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eBook di filosofia: N. Merker, Introduzione a Lessing

Lessing

Nicolao Merker, Introduzione a Lessing

“Massimo esponente dell’Illuminismo (Aufklärung) in Germania, ha lasciato prove scarse, anche se non insignificanti, nel campo della lirica (Kleinigkeiten, 1751, di stampo prevalentemente anacreontico; Oden, 1753) e sparse narrazioni in versi. La sua poetica illuministica si manifesta apertamente nelle Fabeln in prosa (1759; trad. it. Favole in prosa), in cui il genere favolistico è rivisitato con intenti pedagogico-razionalisti. Assai copiosa fu l’attività critica, oltremodo significativa per la ricchezza e l’originalità delle proposte: tra la varietà e ricchezza dei suoi contributi spiccano le due opere cui L. deve la fama di critico e di teorico, il Laokoon (1766; trad. it. Laocoonte, ovvero dei limiti della pittura e della poesia) e la Hamburgische Dramaturgie (1767-69; trad. it. Drammaturgia d’Amburgo). Nel Laocoonte, dal significativo sottotitolo Über die Grenzen der Malerei und Poesie, viene proposta una precettistica che, nell’ammirazione dei classici ritenuti insuperabili, affida all’arte plastica il mondo del bello, riservando alla poesia, che L. dice epica ma che in realtà intende drammatica, la dinamica dell’agire umano. Nella Hamburgische Dramaturgie, destinata a proporsi come testo rivoluzionario in campo teatrale, scavalcando i teorici francesi e polemizzando con i loro accoliti tedeschi, L. risale direttamente ad Aristotele, affermando l’importanza esclusiva dell’azione e dell’unità che la riguarda, tralasciando come fittizie e solo occasionalmente motivate le altre due unità di tempo e di luogo. L’altro grande nome ricorrente nella Dramaturgie è quello di Shakespeare, per la prima volta proposto in Germania così prepotentemente come modello, di contro ai modelli francesi impietosamente dissacrati, al pari del teatro barocco tedesco. Del resto L. non fu solo il massimo teorico del teatro in Germania nel suo secolo, ma ne fu anche il massimo autore. Dopo commedie giovanili di genere satirico-moraleggiante, con Miss Sara Sampson (1755; trad. it.) crea il primo dramma borghese tedesco che proponga un’acuta dialettica delle passioni. Ma ben altre vette attinse L. con la triade delle più tarde opere teatrali: Minna von Barnhelm oder Das Soldatenglück (1767; trad. it. Minna von Barnhelm, ovvero la fortuna del soldato), concordemente considerata la migliore commedia in lingua tedesca; Emilia Galotti (1772; trad. it.), tragedia di denuncia contro i principati assolutistici tedeschi; e soprattutto Nathan der Weise (1779; trad. it. Nathan il saggio), in versi, sorta di ampia parabola drammatizzata in cui si afferma il principio della reciproca tolleranza e comprensione umana, e che costituisce il coronamento di un pensiero che a lungo aveva affrontato temi filosofici e teologici con ardimento e consequenzialità.

Religione e ragione: l’educazione dell’umanità. Contro l’intellettualismo inaridito della teologia ufficiale L. scrisse i Gedanken über die Herrnhüter (1750); passò poi alle Rettungen (1754), atti di riabilitazione di Girolamo Cardano e di altri pensatori del passato di dubbia ortodossia, di cui non sempre condivideva il pensiero ma di cui credeva si dovesse apprezzare la spregiudicatezza e la coerenza nel tentativo di un autonomo pensiero. L’attacco frontale all’ortodossia di gretta osservanza giunse solo nel 1774, quando, sotto il titolo di Fragmente eines Unbekannten, cominciò a pubblicare gli ine;diti di Hermann Samuel Reimarus, radicale raziona;lista che finiva col ridurre la Bibbia a un complesso di soli insegnamenti morali. L. accettava di Reimarus più il metodo che le conclusioni e, in partic., negava la possibilità di fondare sulla «storicità» degli scritti biblici la «verità» del cristianesimo. Ne scaturì una violenta polemica, che da parte di L. produsse Eine Duplik (1778), con la famosa affermazione della preferibilità della ricerca del vero al vero stesso riservato solo a Dio, l’Anti-Goeze (1778-79) e altri scritti, nei quali con accanimento L. combatté la confusione fra religione e filosofia, fede e ragione, ricercando per questa sempre una sua autonomia. Da ultimo, in Die Erziehung des Menschengeschlechts (1780; trad. it. L’educazione del genere umano), muovendo dal principio dell’omogeneità fra ragione e rivelazione, nel senso che quest’ultima «non dà nulla al genere umano a cui non possa arrivare anche da sola l’umana ragione», e considerando la rivelazione come il mezzo con cui Dio educa il genere umano nella via della verità (anticipando ciò cui la ragione solo lentamente può giungere), L. delinea il progresso di questa rivelazione dall’Antico al Nuovo Testamento, e poi ancora oltre, verso una terza età in cui la ragione sarà capace di raggiungere da sola quelle verità che il Nuovo Testamento, da cui pure mai si potrà prescindere, adombra e altre ancora a tali verità connesse; il termine cui tende il progresso è infatti la capacità della ragione di essere autonoma e di rischiarare sé stessa. Così, partendo da antiche suggestioni escatologiche, L. giunge a una loro laicizzazione, considerando l’educazione del genere umano guidato dalla provvidenza come il progressivo dispiegamento della ragione: per tale prospettiva L. è stato considerato uno degli iniziatori dello storicismo moderno.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: G. Lessing, Nathan il saggio

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G. Lessing, Nathan il saggio

Nathan il Saggio viene pubblicato nel 1779. Ambientato a Gerusalemme durante la terza crociata, il dramma descrive in che modo il saggio mercante ebreo Nathan, l’illuminato sultano Saladino e un inizialmente anonimo templare riescono a colmare il loro divario tra Ebraismo, Islamismo e Cristianesimo.
In primo luogo, Nathan il Saggio è un’esortazione alla tolleranza, alla convivenza pacifica nel segno della fratellanza, a una politica libera dalla corruzione. Il testo è costruito intorno all’idea illuministica dell’esistenza di una religione naturale. Le tre religioni monoteiste – Ebraismo, Cristianesimo, Islam – si fondano sulla storia e ci parlano di un’origine comune, perché una è la Ragione che fonda il nostro pensiero, come si può riscontrare nella fede e nello sforzo teso alla ricerca della verità che accomuna tutti gli uomini.
La parabola dei tre anelli raccontata da Nathan al Saladino è illuminante. Un padre possedeva un anello straordinario, avuto dal proprio padre e destinato a essere trasmesso al migliore dei suoi eredi. Avendo quest’uomo tre figli e non sapendosi decidere a quale dei tre lasciarlo, scelse di farne realizzare due copie, indistinguibili dall’originale, così da poter lasciare un anello a ciascuno. Morto il padre, i tre non sapevano riconoscere il vero anello e si rivolsero a un giudice, che, interpretando il volere del defunto, li congedò con l’invito a dimostrare nel quotidiano agire di essere ciascuno migliore del fratello, senza pretendere una formale investitura“.

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