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eBook di filosofia: L. Andreas-Salomé, Friedrich Nietzsche in seinen Werken

Salomé

Lou Andreas-Salomé, Friedrich Nietzsche in seinen Werken

“Lou, diminutivo di Louise, nacque il 12 febbraio del 1861 a San Pietroburgo, in Russia, quando la famiglia, originaria della Francia meridionale, in fuga dopo la cacciata degli Ugonotti, vi si stabilì nel 1810.
Il padre abbracciò la carriera militare e lo Zar Nicola I, per premiare il suo valoroso comportamento, lo elevò all’aristocrazia ereditaria.
Lou Andreas crebbe in un ambiente maschile con cinque fratelli più grandi di lei e sviluppò un gran desiderio di libertà. Fu autodidatta, ma per qualche tempo subì l’influsso del pastore Hendrik Gillot dell’ambasciata olandese a San Pietroburgo. Anche grazie a lui acquistò un notevole livello culturale. Nel 1880 si trasferì a Zurigo e poi a Roma, nel 1882. Qui Malwida von Meysemburg la accolse tra le sue amicizie e la presentò ai filosofi Paul Rée e Nietzsche. In una lettera che indirizzò a Nietzsche così disse di lei: «Una fanciulla molto singolare,la cui conoscenza, come in altri casi, io devo al mio libro, mi sembra sia giunta nel pensiero filosofico all’incirca agli stessi risultati cui è giunto Lei.»
Quando Nietzsche la conobbe ne rimase affascinato e se ne innamorò. Così pure Paul Rée. Ma Lou oppose un rifiuto ad entrambi, accettando invece di restare loro amica per discutere di filosofia. Ne seguì un intenso scambio epistolare e il filosofo Nietzsche la definì «acuta come un’aquila e coraggiosa come un leone».
Successivamente seguì un burrascoso addio. Lou andò a vivere per cinque anni con Paul. Furono gli anni in cui Nietzsche scriveva Così parlò Zarathustra.
Più tardi Lou sposò Friedrich Carl Andreas, ma non rinunciò alla sua vita in continuo movimento: Berlino, Monaco, Parigi, Vienna. Il marito la presentò, dopo la scomparsa, nel suo saggio My sister, my spose con queste parole: «Fu un Faust in gonnella, poco interessata a gingillarsi con parole vuote. Quello che voleva era scoprire la forza nascosta che regge il mondo e ne guida la corsa: conoscerla, farla propria, amarla. »
Nel 1897 Lou ebbe una relazione sentimentale con Rainer Maria Rilke. La relazione durò quattro anni. Con lui fece due viaggi: in Russia nel 1899 e nel 1900. Quando l’amore finì, lei gli scrisse: «Vai incontro al tuo dio oscuro. Egli potrà per te quello che io non posso più: egli ti può consacrare al sole ed alla maturità»
Rilke morì di leucemia, a 51 anni. Il poeta l’aveva cantata con accenti sublimi: «Fosti la più materna delle donne. Fosti un amico come lo sono gli uomini. Una donna, sotto il mio sguardo. E ancora più spesso una bambina. Fosti la più grande tenerezza che ho potuto incontrare. L’elemento più duro contro il quale ho lottato. Fosti il sublime che mi ha benedetto. E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito».(1910)
Nel 1911 Lou prese parte al Congresso della Società psicanalitica di Vienna dove conobbe Freud.
Al termine degli studi divenne lei stessa psicoterapeuta. Fu in questa città che incontrò Anna Freud. Quando le due donne si conobbero per la prima volta Anna aveva solo ventisei anni e Lou sessanta. Ciò che le legava era la passione per la psicanalisi e la presenza nella loro vita del grande Sigmund.
Da poco, curato da Francesca Molfino, è uscito per le edizioni La Tartaruga un epistolario: Legami e libertà, lettere di Lou Andreas Salomé a Anna Freud che rivela la loro grande amicizia e il forte legame di entrambe con il padre della psicanalisi. Anna era la sua quinta figlia: abbastanza introversa,legatissima al genitore e da lui in analisi: sei volte alla settimana, alle 10 di sera.
Il padre disse di lei: «La più dotata e colta dei figli, con un bel carattere pieno di interessi, teso ad imparare, a vedere, a capire il mondo.»
Lou invece così descrisse Anna: «Anna ha un comprensibile desiderio di amicizie femminili(..) Per inciso con mia grande gioia è fiorente ed allegra (…).Vorrei solo che trovasse ben presto l’occasione di sostituire l’attaccamento al vecchio padre con uno più duraturo (…) Riesce in tutti i campi,tranne che non ha avuto la fortuna d’incontrare l’uomo adatto per lei.»
Lou, abile scrittrice, compose, nel 1894, un’acuta biografia di Nietzsche nella quale con intuizione profonda rese bene l’essenza del grande filosofo. Altri suoi saggi importanti sono: Erotismo e L’umano come donna: nel primo afferma che l’amore sessuale, il fervore religioso e la creazione artistica sono un’unica espressione della forza vitale che ci governa, nel secondo difende l’autonomia femminile, convinta che essa sia superiore a quella maschile. Infatti, lei dice, spetta alla donna scegliere il compagno della vita ed aiutarlo. La sua produzione è vasta e complessa come il suo carattere. Ricordiamo tra le sue opere: Il mito d’una donna, Biografie dell’inconscio, L’azzurro del cielo, Saggi sull’amore, Devota ed infedele. Nonostante la sua fama di intellettuale libera e combattiva, passionale, irrequieta e anticonformista, restò accanto al marito Andreas fino alla morte che la colse all’età di 76 anni, nel sonno.
La sua produzione saggistica fu ricchissima e sarebbe impossibile riproporla qui. Ricordiamo qui la costante attenzione di scrittori, filosofi e psicanalisti sulla sua figura e sulle sue opere. Anche il mondo dello spettacolo ha tratto ispirazione dalla sua vicenda: Liliana Cavani ha realizzato un film ispirato alla sua biografia: Al di là del bene e del male (1977), Giuseppe Sinopoli un’opera teatrale: Lou Salomé (1981), libretto di Karl Dietrich Gräwe.” (tratto da Enciclopedia delle donne)

