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Versioni digitali di edizioni rare di opere di Giordano Bruno

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Nella biblioteca digitale della Biblioteca Nazionale di Napoli sono disponibili le versioni elettroniche di alcune delle opere più significative  di Giordano Bruno: i cosiddetti “dialoghi londinesi“, o anche “dialoghi italiani”, perché tutti in lingua italiana, composti nel 1584 e  nel 1585 e un’edizione particolarmente rara, l’esemplare della traduzione francese del primo dialogo dello Spaccio della bestia trionfante curata nel 1750 da Louis Valentin de Voug.

” Pubblicati a Parigi e a Londra tra il 1582 e il 1585, il Candelaio e i dialoghi filosofici esprimono con immediatezza, grazie all’uso della lingua italiana e alla scelta della forma dialogica, l’originalità e la modernità del pensiero del filosofo nolano, capace di guardare oltre il proprio tempo e di aprire nuovi orizzonti nello studio delle discipline antropologiche e cosmologiche. Napoli, Roma, Venezia, Ginevra, Parigi, Londra, Oxford, Praga, Francoforte sono le principali tappe di un’intensa vicenda biografica che, nel giro di pochi anni, consentono a Bruno di confrontarsi con le grandi rivoluzioni del suo tempo in campo teologico, filosofico e scientifico.  Lettore regio nella Parigi di  Enrico III, a Londra è interlocutore di Elisabetta I, frequenta Shakespeare, Marlowe e i principali esponenti della cultura inglese. Alla Sorbona e a Oxford, nelle dispute con gli accademici di tradizione aristotelica, rivendica il diritto alla “libertas philosophandi” e riconosce la pluralità delle vie d’accesso alla verità. Oltrepassa Copernico e la visione eliocentrica dell’universo, che descrive infinito e abitato da mondi innumerevoli rispetto ai quali l’uomo perde la centralità conquistata in epoca umanistica. Al di là dell’aurea di eroismo che ha accompagnato nei secoli la figura di Giordano Bruno, la matrice rivoluzionaria del suo pensiero affida il contenuto delle sue opere alla modernità. Come ricorda Aldo Masullo, Giordano Bruno “è l’appassionato compagno di chi non soltanto, come noi tutti, nel rovinio di un’epocale ‘catastrofe’ pure è gettato, ma osa scrutarne i segni e con fermezza secondarne le forze formatrici contro le dissolutrici”.

Si può consultare in edizione digitale integrale anche il Candelaio, 1582, l’unica opera puramente letteraria di Giordano Bruno. La copia digitalizzata è conservata nel fondo antico della sezione Lucchesi Palli e, nella pagina antistante il frontespizio, reca l’annotazione manoscritta: “detta rarissima da tutti i Bibliografi”.
“Le persecuzioni subìte in vita, la tragica morte e la damnatio memoriae, che ha accompagnato fino al XIX secolo la figura e il pensiero di Bruno, rendono particolarmente rari gli esemplari delle sue opere giunti fino ai nostri giorni. Del Candelaio la Biblioteca Nazionale conserva due copie, la prima delle quali è conservata nel fondo antico della sezione Lucchesi Palli e, nella pagina antistante il frontespizio, reca l’annotazione manoscritta: “detta rarissima da tutti i Bibliografi”. La seconda copia è pervenuta nei fondi della Nazionale nell’estate 1907 insieme ai volumi dei dialoghi filosofici. Mediatore della preziosa acquisizione fu Benedetto Croce che segnalò a Emidio Martini, al tempo direttore della Biblioteca, la presenza delle cinquecentine bruniane a Firenze presso la libreria antiquaria dell’amico e bibliofilo Tammaro De Marinis. Sulle carte di guardia marmorizzate delle eleganti legature in pelle spicca, infatti, il raffinato ex libris “Librairie Ancienne T. De Marinis & Co. Florence”.
Estremamente raro è, infine, l’esemplare della traduzione francese del primo dialogo dello Spaccio della bestia trionfante curata nel 1750 da Louis Valentin de Vougny. Il frontespizio recita Le Ciel reformé. Essai de traduction de partie du livre italien, Spaccio della bestia trionfante e non reca indicazione di autore, editore e luogo di stampa. Nel piatto anteriore della copertina è presente l’ex libris della Biblioteca dell’Elettorato di Baviera con lo stemma dei Wittelsbach e la data 1746.  Sul primo foglio di guardia è vergata a matita l’annotazione: ”Duplum Bibliothecae Regiae Monacensis”.  
Le digitalizzazioni sono contestuali all’edizione 2020 della storica manifestazione culturale napoletana “Maggio dei Monumenti”, a cura dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, che è dedicata a Giordano Bruno, pensatore moderno, eclettico, autore di innumerevoli tesi scientifiche, teologiche e filosofiche.

