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eBook di filosofia: J. Wycliff, De veritate sacrae scripturae

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John Wycliff’s de veritate sacrae scripturae. Now first edited from the manuscripts with critical and historical notes

Nei testi filosofici e teologici composti negli anni Sessanta, Wycliff, richiamandosi all’agostinismo (tendenza diffusa nell’Università di Oxford) contro l’empirismo di Guglielmo di Occam, sostiene la realtà degli universali: questi non sono soltanto concetti o parole, ma idee che hanno un’esistenza reale al di là della coscienza umana; le idee, provenienti da Dio, si manifestano nelle cose concrete e attraverso le idee, gradualmente, dalla più bassa alla più alta, l’uomo giunge fino allo spirito divino. Negli anni Settanta, nel suo commento alla Bibbia e in De veritate Sacrae Scripturae, W. afferma di aver scoperto tale realismo meditando sui testi biblici, i cui insegnamenti, compresi però soltanto da coloro che si avvicinano a essi con umiltà e pronti all’espiazione, sono eterni: questi testi contengono anche le regole della grammatica e della logica alle quali la mente umana dovrebbe obbedire. Ispirato appunto dal realismo degli universali, W. oppone, negli scritti degli anni Ottanta, una Chiesa ideale di coloro che sono destinati alla salvezza alla Chiesa che è nella storia: il rapporto tra i singoli e Dio, essendo immediato, non ha bisogno di un clero che funga da mediatore; tuttavia, la Chiesa può esercitare una funzione di mediazione se, come ai tempi di Gesù e degli apostoli, si libera di ogni ricchezza e potere mondano, a essa concessi nel 4° sec. da Costantino. A questa epoca W. fissa la datazione della decadenza dell’istituzione ecclesiastica, che può essere arrestata solo da una ripresa dei temi e dei motivi presenti nei Vangeli. […]

Difese la lettura diretta da parte di ogni credente del testo biblico tradotto nelle lingue volgari, la disobbedienza all’autorità ecclesiastica nel caso di indegnità di questa, un’interpretazione dell’eucarestia che nega in essa la transustanziazione del pane in corpo di Cristo dopo la consacrazione. Nel 1381 tale interpretazione venne condannata da una commissione nominata dal cancelliere dell’univ. di Oxford William Barton. A questa condanna seguì nel 1382 la condanna di tesi di W. giudicate erronee da parte dei domenicani londinesi. W. fu inoltre considerato l’ispiratore di una rivolta di contadini, avvenuta nella primavera del 1381, violentemente repressa. Nell’ottobre 1381 si ritirò in Lutterworth dove attese ad altre sue opere di tono antimonastico e ­antigerarchico, a commenti della Scrittura, a modelli di prediche.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: Plotinos, Complete Works

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Plotinos, Complete Works in chronological order, grouped in four periods; with biography by Porphyry, Eunapius, & Suidas, commentary by Porphyry, illustrations by Jamblichus & Ammonius, studies in sources, development, influence, index of subjects, thoughts and words

