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eBook di filosofia: Una Lampada nella notte [:] L’Ars inventiva per triginta statuas di Giordano Bruno

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Lucia Vianello, Una Lampada nella notte [:] L’Ars inventiva per triginta statuas di Giordano Bruno

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova (2014)

Il trattato noto come ‘Lampas triginta statuarum’ di Giordano Bruno, oggetto della mia dissertazione, è uno scritto rimasto inedito e pubblicato solo nel 1891 da Felice Tocco e Girolamo Vitelli nel terzo volume degli Opera latine conscripta.
La sua composizione risale al periodo trascorso da Bruno a Wittemberg (1586-88). Nell’Accademia della città tedesca egli insegnò come docente privato, leggendo l’Organon di Aristotele. In quegli anni diede alle stampe altre due ‘Lampadi’ oltre a questa: il De Lampade combinatoria Lulliana (un commento dell’Ars Magna di Lullo) e il De progressu et Lampade venatoria logicorum (un compendio dei Topici). Con la sua Lampas triginta statuarum, che completa la trilogia, egli intendeva perfezionare gli strumenti logici tradizionali, sia di matrice aristotelica e “Porfiriana” che di derivazione lulliana.
Il trattato è trasmesso nella sua prima redazione dal Codice di Augusta (A), insieme al testo a stampa del De Lampade combinatoria Lulliana e al manoscritto delle Animadversiones circa Lampadem Lullianam, redatto sulla stessa carta e con lo stesso inchiostro della Lampas da un ignoto copista, un allievo tedesco di Bruno. Il Codice A, conservato nella Biblioteca di Augsburg, apparteneva probabilmente ad Heinrich Heinzel, al quale Bruno dedicò l’ultima opera da lui pubblicata, il De imaginum, signorum, et idearum compositione (Francoforte, 1591) che, benché più tarda, è per molti aspetti legata alla Lampas
Lasciata Wittemberg nel 1588, ad Helmstedt (1589-90) il filosofo si dedicò alla composizione di alcuni testi (De magia e Theses de magia, De rerum principiis et elementis et causis, Medicina Lulliana, De magia Mathematica) rimasti inediti e raccolti nel Codice di Mosca (M), insieme ad una seconda redazione della Lampas triginta statuarum e al De Vinculis in genere. Il Codice di Mosca, o Codice Norov, dal nome del nobile russo Avraam Sergeevic Norov che lo acquistò per la sua collezione dal libraio Edwin Tross nell’Ottocento, contiene alcune pagine autografe, ma per la maggior parte è di mano di Hyeronimus Besler.
Nell’autunno del 1591, durante il soggiorno patavino di Bruno, Besler trascrisse il De Vinculis, abbozzato a Francoforte, e copiò il trattato di ‘ars inventiva per triginta statuas’. In quest’opera il filosofo Nolano abbandona i toni aspri della polemica diretta contro gli aristotelici del suo tempo per aprirsi ad un dialogo e un confronto serrato con la tradizione, in special modo aristotelico-scolastica, che viene condotto attraverso l’analisi in profondità di trenta concetti in uso nell’esercizio del filosofare, simboleggiati da trenta possenti statue di figure mitologiche
Sotto questo profilo l’opera presenta la struttura di un dizionario di termini filosofici (per il quale Bruno sembra ispirarsi al V libro della Metafisica di Aristotele) e mostra affinità con un altro testo, composto più tardi a Zurigo e rimasto inedito (venne pubblicato postumo dal suo allievo Raphael Egli in due edizioni, nel 1595 e poi nel 1609 con la sezione Praxis descensus seu applicatio entis): la Summa terminorum metaphysicorum, un “trattato di nomenclatura filosofica” (secondo l’espressione di Erminio Troilo) nel quale vengono esaminati cinquantadue categorie concettuali appartenenti al lessico aristotelico-scolastico.
Nei Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus Peripateticos (l’opuscolo programmatico della disputa di Cambrai che ebbe luogo a Parigi nel 1586) il cui testo viene ripreso nell’Acrotismus (edito a Praga nel 1588) la critica alla filosofia naturale di Aristotele è svolta attraverso tesi, che riguardano nozioni fondamentali come natura, movimento, tempo, luogo, e così via.
Nella Lampas Bruno prosegue tale opera di ridefinizione dei termini filosofici, iniziata già nel De la causa, principio et uno: egli traduce le sue rivoluzionarie concezioni filosofiche nel linguaggio della tradizione e nel far questo piega i significati e li trasforma, collegandoli in una nuova trama.
Nel “trattato delle trenta statue” il filosofo appare mosso da un forte intento sistematico: ossia dall’esigenza di procedere in modo scientifico nell’esposizione dei capisaldi della ‘nova filosofia’. L’architettura del sapere entro cui vengono disposti i contenuti speculativi è un museo immaginario di statue/concetti: Apollo (unitas), Saturno (principium), Prometeo (agens), Vulcano (forma), Teti (causa materialis), Sagittario (causa finalis) and Monte Olimpo (finis)…e cosi via.