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Nietzsche-Briefwechsel: l’epistolario di Nietzsche online

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Nietzsche-Briefwechsel è la banca dati del Klassik Stiftung di Weimar che rende disponibile in rete l’indice delle lettere scritte e ricevute da Nietzsche dal 1847 al 1900.

Potete fare ricerche per nome del mittente e del destinatario, per luogo, per data, per incipit. Per ogni lettera viene indicato il luogo dove è conservato l’originale (se noto) e i riferimenti bibliografici alle edizioni a stampa. Di alcuni esemplari è presente anche la versione digitalizzata.

 

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eBook di filosofia: F. Nietzsche, Sull’utilità e il danno della storia per la vita

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Friedrich Nietzsche (traduzione a cura di Monica Rimoldi), Sull’utilità e il danno della storia per la vita

Guida alla lettura e all’analisi

(tratto dai Contenuti digitali di M. De Bartolomeo – V. Magni, Storia della filosofia)

“il contributo della riflessione di Nietzsche, altro grande momento della concettualizzazione filosofica della storia nell’Ottocento, apporta, più che una novità assoluta, una radicalizzazione e una sistematizzazione in forma estremamente conseguente ed efficace: la seconda delle Unzeitgemässe Betrachtungen (Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben, 1874; trad. it. Sull’utilità e il danno della storia per la vita), primo grande contributo nietzschiano alla questione, più che una negazione della storia tout court, è una critica del cattivo utilizzo di essa e della riduzione al passato, nonché della negazione della vita, che conseguiva dal modo in cui Hegel aveva delineato il concetto. Al cattivo storicismo Nietzsche contrappone un uso critico della storia che è a sua volta un aspetto fondamentale della vita stessa e del suo rinnovamento. Per quanto riguarda l’idea nietzschiana di «eterno ritorno», le letture ormai prevalenti tendono a interpretarla non già come una riaffermazione della concezione classica antica, ma come una solidarietà fra un momento della novità e un momento della ripetizione, fra innovazione e ripresa della tradizione e della memoria nel solco della concezione romantica di cui si è detto.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: A. M. Ludovici, Nietzsche and art

