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eBook di filosofia: D. Guraschi, Giuseppe Rensi filosofo della storia

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Dario Guraschi, Giuseppe Rensi filosofo della storia

Tesi di laurea discussa presso l’Università degli Studi di Pisa nell’a.a. 2012/2013

“L’indagine che qui presento si configura nella forma di un contributo critico designato a illustrare e definire, nell’ambito di una filosofa della storia, la posizione teorica di Giuseppe Rensi. Viene così a costituirsi quale materia di ingadine il momento della storia – alla luce del significato che le viene attribuito – riconosciuto nella sua centralità per una comprensione adeguata dell’intera evoluzione spirituale di Rensi; il quale, dall’originaria elaborazione scettica, perviene ad una complessiva visuale pessimistica del destino umano. Vengono così ad essere esaminati i testi principali di Rensi fra gli anni 1916 e 1926, testi nei quali trova esposizione e discussione il concetto del divenire storico. Ivi poi trova compiuta espressione il travaglio di un meditare nutrito nell’inquietudine per una storia umana che si riconosce inafferrabile alle forme della ragione. Ed è nel solco della scissione tra storia e ragione, operata dilatando e coinvolgendo nel dominio delle vicende umane la validità metodologica del dubbio scettico, che ho inteso rievocare la genesi del pensiero storico in Rensi (capitolo primo), attraverso quell’episodio della compagine reale, la guerra, che rivela il suo valore compiuto per il giudizio storico-filosofico nel darsi come vicenda universale, figura ideale dello sgretolamento metafisico intrinseco alla ragione stessa, compiuta nel luogo della più elevata consapevolezza di sé, la realtà. Ho voluto così affermare la dimensione europea della riflessione rensiana, sì da riconoscerla in stretta congiunzione con quella che viene indicata come tradizione “antistoricistica” di pensiero, sorta nel secolo XIX e protrattasi fino alla prima decade del secolo XX, volta a promuovere una comprensione della storia alternativa allo storicismo hegeliano (capitolo secondo). Mi sono da ultimo proposto di intendere nella pienezza delle sue articolazioni il contributo che Rensi viene delineando negli anni complessi della maturità filosofica, consolidata nello scetticismo (capitolo terzo). In tal senso è risultato necessario testimoniare e motivare la formulazione scettica di un meditare rivolto dapprima a metter tra parentesi la storia della filosofia, esibendo la sistematica demolizione che Rensi intraprende della morfologia idealistica in quanto incapace di afferrare, nella corretta visione dei fatti, lo svolgimento temporale della filosofia, così da poter sostituire allo storicismo idealistico una filosofia della storia di carattere vitalistico. In un secondo momento mi sono impegnato a giustificare l’idea di poter istituire una forte connessione metodologica fra Hegel e Rensi, almeno sul piano della Geschischtsphilosophie, sostenendo la base hegeliana delle forme con cui il pensatore veronese imposta la problematica relativa alla connessione dei fenomeni storici, intesi secondo una struttura dialettica. Mi sono poi rivolto a delineare, nelle componenti essenzial,i la morfologia della storia, come Rensi ha voluto intenderla nel periodo compreso fra il 1923 e il 1926, ovvero nell’arco temporale all’interno del quale il pensiero scettico subisce il cruccio di una svolta, alla cui maturazione è delegato il sapere tragico, altresì l’emergere di quel pessimismo cosmico che Rensi non esita ad ampliare alla filosofia della storia; pessimismo dal quale traluce il concetto della storia esibito al pensiero nel dolore e nel conflitto universale. “

 

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eBook di filosofia: G. Rensi, Spinoza

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Giuseppe Rensi, Spinoza

“Il grandioso sforzo di Spinoza è quello di guardare la realtà non con occhi umani, ma con quelli stessi della realtà se essa ne possedesse. Un realismo, la cui intrepidità non è mai stata oltrepassata; un perfetto ateismo, «merum Atheismum», come bene avevano visto i contemporanei (Ep. 42), se ci si rappresenta Dio secondo il concetto comune delle religioni, cosicché si corre rischio di equivocare profondamente nella comprensione dell’Etica se la parola «Dio» mentalmente non vi si cancella, e Johannes Clericus riferiva la voce che, in una presunta redazione originale olandese di essa, quella parola non figurava neppure e solo vi figurava la parola «Natura»” (dall’incipit)

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eBook di filosofia: G. Rensi, Apologia dell’ateismo

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Giuseppe Rensi, Apologia dell’ateismo

