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eBook di filosofia: A. Pozzobon, La tradizione latina dell’Ihsa al-ulum (Catalogo delle scienze) di al-Farabi

Al-Farabi

Anna Pozzobon, La tradizione latina dell’Ihsa al-ulum (Catalogo delle scienze) di al-Farabi

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2012)

“La presente ricerca intende analizzare gli scambi filosofici e scientifici intercorsi tra la cultura araba e quella latina nel corso del Medioevo. Questa problematica storico-filosofica è stata sviluppata attraverso lo studio della tradizione latina dell’Ihsa al-ulum (Catalogo delle scienze) di al-Farabi«. L’opera offre una sistematizzazione delle scienze, capace di includere sia quelle trasmesse dalla tradizione greca, sia le scienze arabo-islamiche. Questo testo costituisce un’opera chiave per la comprensione del processo di trasformazione del sapere che prende avvio nella cultura arabo-islamica nel corso del X secolo. Grazie alle due traduzioni latine prodotte da Gerardo da Cremona e Domenico Gundisalvi, il sistema farabiano del sapere divenne il modello di ordinamento delle scienze per i maestri latini nel corso del XII e XIII secolo.
Il primo capitolo indaga la struttura metafisica ed epistemologica dell’opera farabiana, che è direttamente connessa ai prolegomeni alessandrini, trasmessi attraverso le versioni siriache. Si è posta particolare attenzione a due elementi che hanno dato impulso al sistema farabiano delle scienze: la necessità di legittimare la filosofia e le scienze all’interno della comunità arabo-islamica e il dibattito sui rispettivi meriti della lingua araba e della logica greca, che prese avvio nella Bagdad del X secolo.
Il secondo capitolo si focalizza sulla traduzione latina dell’Ihsa al-ulum eseguita da Gerardo da Cremona. Al fine di mettere in luce il processo di appropriazione e trasformazione dell’opera farabiana nel contesto latino, ho fornito la traduzione italiana del De scientiis, attraverso l’analisi dei concetti e dei termini tecnici arabi e, in parallelo, un esame di quelli latini.
Il terzo capitolo mette in evidenza le vie di trasmissione attraverso le quali il modello epistemologico farabiano è pervenuto ai diversi centri culturali europei, come ad esempio Toledo, Oxford, Parigi fin dal XII secolo. La traduzione latina dell’ Ihsa al-ulum è stata trasmessa grazie al Divisione philosophiae di Domenico Gundisalvi, che ha costituito il principale canale attraverso cui il nuovo modello scientifico e filosofico è entrato nei curricula delle Università nel corso del XIII secolo. Grazie all’analisi di alcuni importanti lavori latini di classificazione delle scienze, la presente ricerca ha inteso dimostrare l’influenza dell’Ihsa al-ulum di al-Farabi nella fondazione scientifica di alcuni ambiti del sapere, come l’ottica, la musica, la scienza dei pesi e dei procedimenti ingegnosi.
L’Ihsa al-ulum di al-Farabi fornisce un eccezionale esempio dell’effetto a lungo termine che la ricezione di uno specifico sistema epistemologico ha avuto nel Medioevo latino.”

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eBook di filosofia: E. De Toni, Ovunque e in nessun luogo. Sensazione, immaginazione e ragione nel pensiero di Maurice Merleau-Ponty

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Emanuela De Toni, Ovunque e in nessun luogo. Sensazione, immaginazione e ragione nel pensiero di Maurice Merleau-Ponty

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2018)