Nel plasmare le statue, attingendo al vastissimo repertorio della mitologia, Bruno impiega il “sigillo di Fidia” (Explicatio triginta sigillorum), come per prima intuì Frances Amelia Yates (The Art of Memory, 1966).
Il mio lavoro si prefigge di mettere a fuoco i caratteri originali dell’ars memoriae bruniana e le forme in cui l”arte dei sigilli’ è utilizzata nella Lampas, sviluppando l’indicazione della Yates.
Una figura per molti aspetti centrale si è rivelata quella di Prometeo, l’architetto della fantasia, lo scultore che per primo foggiò statue di argilla infondendovi lo “spiritus”. Negli scritti bruniani, in particolare nella Lampas e nel De Imaginum, tale figura diviene l’archetipo dell’attività fantastica, l’immagine simbolo della prassi dell’artista della memoria. Nel mio lavoro ho dedicato una particolare attenzione alle modalità con cui Bruno componeva le immagini (che consistono in descrizioni verbali estremamente dettagliate) attraverso la ricerca delle fonti letterarie e iconologiche (da Boccaccio ad Ovidio ai mitografi rinascimentali Vincenzo Cartari e Natale Conti).
L’opera è stata presa in considerazione soprattutto alla luce dell’intento didattico che la percorre e la anima: la figurazione delle nozioni più astratte mediante statue sensibili, che si rendono presenti all’esplorazione della vista e dell’intelletto. L”ars inventiva per triginta statuas’ vuol essere in primo luogo un nuovo modus docendi, un “pensare per immagini” che è nel medesimo tempo un “pensare per concetti”. La “discursiva architectura” che ospita le statue non va pensata statica ed immobile, come accade per gli edifici fisici: le statue infatti possono essere mutate di sede e collegate tra loro in modi diversi, così come suggerisce il personale ingegno di ciascuno.
Le immagini bruniane sono imagini agentes, ossia di particolare efficacia sul piano emotivo, capaci di attivare i processi cognitivi.
Attraverso l’analisi dei testi e l’esame delle fonti ho cercato di delineare via via la fisionomia dell’opera, la struttura e il funzionamento della Lampada, i caratteri e gli scopi del complesso apparato logico linguistico ideato da Bruno.
Nel primo capitolo: “La struttura profonda della Lampas”, ho presentato la grande cornice che racchiude la galleria di statue: le due triadi degli infigurabilia, che costituiscono insieme le fondamenta dell’architettura bruniana e le basi metafisiche dell’ars inventiva che qui trova applicazione.
Nel secondo capitolo: “Statue e alberi”, si viene introdotti all’uso bruniano dell’artificio mnemonico della “statua”. Tramite la prima serie di statue (Apollo, Saturno, Prometeo, Vulcano Teti, Sagittario e Monte Olimpo) viene illustrato il processo della creazione, naturale e umana.
Si è cercato di ripercorrere la trama dei riferimenti lessicali, in particolare al V libro della Metafisica di Aristotele. L’immagine dell'”albero” negli scritti bruniani e l’impiego di “alberi” nella sezione dedicata da Bruno alla logica nella Lampas vengono esaminati nei rapporti sia con la tradizione lulliana sia con quella di matrice aristotelico-scolastica.
L’attività creativa è simboleggiata dalla figura di Prometeo, lo scultore di statue vive, l’artefice delle cose naturali e delle cose artificiali. Nel terzo capitolo: “Il mito di Prometeo nella Lampas triginta statuarum” si conduce un’approfondita analisi della Statua dedicata da Bruno al Titano, al fine di metterne in luce la particolare rilevanza nel quadro dell’opera.
Nelle due statue dedicate a Minerva (De campo Minervae, seu de noticia e De schala Minervae, seu de habitibus cognitionis) Bruno non ci offre l’immagine della dea. Al ritratto di Minerva tratteggiato da Bruno nell’Oratio Valedictoria è dedicata l’ultima sezione (“Minerva in ombra di luce”).
Nella Lampas Bruno mette in pratica la sua arte della memoria che affonda le sue radici nell’arte vivente della natura e rappresenta una nuova “methodus”, adeguata alle strutture cognitive della mente umana. Il problema dei rapporti tra arte della memoria, teoria della conoscenza e dottrina dell’anima è un tema di cui ho rilevato gli aspetti salienti e che a mio avviso merita di essere ulteriormente approfondito, cosa che mi auguro di poter fare
Accanto alla figura dell’ingegnoso architetto e del coltivatore del “campus” fantastico, nel mio lavoro emerge l’immagine di un Bruno “filosofo”, un pensatore sistematico e rigoroso, profondo conoscitore delle dottrine aristoteliche da lui a lungo combattute.

