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eBook di filosofia: J. Nida-Rümelin, Il rapporto tra ragione filosofica e ragione politica

Julian Nida-Rümelin

Julian Nida-Rümelin, Il rapporto tra ragione filosofica e ragione politica

“Il rapporto tra verità e democrazia è ripercorso nel confronto critico con il pensiero “post-moderno” e con il liberalismo. Per l’autore, entrambi, in modo diverso, attuano strategie di de-potenziamento che eludono e sviliscono la domanda di verità e sono fallimentari sul piano pratico: la neutralità dello stato rispetto alle diverse pretese di verità si trasforma in pericolosa indifferenza e gli automatismi del mercato globale non garantiscono la soluzione dei conflitti ma ne aumentano l’intensità. La sfida intrapresa da Julian Nida-Rümelin è quella di pensare ad un rapporto tra democrazia e verità in cui la domanda attorno alla verità rimanga intatta e cogente. La tesi è forte: la verità non ha bisogno di essere de-potenziata, per rendere possibile la democrazia; al contrario, la democrazia si realizza soltanto se il rapporto con la verità è saldo e continuo. Ciò non significa tuttavia che vi sia una lettura metafisica o dogmatica della verità. Facendo proprie le istanze habermasiane relative all’etica del discorso e forte delle analisi di Ludwig Wittgenstein attorno ai giochi linguistici, l’autore inquadra la verità nell’orizzonte del discorso aperto, attuato nella prassi comunicativa, indirizzato alla ricerca di relazioni fondative condivise. Collocato in contesti specifici, affidato alla pratica politica, è discorso “autentico veritiero ed affidabile”, capace di illuminare il fondamento normativo della democrazia: “il necessario orientamento normativo del rispetto reciproco e del rispetto di se stessi”.”

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eBook di filosofia: U. Dogà, Dall’orlo estremo di un’ età sepolta: il Valéry di Walter Benjamin

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Ulisse Dogà, Dall’orlo estremo di un’ età sepolta: il Valéry di Walter Benjamin in “Prospero. Rivista di letterature e culture straniere”, XVIII (2013), Trieste, 2013, pp. 65-80

“The article aims to analyze the presence of the French poet and writer Paul Valéry in the work of German philosopher Walter Benjamin. For many reasons – that will be investigated in detail – no interpreter seems to be more akin to Valéry than Walter Benjamin. Benjamin payed particular attention to Valéry: he followed his development, admired his greatness and reserved him special praise, that of having acquired the authority of a classic author. The article aims to show that Valéry remains for Benjamin intrinsically linked to the heroic period of the European bourgeoisie and that he is one of the most noble examples of what Benjamin calls “the old European humanism”, of which Benjamin himself is one of the greatest protagonists, but also a disillusioned interpreter and relentless critic. The interpreter Benjamin recognized in Valéry was undoubtedly an “allied”, as he found in his vision of the world a poetic image full of wit and melancholy. This image was also Benjamin’s own, and he remained paradoxically faithful to it even in times of more fervent political and revolutionary passion. These are the principal points from which the article will start to rebuild and rethink the elective affinity between the French poet and the great German critic.”

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eBook di filosofia: E. Crescimano, Implexe, fare, vedere. L’estetica nei Cahiers di Paul Valéry

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Emanuele Crescimano, Implexe, fare, vedere. L’estetica nei Cahiers di Paul Valéry

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eBook di filosofia: A.Prouteau e Agnès Spiquel (a cura di), Lire les Carnets d’ Albert Camus

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Anne Prouteau e Agnès Spiquel (a cura di), Lire les Carnets d’ Albert Camus

“Albert Camus a vingt-deux ans quand il commence à écrire régulièrement dans ses « Cahiers » ; il ne cessera pas jusqu’à sa mort. Il en préparait alors la publication ; elle sera posthume, sous le titre de Carnets. Ces textes, aussi inclassables que divers (laboratoire de l’œuvre, « choses vues », notes de lectures, impressions de voyages, réflexions philosophiques et, de plus en plus vers la fin de sa vie, notations intimes) sont souvent cités ; ils n’avaient jamais été étudiés en tant que tels. Ils le sont ici, par des chercheurs d’horizons divers, qui interrogent les modalités et les enjeux de cette écriture très spécifique.

Les Carnets prennent ainsi toute leur place dans l’œuvre camusienne, dont ils mettent au jour les ressorts secrets. Au cœur de cette écriture fragmentaire, l’exigence artistique de Camus est aussi manifeste qu’ailleurs ; et c’est à ses Carnets qu’en 1937 – il a alors vingt-quatre ans – il confie sa certitude, qui ne se démentira pas : « Écrire, ma joie profonde ! ».

