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eBook di filosofia: A. Schopenhauer, I due problemi fondamentali dell’etica

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Arthur Schopenhauer, I due problemi fondamentali dell’etica

“Stabilitosi a Francoforte sul Meno, nel 1836 pubblicò Über den Willen in der Natur (trad. it. La volontà della natura) e tre anni dopo, partecipando a un concorso indetto dall’Accademia di Trondheim, ottenne il primo riconoscimento ufficiale con lo scritto Über die Freiheit des menschlichen Willens (trad. it. La libertà del volere umano), che nel 1841 ripubblicò assieme al saggio Über das Fundament der Moral (trad. it. Il fondamento della morale) in un volume dal titolo Die beiden Grundprobleme der Ethik (trad. it. I due problemi fondamentali dell’etica)” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: N. Merker, Introduzione a Lessing

Lessing

Nicolao Merker, Introduzione a Lessing

“Massimo esponente dell’Illuminismo (Aufklärung) in Germania, ha lasciato prove scarse, anche se non insignificanti, nel campo della lirica (Kleinigkeiten, 1751, di stampo prevalentemente anacreontico; Oden, 1753) e sparse narrazioni in versi. La sua poetica illuministica si manifesta apertamente nelle Fabeln in prosa (1759; trad. it. Favole in prosa), in cui il genere favolistico è rivisitato con intenti pedagogico-razionalisti. Assai copiosa fu l’attività critica, oltremodo significativa per la ricchezza e l’originalità delle proposte: tra la varietà e ricchezza dei suoi contributi spiccano le due opere cui L. deve la fama di critico e di teorico, il Laokoon (1766; trad. it. Laocoonte, ovvero dei limiti della pittura e della poesia) e la Hamburgische Dramaturgie (1767-69; trad. it. Drammaturgia d’Amburgo). Nel Laocoonte, dal significativo sottotitolo Über die Grenzen der Malerei und Poesie, viene proposta una precettistica che, nell’ammirazione dei classici ritenuti insuperabili, affida all’arte plastica il mondo del bello, riservando alla poesia, che L. dice epica ma che in realtà intende drammatica, la dinamica dell’agire umano. Nella Hamburgische Dramaturgie, destinata a proporsi come testo rivoluzionario in campo teatrale, scavalcando i teorici francesi e polemizzando con i loro accoliti tedeschi, L. risale direttamente ad Aristotele, affermando l’importanza esclusiva dell’azione e dell’unità che la riguarda, tralasciando come fittizie e solo occasionalmente motivate le altre due unità di tempo e di luogo. L’altro grande nome ricorrente nella Dramaturgie è quello di Shakespeare, per la prima volta proposto in Germania così prepotentemente come modello, di contro ai modelli francesi impietosamente dissacrati, al pari del teatro barocco tedesco. Del resto L. non fu solo il massimo teorico del teatro in Germania nel suo secolo, ma ne fu anche il massimo autore. Dopo commedie giovanili di genere satirico-moraleggiante, con Miss Sara Sampson (1755; trad. it.) crea il primo dramma borghese tedesco che proponga un’acuta dialettica delle passioni. Ma ben altre vette attinse L. con la triade delle più tarde opere teatrali: Minna von Barnhelm oder Das Soldatenglück (1767; trad. it. Minna von Barnhelm, ovvero la fortuna del soldato), concordemente considerata la migliore commedia in lingua tedesca; Emilia Galotti (1772; trad. it.), tragedia di denuncia contro i principati assolutistici tedeschi; e soprattutto Nathan der Weise (1779; trad. it. Nathan il saggio), in versi, sorta di ampia parabola drammatizzata in cui si afferma il principio della reciproca tolleranza e comprensione umana, e che costituisce il coronamento di un pensiero che a lungo aveva affrontato temi filosofici e teologici con ardimento e consequenzialità.