Fino all’età di 49 anni ca. Plotino non scrisse nulla, fedele all’accordo stipulato con i suoi sodali per cui non avrebbe rivelato niente della filosofia del maestro Ammonio. Compose successivamente 54 trattati, raccolti da Porfirio in sei gruppi di nove scritti ciascuno, le Éννεάδες, pubblicati secondo un criterio sistematico e non cronologico; la prima enneade riguarda l’individuo, la seconda e la terza sono dedicate al mondo sensibile, la quarta all’anima, la quinta all’intelletto, la sesta all’Essere e all’Uno. Il neoplatonismo plotiniano, che del sistema platonico riprende specialmente le formulazioni più tarde, sviluppa l’idea della discesa graduale dal divino al mondano, ma cercando di eliminare da quella idea ogni elemento contrastante con il dogma fondamentale della teologia classica, e cioè con l’idea della perfezione immobile e inattiva di Dio. In esso perciò il concetto della creazione appare sostituito da quello dell’emanazione, cioè del singolare processo per cui ogni realtà molteplice dell’Universo discende dall’assoluta unità di Dio, senza peraltro che questa deroghi in nulla dalla sua purissima trascendenza e sia in alcuna misura diminuita da tale derivazione. Secondo l’immagine a cui più spesso ricorre questa filosofia, il principio divino è come la realtà luminosa, da cui la luce si diffonde incessante senza che per ciò a quella realtà venga meno neppure la minima parte della sua sostanza: di qui il nome di «effulgurazione» (περίλαμψις, ἔλλαμψις, lat. effulguratio), che sempre più si afferma nell’ulteriore corso del neoplatonismo e che viene usato talvolta per fornire all’idea dell’emanazione una maggiore evidenza intuitiva. Plotino parla talvolta di uno «scorrere», di un «defluire» (ῥεῖν, ἀπορρεῖν) di tutte le molteplici determinazioni del mondo dalla prima fonte dell’Uno, ma avverte che tale espressione è puramente metaforica, perché l’Uno non perde, per tale efflusso, nulla della sua sostanza: questa è la ragione per cui egli ricorre più spesso alle metafore attinte alla sfera dei fenomeni luminosi. Il termine πρόδος («processione») si incontra occasionalmente nelle Enneadi, ma sono frequenti i verbi corrispondenti προιέναι e προβαίεναι. La processione ipostatica è descritta attraverso l’immagine della luce che va progressivamente affievolendosi nella sesta Enneade (4, 9). La processione è un’operazione che si compie nella dimensione dell’eterno: l’Uno genera ab aeterno l’Intelligenza, per una sorta di sovrabbondanza della sua essenza; l’Intelligenza genera l’Anima del mondo e le anime individuali in quanto contempla l’Uno: il suo contemplare è un generare; l’Anima genera infine il mondo sensibile in virtù della sua contemplazione nel νοῦς dei paradigmi ideali delle cose. Centrale è nel sistema plotiniano la prima determinazione dell’assoluto principio (cioè dell’Uno affatto indeterminato e ineffabile), a proposito del quale P. si ricollega all’antico motivo eleatico-zenoniano dell’unità sovrastante a ogni determinazione molteplice, non senza però valersi anche dell’accentuazione della trascendenza divina operata dal medio platonismo e da Filone di Alessandria, culminanti nella tesi che tale primo e divino principio potesse essere definito soltanto negativamente, attraverso l’astrazione da ogni determinazione concreta. Tale prima determinazione è quella per cui l’Uno stesso si sdoppia nella dualità del νοοῦν e del νοοῦμενον, del pensante e del pensato, e si pone perciò come νοῦς «intelletto», che, pur distinguendosi in quei termini, s’identifica con entrambi, perché la sua assoluta consapevolezza non sussisterebbe se la realtà intelligente non fosse la stessa realtà intelletta, e viceversa. Questa autocoscienza resta d’altronde formulata sullo schema della teologia aristotelica, assumendo poi insieme anche un aspetto schiettameme platonico, in quanto l’intelletto viene a identificarsi con lo stesso «mondo intelligibile» (κόσμος νοητός) in cui si vede compreso (anche qui attraverso le interpretazioni del medio platonismo e di Filone) tutto il mondo delle idee, propriamente considerate come concetti, contenuti logici di coscienza. S’intende quindi come il terzo momento in cui si articola il processo emanativo plotiniano sia quella stessa «anima» (ψυχή), che nel sistema platonico appare per certi aspetti come realtà intermediaria tra il mondo