione degli interessi, i diversi orientamenti culturali e valoriali, i differenziali di potere e di status, l’esistenza di confini di gruppo, sono tutti fattori che possono generare dei conflitti. Su queste basi si originano poi delle lotte – condotte in modi e con strumenti molto diversi – dirette ad acquisire prestigio, potere e risorse, e a neutralizzare, ferire o eliminare il rivale. Da questo punto di vista il c. s. può essere interpretato come un effetto emergente delle relazioni e delle condizioni strutturali nelle quali si svolge la vita sociale. Una volta riconosciuto che il conflitto, così come il potere o la disuguaglianza, è un elemento costitutivo della vita sociale, la questione si sposta sulle sue forme e sulla sua intensità.”

tratto da Conflitto sociale, di Mauro Magatti – Enciclopedia Italiana – VII Appendice (2006) http://www.treccani.it/enciclopedia/conflitto-sociale_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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eBook di filosofia: Aristotele, Politica

Aristotele

Aristotele, Politica. Traduzione note e proemio di Vincenzo Costanzi (1863-1929) Bari, Laterza, 1925

” Opera di Aristotele, in 8 libri, in cui si esaminano i fondamenti e la necessità dello Stato e delle varie forme di costituzione (libri I-III), se ne studiano le trasformazioni storiche e si prospetta un ideale politico di democrazia moderata (libri IV-VI), si delinea quindi la costituzione dell’ottimo Stato (libri VII-VIII). La critica moderna spesso inverte l’ordine dei due ultimi gruppi di libri (libri I-III; VII-VIII; IV-VI) in base a criteri di svolgimento logico, da posizioni idealistiche e posizioni realistiche. Nel V libro si ricorda la morte di Filippo II di Macedonia (336 a.C.); ma i vari libri si dispongono variamente intorno a quella data. Scopo dell’analisi politica di Aristotele non è individuare il modello di uno Stato ideale, come fa Platone, bensì studiare in concreto come gli uomini si costituiscano in uno Stato politico e suggerire come organizzarlo in modo da promuovere il bene comune. L’uomo è per natura un «animale politico»; lo Stato non è quindi il prodotto di un contratto o di una convenzione tra gli individui, ma il fine cui tende naturalmente l’uomo associandosi in comunità. La prima forma di comunità è la famiglia, che nasce dai bisogni immediati dell’essere umano; la seconda forma è il villaggio che sorge dall’unione di più famiglie; infine da più villaggi nasce la πόλις o «città-Stato», organizzazione complessa che può bastare a sé stessa. Lo Stato, quindi, in quanto forma più perfetta, è il fine cui tendono le associazioni naturali inferiori. Per Aristotele non c’è una forma di costituzione perfetta dello Stato. Sono buone, o rette, tutte le forme di costituzione nelle quali il governo esercita il proprio potere in vista dell’utilità comune. Aristotele ne distingue tre: la monarchia (governo di uno solo), l’aristocrazia (governo dei migliori, o dei privilegiati), la politìa (gr. πολιτεία, cioè la «costituzione» per eccellenza). A queste, si contrappongono le tre forme di costituzione corrotte, o degenerate, nelle quali il potere è esercitato a vantaggio non di tutti bensì dei governanti, e cioè: la tirannide (degenerazione della monarchia), l’oligarchia (dell’aristocrazia) e la democrazia (della politìa). Delle tre forme rette, è preferibile la politìa in quanto concede uguale libertà ai cittadini e tutti possono partecipare al governo. Tutti i cittadini, ma non tutti gli individui: alcuni uomini «per natura» sono incapaci di realizzare la vera natura dell’uomo, la vita intellettuale, e sono schiavi, utili allo Stato ma solo come strumenti.”

tratto da Treccani.it, Dizionario di Filosofia

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