Religione e ragione: l’educazione dell’umanità. Contro l’intellettualismo inaridito della teologia ufficiale L. scrisse i Gedanken über die Herrnhüter (1750); passò poi alle Rettungen (1754), atti di riabilitazione di Girolamo Cardano e di altri pensatori del passato di dubbia ortodossia, di cui non sempre condivideva il pensiero ma di cui credeva si dovesse apprezzare la spregiudicatezza e la coerenza nel tentativo di un autonomo pensiero. L’attacco frontale all’ortodossia di gretta osservanza giunse solo nel 1774, quando, sotto il titolo di Fragmente eines Unbekannten, cominciò a pubblicare gli ine;diti di Hermann Samuel Reimarus, radicale raziona;lista che finiva col ridurre la Bibbia a un complesso di soli insegnamenti morali. L. accettava di Reimarus più il metodo che le conclusioni e, in partic., negava la possibilità di fondare sulla «storicità» degli scritti biblici la «verità» del cristianesimo. Ne scaturì una violenta polemica, che da parte di L. produsse Eine Duplik (1778), con la famosa affermazione della preferibilità della ricerca del vero al vero stesso riservato solo a Dio, l’Anti-Goeze (1778-79) e altri scritti, nei quali con accanimento L. combatté la confusione fra religione e filosofia, fede e ragione, ricercando per questa sempre una sua autonomia. Da ultimo, in Die Erziehung des Menschengeschlechts (1780; trad. it. L’educazione del genere umano), muovendo dal principio dell’omogeneità fra ragione e rivelazione, nel senso che quest’ultima «non dà nulla al genere umano a cui non possa arrivare anche da sola l’umana ragione», e considerando la rivelazione come il mezzo con cui Dio educa il genere umano nella via della verità (anticipando ciò cui la ragione solo lentamente può giungere), L. delinea il progresso di questa rivelazione dall’Antico al Nuovo Testamento, e poi ancora oltre, verso una terza età in cui la ragione sarà capace di raggiungere da sola quelle verità che il Nuovo Testamento, da cui pure mai si potrà prescindere, adombra e altre ancora a tali verità connesse; il termine cui tende il progresso è infatti la capacità della ragione di essere autonoma e di rischiarare sé stessa. Così, partendo da antiche suggestioni escatologiche, L. giunge a una loro laicizzazione, considerando l’educazione del genere umano guidato dalla provvidenza come il progressivo dispiegamento della ragione: per tale prospettiva L. è stato considerato uno degli iniziatori dello storicismo moderno.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: J. G. Fichte, The vocation of man

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Johann Gottlieb Fichte,  The vocation of man

” Con il 1800, anno di pubblicazione di Die Bestimmung des Menschen (trad. it. La missione dell’uomo) si fa iniziare una nuova fase della speculazione di Fichte. In essa ritroviamo tutti gli elementi della precedente, ma con un mutamento di accenti e di toni. L’io puro diventa una sorta di assoluto, al di sopra dell’io finito; certamente è pur sempre l’io finito che rivela e realizza questo assoluto, ma è l’assoluto che è il primo, e la libertà, il sapere dei singoli gli sono subordinati. Fichte indulge a motivi religiosi, come quello della grazia o dell’aspirazione all’eterno, ripercorrendo itinerari neoplatonici; i vecchi motivi della sua filosofia continuano tuttavia a vivere, ma all’interno di questo nuovo quadro. Ciò è caratteristico del pensiero politico, i cui temi restano i medesimi, solo che Fichte sovrappone a essi una funzione pedagogica (e autoritaria), che li promuova; il popolo, per es., che egli aveva teorizzato sovrano, è ora incapace di governarsi da sé e ha ancora bisogno di essere educato.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: R. Pettoello, Idealismo e realismo. La formazione filosofica di J.F. Herbart

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Renato Pettoello, Idealismo e realismo. La formazione filosofica di J.F. Herbart