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eBook di filosofia: A. de Libera, J.-B. Brenet e I. Rosier-Catach (a cura di ), Dante et l’averroïsme

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Alain de Libera, Jean-Baptiste Brenet e Irène Rosier-Catach (a cura di ), Dante et l’averroïsme

“Dante averroïste ? Le plus grand poète du Moyen Âge fut-il le disciple du plus grand philosophe arabe ? La Divine Comédie place Averroès, l’auteur du « Grand commentaire » d’Aristote, en Enfer, et en Paradis son disciple latin Siger de Brabant qui, dans l’actuelle « rue du Fouarre » à Paris, mettait en syllogismes « des vérités importunes ». Jugement de Salomon ?

Ce volume collectif traite en détail l’un des chapitres les plus controversés de l’histoire comme de l’historiographie de la philosophie et de la théologie médiévales. Revisitant les textes philosophiques et poétiques de Dante, de la Vita nova au Convivio, au De vulgari eloquentia et à la Monarchia, examinant les productions et les thèses de ses contemporains, interlocuteurs, amis et adversaires, médecins, philosophes et poètes, rappelant et discutant les thèses de ses lecteurs anciens et modernes, les meilleurs spécialistes des domaines concernés, philosophes et italianistes, dressent le bilan de deux siècles d’études sur Dante, mais aussi sur Cavalcanti et sur l’averroïsme latin.

Suivant trois grands axes, le langage et la pensée, les émotions, la politique, c’est au coeur de l’histoire et de la culture européennes, à Paris, à Florence, sur les routes de l’exil, que les contributions ici rassemblées plongeront lectrices et lecteurs amoureux de Dante, de l’Italie et de la littérature.”

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eBook di filosofia: M. Quaranta, Peano e Vailati di fronte alla filosofia

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Mario Quaranta, Peano e Vailati di fronte alla filosofia

“Vailati, nativo di Crema, si era laureato a Torino in Ingegneria nel 1884 e in Matematica nel 1888. E’ poi assistente di Peano nel corso di Analisi infinitesimale. Soprattutto, collabora con Peano alla sua “Rivista di Matematica” con alcune Note e brevi recensioni. E’ in questo periodo che i suoi interessi, inizialmente rivolti allo studio delle strutture algebriche, progressivamente si orientano verso i problemi fondazionali della Geometria.

A metà degli anni ’90, a Torino arriva Volterra e così Vailati lascia Peano per passare con il nuovo professore ordinario di cui sarà assistente nel corso di Meccanica razionale. Vailati terrà per tre anni un corso libero di storia della Meccanica e le sue prolusioni a questi tre corsi risulteranno tra le pagine più impegnate della sua riflessione.

Con il cambio di secolo Vailati decide di abbandonare l’Università, anche per la difficoltà a trovare una sistemazione definitiva, e passa all’insegnamento secondario. Cambierà parecchie sedi, fermandosi anche in Sicilia e a Palermo lascerà tracce non trascurabili della sua presenza nei circoli intellettuali della città. Dal 1904 al 1907, collabora alla rivista “Leonardo” di Papini e Prezzolini.”