Lire les Carnets se révèle indispensable pour qui veut vraiment connaître Camus…”

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eBook di filosofia: F. De Carolis, Verso un’ontologia della vita: Ricoeur lettore di Spinoza

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Francesco De Carolis, Verso un’ontologia della vita: Ricoeur lettore di Spinoza

Tesi di dottorato discussa presso l’Università “Federico II” di Napoli (a.a. 2008/2009)

 

 

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eBook di filosofia: M. Gisondi, La formazione intellettuale e politica di Antonio Banfi

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Marcello Gisondi, La formazione intellettuale e politica di Antonio Banfi

Tesi di dottorato discussa presso l’Università Federico II di Napoli (a.a. 2010/2011)

“La tesi segue il percorso della formazione intellettuale di Antonio Banfi (Vimercate 1886 – Milano 1957), centrando l’attenzione sulla lenta maturazione del suo pensiero politico, nel tentativo di comprendere se e in che misura esso si pone in continuità con i suoi presupposti gnoseologici ed etici. Il lavoro del candidato si muove sui piani interconnessi della ricerca storica e della riflessione teoretica, utilizzando come fonti bibliografiche le pubblicazioni prettamente filosofiche dell’autore, i suoi carteggi, i suoi interventi sulla stampa, alcuni suoi inediti e molti sue opere postume. L’obiettivo non è solo quello di chiarire il significato delle scelte politiche banfiane e l’influenza che esse hanno avuto sullo sviluppo del suo razionalismo: attraverso la sua esperienza si tenta infatti di analizzare criticamente uno dei possibili sensi del rapporto fra teoresi e prassi. La tesi si sviluppa secondo un filo cronologico che copre il periodo che va dalla nascita del filosofo al 1922, anno di pubblicazione della sua prima monografia e del suo primo articolo di argomento politico, nonché momento di affermazione definitiva del fascismo. La formazione di Banfi avviene nella Lombardia di fine ‘800, in un ambiente familiare e culturale fortemente influenzato degli ideali patriottici mazziniani e garibaldini. Il candidato segue l’emergenza di questi ideali nella gioventù del filosofo e il loro successivo infrangersi, attorno al 1905, contro una visione sempre più spietata della borghesia industriale italiana. Questo passaggio coincide approssimativamente con la scoperta del pensiero hegeliano, che avviene poco prima che Banfi abbandoni gli studi di lettere per dedicarsi, sotto la guida di Piero Martinetti, a quelli di filosofia. Il candidato ricostruisce il percorso personale e filosofico che porta Banfi ad abbracciare le istanze etiche del kantismo martinettiano, pur mantenendo un prospettiva metafisica hegeliana. Nel 1910 l’autore si trasferisce a Berlino, dove trova in Georg Simmel il suo secondo e più determinante maestro. Con il berlinese Banfi scopre una dimensione più terrigena della cultura, abbandonando le sue remore per l’analisi dei fenomeni di massa, ed interessandosi finalmente, anche a causa dell’incontro con il rivoluzionario italo-russo Andrea Caffi, alla politica. Tornato in Italia, si dedica all’insegnamento liceale, collabora brevemente con «La Voce» di Giuseppe Prezzolini e comincia ad interessarsi sempre di più al socialismo. Intanto chiarifica la sua posizione gnoseologica, eliminando molti residui della metafisica hegeliana ed elaborando il concetto di autocoscienza pura, col quale riassume la posizione dell’a priori in un processo continuo d’interazione fra soggetto e oggetto. Riformato alla leva, rimane fuori dal primo conflitto mondiale. Il candidato ricostruisce l’ambiente culturale che circonda il filosofo, mostrando quanto isolata ed assoluta sia la sua scelta pacifista. Filosofia ed analisi politica convergono, e Banfi giunge ad una condanna senza mezzi termini dell’idealismo assoluto, colpevole, sul piano metafisico di fraintendere la struttura del reale, su quello storico di fiancheggiare il bellicismo che già dilaga in Europa. Gli autori su quali fonda la sua critica del conflitto sono principalmente Karl Marx, Lev Tolstoj e Romain Rolland: la prospettiva etica dei due scrittori e quella economico-politica del filosofo procedono parallele nel discorso banfiano, ponendosi come due momenti complementari della critica dell’etica borghese e della civiltà liberale. Sposatosi intanto con la contessa Daria Banfi Malaguzzi e divenuto padre, Banfi si ritrova alla fine del conflitto in uno stato di forte isolamento culturale. La sua adesione al socialismo, non ancora definitiva, non è condivisa dai suoi corrispondenti, ed egli stesso nutre forti dubbi a causa dell’idiosincrasia per il positivismo che innerva la cultura socialista stessa. Ciò nonostante, alla fine del 1919 si iscrive alla camera del lavoro di Alessandria e comincia ad organizzare scuole di cultura popolare. La sua idea è quella di fornire alle classi lavoratrici degli strumenti per uscire dal giogo dell’inferiorità culturale. Le sue posizioni sono però ancora molto critiche sia nei confronti del socialismo italiano, sia verso il neonato comunismo. All’inizio del 1922 Banfi pubblica La filosofia e la vita spirituale, monografia filosofica in cui Marx assume valore positivo come analista dei fenomeni sociali, ma non come autore unico di riferimento per un tentativo di cambiamento dell’incancrenita società borghese. Il candidato sottolinea la distanza che separa Banfi dalla teoria e dalla pratica della lotta di classe, rendendo la sua posizione politica estremamente complessa. Il suo razionalismo ormai maturo non muterà sostanzialmente di molto, mentre la sua posizione politica si sublimerà durante il fascismo in un senso d’attesa che avrà occasione di manifestarsi soltanto nel corso della seconda guerra mondiale con l’adesione alle forze della resistenza partigiana.”

