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eBook di filosofia: L. Impett F. Moretti, Totentanz. Operationalizing Aby Warburg’s Pathosformeln

Warburg

Leonardo Impett Franco Moretti, Totentanz. Operationalizing Aby Warburg’s Pathosformeln

“The object of this study is one of the most ambitious projects of twentieth-century art history: Aby Warburg’s Atlas Mnemosyne, conceived in the summer of 1926 – when the first mention of a Bilderatlas, or “atlas of images”, occurs in his journal—and truncated three years later, unfinished, by his sudden death in October 1929.”

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eBook di filosofia: G. De Michele, Gilles Deleuze: “Sur Foucault — 1985-1986”

Foucault

Girolamo De Michele, Gilles Deleuze: “Sur Foucault –€“ 1985-1986”

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2016)

“Alla morte di Michel Foucault nel 1984, Gilles Deleuze intraprese un’attività di lettura dell’intero corpus dei suoi scritti, allo scopo di scrivere un libro. Il corso che Deleuze tenne nel 1985-1986 all’Università di Paris-VIII rappresenta una sorta di laboratorio nel quale Deleuze ha messo alla prova i propri concetti in via di sviluppo. Il libro che Deleuze scrisse al termine del corso, tuttavia, compresse in poche pagine le riflessioni sviluppate durante il corso, e risultò di difficile comprensione, o talmente personale da essere definito “una fiction metafisica”.
La pubblicazione delle registrazioni del corso (2011) permise una maggiore comprensione dell’interpretazione deleuzeana del pensiero di Foucault: è sorprendente vedere come Deleuze, che non poteva conoscere i corsi al Collège de France, avesse maturato un’intepretazione molto accurata del pensiero di Foucault.
L’ipotesi di lavoro di questa edizione critica del testo del corso di Deleuze del 1985-1985, pubblicato on line fra la primavera del 2013 e l’estate 2015, era che l’accurata interpretazione di Deleuze fosse motivata dalla conoscenza di alcuni testi in seguito raccolti nei Dits et écrits, e che i discorsi e le conferenze di Foucault avessero un’intima coerenza con i contenuti dei corsi al Collège, e costituissero una sorta di cannocchiale attraverso il quale leggere gli stessi Corsi. La conclusione del lavoro di tesi ha confermato questa ipotesi.
Deleuze, nel corso delle sue lezioni, interpreta l’intero sistema di pensiero di Foucault suddividendolo in tre assi: quello del sapere, quello del potere, e quello della soggettivazione. I primi due assi sviluppano e approfondiscono interpretazioni già note, che lo stesso Foucault conosceva. Il terzo asse è quello più rilevante, perché nel corso delle lezioni Deleuze rinuncia ad interpretarlo in base alla centrale nozione di desiderio, e coglie con esattezza le dinamiche dei processi di soggettivazione che Foucault aveva studiato attraverso la confessione cristiana, e poi attraverso il “coraggio della verità” e la nozione di parrhesia negli stoici e nei cinici.
Accanto al concetto di soggettivazione, altri concetti meritano di essere segnalati.
Mostrando la stretta relazione fra Foucault e Blanchot, e fra Foucault e Bichat, Deleuze mostra un’opposizione fra Foucault ed Heidegger che è confermata da alcuni appunti dell’ultimo corso di Foucault. In secondo luogo, per interpretare il concetto di soggettivazione Deleuze produce un nuovo concetto, quello di “piega”, che utilizzerà in seguito per il libro su Leibnitz. Infine, il concetto di “società del controllo”, che sembrava un’interpretazione arbitraria di Deleuze, appare dalle lezioni il prodotto di un pensiero originale, ma coerente con la teoria foucaultiana della biopolitica.
In definitiva, l’intero seminario di Deleuze appare essere un’originale, ma fedele, interpretazione del pensiero dell’amico.”

