eBook di filosofia: Novalis, Inni alla notte

novalis

Novalis, Inni alla notte

“Novalis diede un ulteriore apporto, non meno decisivo per la cultura romantica, nei suoi Hymnen an die Nacht (1800; trad. it. Inni alla notte), che rappresentarono forse, con la loro altissima poesia, il momento di maggior rottura rispetto alla cultura settecentesca precedente, con la loro rivalutazione della Notte, della morte, del lato oscuro della vita, rivalutazione che comportava un netto rovesciamento nella gerarchia di valori (Luce/Oscurità, Giorno/Notte) che aveva egemonizzato la cultura occidentale fino ad allora. Al lato gioioso della riscoperta del mondo come giardino di Dio, come custode dei tesori più luminosi e preziosi, si affiancava, senza contraddirlo, quello, cupo, della riscoperta dei valori della morte, del notturno, dell’aldilà. La comparsa di tale tematica non si può spiegare soltanto con le vicende biografiche (la morte dell’amatissima fidanzata Sofia), giacché non ha nulla di casuale o episodico, ma sta al cuore della concezione di Novalis. Rivalutare l’infinito significava rivalutare tutti gli aspetti del reale, ‘redimerli’ tutti (come aveva voluto Cristo); e la morte, il male, il negativo, il passaggio attraverso la Notte diventavano momenti essenziali, i più importanti, in quanto aprivano all’esperienza dell’infinito: solo quando la luce del giorno si è spenta, possiamo avere l’esperienza, certo terribile, della Notte, in cui i contorni delle singole cose si confondono e il Tutto infinito, entro cui il finito e il luminoso si stagliano e si distinguono, è immediatamente presente al sentimento dell’Io, che così è permeato dall’anima dell’Universo. Nell’Inno IV, rivolgendosi alla Luce, il poeta esplicita senza ambiguità l’identità fra la Notte e la Morte: «Quale voluttà, quale piacere offre la tua vita, che siano compenso alle estasi della morte? Tutto quanto si esalta non porta i colori della notte? Lei ti porta come una madre e a lei devi tutto il suo splendore. Tu svaniresti in te stessa, ti disperderesti nello spazio infinito, se lei non ti trattenesse, non ti avvincesse, così che tu ti accenda e divampando crei l’Universo». Anche questa irruzione del negativo avrebbe avuto una lunga e importante storia nella cultura moderna; ma va sottolineato come nell’opera di Novalis la visione del meraviglioso e della riconciliazione e l’esperienza del tragico e del notturno si tengano ancora in un equilibrio quasi perfetto: fra la riscoperta del valore infinito del creato e l’attesa della morte come ricongiungimento con il Tutto non c’è alcuna contraddizione, e i Geistliche Lieder (1802; trad. it. Canti spirituali) che fecero seguito agli Inni alla notte, testimoniano di questo stato d’animo pacificato, nelle vesti di un cristianesimo pietistico che canta la felicità del rapporto con Dio e non si lascia andare ad alcun accento pessimisti.” (tratto da Treccani.it)

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