Archivi tag: Parmenide

eBook di filosofia: F. Gambetti, Parmenide filosofo della natura

parmenide1

Francesca Gambetti, Parmenide filosofo della natura

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di RomaTre (2011)

“Il presente lavoro si propone di considerare alcuni nodi esegetici relativi alla figura e alla riflessione di Parmenide, alla luce delle recenti acquisizioni della ricerca sul pensiero presocratico in generale. Nonostante l’impossibilità di accedere integralmente al testo parmenideo, a causa della frammentarietà con cui è stato tramandato, tuttavia importanti mutamenti nel paradigma filosofico e storiografico, consentono di superare alcune “rigidità” ermeneutiche, che in passato hanno portato a vedere nel filosofo di Elea, in maniera alternativa, ora un mistico, ora il padre della metafisica occidentale, ora uno scienziato geniale in grado di precorrere alcune importanti intuizioni della fisica contemporanea.

Lascia un commento

Archiviato in eBook di Filosofia, Filosofia antica, Tesi

eBook di filosofia: Parmenide, Sulla natura

Parmenide

Parmenide, Sulla natura

“.I frammenti dell’opera che sono pervenuti presentano notevoli difficoltà ermeneutiche, accresciute dal fatto che poco vantaggio deriva dalle interpretazioni antiche che a essa si riferiscono. Già Platone, infatti, che per Parmenide ha la più grande reverenza, vede spesso le sue dottrine in una luce più generale, per cui vengono talvolta a fondersi con quelle di Melisso di Samo. Aristotele, nemico acerrimo della dottrina eleatica dell’essere, non si attarda troppo a definire, nell’esposizione storica contenuta nel libro I della Metafisica, le particolari divergenze teoriche dei rappresentanti di quella scuola, per quanto le sue poche indicazioni rimangano d’importanza essenziale, e siano utilmente ampliate, in qualche punto, da Teofrasto. Più tardi l’interpretazione (come per es. nel neoplatonismo e nei commentatori che ne dipendono, come Simplicio) si rivela sempre più deformata secondo gl’interessi teorici delle scuole, che a loro volta continuavano certi aspetti dell’eleatismo. Il poema si apre con un’introduzione, che ci è pervenuta quasi per intero e che descrive in forma allegorica come l’autore giunga, condotto dal carro delle Eliadi, di fronte alla dea reggitrice del mondo (Δίκη, la Giustizia), e sia da essa esortato alla conoscenza tanto del vero sapere, quanto delle «opinioni dei mortali» (fr. B 1, vv. 1-30). Alla conoscenza delle verità corrisponde la parte più propriamente positiva e metafisica della concezione parmenidea. Per accedere a essa Parmenide prescrive che si percorra la via della Persuasione, compagna della Verità, e cioè quella nella quale si adopera soltanto l’«essere» e l’«è», e si esclude rigorosamente il «non essere» e il «non è». Affermare che «il non essere è» è infatti immediatamente contraddittorio, e costituisce la prima e principale via dell’errore; ma da evitare è anche la seconda via dell’errore, costituita dalla contemporanea affermazione dell’essere e del non essere. Il valore di quest’«essere» si chiarisce quando si tenga presente la determinazione che se ne dà: il νοεῖν, il «pensare», è inseparabile «da quell’essere in cui si trova espresso». E ciò spiega a un tempo l’origine ideale della concezione parmenidea dell’ente e il vero significato della sua identificazione dell’ente con il pensiero. Quest’«essere» – che non è (come per lungo tempo si è interpretato) «espresso e manifestato» nel pensiero, ma anzi proprio forma espressiva e manifestante di questo stesso pensiero – non poteva non ridursi, nel suo motivo originario, all’«essere» astraibile come forma comune di tutti gli «è» costituenti le singole affermazioni empiriche. Si comprende così tutta la genesi ideale, e al tempo stesso il cardine, del pensiero di Parmenide, il quale parte dal rilievo delle molteplicità delle singole designazioni delle cose, rispetto all’unità dell’essere con cui esse si predicano e si affermano. Ma le singole cose non sono soltanto particolari, di fronte all’unità dell’essere: sono anche contraddittorie, perché ciascuna di esse «è» in un modo in quanto «non è» in un altro, e quindi mescola insieme contraddittoriamente l’essere e il non essere. Propriamente vero, e quindi reale, è soltanto «ciò che è» senz’altra determinazione: l’«ente» (τὸ ἐόν). S’intende, d’altra parte, che l’«ente», di cui così Parmenide scopre la natura in base a un’analisi della natura logico-verbale del pensiero, non è per lui un «essere» ideale o logico, che perciò si distingue dall’«essere» reale, ma è anzi, in virtù dell’originaria indistinzione delle sfere ontologica, logica e linguistica propria della mentalità arcaica, la stessa realtà nella sua più vera e solida forma: e può così essere definito come non nato né perituro; non interiormente diverso o diviso, e perciò tutto compatto e pieno; non mobile; e, infine, neppure infinito, perché l’infinità è imperfezione, e quindi definito nella più perfetta forma geometrica, quella della sfera; tutti questi attributi sono dedotti da Parmenide in base a quella che egli chiama (fr. 8, vv. 15-16) la κρίσις dell’ἔστιν ἢ οὐκ ἔστιν («distinzione dell’è dal non è»): l’esclusione, cioè, di ogni predicazione di non «essere» che venga a contraddire la purezza della predicazione dell’«essere». La stessa tipica indistinzione tra sfera logico-verbale e sfera ontologica si ripete a proposito di quel mondo «secondo opinione» (κατὰ δόξαν) la cui dottrina Parmenide fa seguire, nella seconda parte del suo poema, alla teoria del mondo «secondo verità» (κατὰ ἀλήϑειαν), cioè dell’ente. Tale dottrina, centrata sull’opposizione luce-tenebre, riprende largamente e reinterpreta motivi tipici della cosmologia precedente. Nel campo della geometria si deve a lui una critica dei concetti geometrici fondamentali; oltre alla distinzione delle linee in rette, curve e miste (che a lui è attribuita da Proclo, nel commento di Euclide), sembra che gli si debba l’osservazione che le definizioni negative (come quella euclidea del punto come «ciò che non ha parti») sono quelle che maggiormente convengono ai principi. Una certa tradizione riconduce a Parmenide le nozioni puramente razionali degli enti geometrici (punto, linea, superficie); così, per es., il concetto di linea sarebbe, per Parmenide, quello di pura lunghezza senza larghezza, in opposizione alla concezione pitagorica di linea costituita da punti monadi, che risponde a una conoscenza empirica non ancora razionalizzata” (tratto da Treccani.it)