ideale e quello materiale: materiale, infatti, o meglio costituito di idealità e di materialità e procedente per gradi verso una sempre maggiore assenza della prima e presenza della seconda (da cui, come si è detto, la sua somiglianza con il mondo aristotelico delle sostanze materiate), è tutto il complesso delle realtà che discendono da queste prime tre ipostasi e che, attraverso la terza, traggono principalmente il loro lume dalla seconda. Qui il sistema di P. accoglie in sé anche elementi stoici, perché, in quanto principi generatori della realtà molteplice nella natura, le idee costituenti il κόσμος νοητός dell’intelletto si riflettono nell’anima come λόγοι σπερματικοί, rationes seminales, cioè come principi in cui la pura razionalità dell’intelligibile si arricchisce di un carattere concretamente creativo. L’Intelligenza dà infatti le ragioni seminali all’Anima dell’Universo, «l’anima che procede da questa ed è dopo l’Intelligenza le dà all’anima che viene dopo di sé illuminandola e informandola e quest’ultima, quasi per incarico, produce le cose» (Enneadi, II, 3, 17). L’Uno, l’Intelletto e l’Anima universale sono dunque le tre «ipostasi» (ὑποστάσεις, e cioè, anche etimologicamente, substantiae, realtà sussistenti in sé come ideale fondamento di tutte le altre), che nel neoplatonismo plotiniano, conciliante nella sua sintesi le più importanti concezioni della metafisica e della gnoseologia precedenti, manifestano il processo di discesa dal principio supremo fino ai limiti del sensibile e forniscono così l’esempio fondamentale di quel processo emanatistico, che da un lato deduce il mondo da Dio e dall’altro mira a non abbassare Dio nel mondo. Se il motivo dell’emanazione viene in tal modo a definirsi come originale compromesso tra la teologia ellenica della trascendente inattività divina e la teologia cristiana che afferma la presenza di Dio nel mondo, operante come volontà creatrice (per cui vasto fu l’influsso di P. sulla stessa patristica greca), è anche vero che la conclusione morale del suo sistema resta inquadrata nell’ambito dell’etica classica, fondata sull’ideale pratico dell’inerte e indifferente considerazione delle cose. Riprendendo le concezioni platoniche e aristoteliche, egli afferma infatti la superiorità della teoria sulla prassi e indica nella contemplazione il modo di attuazione di quella assimilazione al divino (ὁμοίωσις ϑεῷ), che costituisce il fine ultimo dell’umano operare, mentre nell’intuizione del primo principio culmina l’ascesa etica, che, progredendo dalle virtù etiche a quelle dianoetiche, si attua come ritorno all’Uno di ciò che dall’Uno ha tratto origine. Ma d’altronde, in quanto l’Uno trascende ogni determinazione logica, la sua intuizione non potrà essere razionale conoscere e contemplare (cui la pluralità è infatti necessariamente connessa nella distinzione del soggetto e dell’oggetto), ma si attuerà misticamente, come slancio d’amore e completa dedizione, nell’uscita dell’individuo da sé stesso (ἔκστασις); l’estasi è infatti distacco dal sensibile, dal razionale, da ogni dimensione puramente individuale, attraverso la quale l’anima può risalire i gradi dell’emanazione e ritrovarsi sola con l’Uno: «Questa è la vita degli dei e degli uomini divini e beati; distacco dalle cose di quaggiù, vita che non si compiace più delle cose terrene, fuga di solo a solo» (Enneadi, VI, 9, 11). Nella Vita di Plotino, per sottolineare l’eccezionalità di questa esperienza, Porfirio racconta come essa sia stata vissuta dal maestro soltanto quattro volte. Quello di estasi è un concetto tipico del pensiero plotiniano, che costituisce il limite in cui la teoreticità dello spirito greco, impegnato a risolvere problemi che sono ormai essenzialmente etico-religiosi, sembra annullarsi come tale. Nel momento in cui si rende evidente il declino del paganesimo, si afferma un clima religioso in cui è sempre più frequente il ricorso a pratiche magico-teurgiche, cresce lo spazio concesso all’irrazionalismo e si acutizza il conflitto con la religione cristiana, il pensiero di P. si propone tuttavia come la rivendicazione di una filosofia razionale e spirituale erede di una tradizione che ha ancora l’ambizione di rispondere agli interrogativi e alle esigenze del suo tempo.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: D. Laerzio, Le vite dei filosofi