“La tesi prova a ricostruire il percorso di allargamento della ragione, auspicato a più riprese da Merleau-Ponty, attraverso la perlustrazione degli assi portanti della sua filosofia. Si è tentato di vedere nella riabilitazione ontologica della sensazione, in particolare delle qualità secondarie tanto avversate dall’ontologia razionalistica cartesiana, non soltanto il punto di partenza ma anche la linfa vitale della proposta filosofica di Merleau-Ponty. L’enfasi sulla a-concettualità della sensazione percettiva conduce ad una riforma dell’intelletto e ad una apertura del concetto che ha per correlato essenziale un’estensione ipertrofica del potere dell’immaginazione. Sulla base dell’immaginazione produttiva di Kant, filtrata dalla lettura di Lachièze-Rey che ne fa una facoltà corporalmente strutturata, Merleau-Ponty definisce l’immaginazione come il fondo naturale del Cogito. Quest’ultimo è concepito come “pensée existante”. Una siffatta immaginazione, unitamente all’enfasi accordata al carattere d’esistenza del pensiero (di contro ad ogni lettura essenzialista), porta Merleau-Ponty a ricollocare la genesi dell’idealità entro la culla della sensorialità. Una volta articolata in tal modo l’immaginazione, Merleau-Ponty è libero di esplorare il terreno fecondo dell’immaginario, non più costretto entro i termini restrittivi dell’antinomia al reale imposti dal regime della Sinngebung. Sarà proprio il tema dell’immaginario ad emergere con forza dalla disamina dei contributi di trascendenza offerti dall’istanza psicoanalitica. La psicoanalisi consente a Merleau-Ponty di mutuare una metodologia che oltrepassa il gioco delle facoltà e delinea una causalità di sovradeterminazione simbolica, indipendente dalle rigide nozioni di “soggetto” e “oggetto”. Essa gli permette inoltre di ribadire vigorosamente la peculiare riflessività del corpo. Grazie alla dottrina bergsoniana della durata, ma anche in contrasto con essa, Merleau-Ponty elabora una idea di temporalità e spazialità secondo la quale tempo e spazio sono implicati nella strutturazione ontologica dei rapporti riflessivi stessi. Ciò è corroborato dalla nozione psicoanalitica di inconscio e dal portato ontologico e simbolico dei sogni. Lo spazio viene ampiamente rivalutato da Merleau-Ponty, rispetto alla riduzione cui l’ha costretto Bergson nella tesi latina Quid Aristoteles de loco senserit e nel capitale saggio Essai sur les données immédiates de la conscience. La teoria merleau-pontyana della simultaneità cogenerativa di spazio e tempo è correlata all’analisi della relazione chiasmatica tra il visibile e l’invisibile, nonché con il concetto di “deiscenza” dell’Essere. Il contatto con l’invisibilità immaginaria del sensibile ― inteso nella duplice accezione di sensibile e sensibile-senziente corporeo ― ridefinisce il piano di lavoro del pensiero e del concetto nei termini di una delucidazione mai completa degli enigmi dell’Essere, di cui facciamo esperienza nel regime naturale della fede percettiva. La riforma della ragione viene pertanto a coincidere con l’appello ad esaminare lo strato (“couche”) primordiale degli esseri sensibili, la cui “texture” Merleau-Ponty, di contro al principio di non-osservabilità dell’immaginario stabilito da Sartre, scopre essere connotata precisamente di immaginario. Dal punto di vista metodologico, questa rivalutazione dei rapporti tra immaginario e reale induce Merleau-Ponty a sostenere che la riflessione filosofica, interrogando il fondo primordiale dell’Essere, è inevitabilmente portata a mettere in questione i suoi stessi strumenti tecnici (lo scetticismo del dubbio cartesiano e la riduzione eidetica della fenomenologia). Essi si rivelano le modalità insopprimibili, anche se insufficienti, di cui disponiamo per “nous apprivoiser” all’Essere. “

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eBook di filosofia: A. Brusadin, Wittgenstein e Hanslick. Per una valutazione del formalismo musicale

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Alessandra Brusadin, Wittgenstein e Hanslick. Per una valutazione del formalismo musicale

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Padova (2013)

“Obiettivo del presente lavoro è offrire una valutazione del formalismo musicale, così come è stato concepito da Eduard Hanslick nel Bello musicale, a partire dalle riflessioni sull’estetica e sulla musica di Ludwig Wittgenstein. Dopo una breve ricostruzione della storia del concetto di musica assoluta e del contesto storico-estetico in cui questo ha avuto origine – vale a dire l’estetica romantica della musica, rappresentata ai suoi esordi da autori come Wilhelm Heinrich Wackenroder, E. T. A. Hoffmann e Arthur Schopenhauer – viene proposta una definizione di formalismo in linea con le tesi contenute nel trattato di Hanslick. A partire da questa formulazione viene avviato un confronto fra la visione della musica hanslickiana e le riflessioni sulla musica e, in generale, sull’estetica di Wittgenstein, con riguardo tanto agli scritti della prima fase della produzione del filosofo – in particolare il Tractatus logico-philosophicus – quanto agli scritti della seconda fase – nello specifico le Ricerche filosofiche e le Lezioni sull’estetica. Le considerazioni sulle corrispondenze e divergenze che si possono scorgere fra il pensiero di Hanslick e quello di Wittgenstein aprono la discussione a una valutazione della plausibilità della dicotomia formalismo-antiformalismo e, in particolare, a una riflessione sulla direzione verso la quale l’estetica dovrebbe tendere per essere un momento di effettiva comprensione delle opere d’arte e del nostro rapporto con esse.”