“Contro ogni Dio, l’ateismo asserisce e fonda la sua causa con sicurezza incrollabile e trionfale. La sua causa è una cosa sola con la “ragione”, con la logica, sicché volerla oppugnare è semplicemente insorgere contro le fondamentali leggi logiche del pensiero. È una cosa sola con la mente sana, con la mentalità sviluppata e civile, con la capacità di ragionare correttamente, con la ragione intesa come l’opposto dell’allucinazione o dell’alienazione mentale. Negare l’ateismo è cadere nell’allucinazione, nella pazzia, nella mentalità crepuscolare dei bambini e dei selvaggi, incapaci di distinguere l’è dal non è.”

 

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eBook di filosofia: G. Rensi, Lettere spirituali

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Giuseppe Rensi, Lettere spirituali

“Le Lettere spirituali, il testo postumo del 1943 che raccoglie un cospicuo numero di brevi scritti degli ultimi anni, rendono molto bene l’idea dello sviluppo del pensiero rensiano in questa direzione. Per un verso, vi è un nesso costitutivo che collega le riflessioni contenute in quest’opera con quelle svolte nella Filosofia dell’assurdo:

La storia non è che un insieme di casi, di assurdi, di iniquità e di stoltezze. Ed è […] proprio perciò che essa ti può innalzare ad un elevatissimo spirito religioso (Lettere spirituali, 19872, p. 94).

Per l’altro verso, Rensi approda decisamente a una concezione religiosa che, sulla scorta dell’identificazione «Dio» = «Nulla», entra senza alcun dubbio in una dimensione di tipo mistico (l’autore più citato, in tal senso, è Meister Eckhart):

Dio non lo puoi pensare che come non spaziale […]. Quindi lo puoi solo pensare come un non posto davanti a ciò che, soltanto, per noi è Essere, vale a dire ciò che ha estensione, che è nello spazio, ossia a tutto questo universo visibile e tangibile, a tutto ciò che è reale, a tutto ciò che […] noi possiamo pensare come realtà. Ossia Dio non lo puoi pensare che come Non-Essere, Nulla.

Questo è appunto il pensiero forse di tutti i più grandi religiosi, e certamente di quelli tra essi in cui la vita religiosa raggiunge maggiori profondità, cioè dei mistici (p. 98).

Ma, al tempo stesso, questa concezione religiosa assume una forte colorazione etica. Il «Nulla» di cui Rensi parla, un «Nulla» che appunto si contrappone all’«Essere» ‘reale’ del nostro mondo, ma che in realtà si configura come il ‘vero’ «Essere», acquista infine un contenuto ben preciso: i «valori morali e spirituali», che dovrebbero guidare l’agire umano contro ogni ragione terrena e contro ogni calcolo di convenienza. Scrive Rensi, lapidario: «La vera religione, la vera credenza in Dio, è la credenza nella realtà di valori morali e spirituali» (p. 167). Ed è su queste basi che egli elabora, da ultimo, una prospettiva etica a sfondo religioso che, rifiutando qualsiasi presupposto di carattere razionale o materiale (a essere criticate sono soprattutto le dottrine dell’utilitarismo anglosassone), ruota tutta intorno all’idea di «morale come pazzia»: è la prospettiva che recupera alcune fulminanti intuizioni del periodo dell’idealismo ‘trascendente’ e che è oggetto, nell’anno accademico 1933-34, del suo ultimo corso universitario, prima della dolorosa interruzione” (tratto da Rensi, Giuseppe di Fabrizio Meroi in Il Contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia)

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eBook di filosofia: G. Rensi, Autorità e libertà

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G. Rensi, Autorità e libertà

“Una forte tensione morale caratterizza la vita e l’opera del Rensi che al fascismo si oppone fieramente e con fermezza. Ben presto, egli prende nettamente le distanze da quel movimento nel quale aveva creduto di poter trovare una risposta soddisfacente alla sua domanda di rigore sia etico che politico: non rinnega la propria fiducia nel principio d’autorità, ma comprende che l’attuazione di quest’ultimo si è dimostrata totalmente fallimentare. Spiega nella Prefazione ad Autorità e libertà del 1926, il testo che rappresenta «l’appendice, o meglio si potrebbe dire l’interpretazione autentica» della precedente Filosofia dell’autorità:

Pel fatto che condivido, anzi è mio, il principio “sistema politico d’autorità contro sistema di democrazia assoluta”, sono separato dagli avversari della presente situazione; ma sono altresì, e più, separato dai sostenitori di essa perché ritengo che l’applicazione stata fatta del principio d’autorità sia contraddittoria ed errata da cima a fondo; perniciosa alla vita civile e alla moralità pubblica in quanto ha creato una condizione di cose che non si può descrivere meglio che con gli emistichi virgiliani “multae scelerum facies”, “fas versum atque nefas” (Autorità e libertà, a cura e con un’introduzione di A. Montano, 2003, p. 73)” (tratto da Treccani.it)

Vi ricordiamo che presso la Biblioteca di Filosofia è conservato l’Archivio Giuseppe Rensi.