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eBook di filosofia: V. Barone, La relatività generale: un capolavoro in tre atti

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V. Barone,  La relatività generale: un capolavoro in tre atti

Tratto dal n. 99 di Lettera matematica pristem, tutto dedicato ad Albert Einstein nel centesimo anno dell’esposizione della teoria della relatività, pubblichiamo l’articolo di Vincenzo Barone che ripercorre le tappe significative che hanno portato alla pubblicazione nel 1916 della teoria della relatività.”

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eBook di filosofia: E.Cassirer, An essay on man. An introduction to a philosophy of human culture

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Ernst Cassirer, An essay on man. An introduction to a philosophy of human culture

“Cassirer concepisce anche il mito, il linguaggio, la religione, l’arte, ecc., come forme simboliche per mezzo delle quali lo spirito dà un senso al reale. Tali forme, tra loro differenti a seconda del principio spirituale operante in esse ma unite dal fatto di essere creatrici di simboli (intuitivi o concettuali), permettono di eliminare la tradizionale contrapposizione tra epoche storiche in favore di una continuità funzionale tra le prime fasi mitico-magiche e quelle razionali della scienza contemporanea. Nel delineare la struttura complessiva del sistema delle forme simboliche, interagenti entro l’unità dello spirito, Cassire, pur mantenendo ferma l’impostazione kantiana, risentì fortemente l’influsso della fenomenologia di Hegel. Il concetto di forma simbolica rimase il principio fondamentale delle sue successive opere teoriche: Zur Logik der Kulturwissenschaften (1942; trad. it. Sulla logica delle scienze della cultura); An essay on man (1944; trad. it. Saggio sull’uomo); The myth of the State (1946; trad. it. Il mito dello Stato)” (tratto da Dizionario di Filosofia, http://www.treccani.it)

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eBook di filosofia: L. Laino, L’autonomia del logos. Esposizione della filosofia di Ernst Cassirer da un punto di vista epistemologico

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Luigi Laino, L’autonomia del logos. Esposizione della filosofia di Ernst Cassirer da un punto di vista epistemologico

Tesi di dottorato discussa presso l’Università “Federico II” di Napoli (aa 2012/2013)

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eBook di filosofia: S. Minetti, La questione morale in ‘Abid Al Jābirī

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Stefano Minetti, La questione morale in ‘Abid Al Jābirī

Tesi di dottorato discussa presso l’Università Cattolica di Milano aa(2010/2011)

“La tesi illustra il pensiero del filosofo marocchino contemporaneo M.A. al-Jābirī (al-Jabri), uno dei principali filosofi arabi del XX secolo. Dopo una breve introduzione, la tesi illustra la struttura teoretica del pensiero di Jabiri e, dopo averlo contestualizzato nel panorama della filosofia araba contemporanea, si concentra sulla questione morale, illustrando come il pensatore marocchino ritenga si sia evoluta la filosofia morale in ambito arabo islamico. L’analisi si caratterizza per un approccio storico-filologico, benché i contributi teoretici elaborati da Jabri non siano trascurabili. Segue un ultimo capitolo che mette in evidenza alcune delle critiche mossegli – in particolare da un autore arabo, George Tarabishi, e da uno studioso italiano, Massimo Campanini – rispetto alla visione di Jabri. La tesi si conclude con alcune riflessioni personali del redattore di tesi.”

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