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eBook di filosofia: D. Mazzola, The Migrant Crisis and Philosophy of Migration: Reality, Realism, Ethics

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Dario Mazzola, The Migrant Crisis and Philosophy of Migration: Reality, Realism, Ethics

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Milano (2017), tutor prof. Marco Geuna

 

 

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eBook di filosofia: E. Rini, Contorni a contrasto. I concetti di parte e tutto in Aristotele

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Enrico Rini, Contorni a contrasto. I concetti di parte e tutto in Aristotele

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Milano (23. ciclo, Anno Accademico 2010), tutor: prof. Ferruccio Franco Repellini

 

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eBook di filosofia: A. Lanzieri, Henri Bergson e la filosofia della mente contemporanea. Una lettura di Matière et mémoire (1896)

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Alfonso Lanzieri, Henri Bergson e la filosofia della mente contemporanea. Una lettura di Matière et mémoire (1896)

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli (2017)

“Il lavoro si propone di evidenziare le profonde consonanze – fino ad ora non adeguatamente rilevate – tra l’interpretazione dell’esperienza di Bergson in “Materia e memoria” e le più attuali teorie della filosofia della mente. In particolare, il ruolo assegnato da Bergson al corpo e alla sua interazione pragmatica con l’ambiente circostante in relazione all’esperienza cosciente, anticipa la centralità della dinamica corpo-ambiente rilevata,ad esempio, nel paradigma dell’Embodied cognition. Di più ancora, l’affermazione dell’originarietà di una “coscienza in” rispetto alla “coscienza-di”, permette di collocare immediatamente Bergson nel perimetro delle opzioni teoriche fondamentali di una buona parte dei pensatori riconducibili all’alveo del cosidetto “esternalismo” e specificatamente nel gruppo di quelli più critici verso l’idea di rappresentazione.”

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eBook di filosofia: M.C. Rosati, Il recupero dell’evidenza nella considerazione fenomenologica della matematica di Kurt Goedel

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Maria Concetta Rosati, Il recupero dell’evidenza nella considerazione fenomenologica della matematica di Kurt Goedel

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di Napoli “Federico II” (2015)

“L’elaborato intende analizzare e valorizzare l’interessamento di Goedel per la filosofia, smentendo quelle intepretazioni che hanno considerato sprovveduto un tale interessamento. Per questo si è cercato di considerare i suoi contributi alla matematica e alla logica alla luce dei suoi interessi filosofici, facendo evincere come il suo interessamento non fosse avventato, ma ben meditato e lungo tutta la sua vita di logico e matematico. Goedel infatti frequenta la filosofia sin da giovane e riconosce il suo debito con Leibniz, suo costante punto di riferimento, di cui tenta una revisione delle suggestioni. Goedel infatti dovrà fare i conti con i limiti di certi suoi concetti, quale quello di ragione che da Leibniz mutua, non solo alla luce dei risvolti filosofici dei suoi teoremi, ma anche dei falliti tentativi di giustificazione di platonismo matematico, contro lo Spirito del tempo di cui, mutua sì argomenti e problemi, ma in direzione diametralmente opposta, smentendo quelle interpretazioni che ce lo restituiscono all’interno del neopositivismo. La critica al contruttivismo, alla concezione sintattica della matematica e, in generale, al nominalismo non gli permettono di fondare la posizione in filosofia della matematica, che da sempre conserva. Goedel ritiene di poter uscire dal queste impasses con il metodo fenomenologico. L’interessamento per la fenomenologia husserliana è, dunque, meditato e lo induce a rivedere alcune sue posizioni su autori come Kant, nonchè a intravvedere la possibilità di una considerazione del soggetto, che fa matematica, e delle sua ragione lontano dal soggettivismo psicologicistico, di cui la fenemenologia husserliana stessa era stata tacciata, ma anche del concetto di ragione, mutuato da Leibniz, quale calculus ratiocinator. L’apprezzamento di essa deriverebbe anche dalla rilettura che tenta della monadologia leibniziana, che anche Goedel considera teoria irrinunciabile per la comprensione del fare matematica, alla luce dei progressi del pensiero fino a Ventesimo secolo.”