 

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eBook di filosofia: M. Pigliucci, Cicero and Stoicism

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Massimo Pigliucci, Cicero and Stoicism. Brief Introductions to De Finibus, Stoic Paradoxes, and Tusculan Disputations

 

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eBook di filosofia: D. Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta

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Donato Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta

“Il volume è dedicato al tema degli ‘occulti segreti della natura’ nella magia naturale di Giovan Battista Della Porta (1535-1615). L’argomento è studiato in relazione sia ai dibattiti interni all’aristotelismo napoletano del XVI secolo, sia alle proposte della tradizione magica rinascimentale. Il libro affronta anche il problema della stregoneria, fenomeno non prettamente filosofico, ma storicamente connesso alla lotta che Della Porta conduce contro ogni forma di spiegazione superstiziosa dei segreti naturali, compresi quelli più scabrosi.”

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La biblioteca di Leonardo: la mostra online con la ricostruzione digitale dei testi

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La biblioteca di Leonardo è la mostra online curata dal Museo Galileo in collaborazione con l’Edizione Nazionale dei Manoscritti e dei Disegni di Leonardo da Vinci, l’Accademia Nazionale dei Lincei e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, realizzata nel quadro del progetto di ricerca FISR «Scienza, storia, società in Italia. Da Leonardo a Galileo alle “case” dell’innovazione», promosso e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

La mostra è la ricostruzione virtuale della biblioteca di Leonardo che è uno degli aspetti meno conosciuti del suo laboratorio vinciano, perché si tratta di una biblioteca “perduta”. Un solo libro è stato finora identificato, il celebre trattato di architettura e ingegneria di Francesco di Giorgio Martini (nel manoscritto della biblioteca Laurenziana, postillato da Leonardo). Di tutti gli altri libri è possibile però ricostruire la fisionomia analizzando le molte indicazioni presenti nei codici vinciani (nomi di autori, titoli di opere, liste di libri, citazioni). La biblioteca online raccoglie le digitalizzazioni di tutti i libri, selezionati nell’esemplare a stampa o manoscritto più vicino a quello citato, posseduto o utilizzato da Leonardo, e consente di consultarli in un unico ambiente di ricerca. Gli autori e i testi sono introdotti da schede descrittive elaborate da un’équipe internazionale di specialisti dell’opera di Leonardo e degli autori presenti nella biblioteca. Tutti i contenuti della biblioteca sono interrogabili con modalità di ricerca semplice ed avanzata, e collegati direttamente alle pagine dei codici vinciani.