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eBook di filosofia: N. Tosel, La giurisprudenza come avvenire della filosofia. Il ruolo del diritto nel pensiero di Gilles Deleuze

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Natascia Tosel, La giurisprudenza come avvenire della filosofia. Il ruolo del diritto nel pensiero di Gilles Deleuze

Tesi di dottorato discussa presso l’Università degli Studi di Padova (2017)

“La tesi si propone di analizzare il concetto di giurisprudenza all’interno del pensiero di Gilles Deleuze. Nonostante quest’ultimo non abbia dedicato molto spazio alla nozione sopracitata, le riflessioni che ci ha lasciato al riguardo fanno emergere tutta una costellazione di concetti (quali quello di legge, di istituzione, di caso, di singolarità) che ruotano intorno alla giurisprudenza e che permettono di ricostruirne il ruolo eminentemente politico che Deleuze le assegnava. Secondo l’autore di Differenza e ripetizione, infatti, la giurisprudenza va intesa come una pratica di invenzione del diritto, capace di rispettare i casi concreti e di far emergere la singolarità di una vita (secondo l’espressione che Deleuze utilizza nel suo ultimo testo, ossia Immanenza: una vita..). Il diritto viene qui concepito come la creazione di nuove relazioni, di nuovi rapporti di forza e di nuove istituzioni, che, però, provengono dalla potenza inventiva ed eccedente della vita, piuttosto che dalle mani dei governi. Creare diritto significa, dunque, per Deleuze, lottare per la vita e opporsi tanto al potere quanto alle differenti immagini della legge che quest’ultimo ci impone: la giurisprudenza si occupa di inventare un nuovo popolo e una nuova Terra, nel tentativo di dare avvio a nuovi processi di soggettivazione che sfuggano alle strategie di controllo messe in atto dal capitalismo. Alla luce di tale compito politico, la giurisprudenza potrebbe porsi, dunque, come l’avvenire della filosofia: con ciò non si intende dire che quest’ultima verrà soppiantata dalla pratica del diritto, ma piuttosto che la capacità di creare concetti propria della filosofia può cooperare con la potenza inventiva della giurisprudenza, al fine di rendere il diritto una macchina da guerra efficace per una vita e in grado di aprire nuove possibili forme di fare-comune.”

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eBook di filosofia: C. Cimmarusti, Dalla relazione. Il desiderio e la legge. Uno studio su Alexandre Kojève

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Claudia Cimmarusti, Dalla relazione. Il desiderio e la legge. Uno studio su Alexandre Kojève

Tesi di dottorato discussa presso l’Università Cattolica di Milano (a.a. 2015/2016)

“Questo studio intende sondare la potenzialità speculativa di una filosofia squisitamente kojèviana che nasca dalla relazione originaria e originante tra il Desiderio e la Legge. Il privilegio ermeneutico accordato a questo plesso per un’indagine monografica dell’opera di Kojève si deve all’intuizione di un’unità fondamentale del suo pensiero. Si tratta di iniziare una ricerca sulla relazione analizzata alla luce della nuova ontologia che Kojève cercava di pensare. Noi sappiamo che Kojève è passato alla storia come l’«interprete di Hegel», come il doctor subtilis dei leggendari Seminari sulla Fenomenologia dello Spirito. L’Introduction à la lecture de Hegel è stato il Libro-Evento che ha lasciato il segno nel clima della Parigi del bagliore intellettuale degli anni Trenta e dei suoi insigni protagonisti, ma non fu che la punta dell’iceberg della produzione scientifica del nostro autore. La ricostruzione dell’opera omnia di Kojève, pertanto, è stata la base a partire dalla quale è divenuto possibile questo lavoro. A partire dagli scritti giovanili viene svelata la matrice scientifica e, allo stesso tempo, speculativa della riflessione kojèviana mediante la rilettura del Journal d’un philosophe (1920-1923) e dell’Idée du déterminisme dans la physique classique et dans la physique moderne (1932). La domanda sottesa, formulata in parte dallo stesso Kojève, è la seguente : è possibile associare la rivoluzione quantistica in fisica alla rivoluzione freudiana considerando che la determinazione relativa della realtà fisica implica e presuppone l’esistenza dell’inconscio psichico ? Le osservazioni preliminari sulla scienza sono state funzionali a fornire una risposta affermativa a tale questione e a presentare la genealogia della tesi principale di questo lavoro : il soggetto kojèviano non è solamente, à la Butler, un soggetto di desiderio ; ma, piuttosto, un soggetto di desiderio e legge.”