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eBook di filosofia: T. Bascelli, I fondamenti della nuova scienza del moto: la cinematica di Galileo e la geometria di Torricelli

(c) Wellcome Library; Supplied by The Public Catalogue Foundation

Tiziana Bascelli, I fondamenti della nuova scienza del moto: la cinematica di Galileo e la geometria di Torricelli

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2018)

“Questo lavoro di ricerca intende dare una diversa lettura alla Nuova scienza del moto elaborata da Galileo Galilei nei Discorsi (1638) e da Evangelista Torricelli nell’Opera geometrica (1644). L’attenzione è rivolta al processo di matematizzazione che subisce il moto locale nel momento in cui nasce la meccanica moderna, per analizzarne le condizioni di realizzazione e le caratteristiche principali. Il moto locale, una questione dibattuta all’interno della filosofia naturale, diventa cinematica, cioè scienza. Si mostrerà che la strutturazione di un nuovo concetto di velocità è l’evento decisivo che porta l’accezione ingenua e intuitiva della tradizione, ad assumere l’accezione tecnico-operativa di grandezza continua. La natura della continuità è inscindibile dalla nozione di infinito e l’analisi di questo legame è la chiave di lettura proposta.”

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eBook di filosofia: S. Poggi, Antonio Banfi e le filosofie della Germania del Novecento

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Stefano Poggi, Antonio Banfi e le filosofie della Germania del Novecento

Tra le figure più importanti del dibattito filosofico italiano del Novecento, Antonio Banfi ha svolto nell’Italia del secondo dopoguerra anche un ruolo politico di rilievo come senatore del PCI. La sua interpretazione del marxismo ha presentato una forte accentuazione umanistica. Tra i suoi scolari filosofi e storici della filosofia come Giulio Preti, Enzo Paci, Remo Cantoni, Paolo Rossi. Il saggio prende in esame la prima fase della riflessione filosofica di Banfi, nella quale ha una importanza decisiva la conoscenza diretta del dibattito tedesco tra le due guerre mondiali, in primo luogo della fenomenologia di Husserl e della ontologia di N. Hartmann, I Principi di una teoria della ragione- libro apparso alla fine degli anni ’20 – e poi una serie di incisivi saggi degli anni ’30 documentano una conoscenza approfondita e critica di un dibattito di cui mostrerà di nutrirsi in misura decisiva l’interpretazione di Banfi non solo di Hegel, ma anche di Marx.”

 

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eBook di filosofia: Una Lampada nella notte [:] L’Ars inventiva per triginta statuas di Giordano Bruno

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Lucia Vianello, Una Lampada nella notte [:] L’Ars inventiva per triginta statuas di Giordano Bruno

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova (2014)