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Anthony M. Ludovici, Nietzsche and art

 

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eBook di filosofia: The Complete Works of Friedrich Nietzsche

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The Complete Works of  Friedrich Nietzsche

Vita e opere. Studiò filosofia classica a Bonn e Lipsia e a questo periodo risale il suo entusiasmo per il pensiero di Schopenhauer e per la musica di Wagner, con cui strinse anche un’amicizia destinata però presto a sfaldarsi per gravi divergenze di pensiero. Prof. di filologia classica a Basilea nel 1869, nel 1872 pubblicò una delle sue opere più chiare ed efficaci – Geburt der Tragödie aus dem Geiste der Musik (trad. it. La nascita della tragedia) – alla quale si affiancarono gli studi sui presocratici e soprattutto l’importante saggio inedito del 1873, Über die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen (trad. it. La filosofia nell’età tragica dei Greci). Seguirono le quattro Unzeitgemässe Betrachtungen (trad. it. Considerazioni inattuali) del 1873-76, dedicate rispettivamente a D.F. Strauss e il problema religioso, al problema dell’utilità o del danno della storia per la vita, a Schopenhauer, a Wagner. Le sue condizioni di salute andavano però sempre peggiorando e si facevano sempre più frequenti i disturbi psichici (dovuti forse a una paralisi progressiva) che dovevano portarlo successivamente alla pazzia. Nel 1879 N. lasciò definitivamente l’insegnamento e soggiornò poi a lungo in Italia e in Engadina. Questo periodo, segnato dalla rottura con Wagner e dalla pubblicazione di Menschliches Allzumenschliches (1878; trad. it. Umano, troppo umano), Morgenröte (1881) e, soprattutto, Die fröhliche Wissenschaft (1882; trad. it La gaia scienza), rappresenta la fase ‘critica’, o, come a volte si è detto, ‘illuministica’ di N., tutto impegnato in una critica serrata dei valori tradizionali e nello studio «genealogico» della cultura e della morale della civiltà europea. Frattanto si delineava però la svolta verso l’ultimo periodo, nel quale dominano i temi del superuomo, dell’eterno ritorno dell’identico e della volontà di potenza, svolta che, secondo il racconto di N. stesso, si colloca nell’ag. del 1881, quando, durante una passeggiata lungo il lago di Silvaplana, in Engadina, ebbe l’intuizione dell’«eterno ritorno dell’identico». L’affermarsi di nuovi temi comporta anche un mutamento stilistico rilevante, soprattutto nel celebre Also sprach Zarathustra (1883-85; trad. it. Così parlò Zarathustra), caratterizzato da un tono profetico ed enigmatico; insieme si fa sempre più forte l’annuncio del destino nichilistico della civiltà europea. Seguirono Jenseits von Gut und Böse (1886; trad. it. Al di là del bene e del male), Genealogie der Moral (1887; trad. it. Genealogia della morale), Der Fall Wagner (1888) e Nietzsche contra Wagner (1889; trad. it. in vol. unico: Scritti su Wagner), Götzendämmerung (1889). Di quest’ultimo periodo dell’attività di N. sono anche Antichrist (trad. it. L’Anticristo) e Ecce homo (trad. it. Ecce homo: come si diventa ciò che si è). Nel genn. del 1889 le condizioni di N. si aggravarono decisamente, fino alla crisi di follia, sopraggiunta a Torino, dalla quale N. non si riprese più. Trascorse gli ultimi anni della sua vita affidato alle cure della sorella Elisabeth a Naumburg e della madre a Weimar. Rimase perciò incompiuta l’opera a cui N. intendeva affidare la formulazione ultima del suo pensiero e che comparve poi nel 1906, a cura della sorella e di P. Gast, con il titolo Der Wille zur Macht (trad. it. La volontà di potenza); si trattava però di un’edizione condotta con criteri tutt’altro che rigorosi e a volte anche deformanti, per cui l’opera destò molte perplessità e polemiche: solo di recente si è giunti ad averne un’edizione critica.