 

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Walter Benjamin Digital: manoscritti online con trascrizione di Walter Benjamin

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“A slider bar in the upper left controls the crossfading. By fully crossfading the transcript it can be viewed on its own. The manuscript page can additionally be shifted around the page with the mouse and smoothly zoomed in and out on with the mouse wheel. Further graphical transformations are available in the symbol menu in the above left. Run your cursor over the symbols to display an explanation of the various functions. In need of additional explanation are the project markers, which frame text passages including certain notes, drafts, or editions. The person marking lists the people appearing on the page and highlights them red in the transcript.”
Nella sezione “Edition” troverete i manoscritti nell’ordine riportato nella versione pubblicata da Suhrkamp Verlag (Walter Benjamin, Werke und Nachlaß. Kritische Gesamtausgabe), mentre in “Archives” i manoscritti sono elencati secondo le sedi archivistiche di appartenenza e secondo la loro segnatura. La sezione “Projects” offre invece gli stessi manoscritti secondo criteri tematici.
É possibile inoltre effettuare ricerche libere per parole o per frasi nei manoscritti. Per le precisazioni sulle modalità di ricerca, vi suggeriamo di consultare il Manuale.
É disponibile inoltre una sezione “Names” che riporta gli autori citati da Benjamin.

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In ricordo di Giovanni Piana: Esistenza e storia negli inediti di Husserl (tesi di laurea di Giovanni Piana con introduzione di Enzo Paci)

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Giovanni Piana, Esistenza e storia negli inediti di Husserl

Il volume è la tesi di laurea di Giovanni Piana, compiuta nel 1962 e discussa nel febbraio del 1963. Essa è rimasta immutata nella pubblicazione del 1965, a cui venne aggiunta l’appendice “Significato della fenomenologia”. A questo lavoro Enzo Paci volle premettere un’ampia e generosa introduzione.

In ricordo di Giovanni Piana (Casale Monferrato, 5 aprile 1940 – Praia a Mare, 27 febbraio 2019)

Piana è stato allievo di Enzo Paci con il quale ha conseguito la laurea in Filosofia con una tesi sugli inediti di Husserl dell’ultimo periodo, realizzata tra il 1962 e il 1963 presso gli Archivi Husserl dell’Università di Freiburg im Breisgau, allora diretti da Eugen Fink. Dopo la laurea è stato assistente volontario e borsista del Ministero della Pubblica Istruzione e del Consiglio Nazionale delle Ricerche fino alla nomina ad assistente ordinario avvenuta nel 1968. Ha conseguito la libera docenza nel 1969, confermata nel 1975.
Ha insegnato Filosofia Teoretica, prima in qualità di docente incaricato a partire dal 1970 e poi in qualità di docente straordinario a partire dal 1980 e ordinario a partire dal 1984, presso il Dipartimento di Filosofia (Facoltà di Lettere e Filosofia) dell’Università degli Studi di Milano. Suoi allievi sono stati in particolare: Paola Basso, Alfredo Civita, Vincenzo Costa, Elio Franzini, Paolo Spinicci e Carlo Serra.
Giovanni Piana è stato direttore scientifico del Seminario Permanente di Filosofia della Musica (coordinatore: Carlo Serra) di cui è espressione il giornale on line “De Musica” ; è stato membro del Comitato scientifico della Rivista “Analisi”, Ricordi, Milano diretta da Marco De Natale e della Rivista “Sonus. Materiali per la musica moderna e contemporanea”, diretta da Antonio De Lisa. Ha diretto la collana di libri “Sensibilia” per l’editore Guerini, Milano. È stato coordinatore nazionale di un gruppo ministeriale interuniversitario di ricerca in connessione con l’Università di Trento e di Trieste sul tema “Fenomenologia e teoria degli oggetti”.
Nel dicembre 1999, si è ritirato dall’insegnamento e si è trasferito a Pietrabianca di Sangineto in Calabria. Di qui ha continuato a mantenere rapporti scientifici e culturali con l’Università degli Studi di Milano attraverso i due siti web: “Spazio filosofico” e “Archivio di Giovanni Piana”. Nel 2014 si è trasferito a Roma nel Parco di Veio. Nel 2016 è ritornato in Calabria prendendo la residenza a Praia a Mare, Contrada La Foresta ed in questa occasione ha donato duemila libri della sua biblioteca alla Biblioteca Comunale di Praia.