Il trattato noto come ‘Lampas triginta statuarum’ di Giordano Bruno, oggetto della mia dissertazione, è uno scritto rimasto inedito e pubblicato solo nel 1891 da Felice Tocco e Girolamo Vitelli nel terzo volume degli Opera latine conscripta.
La sua composizione risale al periodo trascorso da Bruno a Wittemberg (1586-88). Nell’Accademia della città tedesca egli insegnò come docente privato, leggendo l’Organon di Aristotele. In quegli anni diede alle stampe altre due ‘Lampadi’ oltre a questa: il De Lampade combinatoria Lulliana (un commento dell’Ars Magna di Lullo) e il De progressu et Lampade venatoria logicorum (un compendio dei Topici). Con la sua Lampas triginta statuarum, che completa la trilogia, egli intendeva perfezionare gli strumenti logici tradizionali, sia di matrice aristotelica e “Porfiriana” che di derivazione lulliana.
Il trattato è trasmesso nella sua prima redazione dal Codice di Augusta (A), insieme al testo a stampa del De Lampade combinatoria Lulliana e al manoscritto delle Animadversiones circa Lampadem Lullianam, redatto sulla stessa carta e con lo stesso inchiostro della Lampas da un ignoto copista, un allievo tedesco di Bruno. Il Codice A, conservato nella Biblioteca di Augsburg, apparteneva probabilmente ad Heinrich Heinzel, al quale Bruno dedicò l’ultima opera da lui pubblicata, il De imaginum, signorum, et idearum compositione (Francoforte, 1591) che, benché più tarda, è per molti aspetti legata alla Lampas
Lasciata Wittemberg nel 1588, ad Helmstedt (1589-90) il filosofo si dedicò alla composizione di alcuni testi (De magia e Theses de magia, De rerum principiis et elementis et causis, Medicina Lulliana, De magia Mathematica) rimasti inediti e raccolti nel Codice di Mosca (M), insieme ad una seconda redazione della Lampas triginta statuarum e al De Vinculis in genere. Il Codice di Mosca, o Codice Norov, dal nome del nobile russo Avraam Sergeevic Norov che lo acquistò per la sua collezione dal libraio Edwin Tross nell’Ottocento, contiene alcune pagine autografe, ma per la maggior parte è di mano di Hyeronimus Besler.
Nell’autunno del 1591, durante il soggiorno patavino di Bruno, Besler trascrisse il De Vinculis, abbozzato a Francoforte, e copiò il trattato di ‘ars inventiva per triginta statuas’. In quest’opera il filosofo Nolano abbandona i toni aspri della polemica diretta contro gli aristotelici del suo tempo per aprirsi ad un dialogo e un confronto serrato con la tradizione, in special modo aristotelico-scolastica, che viene condotto attraverso l’analisi in profondità di trenta concetti in uso nell’esercizio del filosofare, simboleggiati da trenta possenti statue di figure mitologiche
Sotto questo profilo l’opera presenta la struttura di un dizionario di termini filosofici (per il quale Bruno sembra ispirarsi al V libro della Metafisica di Aristotele) e mostra affinità con un altro testo, composto più tardi a Zurigo e rimasto inedito (venne pubblicato postumo dal suo allievo Raphael Egli in due edizioni, nel 1595 e poi nel 1609 con la sezione Praxis descensus seu applicatio entis): la Summa terminorum metaphysicorum, un “trattato di nomenclatura filosofica” (secondo l’espressione di Erminio Troilo) nel quale vengono esaminati cinquantadue categorie concettuali appartenenti al lessico aristotelico-scolastico.
Nei Centum et viginti articuli de natura et mundo adversus Peripateticos (l’opuscolo programmatico della disputa di Cambrai che ebbe luogo a Parigi nel 1586) il cui testo viene ripreso nell’Acrotismus (edito a Praga nel 1588) la critica alla filosofia naturale di Aristotele è svolta attraverso tesi, che riguardano nozioni fondamentali come natura, movimento, tempo, luogo, e così via.
Nella Lampas Bruno prosegue tale opera di ridefinizione dei termini filosofici, iniziata già nel De la causa, principio et uno: egli traduce le sue rivoluzionarie concezioni filosofiche nel linguaggio della tradizione e nel far questo piega i significati e li trasforma, collegandoli in una nuova trama.
Nel “trattato delle trenta statue” il filosofo appare mosso da un forte intento sistematico: ossia dall’esigenza di procedere in modo scientifico nell’esposizione dei capisaldi della ‘nova filosofia’. L’architettura del sapere entro cui vengono disposti i contenuti speculativi è un museo immaginario di statue/concetti: Apollo (unitas), Saturno (principium), Prometeo (agens), Vulcano (forma), Teti (causa materialis), Sagittario (causa finalis) and Monte Olimpo (finis)…e cosi via.