Diogene Laerzio

Diogene Laerzio, Le vite dei filosofi, vol I

Diogene Laerzio, Le vite dei filosofi, vol II

La sua opera è composta di un proemio, in cui si fa la storia dell’origine della filosofia presso i più antichi popoli, e di dieci libri di biografie, dagli antichi saggi a Epicuro. L’opera, insieme di aneddoti e di notizie, spesso disordinati e incongruenti, è tuttavia di grande utilità per la quantità di materiale che mette a disposizione. Il valore delle notizie deve essere stabilito, di volta in volta, sulla base delle fonti da cui sono tratte. Certo è comunque che l’opera di Diogene Laerzio unifica il secolare lavoro di dossografi, biografi e autori di “successioni”. Riprendendo classificazioni precedenti, Diogene Laerzio distingue due grandi correnti filosofiche: ionica e italica. Quella ionica parte da Anassimandro (Talete è incluso fra i Sette saggi) e giunge, attraverso Anassimene, Anassagora e Archelao, a Socrate; qui si divide in tre rami, di cui il primo, partendo da Platone, attraverso tutta la storia dell’Accademia, giunge a Clitomaco; il secondo, partendo da Antistene, attraverso il cinismo e lo stoicismo, giunge a Crisippo; il terzo, partendo da Platone, attraverso Aristotele, giunge a Teofrasto. La corrente italica, invece, parte da Pitagora, e attraverso eleati, atomisti e scettici, giunge fino a Epicuro, cui è dedicato il decimo libro e di cui Diogene Laerzio ha conservato tre famose epistole.”(tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: J. Eckhart, Sermons

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Johannes Eckhart, Sermons

 

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eBook di filosofia: G. Duns Scoto, Il primo principio degli esseri

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Giovanni Duns Scoto, Il primo principio degli esseri (traduzione e commento di Pietro Scapin), Padova, Liviana, 1973

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Progetto Pietro d’Abano: biografia, opere digitalizzate e bibliografia su Pietro d’Abano

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Il Progetto Pietro d’Abano è il sito web curato dalla biblioteca comunale di Abano e dedicato al filosofo e medico veneto.

Nel sito trovate la biografia e una breve presentazione delle opere dell’autore, i link alle opere digitalizzate, l’iconografia del pensatore e la bibliografia di e su Pietro d’Abano (aggiornata al 2011).

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Durandus Projekt: risorse su Durando di San Porciano

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Se siete interessati al pensiero di Durando di San Porciano, vi segnaliamo il Durandus-Projekts dell’Università di Colonia. Al momento non è ancora disponibile l’edizione critica del Commento alle Sentenze dell’autore, ma sono presenti queste interessanti risorse:

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eBook di filosofia: G. Heytesbury, Sophismata

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Guillaume Heytesbury, Sophismata (cur. Fabienne Pironet)
H. è legato ai presupposti metafisici e al metodo logico dell’occamismo; le sue dottrine più rilevanti sono quella relativa al senso composto e al senso diviso, la trattazione del paradosso del mentitore, l’analisi delle cause e delle condizioni di verità“.
Si segnala anche la voce enciclopedica dedicata a William Heytesbury

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Quodlibets théologiques (1230-1350)

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Vi segnaliamo la banca-dati dei  “Quodlibets théologiques (1230-1350)” che raccoglie e rende interrogabili le lezioni “aperte” che si svolgevano presso l’Università di Parigi durante l’avvento e la quaresima, in cui tutti potevano porre e disputare con i maestri di teologia ogni genere di questione.

La banca-dati rielabora i repertori curati da Palémon Glorieux (nel 1925 e nel 1935).  Per l’interrogazione, è necessario richiedere l’iscrizione.

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Manuscripts Online: la banca-dati sulla cultura scritta in Inghilterra dal Mille al Cinquecento

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E’ stata lanciata ieri sul web Manuscripts Online, la banca-dati che attinge a numerosi cataloghi e database sulla cultura scritta in Inghilterra dal Mille al Cinquecento. Nella sezione Resources trovate elencate tutte le risorse che Manuscripts Online interroga simultaneamente. Al progetto, finanziato  da JISC  hanno collaborato le Università di Sheffield, Leicester, Birmingham, York, Glasgow e la Queen’s University di Belfast.

La banca-dati vi consente di fare ricerche testuali su manoscritti, documenti storici e sui primi libri stampati presenti negli archivi, nelle biblioteche e nelle università inglesi utilizzando la ricerca semplice (per parola chiave, persona, luogo) o quella più approfondita (“custom search“) con altri campi di interrogazione da selezionare. I risultati della ricerca potranno essere visualizzati sulla mappa dell’Inghilterra medievale; inoltre, nella sezione “partecipate” sarà possibile lasciare annotazioni personali sulle ricerche eseguite.

 

 

 

 

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