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eBook di filosofia: G. Rensi, La filosofia dell’assurdo

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Giuseppe Rensi, La filosofia dell’assurdo

La vena irrazionalistica del pensiero di Rensi, decisiva – come si è visto – nel determinare il carattere complessivo dell’orientamento scettico, alimenta anche – e soprattutto – la sua opera in volume più riuscita, quella Filosofia dell’assurdo che nel 1937, riprendendo e rielaborando Interiora rerum del 1924, riassume con grande chiarezza ed efficacia i termini essenziali della Weltanschauung rensiana. Coniugando scetticismo e pessimismo, dei quali rivendica la matrice unitaria affermando che «sono rami del medesimo tronco» e che «rampollano spontaneamente dalla medesima radice» (La filosofia dell’assurdo, 19912, p. 13), Rensi rivela e illustra, in pagine che colpiscono per lucidità di ragionamento e agilità di scrittura, quella che a suo parere è la vera natura della realtà. Al fondo delle cose, della vita stessa e delle vicende dell’umanità non vi sarebbe altro – egli sostiene – che «assurdo» e «contraddizione». E la storia, al di là di qualsiasi tentativo di spiegazione (la polemica rensiana è sempre mirata ai sistemi razionalistici e idealistici), avrebbe un unico significato: quello di un’eterna fuga da un presente dominato dal male e, appunto, dall’assurdo (e non certo quello di un continuo avanzamento dello spirito universale verso il meglio). La storia, in questa ottica, è solamente caso e ripetizione: da un lato, infatti, in quanto «non è che vita ed esplicazione d’una realtà irrazionale», essa «non può essere, e non è, che una serie di casi ossia di assurdi» (p. 167); dall’altro, se «l’universo e in esso l’umanità per non cadere nel nulla, per continuar ad essere, deve essere eterno processo», allora «questo – la storia – non potendo finir mai, non può essere che ripetizione» (p. 203).

Con tutto ciò, evidentemente, Rensi si colloca in una linea di pensiero assai feconda della cultura occidentale, che porta dall’antica sapienza greca almeno fino ad Arthur Schopenhauer (non a caso, uno degli autori più amati da Rensi, al pari di Giacomo Leopardi). Senonché, nelle battute conclusive della Filosofia dell’assurdo, una simile visione del mondo conduce a una singolare ‘professione di fede’:

Proprio questa capacità di reggere in un mondo d’assurdo, cioè di guardare in faccia l’assurdo del mondo senza aver bisogno di nasconderselo con provvidi palliativi filosofici e religiosi messi insieme per raggiungere ad ogni costo quel fine dell’occultamento d’una cosa, che, perché fa paura, non si ha il coraggio di fissare nella sua nudità, appunto questa capacità, dico, è tutt’uno con l’elemento più profondo dello spirito religioso (La filosofia dell’assurdo, cit., pp. 219-20).

Chiaramente, Rensi non pensa all’«elemento ottimista» della religione, «quello che costruisce la felicità ultraterrena»; ma a «quello che ne forma la vera essenza, quello in ogni modo che è la sua scaturigine, la sua ragione di vita», e che egli individua, audacemente ma coerentemente, in un’«affermazione di pessimismo e di irrazionalismo» (p. 220). Di conseguenza, la sua attenzione si rivolge non tanto alle religioni rivelate nella loro versione ‘ufficiale’, tendente a proporsi come una soluzione dei problemi dell’uomo, quanto alle manifestazioni di una religiosità in costante confronto con l’assurdità dell’esistenza e, in particolare, al misticismo. Le Lettere spirituali, il testo postumo del 1943 che raccoglie un cospicuo numero di brevi scritti degli ultimi anni, rendono molto bene l’idea dello sviluppo del pensiero rensiano in questa direzione. Per un verso, vi è un nesso costitutivo che collega le riflessioni contenute in quest’opera con quelle svolte nella Filosofia dell’assurdo:

La storia non è che un insieme di casi, di assurdi, di iniquità e di stoltezze. Ed è […] proprio perciò che essa ti può innalzare ad un elevatissimo spirito religioso (Lettere spirituali, 19872, p. 94).