Nel plasmare le statue, attingendo al vastissimo repertorio della mitologia, Bruno impiega il “sigillo di Fidia” (Explicatio triginta sigillorum), come per prima intuì Frances Amelia Yates (The Art of Memory, 1966).
Il mio lavoro si prefigge di mettere a fuoco i caratteri originali dell’ars memoriae bruniana e le forme in cui l”arte dei sigilli’ è utilizzata nella Lampas, sviluppando l’indicazione della Yates.
Una figura per molti aspetti centrale si è rivelata quella di Prometeo, l’architetto della fantasia, lo scultore che per primo foggiò statue di argilla infondendovi lo “spiritus”. Negli scritti bruniani, in particolare nella Lampas e nel De Imaginum, tale figura diviene l’archetipo dell’attività fantastica, l’immagine simbolo della prassi dell’artista della memoria. Nel mio lavoro ho dedicato una particolare attenzione alle modalità con cui Bruno componeva le immagini (che consistono in descrizioni verbali estremamente dettagliate) attraverso la ricerca delle fonti letterarie e iconologiche (da Boccaccio ad Ovidio ai mitografi rinascimentali Vincenzo Cartari e Natale Conti).
L’opera è stata presa in considerazione soprattutto alla luce dell’intento didattico che la percorre e la anima: la figurazione delle nozioni più astratte mediante statue sensibili, che si rendono presenti all’esplorazione della vista e dell’intelletto. L”ars inventiva per triginta statuas’ vuol essere in primo luogo un nuovo modus docendi, un “pensare per immagini” che è nel medesimo tempo un “pensare per concetti”. La “discursiva architectura” che ospita le statue non va pensata statica ed immobile, come accade per gli edifici fisici: le statue infatti possono essere mutate di sede e collegate tra loro in modi diversi, così come suggerisce il personale ingegno di ciascuno.
Le immagini bruniane sono imagini agentes, ossia di particolare efficacia sul piano emotivo, capaci di attivare i processi cognitivi.
Attraverso l’analisi dei testi e l’esame delle fonti ho cercato di delineare via via la fisionomia dell’opera, la struttura e il funzionamento della Lampada, i caratteri e gli scopi del complesso apparato logico linguistico ideato da Bruno.
Nel primo capitolo: “La struttura profonda della Lampas”, ho presentato la grande cornice che racchiude la galleria di statue: le due triadi degli infigurabilia, che costituiscono insieme le fondamenta dell’architettura bruniana e le basi metafisiche dell’ars inventiva che qui trova applicazione.
Nel secondo capitolo: “Statue e alberi”, si viene introdotti all’uso bruniano dell’artificio mnemonico della “statua”. Tramite la prima serie di statue (Apollo, Saturno, Prometeo, Vulcano Teti, Sagittario e Monte Olimpo) viene illustrato il processo della creazione, naturale e umana.
Si è cercato di ripercorrere la trama dei riferimenti lessicali, in particolare al V libro della Metafisica di Aristotele. L’immagine dell'”albero” negli scritti bruniani e l’impiego di “alberi” nella sezione dedicata da Bruno alla logica nella Lampas vengono esaminati nei rapporti sia con la tradizione lulliana sia con quella di matrice aristotelico-scolastica.
L’attività creativa è simboleggiata dalla figura di Prometeo, lo scultore di statue vive, l’artefice delle cose naturali e delle cose artificiali. Nel terzo capitolo: “Il mito di Prometeo nella Lampas triginta statuarum” si conduce un’approfondita analisi della Statua dedicata da Bruno al Titano, al fine di metterne in luce la particolare rilevanza nel quadro dell’opera.
Nelle due statue dedicate a Minerva (De campo Minervae, seu de noticia e De schala Minervae, seu de habitibus cognitionis) Bruno non ci offre l’immagine della dea. Al ritratto di Minerva tratteggiato da Bruno nell’Oratio Valedictoria è dedicata l’ultima sezione (“Minerva in ombra di luce”).
Nella Lampas Bruno mette in pratica la sua arte della memoria che affonda le sue radici nell’arte vivente della natura e rappresenta una nuova “methodus”, adeguata alle strutture cognitive della mente umana. Il problema dei rapporti tra arte della memoria, teoria della conoscenza e dottrina dell’anima è un tema di cui ho rilevato gli aspetti salienti e che a mio avviso merita di essere ulteriormente approfondito, cosa che mi auguro di poter fare
Accanto alla figura dell’ingegnoso architetto e del coltivatore del “campus” fantastico, nel mio lavoro emerge l’immagine di un Bruno “filosofo”, un pensatore sistematico e rigoroso, profondo conoscitore delle dottrine aristoteliche da lui a lungo combattute.