“La sua posizione filosofica è [stata] caratterizzata da una concezione della fenomenologia (“strutturalismo fenomenologico”) in cui sono presenti influenze di Husserl, Wittgenstein e Bachelard. Indicazioni su questa linea di tendenza si possono trovare nel saggio Die Idee eines phänomenologischen Strukturalismus, contenuto in Phänomenologie in Italien, hrsg. von Renato Cristin, Verlag Königshausen & Neumann, Würzburg 1996. I suoi interessi sono [stati] orientati in direzione della teoria della conoscenza, della filosofia della musica e della tematica della percezione e dell’immaginazione”. (tratto dal sito “Archivio di Giovanni Piana”)

L’ Archivio di Giovanni Piana è il sito in cui sono riuniti tutti gli scritti del filosofo pubblicati a stampa in volumi o in riviste

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eBook di filosofia: M. Zambrano, Persona y Democracia

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María Zambrano, Persona y Democracia

Raggiungeremo l’ordine democratico solo con la partecipazione di tutti in quanto persone, il che corrisponde alla realtà umana. E l’uguaglianza di tutti gli uomini, «dogma» fondamentale della fede democratica, dovrà essere uguaglianza tra persone umane, non tra qualità o caratteri, perché uguaglianza non significa uniformità. È, al contrario, il presupposto che permette di accettare le differenze, la ricca complessità umana e non solo quella del presente, ma anche quella dell’avvenire. È la fede nell’imprevedibile.” M. Zambrano, Persona e democrazia. La storia sacrificale, Bruno Mondadori, Milano 2000, p. 197

Approfondimenti sul testo in Nunzio Bombaci, Persona e democrazia nel pensiero di María Zambrano

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eBook di filosofia: G. Leone, L’opera letteraria tra interpretazione e metafora: a partire da Nelson Goodman

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Giulia Leone, L’opera letteraria tra interpretazione e metafora: a partire da Nelson Goodman

Tesi di dottorato discussa presso l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Dottorato di ricerca in Filosofia (estetica ed etica), 22 Ciclo (2013)

“Che rapporto intercorre tra un’opera letteraria e una sua interpretazione? Che cosa fa sì che la prima supporti la seconda? Come possiamo discernere un’interpretazione valida da una che non lo è ? Come può una stessa opera avere interpretazioni differenti e a volte incompatibili tra loro? Assumendo come punto di partenza la proposta di Nelson Goodman di qualificare l’opera letteraria come allografica e, quindi, di definire l’identità dell’opera sulla base della sua compitazione, cercare un risposta alle domande proposte implica un riflessione tanto sul linguaggio, quale strumento simbolico, quanto sulle modalità di riferimento proprie delle opere letterarie. In particolare, di fronte al dissolversi del mondo nella molteplicità delle versioni che il linguaggio può offrire di esso, una peculiare concezione della metafora, intesa come proiezione di un regno del linguaggio su un altro regno dello stesso, si qualifica come un buon modello per la comprensione del rapporto che lega opere letterarie e loro interpretazioni. In tal modo l’opera stessa non solo diviene significativa, ma, attraverso tale significazione, riesce anche a farsi produttiva, modificando, ampliando, ristrutturando la versione dal mondo dalla quale l’interprete-lettore prende le mosse. Ciascuna lettura di un’opera letteraria può infatti essere concepita come una via attraverso la quale ciò che nell’opera è detto viene proiettato sulla visione del mondo propria dell’interprete e di quanti possono condividerne il punto di vista. In tal modo le interpretazioni pongono le opere cui si riferiscono nelle condizioni di fornire un apporto significativo tanto alla comprensione quanto alla costituzione della nostra versione del mondo. E se ciò può avvenire in diversi modi, mutando le interpretazioni a seconda di chi le produce e delle circostanze in cui sorgono, l’opera evita la dissoluzione in virtù della compitazione che la identifica. “