“Dopo l’iniziale formazione fiorentina, legata alla cultura popolare dei mercanti e delle botteghe di artisti, artigiani e ingegneri, Leonardo si era avvicinato con crescente interesse al mondo dei libri e della parola scritta, diventando un appassionato lettore. Alla fine della sua vita, arrivò a possedere quasi duecento volumi: un numero straordinario, un numero straordinario per un artista-ingegnere del Quattrocento: testi tecnici, scientifici, filosofici, ma anche letterari e religiosi, testimonianza di un ininterrotto dialogo con gli autori antichi e moderni (o, come li chiamava lui, gli «altori»). Cosa leggeva Leonardo? Da ragazzo e da giovane, figlio di notaio (ser Piero) e nipote di mercante (nonno Antonio) si era formato in un ambiente in cui i libri e la scrittura erano del tutto familiari. Tra le sue prime letture, Dante e la Bibbia, e poi la poesia epico-cavalleresca (il Morgante di Pulci), la poesia lirica (Petrarca) e quella giocosa (Burchiello), le novelle, le facezie, le favole, le cronache e le storie. Isuoi primi libri sul mondo e sulla natura sono la Storia naturale di Plinio il Vecchio e le Metamorfosi di Ovidio: grandi opere aperte alle notizie del fantastico, del meraviglioso e del mito. Sono quasi tutti libri in volgare: Leonardo non conosceva il latino, e avrebbe tentato di impararlo da solo dopo i quarant’anni, raccogliendo un po’ di testi di grammatica e retorica, e di vocabolari, per migliorare la lingua e lo stile.Nel giro di pochi anni, però, lo scaffale scientifico e tecnologico si arricchisce di testi di medicina e chirurgia, filosofia, fisica, meccanica, ottica, matematica, geometria.  Alcuni «altori» fondamentali sono avvicinati anche con l’aiuto di maestri come Francesco di Giorgio e Luca Pacioli, che traducono e spiegano all’amico artista i testi più difficili. La lettura di Vitruvio ispira il celebre disegno dell’Uomo vitruviano (oggi a Venezia), che nasce come contributo visivo al dibattito sulle proporzioni ideali dell’uomo esposte nel De architectura. Euclide e Archimede sono avvicinati nel tentativo di rifondare la prospettiva e la scienza della pittura su basi matematiche, e di individuare i princìpi unificanti di tutta la ricerca scientifica (l’ottica, la prospettiva, l’astronomia, la meccanica). Tra i moderni, l’autore più amatoè Leon Battista Alberti, di cui Leonardo conosce gran parte delle opere tecniche e artistiche: il De pictura, il De statua, il De re aedificatoria, i Ludi matematici, il De nave.