1 Commento

Archiviato in eBook di Filosofia, Filosofia antica

Biblioteca Parmenidea: una bibliografia aggiornata su Parmenide

Parmenides

Se siete interessati ad approfondire il pensiero e l’opera di Parmenide, vi segnaliamo la Biblioteca Parmenidea 1961-2015 curata da Massimo Pulpito.

Nella bibliografia sono segnalati testi sulla filosofia di Parmenide dagli anni sessanta ad oggi.

Lascia un commento

Archiviato in Bibliografie, Filosofia antica

eBook di filosofia: M. Pulpito, Parmenide e la negazione del tempo. Interpretazioni e Problemi

Parmenides

M. Pulpito, Parmenide e la negazione del tempo. Interpretazioni e Problemi

Questo studio tenta di fare il punto del dibattito attorno alla questione dell’interpretazione del tempo in Parmenide, mostrando da un lato come una serie di argomenti induca a ritenere non più sostenibile la lettura atemporalista del poema, poiché storicamente problematica e per certi versi incompatibile con il pensiero stesso di Parmenide, e dall’altro come non sia, però, accettabile la lettura alternativa del verso che è stata finora sostenuta. Il saggio, accogliendo una recente proposta testuale, tenta così di indicare una terza via interpretativa, che superi lo stallo del dibattito contemporaneo, e offre un contributo alla comprensione di un tema di grande rilevanza nella storia del pensiero antico e in quella delle idee di tempo ed eternità”.

Lascia un commento

Archiviato in eBook di Filosofia, Filosofia antica