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eBook di filosofia: P. Spinicci, Percezioni ingannevoli

Steinberg

Paolo Spinicci, Percezioni ingannevoli

Dispensa Corso a.a. 2004/2005

“Queste lezioni vogliono cercare di far luce su alcuni aspetti della grammatica della percezione, muovendo da un’esperienza particolare: l’esperienza degli inganni percettivi. Così, nella prima parte del testo, si cerca di elaborare una critica complessiva del rappresentazionalismo che appare da un lato come una falsa risposta al problema delle illusioni percettive, dall’altro come il frutto di una confusione tra l’analisi della dimensione cognitiva dell’esperienza e la spiegazione delle dinamiche reali che sono alla base degli eventi percettivi. Nella seconda parte del testo, anche grazie ad una lettura approfondita delle prime pagine di Empirismo e filosofia della mente di Sellars, viene discussa e rifiutata una concezione dell’esperienza che dimentica la differenza tra sensazione e conoscenza. Infine, nella terza parte, il rifiuto dell’analogia che interpreta la percezione come se constasse di immagini offre lo spunto per una ampia discussione di quelle raffigurazioni che si prefiggono di ingannare lo spettatore: i trompe l’oeil. “

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eBook di filosofia: Fortunato Tito Arecchi, Cognizione e realtà

FUP Cognizione

Fortunato Tito Arecchi, Cognizione e realtà

“Cognizione implica percezione e giudizio. La percezione consiste nell’interpretare uno stimolo sensoriale: è un processo comune a tutti gli animali con cervello e si può descrivere come una inferenza di Bayes in cui l’algoritmo interpretativo è immagazzinato nella memoria a lungo termine. Il giudizio riguarda, invece, il confronto fra due percezioni codificate in un linguaggio, in cui la precedente viene ripresentata dalla memoria a breve termine e confrontata con la successiva. L’operazione – chiamata Bayes inverso – non presuppone un algoritmo, ma ne costruisce uno nuovo attraverso il confronto. Nel libro si mostra come i salti algoritmici legati a operazioni linguistiche catturino aspetti della realtà non raggiungibili attraverso catene di inferenze di Bayes guidate dallo stesso algoritmo. Oggi sperimentiamo i successi dell’Intelligenza Artificiale (AI), la quale, però, opera per Bayes diretto, velocizza le catene ricorsive, ma non ricorre a salti algoritmici; pertanto, non contribuisce al linguaggio umano. “

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eBook di filosofia: A. Altobrando, Il problema dell’infinito nell’orizzonte fenomenologico husserliano

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Andrea Altobrando, Il problema dell’infinito nell’orizzonte fenomenologico husserliano. Tesi di dottorato (Università di Padova, 2012)

“Scopo del presente lavoro è la chiarificazione del significato di ‘infinito’ all’interno di una prospettiva fenomenologica, in particolare nel quadro della teoria della conoscenza e della percezione di Husserl.
Nel primo capitolo descrivo sommariamente i tratti fondamentali della fenomenologia husserliana della conoscenza. Dopo di che approfondisco le questioni concernenti la riduzione al ‘reellen Bestand’, il quale nelle “Ricerche logiche” è considerato il terreno di verificazione delle intenzioni. Quindi propongo un’interpretazione dell’intuizione categoriale come diretta alle leggi seguite da un’’Auffassung’ nell’organizzazione dei dati sensoriali relativi a un oggetto.
Nel secondo capitolo espongo brevemente la fenomenologia della percezione di Husserl e mostro in che modo la percezione si possa considerare un’esperienza intenzionale. Dopo di che mi concentro sulla costituzione dello spazio e della cosa (Ding). Mostro in che senso le strutture di entrambe le costituzioni dipendono dalle sensazioni e dalle cinestesi che un soggetto esperisce.
Nel terzo capitolo giungo infine ad affrontare il problema dell’infinito. Mi confronto dapprima con alcune recenti interpretazioni della teoria della percezione di Husserl secondo le quali l’infinito è in qualche modo connesso con – e persino intuito attraverso – la percezione di cosa (Dingwahrnehmung). Sostengo che la percezione di cosa non può essere considerata un accesso all’infinito, vale a dire che nessuna percezione di cosa è percezione di qualcosa in quanto infinito. Sulla base di alcuni manoscritti di Husserl e attraverso un confronto con l’Analitica del sublime di Kant, giungo a sostenere che l’infinito può essere intuito a livello sensibile nei sensi di illimitato e di informe. Quindi mostro che l’intuizione categoriale è necessaria al fine di costituire il significato dell’infinito matematico, vale a dire un intero senza fine di parti discrete. Infatti, l’idea di una tale “entità” dipende dalla capacità di cogliere la legge di una produzione seriale.
Nelle conclusioni rilevo che l’infinito matematico è l’unico tipo di infinito che non può trovare un correlato sensibile. Questo dipende dal fatto che esso è un significato composto da due prescrizioni contraddittorie tra loro: ‘raggiungi l’illimitato’ e ‘vai avanti senza fine’. Conseguentemente affermo che l’idea di infinito è fondata sull’esperienza sensibile e che non necessita di alcuna origine sovrannaturale.”

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