Leonardo entra in contatto diretto con la nuova rivoluzionaria tecnologia di diffusione dei testi e della cultura, l’invenzione della stampa a caratteri mobili, avviata da Gutenberg in Germania alla metà del Quattrocento e subito diffusa in tutta Europa. Gran parte dei suoi libri è a stampa: incunaboli di formati e tipologie diverse, dalle piccole edizioni popolari, in quarto o in ottavo, di pochi fogli, ai grandi volumi in folio. Tra essi, alcuni dei più belli libri illustrati del Rinascimento: il trattato del Valturio, con le immagini delle macchine belliche; il Fasciculo de medicina con le prime illustrazioni scientifiche del corpo umano; la Cosmografia di Tolomeo, il primo libro moderno di geografia con la rappresentazione visiva del planisfero e delle regioni del mondo (non a caso, nel proemio al trattato di anatomia, Leonardo avrebbe paragonato le tavole anatomiche del corpo umano, chiamato «mondo minore» e cioè microcosmo, alle carte geografiche di Tolomeo).  In molti libri è fondamentale il rapporto tra parola e immagine,ereditatodallatradizione manoscritta alla fine del Medioevo, e già ben familiare a Leonardo (negli zibaldoni di artisti e ingegneri del Quattrocento come Francesco di Giorgio, Taccola, Ghiberti). I loro apparati di immagini, a loro volta, erano fonte di ispirazione, e anche una sfida ad andare oltre, a migliorarnela rappresentazione visiva con nuoveinvenzioni e scoperte (si pensiai mirabili disegni vinciani di macchine o di parti del corpo umano). L’unità dei linguaggi è al centro del metodo di Leonardo, sintetizzato dall’espressione «figurare e descrivere».

 

 

 

 

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eBook di filosofia: G. Gaimari C. Keen (a cura di), Ethics, Politics and Justice in Dante

Ethics in Dante

Giulia Gaimari and Catherine Keen (a cura di), Ethics, Politics and Justice in Dante

“Ethics, Politics and Justice in Dante presents new research by international scholars on the themes of ethics, politics and justice in the works of Dante Alighieri, including chapters on Dante’s modern ‘afterlife’.

Together the chapters explore how Dante’s writings engage with the contemporary culture of medieval Florence and Italy, and how and why his political and moral thought still speaks compellingly to modern readers. The collection’s contributors range across different disciplines and scholarly traditions – history, philology, classical reception, philosophy, theology – to scrutinise Dante’s Divine Comedy and his other works in Italian and Latin, offering a multi-faceted approach to the evolution of Dante’s political, ethical and legal thought throughout his writing career.

Certain chapters focus on his early philosophical Convivio and on the accomplished Latin Eclogues of his final years, while others tackle knotty themes relating to judgement, justice, rhetoric and literary ethics in his Divine Comedy, from hell to paradise. The closing chapters discuss different modalities of the public reception and use of Dante’s work in both Italy and Britain, bringing the volume’s emphasis on morality, political philosophy, and social justice into the modern age of the nineteenth, twentieth, and twenty-first centuries.”

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eBook di filosofia: S. Alovisio, L’occhio sensibile. Cinema e scienze della mente nell’Italia del primo Novecento

Alovisio

Silvio Alovisio, L’occhio sensibile. Cinema e scienze della mente nell’Italia del primo Novecento

“Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il sistema dei media e il sapere neuroscientifico vivono un comune destino di epocale modernizzazione: da un lato, il cinema si afferma rapidamente come la più popolare esperienza comunicativa e spettacolare dell’Occidente, dall’altro gli sviluppi della ricerca neurologica, psicologica e psichiatrica consolidano la conoscenza dei fenomeni percettivi e mentali. Anche in Italia, così come in Francia, in Germania e negli Stati Uniti, le scienze della mente si mostrano da subito interessate a studiare il cinema e i suoi spettatori. Il nuovo medium è quindi posto al centro di una riflessione scientifica poliforme ma tutt’altro che occasionale: psicologi come Mario Ponzo, Agostino Gemelli, Sante De Sanctis e Cesare Musatti, neurologi come Giuseppe D’Abundo e Liborio Lojacono, fisiologi come Carlo Foà e Mariano Luigi Patrizi, psichiatri come Giuseppe Vidoni, Guglielmo Mondio e Fabio Pennacchi, studiano gli aspetti percettivi ed emozionali della ricezione spettatoriale, il ruolo assunto nella visione in sala dall’illusione di realtà, dalla memoria e dall’attenzione, i problematici effetti psichici e sociali prodotti dal cinema, ma anche le sue promettenti potenzialità pedagogiche.
Il presente volume, corredato da un’antologia di testi d’epoca, si propone di offrire un contributo alla conoscenza e allo studio di queste riflessioni della comunità scientifica italiana, maturate in un periodo decisivo non solo per la storia delle scienze psichiche e per la storia del cinema ma anche, e soprattutto, per la problematica costruzione della moderna soggettività novecentesca.”