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eBook di filosofia: J. Nida-Rümelin, Il rapporto tra ragione filosofica e ragione politica

Julian Nida-Rümelin

Julian Nida-Rümelin, Il rapporto tra ragione filosofica e ragione politica

“Il rapporto tra verità e democrazia è ripercorso nel confronto critico con il pensiero “post-moderno” e con il liberalismo. Per l’autore, entrambi, in modo diverso, attuano strategie di de-potenziamento che eludono e sviliscono la domanda di verità e sono fallimentari sul piano pratico: la neutralità dello stato rispetto alle diverse pretese di verità si trasforma in pericolosa indifferenza e gli automatismi del mercato globale non garantiscono la soluzione dei conflitti ma ne aumentano l’intensità. La sfida intrapresa da Julian Nida-Rümelin è quella di pensare ad un rapporto tra democrazia e verità in cui la domanda attorno alla verità rimanga intatta e cogente. La tesi è forte: la verità non ha bisogno di essere de-potenziata, per rendere possibile la democrazia; al contrario, la democrazia si realizza soltanto se il rapporto con la verità è saldo e continuo. Ciò non significa tuttavia che vi sia una lettura metafisica o dogmatica della verità. Facendo proprie le istanze habermasiane relative all’etica del discorso e forte delle analisi di Ludwig Wittgenstein attorno ai giochi linguistici, l’autore inquadra la verità nell’orizzonte del discorso aperto, attuato nella prassi comunicativa, indirizzato alla ricerca di relazioni fondative condivise. Collocato in contesti specifici, affidato alla pratica politica, è discorso “autentico veritiero ed affidabile”, capace di illuminare il fondamento normativo della democrazia: “il necessario orientamento normativo del rispetto reciproco e del rispetto di se stessi”.”

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eBook di filosofia: U. Dogà, Dall’orlo estremo di un’ età sepolta: il Valéry di Walter Benjamin

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Ulisse Dogà, Dall’orlo estremo di un’ età sepolta: il Valéry di Walter Benjamin in “Prospero. Rivista di letterature e culture straniere”, XVIII (2013), Trieste, 2013, pp. 65-80

“The article aims to analyze the presence of the French poet and writer Paul Valéry in the work of German philosopher Walter Benjamin. For many reasons – that will be investigated in detail – no interpreter seems to be more akin to Valéry than Walter Benjamin. Benjamin payed particular attention to Valéry: he followed his development, admired his greatness and reserved him special praise, that of having acquired the authority of a classic author. The article aims to show that Valéry remains for Benjamin intrinsically linked to the heroic period of the European bourgeoisie and that he is one of the most noble examples of what Benjamin calls “the old European humanism”, of which Benjamin himself is one of the greatest protagonists, but also a disillusioned interpreter and relentless critic. The interpreter Benjamin recognized in Valéry was undoubtedly an “allied”, as he found in his vision of the world a poetic image full of wit and melancholy. This image was also Benjamin’s own, and he remained paradoxically faithful to it even in times of more fervent political and revolutionary passion. These are the principal points from which the article will start to rebuild and rethink the elective affinity between the French poet and the great German critic.”

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