Apollineo e dionisiaco. Nello studio dell’origine della tragedia, riprendendo motivi già presenti nel pensiero di Schopenhauer, N. porta a fondo l’attacco contro l’idealizzazione della Grecia «classica», che aveva avuto una funzione determinante nella formazione del Romanticismo e dell’idealismo tedesco, e rovescia la valutazione corrente dell’arte e del pensiero greco: il suo periodo più importante non fu quello della maggior fioritura, ma quello degli inizi informi e grandiosi, testimoniato dal pensiero presocratico (un pensiero di filosofi tutti d’un pezzo, che facevano corpo con la vita del loro popolo come i santi nel cristianesimo) e dalla tragedia di Eschilo e di Sofocle. L’interesse di N. per questo momento originario della civiltà greca e il radicale rovesciamento nella valutazione del suo corso non rispondevano però a criteri puramente filologici o eruditi, bensì all’esigenza di decifrare il senso dello sviluppo storico della cultura europea e della sua decadenza, polemizzando contro ogni illusione ottimistica o progressistica a carattere religioso o politico. La storia dell’origine della tragedia e del passaggio dalla filosofia presocratica a quella socratica e platonica è infatti la storia dell’inizio della decadenza che ha in Euripide e in Socrate i suoi responsabili e i testimoni più significativi. Al senso doloroso e pessimistico della vita, simbolizzato da Dioniso, viene forzatamente sovrapposta una concezione fredda e rigida – simbolizzata da Apollo – della realtà. Nasce così quella contrapposizione tra mondo vero e mondo ideale che, attraverso Platone e il cristianesimo, condizionerà lo sviluppo dell’intera civiltà europea imprimendole un carattere fatalmente nichilistico; e soprattutto nasce l’illusione decadentistica di curare i mali dell’uomo con la ragione e con la dialettica, ossia «dicendo di no» alla vita invece di esplicarne le più profonde potenzialità. Come forma ultima e più esasperata del dire di no alla vita deve essere considerata la «malattia storica» dominante nel sec. 19°, caratterizzato da un modo di vivere e di sentire da «epigoni».

La civiltà come decadenza. Nella civiltà contemporanea prevale infatti, secondo N., la memoria e l’ossequio per il fatto compiuto come criterio di verità, mentre la vita può continuare e rinnovarsi soltanto in virtù dell’oblio. L’insistenza sulla memoria, sul legame con la storia che ci precede e condiziona, toglie, secondo N., ogni stimolo a un atteggiamento critico e attivo e porta gli uomini a vivere in un mondo irreale, un mondo di ombre come se non vi fosse più nessun’altra possibilità fuori di quelle offerte dalla «storia universale». In realtà, invece, la storia universale, intesa come concatenazione unitaria e rigorosa di eventi, non esiste, mentre esistono e hanno senso solo le emergenze individuali, le punte qualitative rappresentate dai grandi artisti e dalle grandi opere d’arte; non a caso per N. l’epoca più grande e più importante della storia moderna è il Rinascimento. La critica globale della civiltà europea come decadenza assume poi in N. aspetti sempre più radicali quanto più viene collegata alla critica del concetto di verità, intesa come qualcosa di completamente diverso da una conoscenza puramente oggettiva, e connessa sempre a bisogni vitali, a esigenze selettive. La verità infatti è una sorta di menzogna biologica necessaria, sulla quale non è possibile né lecito fondare nessuna dottrina metafisica o morale definitiva, assoluta o comunque oggettiva. Di qui una critica estremamente aspra e tagliente che scopre il carattere mistificatorio di tutti i valori che si sono presentati nella storia del pensiero e della civiltà.