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eBook di filosofia: M. Ricchiari, Spinoza e Cristo: la liberazione come salvezza

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Massimo Ricchiari, Spinoza e Cristo: la liberazione come salvezza

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi “Federico II” di Napoli (2017)

“Il lavoro di tesi analizza il problema cristologico nella filosofia di Spinoza alla luce delle riletture contemporanee sul tema, attraversando questioni di argomento etico, pedagogico e religioso. Viene condotto dall’autore un meticoloso lavoro di analisi relativo alle occorrenze testuali delle espressioni riferite a Cristo e ai Cristiani nell’intera produzione spinoziana. Sebbene il tema cristologico non sia affrontato quasi mai in modo esplicito dal filosofo olandese, il lavoro di tesi mostra quanto diffusi siano tali riferimenti e come possa essere interessante rileggere Spinoza proprio a partire dalla sua profonda ammirazione nei confronti della figura più affascinante della storia dell’Occidente.”

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eBook di filosofia: M. Bella, William James: psychology and ontology of continuity

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Michela Bella, William James: psychology and ontology of continuity

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di RomaTre (2015)

“The thesis William James: Psychology and Ontology of Continuity addresses the issue of the continuity of consciousness in William James, considering also its possible actualization. In particular, this work aims at outlining critically the various theoretical perspectives that influenced James’s philosophical discourse. On the wave of the Darwinian theory of evolution, James’s reflections originate in the field of late 19th century physiological psychology where he develops more and more intensely the exigency of a renewed epistemology and a new metaphysical framework for gathering the most interesting scientific theories and discoveries about the human mind. The analysis of the theme of continuity allows us to capture, from the historical and the theoretical point of view, the importance of James’s gradual translation of psychological experimental observations of the continuity of thought into an ontological perspective according to which continuity constitutes a feature of reality. Indeed, such an analysis clarifies James’s position within his own historical context, as well as highlighting the most original outcomes of his work. Whilst many of James’s phenomenological and psychological insights had an important and far-reaching influence, the aspect of continuity, although mentioned by some scholars, has not been properly analysed to date. This is firstly due to the great attention that interpreters have commonly paid to James’s individualist attitude, hence to the tychistic or variant features of reality. Secondly, it is important to consider that the main interpretative stream of pragmatism narrowed the comparison between James and Charles S. Peirce into a paradigmatic polarization, so that James was mainly considered as the philosopher of nominalism and individuality, while Peirce was labeled as the realist in search of a mathematical continuum that would match with his theory of infinite semiosis. It is important to acknowledge that James was immediately intrigued by the contradictory synthetic unity of mental states that he could draw from his description of the continuity of the states of consciousness, in so far as they preserved both real continuity and real divisibility. The vague aspect of experience was not fully reproducible in conceptual terms, and in logical terms it resulted in a contradiction. James’s elaboration of this problematic issue should be considered within the shift of paradigms that was taking place in the first half of the 20th century. Such an epochal change affected James’s elaboration, particularly through the theoretical and methodological advancements that were made in the fields of physiology and biological sciences throughout the 19th century. The formulation of a continuum capable of retaining both the synthetic and the power of individuation also became a critical issue for James. By developing his philosophical arguments, he persuaded himself that the dualistic approach was unsatisfactory when defining a descriptive ontology. A new scientific paradigm, that he himself would have helped later to criticize and change from within, was necessary to establish a gradual amelioration of his research work. The work of James is for the most part a work of epistemological critique, since he relentlessly claimed that temperamental and metaphysical assumptions affected even the supposed neutral direction of science, as it did every other field of human knowledge. Sellars’s challenge to the “myth of the given” is the ripest fruit of the critical work internal to the empiricist-naturalist-positivistic mentality, but such criticism of the supposed neutrality of sense data began long before and in different fields of knowledge with the contribution of thinkers such as Peirce, Ernst Mach (1838 – 1916) and, in a particular mode, Henri Bergson (1859-1941). Many critics, including James himself, recognized that Peirce’s and, especially, Bergson’s theories were the most significant philosophical sources for James’s elaboration of the continuity of reality. In fact, whilst there are specific differences between their philosophies, James gleaned important philosophical legitimacy from Bergson’s sharp criticism of intellectualism (or absolute rationalism) and his assertion that the “philosophy of mechanicism” implies “psychological determinism” was, most probably, particularly appreciated by James. However, considering the results of James’s and Bergson’s inquiries, it seems clear that there are significant differences between their theoretical outcomes. Such differences are connected with their own differing philosophical training and, more generally, different cultural frameworks : James remains profoundly committed to Anglo-American empiricism, whereas Bergson shows distinctive traits of the Cartesian tradition. Nevertheless, their philosophical engagement with freedom, that is to say, with the deconstruction of all idealisms that might obstruct the honest search for truth, is the most significant and, indeed, resistant undertone of both their philosophies. James’s and Bergson’s temporalization of scientific paradigms accords with the rehabilitation of theories of direct perception within a more extended and enriched conception of experience. In this sense, it seems that the effort to preserve a real space for the freedom of research in the scientific and latu sensu cultural fields of society was a common trend at the time, involving also Peirce and Mach. That is to say that the liberty was to be practically pursued in the methodology of research which tirelessly attempted to recognize and take into account the powers involved in epistemological play. The social and natural observable features of human beings suggested that these powers