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eBook di filosofia: I. Testoni, Giulio Goggi (a cura di), Heidegger nel pensiero di Severino

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Ines Testoni, Giulio Goggi (a cura di), Heidegger nel pensiero di Severino. Metafisica, Religione, Politica, Economia, Arte, Tecnica

Il volume raccoglie gli Atti dell’omonimo Congresso, svoltosi a Brescia nei giorni 13-15 giugno 2019

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In ricordo di Giovanni Piana: Esistenza e storia negli inediti di Husserl (tesi di laurea di Giovanni Piana con introduzione di Enzo Paci)

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Giovanni Piana, Esistenza e storia negli inediti di Husserl

Il volume è la tesi di laurea di Giovanni Piana, compiuta nel 1962 e discussa nel febbraio del 1963. Essa è rimasta immutata nella pubblicazione del 1965, a cui venne aggiunta l’appendice “Significato della fenomenologia”. A questo lavoro Enzo Paci volle premettere un’ampia e generosa introduzione.

In ricordo di Giovanni Piana (Casale Monferrato, 5 aprile 1940 – Praia a Mare, 27 febbraio 2019)

Piana è stato allievo di Enzo Paci con il quale ha conseguito la laurea in Filosofia con una tesi sugli inediti di Husserl dell’ultimo periodo, realizzata tra il 1962 e il 1963 presso gli Archivi Husserl dell’Università di Freiburg im Breisgau, allora diretti da Eugen Fink. Dopo la laurea è stato assistente volontario e borsista del Ministero della Pubblica Istruzione e del Consiglio Nazionale delle Ricerche fino alla nomina ad assistente ordinario avvenuta nel 1968. Ha conseguito la libera docenza nel 1969, confermata nel 1975.
Ha insegnato Filosofia Teoretica, prima in qualità di docente incaricato a partire dal 1970 e poi in qualità di docente straordinario a partire dal 1980 e ordinario a partire dal 1984, presso il Dipartimento di Filosofia (Facoltà di Lettere e Filosofia) dell’Università degli Studi di Milano. Suoi allievi sono stati in particolare: Paola Basso, Alfredo Civita, Vincenzo Costa, Elio Franzini, Paolo Spinicci e Carlo Serra.
Giovanni Piana è stato direttore scientifico del Seminario Permanente di Filosofia della Musica (coordinatore: Carlo Serra) di cui è espressione il giornale on line “De Musica” ; è stato membro del Comitato scientifico della Rivista “Analisi”, Ricordi, Milano diretta da Marco De Natale e della Rivista “Sonus. Materiali per la musica moderna e contemporanea”, diretta da Antonio De Lisa. Ha diretto la collana di libri “Sensibilia” per l’editore Guerini, Milano. È stato coordinatore nazionale di un gruppo ministeriale interuniversitario di ricerca in connessione con l’Università di Trento e di Trieste sul tema “Fenomenologia e teoria degli oggetti”.
Nel dicembre 1999, si è ritirato dall’insegnamento e si è trasferito a Pietrabianca di Sangineto in Calabria. Di qui ha continuato a mantenere rapporti scientifici e culturali con l’Università degli Studi di Milano attraverso i due siti web: “Spazio filosofico” e “Archivio di Giovanni Piana”. Nel 2014 si è trasferito a Roma nel Parco di Veio. Nel 2016 è ritornato in Calabria prendendo la residenza a Praia a Mare, Contrada La Foresta ed in questa occasione ha donato duemila libri della sua biblioteca alla Biblioteca Comunale di Praia.