Cristianesimo, morte di Dio e nichilismo. N. propone una forma di pensiero radicale, capace di mettere in luce come i cosiddetti valori in realtà nascondano sempre qualcosa di diverso e di opposto a quanto professano e perciò debbano essere rovesciati. Proprio questo atteggiamento di assoluta ricerca della sincerità porta N. a un confronto diretto con il cristianesimo, che sfocia nella ben nota tesi della «morte di Dio». Il cristianesimo infatti ha diffuso nel mondo un principio etico – l’esigenza di verità, di veridicità, di sincerità – che da ultimo gli si è rivoltato contro e ha segnato la sua fine; proprio questo principio porta a scoprire che il cristianesimo, quale è stato impostato e diffuso non tanto da Cristo (paragonato da N. a Buddha e considerato come un ingenuo profeta dell’amore e dell’innocenza), quanto da Paolo di Tarso, è frutto di un atteggiamento giudicatorio nei confronti della vita, di risentimento e di contrapposizione di un «mondo che sta dietro il mondo» alla realtà di questo mondo in cui viviamo; tutte le virtù predicate dal cristianesimo sono pseudo-virtù e hanno portato a un rifiuto sempre più radicale della vita. Peraltro, nel mondo moderno il Dio cristiano è «morto», poiché non riesce più a stimolare la capacità inventiva degli uomini, a guidarne la vita e a provocare la scoperta di nuovi valori, ma si pone come ostacolo a ogni forma di rinnovamento. La nozione nietzschiana di morte di Dio appare quindi molto diversa da ogni forma di ateismo tradizionale o comunque fondato su pure argomentazioni astratte, condotte in linea di principio; è piuttosto la conclusione di una valutazione storico-culturale complessiva che si esprime nella diagnosi nichilistica dell’intero decorso della civiltà greco-ebraico-cristiana. N. respinge infatti la tesi secondo cui il cristianesimo ha vinto sul paganesimo e sull’ellenismo perché rappresentava un rinnovamento a opera di forze nuove e fresche rispetto a una civiltà decadente e consunta. Al contrario, il cristianesimo ha trovato via libera perché non ha fatto che divulgare e diffondere il nichilismo proprio della cultura e della filosofia greca postsocratica portandolo alle estreme conseguenze. Così è accaduto che a poco a poco il mondo «vero» sia diventato una favola, e cioè è venuta sempre meglio alla luce l’inconsistenza della concezione tradizionale della verità. Se questo è l’aspetto negativo del nichilismo, ve n’è però uno positivo, nel senso che il nichilismo non è solo la testimonianza di una crisi, ma anche la coscienza del fatto che la crisi è diventata insostenibile e deve essere superata. Questo è precisamente il senso della predicazione di Zarathustra, che si presenta come «una corda tesa tra l’uomo e il superuomo», e cioè come l’annuncio del superamento dell’«ultimo» uomo, ossia dell’uomo della civiltà epigonica e nichilistica. Non ha senso infatti tentare un illusorio ritorno alla natura, giacché l’intera struttura dell’uomo, compresa la sua vita animale e istintiva, è ormai profondamente deformata e distorta da millenni di civiltà; occorre piuttosto inventare una via d’uscita che non può essere mediata né dalla ragione (falsità biologica necessaria) né dalla storia (malattia epigonica) ma deve avere piuttosto i caratteri di una «mutazione», di un nuovo salto dell’uomo verso un livello più alto, analogo a quello che l’ha portato dal livello animale a quello attuale. Non basterà pertanto sostituire alle vecchie tavole di valori nuove tavole, ma si dovrà anzitutto distruggere radicalmente la nozione di uomo affermatasi nell’età moderna come se esistesse una pura soggettività; perciò è importante riscoprire il senso della corporeità, non come entità biologica soltanto, ma come insieme di potenzialità ancora inesplorate di un «sé» assai più ricco e complesso dell’«io» della filosofia cartesiana.