 

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eBook di filosofia: M. Pigliucci, Cicero and Stoicism

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Massimo Pigliucci, Cicero and Stoicism. Brief Introductions to De Finibus, Stoic Paradoxes, and Tusculan Disputations

 

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eBook di filosofia: D. Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta

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Donato Verardi, La scienza e i segreti della natura a Napoli nel Rinascimento. La magia naturale di Giovan Battista Della Porta

“Il volume è dedicato al tema degli ‘occulti segreti della natura’ nella magia naturale di Giovan Battista Della Porta (1535-1615). L’argomento è studiato in relazione sia ai dibattiti interni all’aristotelismo napoletano del XVI secolo, sia alle proposte della tradizione magica rinascimentale. Il libro affronta anche il problema della stregoneria, fenomeno non prettamente filosofico, ma storicamente connesso alla lotta che Della Porta conduce contro ogni forma di spiegazione superstiziosa dei segreti naturali, compresi quelli più scabrosi.”

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La biblioteca di Leonardo: la mostra online con la ricostruzione digitale dei testi

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La biblioteca di Leonardo è la mostra online curata dal Museo Galileo in collaborazione con l’Edizione Nazionale dei Manoscritti e dei Disegni di Leonardo da Vinci, l’Accademia Nazionale dei Lincei e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, realizzata nel quadro del progetto di ricerca FISR «Scienza, storia, società in Italia. Da Leonardo a Galileo alle “case” dell’innovazione», promosso e sostenuto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

La mostra è la ricostruzione virtuale della biblioteca di Leonardo che è uno degli aspetti meno conosciuti del suo laboratorio vinciano, perché si tratta di una biblioteca “perduta”. Un solo libro è stato finora identificato, il celebre trattato di architettura e ingegneria di Francesco di Giorgio Martini (nel manoscritto della biblioteca Laurenziana, postillato da Leonardo). Di tutti gli altri libri è possibile però ricostruire la fisionomia analizzando le molte indicazioni presenti nei codici vinciani (nomi di autori, titoli di opere, liste di libri, citazioni). La biblioteca online raccoglie le digitalizzazioni di tutti i libri, selezionati nell’esemplare a stampa o manoscritto più vicino a quello citato, posseduto o utilizzato da Leonardo, e consente di consultarli in un unico ambiente di ricerca. Gli autori e i testi sono introdotti da schede descrittive elaborate da un’équipe internazionale di specialisti dell’opera di Leonardo e degli autori presenti nella biblioteca. Tutti i contenuti della biblioteca sono interrogabili con modalità di ricerca semplice ed avanzata, e collegati direttamente alle pagine dei codici vinciani.

“Dopo l’iniziale formazione fiorentina, legata alla cultura popolare dei mercanti e delle botteghe di artisti, artigiani e ingegneri, Leonardo si era avvicinato con crescente interesse al mondo dei libri e della parola scritta, diventando un appassionato lettore. Alla fine della sua vita, arrivò a possedere quasi duecento volumi: un numero straordinario, un numero straordinario per un artista-ingegnere del Quattrocento: testi tecnici, scientifici, filosofici, ma anche letterari e religiosi, testimonianza di un ininterrotto dialogo con gli autori antichi e moderni (o, come li chiamava lui, gli «altori»). Cosa leggeva Leonardo? Da ragazzo e da giovane, figlio di notaio (ser Piero) e nipote di mercante (nonno Antonio) si era formato in un ambiente in cui i libri e la scrittura erano del tutto familiari. Tra le sue prime letture, Dante e la Bibbia, e poi la poesia epico-cavalleresca (il Morgante di Pulci), la poesia lirica (Petrarca) e quella giocosa (Burchiello), le novelle, le facezie, le favole, le cronache e le storie. Isuoi primi libri sul mondo e sulla natura sono la Storia naturale di Plinio il Vecchio e le Metamorfosi di Ovidio: grandi opere aperte alle notizie del fantastico, del meraviglioso e del mito. Sono quasi tutti libri in volgare: Leonardo non conosceva il latino, e avrebbe tentato di impararlo da solo dopo i quarant’anni, raccogliendo un po’ di testi di grammatica e retorica, e di vocabolari, per migliorare la lingua e lo stile.Nel giro di pochi anni, però, lo scaffale scientifico e tecnologico si arricchisce di testi di medicina e chirurgia, filosofia, fisica, meccanica, ottica, matematica, geometria.  Alcuni «altori» fondamentali sono avvicinati anche con l’aiuto di maestri come Francesco di Giorgio e Luca Pacioli, che traducono e spiegano all’amico artista i testi più difficili. La lettura di Vitruvio ispira il celebre disegno dell’Uomo vitruviano (oggi a Venezia), che nasce come contributo visivo al dibattito sulle proporzioni ideali dell’uomo esposte nel De architectura. Euclide e Archimede sono avvicinati nel tentativo di rifondare la prospettiva e la scienza della pittura su basi matematiche, e di individuare i princìpi unificanti di tutta la ricerca scientifica (l’ottica, la prospettiva, l’astronomia, la meccanica). Tra i moderni, l’autore più amatoè Leon Battista Alberti, di cui Leonardo conosce gran parte delle opere tecniche e artistiche: il De pictura, il De statua, il De re aedificatoria, i Ludi matematici, il De nave.