“La sua posizione filosofica è [stata] caratterizzata da una concezione della fenomenologia (“strutturalismo fenomenologico”) in cui sono presenti influenze di Husserl, Wittgenstein e Bachelard. Indicazioni su questa linea di tendenza si possono trovare nel saggio Die Idee eines phänomenologischen Strukturalismus, contenuto in Phänomenologie in Italien, hrsg. von Renato Cristin, Verlag Königshausen & Neumann, Würzburg 1996. I suoi interessi sono [stati] orientati in direzione della teoria della conoscenza, della filosofia della musica e della tematica della percezione e dell’immaginazione”. (tratto dal sito “Archivio di Giovanni Piana”)

L’ Archivio di Giovanni Piana è il sito in cui sono riuniti tutti gli scritti del filosofo pubblicati a stampa in volumi o in riviste

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eBook di filosofia: E. Nenci (a cura di), Bernardino Baldi “In mechanica Aristotelis problemata exercitationes”

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Elio Nenci (a cura di), Bernardino Baldi “In mechanica Aristotelis problemata exercitationes”

“”In mechanica Aristotelis problemata exercitationes”, scritte da Bernardino Baldi, vengono ristampate – provviste d’introduzione e commento – come quarto volume della collana “Sources” della “Max Planck Research Library for the History and Development of Knowledge”, la versione Italiana di “Sources 3”. Il volume è disponibile in internet senza limitazioni d’accesso anche come pubblicazione elettronica “open-access” all’indirizzo http://www.edition-open-access.de.
Il testo venne pubblicato nel 1621, quattro anni dopo la morte dell’autore. Questo libro appartiene alla lunga tradizione rinascimentale concernente lo studio dei “Problemi Meccanici” pseudo-aristotelici. A differenza della maggior parte delle altre opere scritte durante il XVI secolo, tuttavia, il testo di Baldi esprime una posizione critica nei confronti dell’approccio teorico presente nelle meccaniche pseudo-aristoteliche. Il testo delle “Exercitationes” mostra una sistematica applicazione dei principi archimedei alla spiegazione delle questioni discusse nei “Problemi Meccanici” e, dunque, illustra chiaramente la struttura a forma di patchwork della meccanica preclassica. Il testo, inoltre, presenta lunghe digressioni che ampliano considerevolmente i confini della meccanica.”

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ELMI – Elenchi di Link a pagine sulla matematica in Italia: biografie e bibliografie di matematici e filosofi della scienza italiani

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ELMI – Elenchi di Link a pagine sulla matematica in Italia è il sito curato da Gabriele Lucchini, Alberto Marini e Giuliano Moreschi che raccoglie collegamenti a pagine web a biografie e bibliografie di matematici italiani (e filosofi e storici della scienza).

“Questa attività è iniziata nella prima parte del 2017 con l’obiettivo della raccolta dei link alle pagine riguardanti matematici italiani e studiosi che hanno influenzato significativamente lo sviluppo della matematica in Italia. Per questo sono state riprese ed integrate importanti collezioni di pagine web curate da organismi e storici comprendenti non soltanto link ma limitandosi a gruppi circoscritti di persone.
Questa prima fase di lavoro si è concentrata su un elenco di persone, ciascuna munita di uno o più link e di qualche caratterizzazione codificata. riferiti alle persone.
Ogni linea di questo elenco, ora chiamato ELMI-ABB, fornisce informazioni concise che richiedono la conoscenza di molte scritture convenzionali; queste sono definite nella pagina ELMI-AbbRif.htm
Si intendono considerare persone di tutte le epoche, dai pensatori della Magna grecia ai ricercatori tuttora attivi. Inoltre non si vogliono restingere gli ambiti disciplinari delle persone nell’elenco e si sono inclusi anche studiosi di discipline vicine alla matematica come astronomi, statistici, economisti, fisici teorici, filosofi e storici della scienza.”

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