Volontà di potenza ed eterno ritorno. In questo quadro polemico e programmatico insieme va pure inteso uno dei concetti più complessi e anche più fraintesi del pensiero di N., quello di «volontà di potenza». La volontà di potenza non è infatti una semplicistica affermazione di sé a dispetto degli altri o un’esaltazione della forza e della sopraffazione, ma piuttosto la fiducia nella possibilità d’inventare radicalmente nuovi valori, dipendenti unicamente dall’iniziativa e dalla fantasia dell’uomo. Il concetto di volontà di potenza va quindi considerato in stretta connessione con la dottrina dell’«eterno ritorno dell’identico», la quale a sua volta non indica affatto un ordine fisico o metafisico di cui occorre semplicemente prendere atto; questa sarebbe ancora una prospettiva razionalistica e nichilistica, giacché implicherebbe che la realtà sottostà a uno schema analogo a quello voluto e cercato dalla razionalità umana. Al contrario, la realtà in sé non ha nessun senso e nessun ordine e comincia ad averlo soltanto nella misura in cui l’uomo glielo conferisce dicendo di sì alla vita e volendo l’eterno ritorno dell’identico. È questo il celebre e complesso tema del volere a ritroso, ossia del radicale rovesciamento di ogni concezione fisica, metafisica o escatologica del tempo come successione lineare di attimi che vanno irreversibilmente dal passato al futuro. Come ricorda una celebre immagine di Così parlò Zarathustra, il tempo invece si diparte sempre dall’attimo secondo due linee opposte (passato e futuro) destinate a incontrarsi nell’eternità, e cioè il tempo non ha nessun principio e nessuna fine assoluti. In tal modo la critica nietzschiana tocca le radici più profonde delle metafisiche e delle religioni dominanti nella civiltà europea, intaccandone i capisaldi che parevano più solidi e mettendone in discussione anche le forme più secolarizzate e razionalizzate, che rimangono pur sempre nel quadro di una concezione unitaria antropologica e antropocentrica della realtà. Per il carattere radicale e paradossale della sua forza critica e per l’ampiezza della sua prospettiva, il pensiero di N. rimane un punto essenziale di riferimento per comprendere gli sviluppi del pensiero novecentesco.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: F. Nietzsche, Genealogia della morale

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F. Nietzsche, Genealogia della morale

“On the Genealogy of Morals, A Polemic (Zur Genealogie der Moral, Eine Streitschrift, 1887) is composed of three sustained essays that advance the critique of Christianity expressed in Beyond Good and Evil. The first essay continues the discussion of master morality versus servant morality, and maintains that the traditional ideals set forth as holy and morally good within Christian morality are products of self-deception, since they were forged in the bad air of revenge, resentment, hatred, impotence, and cowardice. In this essay, as well as the next, Nietzsche’s controversial references to the “blond beast” in connection with master morality also appear. In the second essay, Nietzsche continues with an account of how feelings of guilt, or the “bad conscience,” arise merely as a consequence of an unhealthy Christian morality that turns an evil eye towards our natural inclinations. He also discusses how punishment, conceived as the infliction of pain upon someone in proportion to their offense, is likely to have been grounded in the contractual economic relationship between creditor and debtor, i.e., in business relationships. In the third essay, Nietzsche focusses upon the truth-oriented ascetic ideals that underlie and inform prevailing styles of art, religion and philosophy, and he offers a particularly scathing critique of the priesthood: the priests are allegedly a group of weak people who shepherd even weaker people as a way to experience power for themselves. The third essay also contains one of Nietzsche’s clearest expressions of “perspectivism” (section 12) — the idea that there is no absolute, “God’s eye” standpoint from which one can survey everything that is.