“Anche Herbart, come gli idealisti suoi contemporanei, si ricollega direttamente a Kant, ma tenta di indirizzare il kantismo per una via del tutto opposta a quella di Fichte, Hegel, Schelling. La filosofia, per H., è «elaborazione di concetti dati», forniti cioè dall’esperienza, al fine di eliminarne le contraddizioni; infatti, sostiene H., non è vera la concezione hegeliana che la contraddizione costituisce l’anima stessa del reale; questa rappresenta semplicemente uno stadio inadeguato del conoscere. Sotto l’influsso di Leibniz, H. concepisce il mondo come risultante di una pluralità di esseri semplici e immutabili, i «reali». Questi, pur immutabili, sono, ognuno, un centro di relazioni molteplici, originate dall’accidentale incontrarsi reciproco. Possedendo però ogni reale delle qualità originarie che lo distinguono da tutti gli altri, il cozzare reciproco genera in ognuno una perturbazione interna, cui consegue un atto di resistenza o di autoconservazione. Con questa interpretazione meccanicistica, H. tenta di spiegare tutti i fenomeni del mondo fisico e psichico. Difatti anche l’anima, oggetto della psicologia, è un «reale» semplice, e la rappresentazione in essa non è altro che uno stato di resistenza, suscitato da una perturbazione. È improprio parlare di facoltà psichiche: tutti i fenomeni che si sogliono raggruppare sotto il nome delle varie facoltà sono mere rappresentazioni o combinazioni di rappresentazioni. Partendo da questi presupposti, H. ritiene possibile la fondazione di una psicologia scientifica: escludendo, infatti, la considerazione dell’anima come sostanza (in quanto, in sé, inconoscibile), e concentrandosi piuttosto sull’analisi dell’insieme delle rappresentazioni (coscienza), la psicologia sarà in grado di ridurre la meccanica delle rappresentazioni a rigorose formule matematiche. H. applica, quindi, i principi della sua psicologia all’elaborazione di una pedagogia scientifica. Nel campo della pedagogia, che è la parte più interessante del suo pensiero, H. sostiene che questa scienza ha il compito di indagare i principi universali che presiedono all’attività educativa nei suoi vari aspetti e, come l’estetica, deve essere integrata da una tecnica, l’arte educativa, cui spetta l’attuazione di quei principi. Essa si fonda da un lato nell’etica, che le assegna il fine, dall’altro nella psicologia, che le indica i mezzi, svelandole il meccanismo psichico dell’alunno. Il fine dell’educazione è la formazione del carattere morale. L’intuizione atomistica e matematizzante della realtà, il ripudio di ogni idea di svolgimento, la riduzione di ogni forma di attività all’autoconservazione puntuale dei «reali», contrastano profondamente, in H., con la costante preoccupazione d’interpretare e giustificare filosoficamente la sua seria esperienza del mondo morale e dei problemi dell’educazione.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: N. Kemp Smith, A Commentary to Kant’s Critique of pure Reason

Norman Kemp Smith, A Commentary to Kant’s Critique of pure Reason

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“Émilie du Châtelet, une femme de sciences et des lettres à Créteil”: il sito della mostra dedicata a Émilie du Châtelet

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Se siete interessati a Émilie du Châtelet, colta pensatrice, traduttrice dei Principes di Newton e compagna di Voltaire, vi segnaliamo il sito dell’esposizione a lei dedicata nel 2006 per il trecentenario della nascita: Émilie du Châtelet, une femme de sciences et des lettres à Créteil.

Il sito è ricco di risorse interessanti:

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eBook di filosofia: T. Rossi, Della mente sovrana del mondo

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Tommaso Rossi, Della mente sovrana del mondo

“Tommaso Rossi (1673-1743) fu abate di Montefusco, corrispondente di Vico e studioso profondo di metafisica. Nelle sue opere filosofiche Dell’animo dell’uomo e Della mente sovrana del mondo, egli affronta la questione della natura umana e della natura dell’anima divina, incrociando questioni centrali nella filosofia moderna come il rapporto mente-corpo, le possibilità di conoscenza umana a proposito delle cose naturali e delle cose divine e la definizione della materia. Avversa a ogni forma di ateismo e di materialismo, la riflessione di Rossi riesce a recepire quella parte del dibattito filosofico che, tra Locke, Cartesio e Spinoza, andava a definire il nuovo campo e il nuovo metodo della scienza naturale. Della mente sovrana del mondo (1743), la cui terza parte è dedicata all’esame del sistema spinoziano, rimane un documento complesso non solo della ricezione di Spinoza, ma anche della ridefinizione filosofica di un ordine cosmologico e gnoseologico, nel quale l’ingegno umano giocherà un ruolo importante.”