Per l’altro verso, Rensi approda decisamente a una concezione religiosa che, sulla scorta dell’identificazione «Dio» = «Nulla», entra senza alcun dubbio in una dimensione di tipo mistico (l’autore più citato, in tal senso, è Meister Eckhart):

Dio non lo puoi pensare che come non spaziale […]. Quindi lo puoi solo pensare come un non posto davanti a ciò che, soltanto, per noi è Essere, vale a dire ciò che ha estensione, che è nello spazio, ossia a tutto questo universo visibile e tangibile, a tutto ciò che è reale, a tutto ciò che […] noi possiamo pensare come realtà. Ossia Dio non lo puoi pensare che come Non-Essere, Nulla.

Questo è appunto il pensiero forse di tutti i più grandi religiosi, e certamente di quelli tra essi in cui la vita religiosa raggiunge maggiori profondità, cioè dei mistici (p. 98).

Ma, al tempo stesso, questa concezione religiosa assume una forte colorazione etica. Il «Nulla» di cui Rensi parla, un «Nulla» che appunto si contrappone all’«Essere» ‘reale’ del nostro mondo, ma che in realtà si configura come il ‘vero’ «Essere», acquista infine un contenuto ben preciso: i «valori morali e spirituali», che dovrebbero guidare l’agire umano contro ogni ragione terrena e contro ogni calcolo di convenienza. Scrive Rensi, lapidario: «La vera religione, la vera credenza in Dio, è la credenza nella realtà di valori morali e spirituali» (p. 167). Ed è su queste basi che egli elabora, da ultimo, una prospettiva etica a sfondo religioso che, rifiutando qualsiasi presupposto di carattere razionale o materiale (a essere criticate sono soprattutto le dottrine dell’utilitarismo anglosassone), ruota tutta intorno all’idea di «morale come pazzia»: è la prospettiva che recupera alcune fulminanti intuizioni del periodo dell’idealismo ‘trascendente’ e che è oggetto, nell’anno accademico 1933-34, del suo ultimo corso universitario, prima della dolorosa interruzione forzata dell’insegnamento.” (tratto da Treccani.it)

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I fondi librari della Biblioteca di Filosofia Unimi nel sito “Biblioteche filosofiche private in età moderna e contemporanea”

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Biblioteche Filosofiche Private in Età Moderna e Contemporanea è l’interessante sito del Gruppo di ricerca sulle Biblioteche filosofiche private in età moderna  che si propone di ricostruire la letteratura filosofica presente nelle biblioteche private di filosofi, scienziati ed eruditi. La finalità è quella di pubblicare cataloghi e inventari che

una volta selezionati e resi disponibili alla comunità scientifica, potranno essere proficuamente utilizzati non solo ai fini della ricostruzione di una storia ‘materiale’ delle istituzioni, ma anche sotto un’angolatura più ampia, concernente il profilo culturale di singoli autori o di interi periodi di storia intellettuale.

La disponibilità di cataloghi di biblioteche private, raccolte nel corso degli ultimi quattro secoli, risulta dunque utile allo studioso che intenda:

  1. dar conto del corso degli studi, delle competenze e degli interessi di un autore, lavorando sull’elenco dei suoi libri;
  2. indagare la circolazione e la fortuna dei suoi scritti, allargando l’analisi alle biblioteche delle generazioni successive;
  3. acquistare dimestichezza con la fisionomia intellettuale di un’epoca;
  4. studiare la storia delle trasformazioni delle biblioteche private nel passaggio da un’epoca all’altra, fornendo così contributi che rientrino in una sorta di ‘sociologia dei sistemi bibliotecari’;
  5. registrare i mutamenti che intervengono sul piano del ‘sistema dei saperi’, dei rapporti reciproci tra discipline diverse (può risultare interessante indagare come evolva l’insieme dei testi filosofici presenti nelle biblioteche di giuristi, linguisti, naturalisti etc.);
  6. seguire la circolazione di testi, o raccolte di testi, straordinariamente rari”.

All’interno del sito, trovate le schede e i cataloghi anche dei seguenti fondi librari presenti nella Biblioteca di Filosofia:

A breve sarà pubblicata la scheda del fondo librario Mario Dal Pra.

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