On the Genealogy of Morals is Nietzsche’s “polemic,” i.e., attack, against the assumptions and methods (which, incidentally, are still popular) characteristic of works such as Paul Rée’s The Origin of the Moral Sensations (1877). Inspired by utilitarianism and Darwinism, Rée offers a naturalistic account of our moral values, especially altruism, but by Nietzsche’s lights, does not question the value of the moral values themselves. In the Genealogy, Nietzsche offers a competing account of the origin of moral values, aiming to reveal their life-negating foundations and functions.

Nietzsche ultimately advocates valuations that issue from a self-confident, self-reinforcing, self-governing, creative and commanding attitude, as opposed to those that issue from reactive attitudes that determine values more mechanically, subordinatingly, and opposingly to those who are inherently more powerful. For Nietzsche, those who prefer to think in terms of “good vs. bad” exemplify the former, leading and superior mentality, and those who think in terms of “good vs. evil,” exemplify the latter, inferior and subservient mentality” (tratto da Nietzsche, SEP)

P. Gori, Porre in questione il valore della verità. Riflessioni sul compito della tarda filosofia di Nietzsche a partire da GM III 24-27

 

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eBook di filosofia: F. Nietzsche, La volontà di potenza

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Friedrich Nietzsche, La volontà di potenza

“La volontà di potenza non è infatti una semplicistica affermazione di sé a dispetto degli altri o un’esaltazione della forza e della sopraffazione, ma piuttosto la fiducia nella possibilità d’inventare radicalmente nuovi valori, dipendenti unicamente dall’iniziativa e dalla fantasia dell’uomo. Il concetto di volontà di potenza va quindi considerato in stretta connessione con la dottrina dell’«eterno ritorno dell’identico», la quale a sua volta non indica affatto un ordine fisico o metafisico di cui occorre semplicemente prendere atto; questa sarebbe ancora una prospettiva razionalistica e nichilistica, giacché implicherebbe che la realtà sottostà a uno schema analogo a quello voluto e cercato dalla razionalità umana. Al contrario, la realtà in sé non ha nessun senso e nessun ordine e comincia ad averlo soltanto nella misura in cui l’uomo glielo conferisce dicendo di sì alla vita e volendo l’eterno ritorno dell’identico. È questo il celebre e complesso tema del volere a ritroso, ossia del radicale rovesciamento di ogni concezione fisica, metafisica o escatologica del tempo come successione lineare di attimi che vanno irreversibilmente dal passato al futuro. Come ricorda una celebre immagine di Così parlò Zarathustra, il tempo invece si diparte sempre dall’attimo secondo due linee opposte (passato e futuro) destinate a incontrarsi nell’eternità, e cioè il tempo non ha nessun principio e nessuna fine assoluti. In tal modo la critica nietzschiana tocca le radici più profonde delle metafisiche e delle religioni dominanti nella civiltà europea, intaccandone i capisaldi che parevano più solidi e mettendone in discussione anche le forme più secolarizzate e razionalizzate, che rimangono pur sempre nel quadro di una concezione unitaria antropologica e antropocentrica della realtà. Per il carattere radicale e paradossale della sua forza critica e per l’ampiezza della sua prospettiva, il pensiero di Nietzsche rimane un punto essenziale di riferimento per comprendere gli sviluppi del pensiero novecentesco” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: F. Nietsche, L’Anticristo