consist in the conceptual meanings transmitted by historical tradition, and the physiological and biological interests that affect human beings. More specifically, James claimed that these psychological tendencies worked exactly in the direction of dogmatic assumptions. The tangle of conceptual and physiological cognitive dimensions is thus the crucial point that emerges in these years, and it reveals particularly interesting interdisciplinary and insightful aspects in the pragmatism reception. The introductory section of this work will present the main lines of research and indicate a possible new outcome in the attempt to denote in a vitalistic sense the epistemological realism of James. Moreover, the theoretical and methodological criteria will focus upon identifying and clarifying the key terms of his analysis, in particular with regard to philosophical terms. Considering the naturalist and continuum ontology embraced by James, and taking into account the pluralistic definition of his metaphysics, it seems important to dwell upon the distinction between ontology and metaphysics. The cultural atmosphere of the beginning of the 20th century can be revived through the clarification of the current interpretations of these terms, at least in the Anglo-American context. To such an aim, framing the objectives of James’s polemical discourse and acknowledging the characteristic mixture of some unjustified assumptions that silently influenced the progress of scientific research, is very promising. The thesis is divided into three main chapters. The first chapter is a direct reading of some key chapters of the Principles of Psychology (1890), and of James’s articles that can be considered as previous drafts. The analysis will focus particularly upon PP IX The Stream of Thought, X The Consciousness of Self, XV The Perception of Time; PP II XIX The Perception of Reality, and XX The Perception of Space. Through this overview, I will also try to reconstruct the indirect state of psychological research, particularly that of experimental psychology. James mounted lucid criticisms of the atomism of sensation and associationist psychology, focusing upon critical interconnections between psychology and philosophy, methodology and theory. This chapter is an important support for my epistemological reading of James’s theories. The second chapter is a recollection of the most interesting contributions to the issue of continuity produced by three major interlocutors of James, to whom extensive correspondence and interesting analogies have traditionally drawn scholars’ attention. At the time, Peirce, Bergson, and Mach were three resonant voices on the cultural horizon and nowadays their influence is regarded as undeniable, especially with regard to the critical-methodological and epistemological aspects of their reflections in different areas of research. Such an indirect reconnaissance of the main influences on and criticisms of James’s elaboration of the issue of continuity will be outlined in proportion to the intensity of the relationship between James and these authors, and some of the most interesting topics at that time will be focused upon. This work of clarification, which is pursued through the acquisition of contemporary external points of view, is important to show both the historical and theoretical context of certain assumptions made by James (e.g. synechistic pluralism) and to emphasize the peculiarities of his philosophical reflection. An accurate contextualization enables us to notice James’s adherence and contribution to that group of thinkers that witnessed the collapse of mechanical models in physics due to the irruption of the issue of temporality. Such a situation opened the way to theories of relativity and new epistemic models based upon the idea of uncertainty rather than on absolute truths or solid certainties . The third chapter finally focuses upon the philosophical texts of James. The intention of this analysis is to highlight the psychological assumptions and the epistemological principles that James firstly developed within his psycho-physiological training. More specifically, the aim of such analysis is to show that these principles remain important acknowledgments because they shape significant traits of James’s view. In this regard, the cognitively active and selective description of mind suggested to James a necessary enrichment of the notion of rationality to the extent that it included “personal reasons”. His paradigmatic distinction between rationalists and empiricists already appears in 1897 as the physiological and temperamental distinction between ‘tender- minded’ and ‘tough- minded’, and was already expression of James’s tendency towards a new radically empiricist epistemology. The general enrichment of the scientific approach to human beings and their faculties found in pragmatism a natural and valuable new methodology. According to pragmatist methodology, in fact, the meaning of concepts could be enhanced by considering all their possibly conceivable (theoretical and practical) consequences. From the beginning, James’s radicalization of empiricism was connected to a pluralistic metaphysics which was supposed to leave room for every human reason and to consign to human beings’ potentialities the actualization of novelty. In SPP he still thought of the alternative between monism and pluralism as the possibility of real novelty. Like change, novelty was really possible in a world still in-the-making, but it was difficult to show how it could happen and he finally formulated the hypothesis of small drops in which reality comes to be all at once. This solution was assumed to be possible and probable by James, even if it raised some difficulties as to what his general view concerns. Some tensions still remain between his monistic or pluralistic connotation of pluralism, which can be relevant even for his more general connection of epistemology and ontology, and the classification of his hypothesis of pure experience. However, his urgency to stress the sensualist side of knowledge and reality was mainly due to James’s effort to avoid falling into surreptitious intellectualist lines of thought. Some of the essays included in MT and ERE are particularly interesting for the analysis of feelings and relations. They treated some core arguments for James’s recovery of the theory of direct perception within his doctrine of radical empiricism and his metaphysical theory of pure experience. The Conclusion focused upon the relevance of some of James’s most precious studies and insights have for our times. Recollecting the key points and the theoretical issues upon which James seemed to devote long and deep reflection, and given the general reconstruction of his philosophical view, interesting lines of influence can be drawn, connecting him to contemporary branches of psychology and philosophy. For instance, there are interesting continuities with contemporary revivals of Dewey’s psychology and other significant affinities can be found with certain contemporary phenomenological approaches to neuroscience.”