Leonardo entra in contatto diretto con la nuova rivoluzionaria tecnologia di diffusione dei testi e della cultura, l’invenzione della stampa a caratteri mobili, avviata da Gutenberg in Germania alla metà del Quattrocento e subito diffusa in tutta Europa. Gran parte dei suoi libri è a stampa: incunaboli di formati e tipologie diverse, dalle piccole edizioni popolari, in quarto o in ottavo, di pochi fogli, ai grandi volumi in folio. Tra essi, alcuni dei più belli libri illustrati del Rinascimento: il trattato del Valturio, con le immagini delle macchine belliche; il Fasciculo de medicina con le prime illustrazioni scientifiche del corpo umano; la Cosmografia di Tolomeo, il primo libro moderno di geografia con la rappresentazione visiva del planisfero e delle regioni del mondo (non a caso, nel proemio al trattato di anatomia, Leonardo avrebbe paragonato le tavole anatomiche del corpo umano, chiamato «mondo minore» e cioè microcosmo, alle carte geografiche di Tolomeo).  In molti libri è fondamentale il rapporto tra parola e immagine,ereditatodallatradizione manoscritta alla fine del Medioevo, e già ben familiare a Leonardo (negli zibaldoni di artisti e ingegneri del Quattrocento come Francesco di Giorgio, Taccola, Ghiberti). I loro apparati di immagini, a loro volta, erano fonte di ispirazione, e anche una sfida ad andare oltre, a migliorarnela rappresentazione visiva con nuoveinvenzioni e scoperte (si pensiai mirabili disegni vinciani di macchine o di parti del corpo umano). L’unità dei linguaggi è al centro del metodo di Leonardo, sintetizzato dall’espressione «figurare e descrivere».

 

 

 

 

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eBook di filosofia: G. Gaimari C. Keen (a cura di), Ethics, Politics and Justice in Dante

Ethics in Dante

Giulia Gaimari and Catherine Keen (a cura di), Ethics, Politics and Justice in Dante

“Ethics, Politics and Justice in Dante presents new research by international scholars on the themes of ethics, politics and justice in the works of Dante Alighieri, including chapters on Dante’s modern ‘afterlife’.

Together the chapters explore how Dante’s writings engage with the contemporary culture of medieval Florence and Italy, and how and why his political and moral thought still speaks compellingly to modern readers. The collection’s contributors range across different disciplines and scholarly traditions – history, philology, classical reception, philosophy, theology – to scrutinise Dante’s Divine Comedy and his other works in Italian and Latin, offering a multi-faceted approach to the evolution of Dante’s political, ethical and legal thought throughout his writing career.

Certain chapters focus on his early philosophical Convivio and on the accomplished Latin Eclogues of his final years, while others tackle knotty themes relating to judgement, justice, rhetoric and literary ethics in his Divine Comedy, from hell to paradise. The closing chapters discuss different modalities of the public reception and use of Dante’s work in both Italy and Britain, bringing the volume’s emphasis on morality, political philosophy, and social justice into the modern age of the nineteenth, twentieth, and twenty-first centuries.”

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