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Friedrich Schiller Archiv: il portale dedicato a Schiller

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Friedrich Schiller Archiv è il ricco portale su Schiller. Vi trovate moltissime risorse sul pensatore in lingua tedesca:

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eBook di filosofia: Novalis, The disciples at Saïs and other fragments

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Novalis, The disciples at Saïs and other fragments

“Quantunque si ricolleghi all’idealismo, specialmente del Fichte e dello Schelling, nonché al pensiero di Platone, Plotino, Boehm, Hemsterhuis e partecipi intensamente alla vita ideale dei compagni del primo cenacolo romantico, il Novalis non è tanto un filosofo quanto un poeta. Se ha illuminazioni improvvise, se getta germi che si svolgeranno riccamente in seguito, non ha del filosofo la coerenza e il rigore sistematico, così come non è scienziato, per quanto si faccia occupazione costante appassionata delle scienze naturali e della medicina (Baader, Ritter, Brown), e abbia anche qui intuizioni geniali, mescolando peraltro lo studio con l’interesse per la magia, l’alchimia e la cabala. La sua grandezza sta soprattutto nella poesia, nella facilità con cui si abbandona ai voli della fantasia, nella limpidezza e determinatezza ch’egli sa dare al suo aereo mondo di sogno, nell’ingenuità vibrante dei suoi entusiasmi e dei suoi mistici ardori, nella sua parola di veggente, ricca di echi; sta nei suoi canti tutti lucida ebbrezza, nella sua prosa cristallina tutta fine musicalità. Qualche critico ha voluto sdoppiare la sua personalità, opponendo al poeta che sogna – o cerca sognare – l’impiegato borghese ligio alle esigenze filistee del suo ufficio, così come ha voluto svestire d’ogni idealizzazione i suoi amori e le fanciulle da lui amate, specialmente Sophie, sconoscendo peraltro la sua stessa natura, la sostanziale fusione in lui di volontà e fantasia, la sua capacità e necessità d’idealizzare la vita, e negando a un tempo le testimonianze unanimi dei contemporanei.” (tratto da Treccani.it)

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eBook di filosofia: J. Toland, Letters to Serena

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John Toland,  Letters to Serena

” Gli vennero anche affidate varie missioni presso le corti di Hannover e Berlino, e nel corso di questi viaggi, oltre a incontrare Leibniz, entrò in contatto con la regina Sofia Carlotta di Prussia, alla quale dedicò nel 1704 Letters to Serena (trad. it. Lettere a Serena). In quest’opera T. si propone di combattere la superstizione e di affossare ogni forma di religione politica (è il tema libertino della religione come instrumentum regni) instaurando nuovi rapporti civili e morali e rinnovando la forza di un’originaria religione naturale. Si impegna quindi a dimostrare la necessità di una liberazione da pregiudizi e convinzioni passivamente assimilati fin dall’infanzia, ricostruendo l’origine delle più diffuse credenze religiose (in primis di quella nell’immortalità dell’anima) e delle false concezioni che investono anche il campo della filosofia naturale, come quelle relative alla separazione del moto dalla materia o alla natura dello spazio, che lo portano a criticare le posizioni di Newton in proposito. Rivendica invece un’interpretazione materialistica della legge d’inerzia e afferma l’ «autokinesis» della materia. Questa tesi e la discussione dei concetti di spazio e tempo assoluti si ponevano in netta opposizione con l’interpretazione teologico-apologetica corrente della fisica newtoniana.” (tratto da Treccani.it)

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