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F. Nietsche, L’Anticristo

“Nietzsche propone una forma di pensiero radicale, capace di mettere in luce come i cosiddetti valori in realtà nascondano sempre qualcosa di diverso e di opposto a quanto professano e perciò debbano essere rovesciati. Proprio questo atteggiamento di assoluta ricerca della sincerità porta Nietzsche a un confronto diretto con il cristianesimo, che sfocia nella ben nota tesi della «morte di Dio». Il cristianesimo infatti ha diffuso nel mondo un principio etico – l’esigenza di verità, di veridicità, di sincerità – che da ultimo gli si è rivoltato contro e ha segnato la sua fine; proprio questo principio porta a scoprire che il cristianesimo, quale è stato impostato e diffuso non tanto da Cristo (paragonato da Nietzsche a Buddha e considerato come un ingenuo profeta dell’amore e dell’innocenza), quanto da Paolo di Tarso, è frutto di un atteggiamento giudicatorio nei confronti della vita, di risentimento e di contrapposizione di un «mondo che sta dietro il mondo» alla realtà di questo mondo in cui viviamo; tutte le virtù predicate dal cristianesimo sono pseudo-virtù e hanno portato a un rifiuto sempre più radicale della vita. Peraltro, nel mondo moderno il Dio cristiano è «morto», poiché non riesce più a stimolare la capacità inventiva degli uomini, a guidarne la vita e a provocare la scoperta di nuovi valori, ma si pone come ostacolo a ogni forma di rinnovamento. La nozione nietzschiana di morte di Dio appare quindi molto diversa da ogni forma di ateismo tradizionale o comunque fondato su pure argomentazioni astratte, condotte in linea di principio; è piuttosto la conclusione di una valutazione storico-culturale complessiva che si esprime nella diagnosi nichilistica dell’intero decorso della civiltà greco-ebraico-cristiana. Nietzsche respinge infatti la tesi secondo cui il cristianesimo ha vinto sul paganesimo e sull’ellenismo perché rappresentava un rinnovamento a opera di forze nuove e fresche rispetto a una civiltà decadente e consunta. Al contrario, il cristianesimo ha trovato via libera perché non ha fatto che divulgare e diffondere il nichilismo proprio della cultura e della filosofia greca postsocratica portandolo alle estreme conseguenze. Così è accaduto che a poco a poco il mondo «vero» sia diventato una favola, e cioè è venuta sempre meglio alla luce l’inconsistenza della concezione tradizionale della verità. Se questo è l’aspetto negativo del nichilismo, ve n’è però uno positivo, nel senso che il nichilismo non è solo la testimonianza di una crisi, ma anche la coscienza del fatto che la crisi è diventata insostenibile e deve essere superata. Questo è precisamente il senso della predicazione di Zarathustra, che si presenta come «una corda tesa tra l’uomo e il superuomo», e cioè come l’annuncio del superamento dell’«ultimo» uomo, ossia dell’uomo della civiltà epigonica e nichilistica. Non ha senso infatti tentare un illusorio ritorno alla natura, giacché l’intera struttura dell’uomo, compresa la sua vita animale e istintiva, è ormai profondamente deformata e distorta da millenni di civiltà; occorre piuttosto inventare una via d’uscita che non può essere mediata né dalla ragione (falsità biologica necessaria) né dalla storia (malattia epigonica) ma deve avere piuttosto i caratteri di una «mutazione», di un nuovo salto dell’uomo verso un livello più alto, analogo a quello che l’ha portato dal livello animale a quello attuale. Non basterà pertanto sostituire alle vecchie tavole di valori nuove tavole, ma si dovrà anzitutto distruggere radicalmente la nozione di uomo affermatasi nell’età moderna come se esistesse una pura soggettività; perciò è importante riscoprire il senso della corporeità, non come entità biologica soltanto, ma come insieme di potenzialità ancora inesplorate di un «sé» assai più ricco e complesso dell’«io» della filosofia cartesiana.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: F. Nietzsche, Al di là del bene e del male

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F. Nietzsche, Al di là del bene e del male

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Cinema & filosofia: Dias de Nietzsche em Turim

Dias de Nietzsche em Turim è il film del 2001 diretto da Júlio Bressane che racconta il periodo della permanenza del filosofo a Torino (dall’aprile del 1888 al gennaio del 1889).

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