 

 

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eBook di filosofia: L. Ercoli, Il paradigma nostalgico da Rousseau alla società di massa

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Lucrezia Ercoli, Il paradigma nostalgico da Rousseau alla società di massa

Tesi di dottorato discussa presso l’Università di RomaTre (2016)

“In Retro We Trust, recita uno slogan pubblicitario. Il fenomeno della nostalgia è in espansione. Il passato non è mai stato così presente. La nostalgia è una malattia che contagia tutto: la filosofia, la società, la politica, ma anche il cinema, la letteratura, la fotografia, la televisione, la tecnologia, il cibo, l’arte, la moda, i viaggi, gli stili di vita. Il paradigma nostalgico è diventato il tratto distintivo della cultura contemporanea, indissolubilmente legato alla diffusione della popular culture, filtrato dalle memorie individuali di spettatori-consumatori. La nostalgia non è solo un modo tra gli altri per rapportarsi con il passato, ma la possibilità privilegiata – forse unica – di contatto con il tempo e con la storia.

La tesi – ripercorrendo le tappe dello sviluppo del paradigma nostalgico che coinvolge tutta la tradizione occidentale da Esiodo a Rousseau – evidenzia i nodi tematici e le domande che le interpretazioni della nostalgia contemporanea lasciano aperte. Se la nostalgia contemporanea è un mero tentativo di abuso e di sfruttamento della memoria individuale e collettiva, che cosa rimane del sentimento struggente della nostalgia romantica? Se la nostalgia contemporanea è un prodotto artificiale di un sistema socio-economico che assume le sembianze di un passato inventato, che cosa rimane dell’originario desiderium di ovidiana memoria? Se la nostalgia contemporanea è un bisogno indotto votato ad alimentare il consumismo globale, che cosa rimane del dolore della rimembranza poetica? In altri termini il presente lavoro si domanda: la rammemorazione [Eingedenken], cara al pensiero filosofico del Novecento, è diventata stile à la page, superficiale tendenza? La nostalgia, il sentimento caro al romanticismo, ha perso la sua “aura” diventando riproducibile su youtube?

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